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Il Nobile di Montepulciano Pietra Rossa 2012 di Contucci

Adamo Pallecchi
Adamo Pallecchi

Tagliamo subito la testa al toro. Quest’articolo è dedicato ad Adamo Pallecchi, il simpaticissimo cantiniere che ha curato per oltre cinquant’anni le cantine dei Contucci e ancora oggi, che viaggia alla grande per gli ottanta, spopola con i suoi sorrisi fra gli enoturisti nella foresteria sotto Piazza Grande. Se fosse necessario, portatecelo anche in carriola a farsi baciare dalle enostrippate per una foto, ma se vi venisse in mente di lasciargli soffrire invece un riposo pur meritatissimo vengo su con uno schioppo caricato a sale grosso e nemmeno le mutande di ghisa salveranno il vostro lato B. È chiaro, Andrea?

E adesso veniamo al dunque. I lettori più attenti avranno già notato che risiedo da un po’ di tempo a Montalcino (fortunello è dir poco…), dove ho modo di bere, e non solo degustare, i vini che il mondo intero considera come i migliori del nostro Paese, un giudizio che mi sembra ancora un po’ troppo entusiastico, anche se ne riconosco senz’altro l’eccellenza. Sarà forse questione di tempo, ma non sono ancora stato folgorato sulla via di Damasco da questa creatura che è, sì, stupenda, ma che dovrà duellare ancora a lungo nei calici con i miei amori preferiti, i grandi nebbioli piemontesi. L’annata 2017 ha messo a dura prova tutti: vignaioli, agronomi, enologi, cantinieri e operai che hanno speso il meglio delle proprie esperienze e anche qualcosa in più contro gli eccessi di un clima che non ha perdonato nulla a nessuno, nemmeno agli alberi del bosco che in vaste aree sono seccati senza pietà e ai temporali che si sono scatenati a gatto selvaggio durante le vendemmie. Un bilancio adesso sarebbe però prematuro. Meglio evitare gli stessi errori di valutazione precoce che avevamo commesso con l’annata 1997 e lasciar passare il tempo necessario per far emergere l’eccellenza, che è frutto della continuità, dalla straordinarietà, che è un effetto della casualità.

Vigneti Contucci

Il Brunello di Montalcino ha un successo piuttosto recente. È vero che ne parlava già Marcantonio Rivaccini nella metà del ‘500, scrivendo che erano: ”Renai e la Martoccia, i due vigneti per il miglior Brunello di Montalcino” in un suo manoscritto citato nel racconto storico ”Giovanni Moglio da Montalcino” di Egidio Assunto Brigidi, ma fino alla seconda guerra mondiale (e qualche anno in più) il vino che regnava a Montalcino era il Moscadello, bianco, dolce e leggero, vino da papi e da re. Il mito del Brunello è nato soltanto dopo il viaggio negli USA del 1985 di due coraggiosi imprenditori vitivinicoli come Francesca Colombini Cinelli e Franco Biondi Santi, che ottennero un successo eclatante alla prima edizione di ”Wine Experience” a New York e da allora tutti i ristoratori italiani d’oltreoceano l’hanno immediatamente voluto in carta. In patria era considerato un ottimo vino, ma come tanti altri. La sua prima medaglia, d’argento, è del 1869 al Concorso di Montepulciano per una bottiglia di ”vino rosso Brunello” dell’annata 1865 di Clemente Santi. Questa è considerata la prima vinificazione in purezza di cui si hanno notizie certe, sebbene la più antica etichetta di Brunello che si conosca è comparsa su una bottiglia della famiglia di Elina Padelletti (andata in sposa a Pio Colombini) che non includeva una data, ma che scriveva ”fratelli Padelletti” e l’unica generazione in cui ci sono stati due fratelli in quella famiglia è il periodo tra il 1820 e il 1840.

