PODERI LUIGI EINAUDI
Indirizzo: Borgata Gombe, 31/32 – Cascina Tecc – 12063 Dogliani (CN)
Tel.: +39 0173 70191
Cell: +39 346 5277654
Sito: www.poderieinaudi.com
Email: matteo@poderieinaudi.com
laVINIum – 06/2023
Esiste una categoria di vini in Italia che sconta troppo spesso l’indifferenza dei consumatori, e il più delle volte non riesco davvero a capacitarmi. Siamo nell’era della digitalizzazione, delle informazioni lampo tuttavia recepite a ciclo continuo: talune superficiali, altre più approfondite, sta al consumatore prendere il bello e il buono di tutto ciò con coscienza critica. Fatta questa doverosa premessa non riesco, tuttora, a capire come un vino nobile quanto il Dolcetto ai giorni nostri venga relegato ad un ruolo marginale seppur importantissimo a mio avviso: quello della buona tavola.
Salvo rare eccezioni non ho mai sentito frasi, letto articoli o post (sui vari social) riguardo famigerate degustazioni guidate o seminari specifici incentrati sul vino Dolcetto, e dunque continuo a chiedermi: perché? Per rispondere realmente a questa domanda occorrerebbe pubblicare un saggio sulla psiche umana e su quanto l’industria talvolta, complice il marketing aggressivo, risulti in grado di condizionare la mente dei consumatori azzerando totalmente il gusto soggettivo e dunque la propria coscienza critica. Non è affare degli ultimi anni, si parla di quasi mezzo secolo: si beve ciò che va di moda, ciò che in quel determinato periodo incontra il gusto delle masse, il più delle volte mortificando gli aspetti primari che rendono la nobile bevanda cara al dio Bacco: “il canto della terra verso il cielo” come sosteneva il compianto Luigi Veronelli.

Certo in passato sono stati fatti errori madornali, volendo a tutti i costi far diventare il Dolcetto ciò che non è e non sarà mai; parlo di vini muscolosi, ricchi di estratto che a tutti i costi “dovevano” assomigliare a grandi Barolo o Barbaresco, nulla di più sbagliato a mio avviso. Sintetizzando ulteriormente, anche a causa di quest’enorme confusione stilistica, è possibile asserire che la suddetta cultivar non ha mai spiccato il volo in termini numerici e a livello di quote di mercato. Ai giorni nostri fortunatamente la tendenza è in netto rialzo, complice il fatto che il gusto globale si sta indirizzando sempre più verso vini freschi, slanciati, ariosi e dotati di armonia e verticalità gustativa. Se esiste una cultivar che da sempre riassume abilmente le caratteristiche sopracitate quella è proprio il dolcetto.
Lo sa fin troppo bene l’Azienda Vitivinicola Poderi Luigi Einaudi che dal 1897 a Dogliani (CN), universalmente riconosciuta patria dell’uva autoctona piemontese sopracitata, ha dato lustro al territorio e alla storia stessa del vitigno, assieme ad altre importanti aziende s’intende. Dogliani è di fatto un piccolo borgo pittoresco, situato a circa 28 km da Alba e 47 da Cuneo, che dà il nome all’omonima DOCG istituita nel 2005. Ha dato inoltre i natali a Luigi Einaudi, primo Presidente eletto d’Italia; tra le dolci colline di questo versante della Langhe fondò i Poderi che portano ancor oggi il suo nome. Siamo giunti alla quarta generazione, al timone troviamo Matteo Sardagna Einaudi, bisnipote di Luigi.

