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Quattro vini di Lungarotti alla prova del (doppio) calice

Vini Lungarotti

L’idea è nata dalla nota azienda umbra, offrire l’opportunità a un gruppo di degustatori di valutare, secondo la loro sensibilità, per ciascuno dei quattro vini proposti, quale sia il calice più adatto fra due modelli messi a disposizione. I calici sono della VDGlass di Parma, modelli MyExperience66 e 73 (i numeri rappresentano la capienza in cl), e sono frutto di un lavoro di ricerca durato un anno per offrire due modelli adatti a tutte le tipologie di vino.
La prova consiste nello stabilire per ciascun vino quale sia il calice che ne esalta al meglio le caratteristiche organolettiche. Chiunque sia abituato a degustare vini, sa bene quanto il contenitore sia importante, la mia esperienza diretta con i calici di Riedel effettuata una ventina d’anni fa mi ha aperto un mondo che non sospettavo. Era impressionante come le diverse forme dessero vita a risultati eterogenei con lo stesso vino. Ma era altrettanto vero che non si poteva fare un mutuo per disporre di dozzine di costosi calici, molto meglio trovare pochi modelli ideali, capaci di assolvere decorosamente al compito di esaltare le qualità del maggior numero di tipologie possibile. E nel tempo più di una casa produttrice di questi preziosi cristalli ci è riuscita, la VDGLASS è fra queste.

Calici VDGLASS

Ma quali sono i 4 vini, tutti in formato da 375 cl, che la Lungarotti ha messo a disposizione per questo piacevole test? Sono il Torre di Giano 2017, un IGT Umbria, ottenuto da vermentino, grechetto e trebbiano; il Rosso di Torgiano Rubesco 2014, ottenuto da sangiovese e colorino; il Torgiano Rosso Rubesco Vigna Monticchio Riserva 2011, sangiovese in purezza; il Torgiano Vin Santo 2009, ottenuto da trebbiano e grechetto.

Ed ecco i risultati del test con i due calici per ciascun vino (con la stessa quantità versata).

Torre di Giano 2017 LungarottiTorre di Giano 2017
ME66: piacevoli note di ginestra e biancospino, agrumi, poi susina e mandorla, l’impatto è moderato ma progressivo, diretto; al palato rivela una buona vena sapida e giusta acidità, buon ritorno fruttato con aggiunta di sfumature di melone invernale e uva spina. Buona persistenza, slancio, energia.
ME73: qui i profumi sono simili ma sembrano diradarsi più velocemente, mentre al gusto non risente in modo particolare del cambiamento, più frutto, meno sapidità, ma complessivamente sono in sintonia.
Conclusioni: trattandosi di un vino bianco che ha uno dei punti di forza nella gamma di profumi, nitidi e molti fini, il MyExperience66 risulta più adatto a esaltare queste caratteristiche.

Rosso di Torgiano Rubesco 2014 LungarottiRosso di Torgiano Rubesco 2014
ME66: parte con una nota di viola mammola, seguita da ciliegia, lampone e ribes maturi, poi pepe e ginepro, chiude con vaghi ricordi di tabacco biondo. I profumi arrivano fluidi e in equilibrio. Al gusto la prima cosa che arriva è la nota pepata, poi il tannino, il vino appare giovane è ancora leggermente disarmonico, evidenziato da un finale un po’ astringente e con chiusura amarognola.
ME73: qui i profumi sembrano più fusi, la viola è meno evidente, mentre la componente speziata assume il ruolo principale seguita dal frutto maturo. Meno pepe più ginepro, meno ribes più ciliegia. In bocca c’è più ampiezza e una buona risposta espressiva, con maggiore equilibrio, il tannino appare meno rigido, finale senza spunti amari.
Conclusioni: l’ME73 è preferibile, il vino ha maggiore equilibrio e una miglior fusione delle sue componenti.

Torgiano Rosso Rubesco Vigna Monticchio Riserva 2011 LungarottiTorgiano Rosso Rubesco Vigna Monticchio Riserva 2011
ME66: nonostante i 7 anni dalla vendemmia, all’olfatto si percepisce ancora la presenza del legno nei toni dolci e vanigliati, lo affiancano mora, mirtillo e marasca parzialmente in confettura; seguono sfumature di menta, humus e tabacco. All’assaggio è leggermente pungente, con un tannino ancora significativo e una trama di alto livello, pur con qualche squilibrio; ben dosata l’acidità e finale dove affiora anche una buona base sapida. L’alcol si fa un po’ sentire.
ME73: impatto profondo e complesso, il legno non si sente, i frutti sono più scuri e affiora anche una nota di liquirizia, più tabacco. Al palato si esalta meglio la struttura, che mostra vivacità, dinamicità, un tessuto profondo e di lunga persistenza, con un tannino meglio integrato e un’alcolicità meno invadente.
Conclusioni: decisamente preferibile il ME73, maggiormente in grado di esaltare la classe di questo vino, che si dimostra ancora oggi uno dei migliori rossi umbri.

Torgiano Vin Santo 2009 LungarottiTorgiano Vin Santo 2009
ME66: ottimo impatto al naso, con note di albicocca candita e fichi secchi, datteri, miele di castagno e ai fiori di zagara, poi una nota di tabacco aromatico da pipa. La bocca regala note intense e avvolgenti; buona acidità e una dolcezza contenuta trovano degna compagnia nella vena sapida che sostiene la frutta composita, sul finale piacevoli sfumature di croccantino al miele.
ME73: i profumi si disperdono, bisogna agitarlo ripetutamente per sentirli più nel dettaglio, ma la persistenza odorosa è piuttosto breve. Al palato la nota dolce è dominante, l’acidità sembra legarsi con maggior fatica, rendendo il sorso più squilibrato e di minor fascino.
Conclusioni: non c’è alcun dubbio che il ME66 abbia le qualità per esaltare al meglio il Vin Santo, che qui appare davvero ben fatto, complesso e per nulla stucchevole.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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