Tenute Gregu: una giovane realtà gallurese, tra accoglienza e mediterraneità

Siamo in Sardegna, nella parte della Costa Dorata, a soli 500 metri sul livello del mare, ai piedi del Monte Limbara, nelle campagne di Calangianus, in località Cucaione, poco distante da Olbia, in questa oasi incontaminata si trova la giovane realtà della famiglia Gregu.
Una storia che parte da lontano, da quando, nei primi anni Venti del 1900 in Barbagia, la famiglia Gregu si dedicava alla coltivazione della vite e alla produzione di vino per il consumo domestico o per essere venduto sfuso in paese e nei dintorni.

Da allora le strade della famiglia Gregu e della viticoltura si sono temporaneamente separate, ma il legame con la terra e il vino non è mai finito. Queste radici hanno ripreso forza e consapevolezza con la nuova generazione, realizzando quella che oggi è la loro realtà vitivinicola, Tenute Grecu per l’appunto.
Raffaele e Federico sono l’ultima generazione di questa famiglia, giovani intraprendenti e sognatori, che dal 2011 hanno intrapreso questa nuova avventura acquistando 50 ettari nelle campagne di Calangianus, su un terreno da disfacimento granitico a 500 metri sul livello del mare. Un contesto unico ed incontaminato ai piedi del Monte Limbara, sede del Parco Regionale che porta il nome del monte, tra olivastri e sugherete secolari immerso in profumi di una vegetazione potente e selvaggia.

Sono partiti dagli insegnamenti degli antenati e dalla tradizione vinicola sarda, unendole ad una visione nuova, puntando in primis sui vitigni tipici della Gallura e della Sardegna.
In questa zona di grande pregio ambientale e paesaggistico, ricca di flora e fauna tipica del territorio, si trovano i loro vigneti, dove grazie alla posizione strategica si limita l’uso dei pesticidi e si praticano inerbimenti controllati, che permettono di creare un habitat favorevole alla presenza di diverse specie di insetti, soprattutto delle api.
Un terroir unico, una sinergia tra influenze marine che si insinuano in una fitta e caratteristica macchia mediterranea. La parte più interna è invece caratterizzata da boschi di querce, sughere e olivastri, essendo i Sardi, storici produttori di sughero.

La cantina è ancora in evoluzione e i due vigneti, dislocati uno vicino alla cantina stessa e l’altro poco distante ad una maggiore altitudine, sono vitati in prevalenza a Vermentino, ma con la presenza anche della bacca rossa, dal Cannonau al Carignano, dal Bovale agli internazionali Merlot e Syrah.
Un percorso fatto di prove continue e di studio, che vuole dimostrare rispetto e coerenza, come sottolinea Raffaele: «Quello che vogliamo portare in bottiglia vuole essere rispettoso delle varietà e valorizzare ogni elemento che caratterizza un’annata. Noi siamo identitari, i nostri vini devono rispecchiare noi e il nostro territorio».

Una produzione che vede otto etichette divise su due linee, una prima che racchiude la maggior parte della produzione, che prevede due tipologie di vermentino, il Rias e il Selenu, il Sirè cannonau rosato, e i due cannonau, l’Animosu e il Raighinas, segue poi l’ultima nata, la linea Monogram; composta da: un monovarietale di Carignano (varietà atipica per questa area della Sardegna); un blend delle 5 varietà a bacca rossa coltivate in azienda e un Vermentino di Gallura prodotto dal 100% di uve botritizzate.
Un lavoro meticoloso che i giovani ragazzi hanno portato avanti in questi ultimi anni, iniziando nel 2019 con uno studio parcellare, tale da permettere ai vini di esprimersi nella loro specificità, Una produzione limitata a 3500 bottiglie per vino.

Così è nato il Pitraia il loro Vermentino di Gallura Superiore DOCG 2021 prodotto con le uve provenienti da una piccola parcella dove si trovano i vigneti più vecchi dell’azienda, abbracciata da un filone di granito rosa, circondata da bosco. Un vino che essendo frutto di vendemmia tardiva di uve botritizzate viene prodotto solo in annate specifiche, (2021 e 2022) con una produzione limitata a soli 30 quintali per ettaro. Un vino marino, che si distingue per la sua incredibile freschezza, che esprime una perfetta sintesi dei colori e dei profumi della Costa Smeralda.
Sempre nella linea Monogram troviamo il Grehòs Colli del Limbara Igt 2019, il cui nome è la radice greca del cognome Gregu, un vino che è frutto del blend delle loro uve a bacca rossa e racchiude le caratteristiche di ciascuna delle cinque diverse varietà, tutte presenti per il 20%. La complessità del vino è ulteriormente evidenziata da un finale persistente e piacevole.

Chiude la linea Monogram l’Isola dei Nuraghi Igt 2022 Calagranis, il cui nome letteralmente significa “cala di granito”, che incarna proprio il luogo dei vigneti in cui nasce, viene prodotto con 100% Carignano, uva atipica per questa zona della Sardegna essendo coltivata quasi esclusivamente nell’area del Sulcis. Il risultato è un vino slanciato e fresco, con profumi inconfondibili della macchia mediterranea.
Questa giovane realtà merita sicuramente una visita, non solo per la bellezza dei luoghi, ma per la capacità di accogliere e di raccontarsi, merito anche di Marianna Pinna, compagna di Raffaele Gregu e responsabile del marketing e dell’enoturismo dell’azienda, che segue gli ospiti attraverso degustazioni guidate accompagnando ai vini piatti che ripercorrono la cucina sarda, in una chiave attuale e giovane.
Fosca Tortorelli
Tenute Gregu
Loc. Giuncheddu – Calangianus (SS)
info@tenutegregu.com
www.tenutegregu.com