L’Azienda, che ha tutt’ora a Dogliani il suo cuore storico, conta su 150 ettari di proprietà e diverse cascine. Nel corso di 126 anni di storia è cresciuta notevolmente attraversando le Langhe in diagonale, raggiungendo così Neive dopo aver toccato Barolo, Monforte d’Alba e Verduno; tutti nomi evocativi della grande enologia piemontese. Di fatto Poderi Luigi Einaudi intende rivolgere uno sguardo al futuro ben consapevole che per raggiungere i traguardi prefissati occorre necessariamente vantare le proprie origini, le tradizioni del passato.
All’interno del territorio di Dogliani l’Azienda possiede tre corpi vitati. Il primo è rappresentato dalla settecentesca Villa San Giacomo, situata a nord del borgo su una morbida collina attorniata da circa 10 ettari di vigna. Successivamente, attorno al 1923, l’acquisto dei Vigneti San Luigi, sempre a Dogliani ma a sud del paese, su una collina vocata che guarda a meridione e che da sempre è ritenuta ideale per il dolcetto. Non a caso a questo vitigno sono destinati la maggior parte dei 15 ettari vitati. Ultimo, non in termini di importanza, il Vigneto Madonna delle Grazie dove ha sede la cantina con un appezzamento di 4 ettari su una collina che svetta sulle altre, e che accoglie alcuni dei filari di dolcetto più longevi impiantati nel 1937. Non è finita qui: fuori della zona “classica” di Dogliani Matteo Sardagna può contare su altri cinque appezzamenti distribuiti in alcuni tra i migliori cru di Barolo e Barbaresco: rispettivamente Terlo, Cannubi, Bussia e Monvigliero, e Bric Micca. – Aveva fiducia nelle sue capacità e nel territorio – queste le parole di Matteo Sardagna Einaudi, architetto milanese ma ormai langarolo e vignaiolo a tempo pieno, che così descrive Luigi, il pioniere dell’Azienda; d’altronde questo spirito fa parte della famiglia da sempre.

Basti pensare che il nonno di Matteo, Roberto, fu ingegnere visionario ma anche viticoltore appassionato, lo zio Giulio ha fondato la casa editrice omonima, uno dei pilastri della cultura italiana del ‘900; infine Ludovico Einaudi, figlio di Giulio, compositore e pianista di fama mondiale. La filosofia produttiva ricercata da Matteo, condivisa con uno staff affiatato che dal 2016 vede il nostro protagonista affiancato da Zvonimir Jurkovic (esperienza ventennale presso Poderi Luigi Einaudi), prevede che alle vasche in acciaio si affianchino tini in cemento poroso di volumi diversi e dotati di serpentine di raffreddamento. Dopo la fase di vinificazione ogni partita di vino prende la propria strada riguardo l’affinamento: barriques e soprattutto botti di medie e grandi dimensioni. Volendo restringere il campo al tema principale di questo articolo, i Dogliani presentati dall’Azienda sono due: l’omonimo Dogliani Poderi Luigi Einaudi e il Dogliani Superiore Tecc.
Andrea Li Calzi
| Vini degustati | Annata | Prezzo | Voto |
|---|---|---|---|
| Barolo | 1999 | da 25 a 50 euro | @@@@ |
| Barolo Costa Grimaldi | 1999 | N/A | @@@@@ |
| Barolo Costa Grimaldi | 2000 | da 25 a 50 euro | @@@@ |
| Barolo Costa Grimaldi | 2001 | da 25 a 50 euro | @@@@ |
| Barolo Costa Grimaldi | 2004 | N/A | @@@@ |
| Dolcetto di Dogliani | 1999 | N/A | @@@@ |
| Dolcetto di Dogliani | 2000 | da 25 a 50 euro | @@@@ |
| Dolcetto di Dogliani | 2001 | oltre i 50 euro | @@@@ |
| Dolcetto di Dogliani | 2004 | N/A | @@@@@ |
| Dolcetto di Dogliani | 2005 | da 25 a 50 euro | N/A |
| Dolcetto di Dogliani | 1998 | N/A | @@ |
| Dolcetto di Dogliani | 2004 | N/A | @@@ |
| Dolcetto di Dogliani I Filari | 2003 | N/A | @@ |
| Dolcetto di Dogliani Vigna Tecc | 2003 | N/A | @@ |
| Langhe Luigi Einaudi | 1997 | da 15 a 25 euro | @@@@@ |
| Barolo Terlo Vigna Costa Grimaldi | 2011 | da 25 a 50 euro | @@@@@ |
| Dogliani | 2022 | da 11 a 15 euro | @@@@ |
| Dogliani Superiore Vigna Tecc | 2021 | da 17 a 22 euro | @@@@@ |
| Roero Arneis Donna Ida | 2024 | da 13 a 17 euro | @@@@ |