Su Craru e S’Iscuru di Tenuta Olianas, due nuovi Cannonau raccontano il territorio del Sarcidano

Un progetto didattico e approfondito quello che è stato realizzato da Stefano Casadei e dalla sua squadra nella realtà sarda di Tenuta Olianas a Gergei, che rientra nel gruppo aziendale Casadei di cui fanno parte Castello del Trebbio nel Chianti e Casadei a Suvereto. Stefano, proprietario e direttore tecnico di queste realtà, è presidente e fondatore di Tecnovite e a capo del team tecnico-scientifico “BioIntegrale”, una filosofia e un approccio etico che combina il lavoro dell’uomo con la natura nel rispetto della biodiversità, una vera e propria integrazione tra il lavoro dell’uomo con quello degli animali, che elimina l’utilizzo dei prodotti chimici di sintesi. In altre parole, terra, acqua, aria, luce, sono elementi primari alla base di questa metodologia, senza i quali non esisterebbe nessuna forma di vita.

Una filosofia che troviamo ben presente anche qui nella realtà sarda realizzata da Stefano Casadei e dalla Famiglia Olianas agli inizi degli anni 2000. La Tenuta Olianas è situata al centro sud nella regione storica del Sarcidano, confina a Nord con la Barbagia, con la Marmilla verso Ovest e con il Campidano; siamo proprio nel cuore della Sardegna più autentica a vocazione agricola, viticola e pastorale, l’azienda conduce una superficie di circa una trentina gli ettari, di cui la maggior parte di proprietà, che sono distribuiti tra i due comuni di Gergei ed Isili.

Isili è attualmente il maggiore centro del Sarcidano, un luogo ricco di cultura e tradizioni; nell’antico convento dei Padri Scolopi, sec. XVII si trova il Museo civico per l’Arte del Rame e del Tessuto, nel quale sono documentate le fasi della lavorazione di questi oggetti prodotti per antica tradizione; dal misterioso mondo dei ramai e del loro gergo segreto si arriva a quello delle tessitrici, che, fondendo tradizione e modernità, hanno realizzato splendidi arazzi col sapiente intreccio di fili d’oro, d’argento e rame, rafia lino e spaghi, colorati a mano con erbe ed essenze antiche.

Non mancano i siti archeologici nuragici, tra cui merita una visita il nuraghe Is Paras, di tipo trilobato edificato a 498 metri di altezza, la cui principale caratteristica è quella di essere stato costruito con rocce calcaree bianche e qualche blocco di calcare bruno e di basalto nero. In origine il nuraghe era costituito dalla sola Torre centrale – realizzata utilizzando blocchi di calcare bianco locale, formata da due piani sovrapposti dei quali oggi si conserva solo quello inferiore – che conserva al suo interno una bellissima camera a tholos alta 9.9 metri, la più alta e meglio conservata tra quelle di tutti i nuraghi della Sardegna.

In questo scenario di grande bellezza si è realizzato il sogno nel cassetto di Stefano, che insieme ai suoi collaboratori ha prodotto questi vini che lui stesso ha definito “didattici” Le due nuove etichette già dal nome vogliono richiamare l’attenzione alla diversità dei suoli da cui provengono, capaci di dare caratteristiche diverse. Come racconta Stefano: «Abbiamo mappato tutta l’area di nostra proprietà identificando i diversi suoli e ne abbiamo scelti due in grado di valorizzare in modo autentico il territorio di provenienza. Questi due nuovi Cannonau di Sardegna, Su Craru e S’Iscuru, si inseriscono all’interno di un progetto denominato “sa terra nosta”, nascono da uno studio di zonazione dei vigneti iniziato nel 2008 e concluso nel 2010, che ha visto nel 2020 la prima produzione».

