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Invecchiato IGP: Terre del Volturno Casavecchia Centomoggia 2003 Terre del Principe

Manuela Piancastelli e Peppe Mancini
Manuela Piancastelli e Peppe Mancini

Mi sono ritrovato a stappare questa antica bottiglia dopo ben 23 anni dalla vendemmia in un modo ideale: a tavola con dei cari amici in un ristorante di campagna. L’avevo beccato per caso rovistando nei cassetti e quando mi è capitata in mano ho pensato che aveva aspettato a lungo e che non c’era alcun motivo per conservarla ancora.
Si tratta di un rosso prodotto dall’azienda Terre del Principe di Castel Campagnano, proprio ai confini fra le province di Caserta e Benevento segnato dal corso del Volturno. La cantina, fondata proprio nel 2003 da Manuela Piancastelli, giornalista, e dal marito Peppe Macini, avvocato, ha cessato la propria attività proprio vent’anni dopo, nel 2023. Una scelta serena, che ha consegnato alla storia del territorio il profilo di tre nuovi vitigni, il Pallagrello Bianco, il Pallagrello Nero e, appunto, il Casavecchia. Ed è questo il vitigno che proprio nel 2003 fece il suo esordio con Terre del Principe ottenendo ottimi risultati di pubblico e di critica.
Prima di scrivere questi appunto ho riletto quello che avevo scritto su questa bottiglia nel 2004, 2016 e 2018 seguendone con costanza l’evoluzione e che, se volete, potrete ripassare qui.
Senza entrare nei particolari, rivedendo quelle note lasciate navigare nel web ormi da otto anni, mi ha colpito l’aver centrato perfettamente la previsione di longevità del vino. Non perché sia particolarmente bravo, ma per aver rilevato, nel corso delle bevute, i parametri fondamentali che ne sono la premessa: freschezza, integrità del frutto, portamento generale della beva con il passare degli anni.
La longevità non è di per sé un valore assoluto per il vino come per le persone: puoi stare a 80 anni impegnato a correre la maratona o in carrozzella. Ma quando l’età, oltre a raccontare una storia come in questo caso, riesce a regale ancora emozione allora ne è valsa la pensa. L’uva era allevata da vigneti a Monticelli in Castel Campagnano e Martini in Castel di Sasso, siamo nell’Alto Casertano, il protocollo deciso da Luigi Moio figlio del suo tempo, una fase di transizione in cui il legno nuovo iniziava a fare spazio, nella comunicazione come nella produzione, anche a quello usato per cui il Centomoggia, dopo la fermentazione in acciaio e una macerazione di una dozzina di giorni, affinava un anno in legno e un anno in bottiglia.

Terre del Volturno Casavecchia Centomoggia 2003 Terre del Principe

Bene, arriviamo adesso al punto. Il tappo era ormai sbriciolato, abbiamo dovuto filtrare il vino in una brocca usando un passino perché non c’era altra possibilità. Non abbiamo seguito particolari rituali, lo abbiamo lasciato giusto cinque minuti a respirare e poi versato nei bicchieri dove ha sostato per la prima parte della cena.
Il giudizio di una persona non esperta potrebbe chiudere questo articolo: buono!
Tre elementi ci portano a questo giudizio: anzitutto la pulizia del naso, di frutto e di tabacco, carruba, leggero fumè, facilmente percepibile una volta andata via la nota di ridotto. In secondo luogo l’acidità, la sensazione di freschezza ancora viva, energia. Infine la beva morbida, ancora di buon corpo nonostante qualche residuo rimasto nel fondo. Il vino ha così acquisito un colore rosso rubino meno intenso, senza scivolare nel granato.
Questa esperienza ci conferma la potenzialità di questa uva, in grado di raccontarci una storia di amore e di passione durata vent’anni e che ha fatto epoca sul territorio e fra gli appassionati.

Luciano Pignataro

Luciano Pignataro

Laureato in Filosofia e giornalista professionista, lavora al Mattino dove da anni cura una rubrica sul vino seguendo dal 1994 il grande rilancio della viticoltura campana e meridionale. Al centro dei suoi interessi la ristorazione di qualità, la difesa dei prodotti tipici e dell'agricoltura ecocompatibile. È autore per le Edizioni dell'Ippogrifo delle uniche guide, sponsor free, sui vini della Campania e della Basilicata andate ripetutamente esaurite oltre che del fortunato Le Ricette del Cilento giunto alla terza edizione. Con la Newton Compton ha pubblicato La cucina napoletana di mare, I dolci napoletani, 101 vini da bere almeno una volta nella vita. Ha vinto il premio Veronelli come miglior giornalista italiano nel 2008. Dal 1998 collabora con la Guida ristoranti Espresso, è impegnato nella nuova guida Vini d'Italia di Slow Food. Fa parte del gruppo Garantito Igp.

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