Ingresso azienda ContucciIl vino di Montepulciano, invece, è più antico; risale al tempo degli Etruschi e della loro divinità Fufluns rappresentata su una kylix (tazza da vino), cioè un paio di millenni prima, e il documento più antico in cui se ne parla è del 789, l’anno in cui il chierico Arnipert offre per iscritto alla chiesa di San Silvestro o di San Salvatore a Lanciniano sull’Amiata una vigna nel castello del Monte ”Policiano”. Nel ”Dizionario storico e geografico della Toscana” anche il geografo e bibliofilo erudito Emanuele Repetti cita un successivo documento del 1350 che stabiliva le clausole per il commercio e l’esportazione del vino di Montepulciano. Un documento del 1773 riconosce ai Contucci, gonfalonieri qui già nel ’200, il ruolo di ”padri putativi” fin dal Rinascimento di questo ”vino ottenuto con le uve nobili destinato alle mense dei nobili”. Le cantine dei Contucci, infatti, sono state costruite tre secoli prima del palazzo omonimo che è del ’500, come parte integrante della più stretta cinta muraria, tanto che le loro scale scendono ripidamente nel profondo della roccia per 3 piani fino alle antiche porte d’ingresso.

la bottaiaEddài che due note di Storia non fanno mai male, anche se cambiamo subito canale, che è meglio. Sono stato a Montepulciano per la prima volta nell’agosto del 1980 e ho battuto la zona per tre settimane, bevendo annate stupende del Vino Nobile anche grazie alle indicazioni di Adamo Pallecchi che mi aveva fatto visitare tutti i tre piani delle cantine Contucci fino all’uscita oltre le antiche mura, presso un ristorante nella cui polverosa cantina mi sono beccato… una pulce. Mom, ovviamente, in polvere e in shampoo, ma con tante risate alla faccia del nome così… ”azzeccato” di quel borgo!

Ricordo perfettamente quella Riserva 1971 che Adamo stesso andò a cavar fuori da una nicchia, lasciandomi per qualche minuto in compagnia di due tedescone che, sotto il solleone di ferragosto, più scoperte non si poteva. Bevuta e goduta nel 1987, ma poteva affinarsi ancora. La caratteristica di quest’ottimo Nobile dal successo più antico di quello del Brunello e dalla longevità parimenti assicurata è sempre stata quella di tagliare però il preponderante sangiovese (detto qui prugnolo gentile) con le uve autoctone di canaiolo nero, mammolo, colorino e a volte perfino con un pizzico di uve bianche. Il disciplinare DOCG oggi stabilisce il sangiovese come minimo al 70%, con eventuale aggiunta, fino a un massimo del 30%, di vitigni complementari idonei alla coltivazione nella Regione Toscana iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino, purché la percentuale di quelli a bacca bianca non superi il 5%. Mi piace poco la sponda a vitigni stranieri, perciò prediligo il taglio con quelli che hanno meritato secoli di premi e riconoscimenti.

Un Adamo sorridente come sempre e ormai con i capelli bianchi (in testa a tutti e due, eh…) ci ha piazzato sotto il naso un calice di Pietra Rossa che mio figlio Michele, che era venuto a trovarmi dalla Polonia a Montalcino, non ha fatto mistero di preferire ai Brunello che aveva fino a quel momento bevuto, tanto che lo ha comprato (con i suoi soldi e non i miei, pensate un po’…) subito anche per il nonno. Come fare a dargli torto? Un vino davvero stupendo, che sono tornato subito a ricomprare, sperando che ce ne fosse ancora visto che da quella vigna benedetta ne ricavano da 8.000 a 10.000 bottiglie e la foresteria dei Contucci le esauriva a ritmo di mitragliatrice a treppiede.

Nobile di Montepulciano Pietre Rosse 2012 ContucciIl Vino Nobile di Montepulciano Pietra Rossa è vinificato da uve di prugnolo gentile all’80%, Canaiolo nero al 10% e Colorino al 10% vendemmiate a mano in cassette, con più passaggi fra i filari e selezionando i grappoli, normalmente a partire dai primi di ottobre. Fermentazioni di circa 18 giorni a una temperatura tra 26 e 28 °C in tini di acciaio inossidabile, maturazione per 30 mesi in botti di rovere da 10 a 15 ettolitri, non filtrato, affinamento minimo in bottiglia da 8 a 10 mesi.

