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Mauro Mascarello, uno degli “ultimi dei mohicani” del Barolo, come amo definirlo, è noto soprattutto per il suo straordinario Monprivato, (da un magnifico vigneto che possiede nel magnifico terroir di Castiglione Falletto), una delle più straordinarie espressioni, a mio avviso, del Nebbiolo da Barolo. Mascarello, (nessun legame di parentela con il compianto Bartolo), è ben noto, e apprezzato, soprattutto dai tenaci cultori della tradizione, (ovverosia vinificazioni lunghe, ma senza esagerazioni, e soprattutto niente botticelle di rovere francese, ma solo grandi fusti di rovere di Slavonia), anche per gli altri Barolo, il Villero, il Santo Stefano di Perno, il Bricco, nonché per la speciale riserva di Monprivato denominata Cà d’Morissio, (di cui sono state sinora prodotte solo le annate 1993, 1995, 1997, il 1996 uscirà il prossimo anno), il cui 1997, provato di recente, costituisce forse il più straordinario assaggio di Barolo che abbia fatto (e dire che di vini ne ho provati circa 200) di tutto il 2005.
Mauro però merita ampio rispetto, e vasta considerazione, anche per gli altri vini “minori”, per la Freisa Toetto, ovviamente ferma e ben secca, per i Barbera (dei cru Codana, Santo Stefano e Scudetto), ma soprattutto per i suoi due Dolcetto d’Alba, il Bricco ed il Santo Stefano, che esprimono, al meglio, la più fedele natura ed identità dolcettesca. In altre parole di vini pensati, e prodotti con coscienza ed intelligenza, per essere, anche quando nel caso del Bricco hanno una struttura e un’importanza quasi “nebbioleggiante”, (derivante da una fermentazione tradizionale a cappello emerso e passaggio per circa due mesi in botti di legno), piacevolmente bevuti a tavola, abbinati ai piatti classici della cucina di Langa (dalla teoria degli antipasti ai primi con ragù di carne, alle carni bianche, agli arrosti di vitello). E non certo per mirabilie e miracoli mostrare in quelle singolar tenzoni che sono i wine tasting che vedono ai nastri di partenza decine e decine di bottiglie.
Due vini molto diversi tra loro. Il Bricco espressione di un vigneto di 0,63 ettari posto in Castiglione Falletto e adiacente al Monprivato, esposto ad ovest nord-ovest, con terreno calcareo, argilloso, composto da marne grigie e argille brune di formazione marina, impiantato per il 40% a Nebbiolo e per il 60% a Dolcetto (una parte piantata nel 1994). Il secondo, invece, da un vigneto di un ettaro e 70, posto nella frazione Perno, collina Santo Stefano, di Monforte D’Alba, a 300 metri di altezza, esposto ad ovest sud-ovest, su terreno argilloso sabbioso calcareo, composto da argille brune e sabbie grigie di origine marina, proprietà dei Mascarello dal 1989 e impiantato per un 15% a Nebbiolo, un 60% a Barbera e solo per un 25% a Dolcetto, piantato nel 1994. Il Santo Stefano, prodotto con fermentazione tradizionale a cappello emerso, viene imbottigliato nel maggio successivo alla vendemmia, mentre il Bricco va in bottiglia più tardi, non prima di agosto-settembre. Un recente assaggio, fatto in cantina e poi ripetuto a casa, mi ha dato questi riscontri organolettici:
Dolcetto d’Alba Santo Stefano 2003 Bellissima vivacità di colore, rubino violaceo splendente, naso vivo, succoso, molto fragrante, intensamente floreale (viola, iris e terra bagnata in evidenza), di grande freschezza e apertura, in bocca mostra una buona struttura agile, una spiccata sapidità, un grande equilibrio ed un’assoluta piacevolezza, con un caratteristico gusto di pesca noce e di mandorla che vivacizza e rende nervoso il finale.
Dolcetto Bricco 2003 Colore rubino-violaceo intenso e profondo, mostra un naso fitto, complesso, variegato, molto compatto, inconfondibilmente “dolcettoso”, con note che vanno dalla viola al sottobosco, al cacao, a sfumature selvatiche (pepe, alloro, ginepro, chiodi di garofano), con una componente minerale, che ricorda la grafite, molto evidente. In bocca mostra tutta la sua imponente struttura, un corredo tannico importante, ma un perfetto equilibrio tra la materia succosa e ben polputa, quasi carnosa, il frutto pieno e caldo, una componente terroso-polverosa fine (molto stile Castiglione Falletto) ed una magnifica acidità, che dà lunghezza e grande persistenza al vino. Un vino molto giovane, già pienamente godibile ora, ma con una possibilità di evoluzione e tenuta nel tempo ben superiore a quella di svariati “Dolcettoni” di Dogliani, frutto di macerazioni lunghissime, super estrazioni e disinvolto uso del concentratore, ma senza alcuna piacevolezza.
Azienda Agricola Giuseppe Mascarello e Figlio di Mauro Mascarello & C. s.s. Strada del Grosso, 1 – 12060 Castiglione Falletto (Cuneo) Cantina di vinificazione ed affinamento: via Borgonuovo, 108 – 12060 Monchiero (Cuneo) Telefono 0173 792126 – fax 0173 792124 e-mail: mauromascarello@mascarello1881.com Sito Internet: www.mascarello1881.com
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