Dai risultati delle ricerche sono emerse tre diverse tipologie di terreni che sono in grado di influenzare in modo significativo le caratteristiche dell’uva Cannonau. Come spiega Alfredo Figus – enologo e agronomo di Tenuta Olianas: «A Gergei troviamo un terreno calcareo sabbioso, composto da arenarie calcaree su depositi di fondali marini, mentre Isili è caratterizzato da suoli argillo-vulcanici, ricchi di basalto e tufi pomicei provenienti da eruzioni vulcaniche».

Dopo anni di sperimentazione sono stati individuati due vigneti specifici che hanno dato vita a queste due nuove etichette: il Cannonau di Sardegna Doc Su Craru 2020 che proviene da un vigneto allevato ad alberello, con esposizione nord-sud, denominato “Anfiteatro”, composto da terreni calcarei originatisi da marne arenacee e siltose del miocene medio-inferiore, ricchi di minerali quali quarzo, miche e calcite; e il Cannonau di Sardegna Doc S’Iscuru 2020, che proviene da un vigneto allevato a guyot con esposizione est-ovest e denominato “Cannisoni”, che si trova su terreni di origine vulcanica, nati da detriti basaltici e tufi pomicei del pliocene.
Nel Cannonau di Sardegna Doc Su Craru 2020, ritroviamo infatti all’olfatto una complessità di profumi mediterranei, intense note di frutta scura e di bacche di mirto e di incenso. Il sorso è fresco, con tannini ben centrati, un vino da vedere in prospettiva; mentre nel Cannonau di Sardegna Doc S’Iscuru 2020, oltre alle note fruttate di prugna e ribes nero e mora selvatica, troviamo un melange di spezie. Il sorso è pieno e appagante, un vino di grande profondità.

Come racconta Stefano Casadei: «Avevo voglia di fare dei vini dove la terra nel suo insieme dava colori profumi e sapori diversi e come il cannonau fosse influenzato da queste diversità di terreni in grado di valorizzare nel calice le caratteristiche dei suoli presenti a Olianas. Inoltre, le tecniche di vinificazione e di affinamento che abbiamo deciso di utilizzare per entrambi i vini hanno l’obiettivo di rispettare al massimo la materia prima di partenza, esaltando l’unicità del Cannonau e quella delle terre di origine. Entrambi i vini fermentano a contatto con lieviti indigeni all’interno di anfore di ceramica prodotte dell’azienda Tava; dopo la vinificazione, il vino viene travasato in altre anfore di ceramica con una permeabilità all’ossigeno più bassa rispetto alle precedenti e con una capienza diversa, per poi concludere l’affinamento in bottiglia per ulteriori 12/15 mesi prima della commercializzazione».

Non da ultimo, per vestire questo progetto si sono rivolti allo IED (l’Istituto Europeo di Design) di Cagliari, tre gruppi di studenti – coordinati dai docenti Annalisa Cocco e Alessandro Cortes – sono stati chiamati a realizzare altrettante proposte per la progettazione non solo delle etichette, ma anche del tappo, delle capsule e del packaging finale, in grado di mettere in luce anche dal punto di vista grafico, il concetto di agricoltura sostenibile alla base della loro filosofia. Il progetto grafico che ha vinto è stato realizzato da Valentina Luiu e Gabriele Onnis, giovani studenti dell’Istituto, che hanno messo in connessione i diversi elementi, partendo anche dalla storia e dagli oggetti legati a questo contesto, in particolare le brocche askoidi, risalenti al periodo compreso tra l’età del bronzo e l’età del ferro (XI-VIII sec. a.C.) e ritrovate in numerosi siti nuragici di tutta la Sardegna, che venivano originariamente usate come contenitori di vini e olio.
Un lavoro complesso e interessante che vede in cantiere anche altri progetti proiettati alla valorizzazione delle peculiarità di questa terra, come il vigneto sperimentale antistante la cantina, impiantato a Semidano, una varietà quasi scomparsa, che per ora si traduce in bottiglia nel loro vino “Migiu”, etichetta che rientra sempre nella linea delle anfore di Elena Casadei.
Fosca Tortorelli