Il colore è rosso rubino carico con riflessi granati. L’aroma risulta delicato, di viola mammola, lamponi, leggermente speziato di macchia mediterranea. L’attacco al palato è morbido, ricco di ciliegia e amarena, conferma la viola mammola e apre a un gusto armonico e delizioso, pieno, accattivante. È corposo, ma molto levigato, con note di sottobosco, datteri e fichi secchi, buona pelle. L’acidità è ben equilibrata, i tannini sono forti ma domati, nel finale note leggere di terra pulita e fumo di legno. Ha un po’ meno corpo dei Brunello di Montalcino, ma un po’ più di setosa eleganza, ecco perché al mio Michele è piaciuto di più. Va a nozze con la fiorentina e i porcini dell’Amiata arrostiti. Va bene con le tagliatelle casalinghe al ragù d’anatra e la morbida guanciola di vitello stufata di Lucia Megalli a Podernovi di Montalcino, gli spezzatini di cottura molto lunga in terracotta o ghisa (tipo il peposo alla fornacina), il chili di manzo e fagioli della cucina dei nativi americani, la cacciagione di pelo e di piuma e i formaggi ben stagionati, specialmente i pecorini di Silvana Cugusi, che sta a pochi chilometri verso Pienza, su terreni dello stesso tipo da cui nasce questo piacevolissimo vino.

Le terre dell’azienda agricola Contucci sono in prevalenza di origine pliocenica, con presenza di argilla e sabbia a un’altitudine tra i 280 e i 450 metri s.l.m. dove l’azienda agricola si estende su 170 ettari; 21 sono coltivati a vigneto su suoli in prevalenza argillosi e sabbiosi di origine pliocenica, di cui 15 iscritti all’Albo del Vino Nobile di Montepulciano (classico, Pietra Rossa, Mulinvecchio e Riserva) e 6 per Rosso di Montepulciano, Il Sansovino, Bianco della Contessa e Vin Santo.

Il globetrotter Andrea Contucci
Il globetrotter Andrea Contucci

Le viti (esclusivamente vitigni autoctoni prugnolo gentile, canaiolo nero, mammolo, colorino, trebbiano toscano, malvasia del Chianti e grechetto), sono allevate a cordone speronato con una densità da circa 3.300 a 4.000 piante per ettaro e rese inferiori a 55 quintali per ettaro. Qui si pratica la “lotta guidata” per il massimo rispetto dell’ambiente e si rimandano le concimazioni, le potature corte e il diradamento dei grappoli soltanto a quelle annate in cui diventano davvero indispensabili. Secondo Andrea Contucci, il globetrotter dell’azienda che consegna personalmente i vini in una marea di enoteche e ristoranti un po’ in tutto il bel Paese, sono terre più umide e ben drenate delle circostanti e hanno risentito meno della siccità spaventosa che invece ha colpito nel 2017 le vicine zone del Chianti e della Maremma, perciò va mantenuto e semmai ancora aumentato il rispetto dell’ambiente nei vigneti che per circa dieci secoli è sempre stato alla base della mission dei Contucci.

Le cantine sono ancora quelle storiche del XIII secolo e dispongono di vasche in cemento per una capacità di 1.000 quintali, di tini in acciaio e cemento per 1.000 quintali, di autoclavi in acciaio inossidabile per 500 quintali e di 1.300 quintali in botti di rovere per la maturazione di tutti i vini prodotti dall’azienda, circa 100.000 bottiglie l’anno.

Valgono una visita soprattutto tra fine ottobre e fine maggio, quando le scale interne che scendono per altri tre piani sono accessibili anche al pubblico, con ingresso dalla foresteria che si apre sotto la fiancata del palazzo Contucci, all’inizio della ripida via del Teatro, che comunque è aperta tutto l’anno. Nel sovrastante bel palazzo rinascimentale che si affaccia su Piazza Grande c’è anche la grande enoteca dei Contucci, che hanno un’altra bottega di degustazione e vendita pure in Via San Donato (nella zona della Fortezza Medicea e dell’ultimo parcheggio disponibile in cima al borgo), ma entrambe aprono soltanto dalle feste di Pasqua fino a quelle d’inizio Novembre.

Mario Crosta

Soc. Agr. Contucci sas di Alamanno Contucci & C.
Via del Teatro 1, 53045 Montepulciano (Siena)
Tel. 0578.757006, Fax 0578.752891
sito www.contucci.it
e-mail info@contucci.it

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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