I vini del Priorato di Raül Bobet e Sergi Ferrer-Salat

Quando si parla di vini del Priorato, in Catalogna, chapeau bas all’enologo francese René Barnier che, trasferitosi qui fin dal 1980, ha realizzato un’impresa che a tanti altri sembrava impossibile, svolgendo con estrema passione un lavoro tenace e incessante di conciliazione delle tradizioni enologiche con la modernità tecnologica fino a riuscire a far diventare questa regione di colline selvatiche sopra Tarragona uno dei più prestigiosi vigneti della penisola iberica, in sana competizione per il primato con la Ribera del Duero.

Come ormai sapranno però i miei lettori più affezionati, non scrivo mai dei vini dei cosiddetti più grandi, tanto lo fanno già tutti e in gran maggioranza senza capire un’acca di vino, ma tanto per imbucarsi accanto ai giganti. Modestia m’impone di far emergere “i giovani promettenti”, per parafrasare l’azzeccata definizione che si è dato da qualche anno il gruppo dei miei preferiti autori di articoli enogastronomici con la sigla… IGP.
Sergi Ferrer-Salat, che era farmacista ed è proprietario del ristorante Monvínic di Barcellona, e Raül Bobet, che aveva fatto l’enologo con il gruppo Miguel Torres e a Castell d’Encús, sono amici da lungo tempo e nel 2001 hanno deciso di acquistare 70 ettari di terreni molto scoscesi e completamente selvatici a circa 6 km da Porrera, verso Falset. Li hanno accuratamente studiati parcella per parcella e faticato per terrazzarne una quindicina in pochi anni tutt’intorno al cantiere dove stavano scavando nella roccia la cantina a gravitazione. Hanno sistemato ciascun vitigno nella parcella più adatta, tra cui carinyena, garnatxa negra, syrah, cabernet sauvignon, viognier e roussane, tutti su portinnesti di vigore ridotto, coltivati secondo le pratiche viticoltura biologica, senza usare insetticidi ed erbicidi. I primi vini nati da queste vigne sono dell’annata 2013.
Fino a quel momento, però, non hanno dormito. Dal 2005 hanno usato le uve di Carinyena e Garnatxa Negra di vigneti eccezionali, anche con viti di cento anni di proprietà di altri vignaioli della regione con cui condividono legami di amicizia, stima e rispetto da molti anni. I loro primi due vini (Ferrer Bobet 2005 e Ferrer Bobet Selecció Especial 2005) sono stati imbottigliati così entro la fine della primavera del 2007 e così per altri otto lunghi anni, intanto che crescevano le viti piantate durante la costruzione della cantina che avevano sognato e che sta in uno splendido ambiente naturale, per giunta ideale per le viti.
Grazie ai venti di nord-est che soffiano dal Golfo del Leone moderando la calura, la tenuta gode del clima più fresco di tutta la regione vinicola Porrera e per la particolare conformazione orografica del terreno, uno dei più alti (circa 500 metri s.l.m.), accidentati e ripidi, la ventilazione assicura forti variazioni di temperatura tra il giorno e la notte e garantisce la maturazione fenolica ottimale, l’acidità e la freschezza e gli aromi, mentre la tortuosità dei terreni crea una ricca diversità di microclimi che offre agli enologi l’opportunità di creare cuvées complesse e profonde, per non parlare dei suoli a prevalenza di ardesia, detta localmente llicorella, che ne esalta la mineralità. Per la vite è un paradiso, ma pensate alle lavorazioni, tutte manuali e faticose sotto il solleone…
Le vendemmie si fanno in piccole cassette da 10 kg e non oltre, per non schiacciare gli acini né romperli, in modo da evitarne l’ossidazione fuori dalla cantina. La schiena ringrazia sentitamente. Le uve sono selezionate su tavolo di cernita doppia all’ingresso dell’edificio. La fermentazione si fa in vasche di 15 e 30 ettolitri, quindi piccole, così il raccolto di ogni parcella può essere vinificato singolarmente e valutato poi a parte per deciderne il rapporto in cuvée. E da questo momento si diversificano i percorsi dei vini prodotti.
Non parlo dei 15 mesi di maturazione in barrique a grana fine di rovere francese della cuvée Ferrer Bobet Vinyes Velles tra il 70% di carinyena e il 30% di garnatxa negra, né dei 18 mesi del Selecció Especial da caryniena in purezza proveniente dai suoli d’ardesia.
Mi è piaciuto di più il vino base, il Ferrer Bobet 2013 e prendetemi pure per fesso, tanto non mi offendo (io, ma neanche il portafoglio), anche per applaudire il primo dei nuovi sogni dei due amici realizzato con le uve nate in questo paesaggio lunare. Vecchie volpi, altroché!
Si tratta di un taglio di carinyena (48%), syrah (23%), garnatxa negra (22%) e cabernet sauvignon (7%) dai vigneti piantati negli anni del 2004, 2005 e 2006 sulle terrazze, i gradoni e le scarpate dai suoli di llicorella. Questo vino è fermentato in vasche da 15 a 30 ettolitri di rovere, acciaio inox e cemento vetrificato, poi è maturato in barriques di rovere francese (nuove al 60%) per 9 mesi, quindi imbottigliato non chiarificato né filtrato. Tenore alcolico del 14,53% per poco meno di 12.000 bottiglie.
Ha un bel colore di ciliegia, che annuncia una freschezza non comune con quel tenore alcolico. Aromi fruttati puliti, ma intensi, di more e mirtilli, con note minerali piacevoli di terra pulita e di grafite. In bocca è levigato, fine e conferma il fruttato, però maturo e con ricordi speziati di balsamo e liquirizia. Saporito, gustoso, equilibrato, di buona acidità. Ha una struttura leggermente alcolica, ma è uniforme, è rotondo, sebbene potente e di buon nerbo. Nel finale dimostra freschezza, consistenza piacevole e buona persistenza.
È un buon vino da arrosti di vitello e di pollo, stufati di manzo e di maiale, carni rosse alla griglia, selvaggina da piuma in salsa e formaggi stagionati, specialmente di pecora. Con la dovuta moderazione, perché non dà alla testa grazie alla minima solforosa, ma taglia le gambe.
Mario Crosta
Ferrer Bobet
Carretera Falset a Porrera (T-740) Km 6.5, 43730 Falset (Tarragona), CATALOGNA
cell. +34.609.945532 fax + 34.935.044265
sito www.ferrerbobet.com
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