MUSCARI TOMAJOLI

20160912165412_logo-muscari-tomajoliIndirizzo: Località Bandita San Pantaleo s.n.c. – 01016, Tarquinia (VT)
Telefono: +39 328 8990631
WWW: www.muscaritomajoli.it
Email: vinimuscaritomajoli@gmail.com


laVINIum – 11/2017

Nel panorama vitivinicolo nazionale, da metà degli anni ’80 ad oggi, si è assistito a una progressiva trasformazione culturale e colturale che ha spinto ad abbandonare una visione produttiva basata sulla quantità a favore di una maggiore qualità. L’effetto domino non è stato immediato: partito da Toscana e Piemonte, si è sviluppato in tempi diversi anche in altre regioni, ma questa diffusione non è mai stata completa, ha ancora oggi delle sacche di resistenza in non poche denominazioni. Ciò nonostante tutte le regioni italiane ne hanno beneficiato.

 

Azienda Muscari Tomajoli

Non si può dire altrettanto della nomea e dei luoghi comuni che aleggiano intorno ad alcune aree che faticano a liberarsi di quei retaggi legati proprio a una politica della quantità. Penso, ad esempio alla mia regione, il Lazio, dove ancora oggi molti pensano che non esista un buon Frascati o un buon Cesanese, mentre si possono trovare vini interessanti persino in denominazioni meno note come Montecompatri, Zagarolo, Cori, nei Colli Etruschi Viterbesi, a Gradoli, a Tarquinia e in altre ancora, dove giovani realtà hanno portato nuova linfa e idee innovative.
Proprio nell’area di Tarquinia, in zona lievemente collinare a pochi chilometri dal mare, in provincia di Viterbo, c’è una piccola azienda che sta conquistando meritatamente un suo spazio nel sempre più affollato panorama di produttori di vino: Muscari Tomajoli.

 

Marco Muscari

Marco Muscari, 31 anni, dispone di due ettari vitati divisi fra cinque varietà; i due appezzamenti più grandi sono composti da montepulciano e vermentino, mentre gli altri sono petit verdot, alicante bouschet e barbera, impiantati con il papà Sergio nel 2007. La densità è di cinquemila ceppi per ettaro, l’impianto è alto 60 cm, un po’ inferiore alla norma; per il vermentino è stato scelto un clone proveniente da Sartène, in Corsica, che ha in comune sia la latitudine che la vicinanza al mare. Solo al momento dell’impianto è stato utilizzato concime organico, poi il sovescio con favino e altre piante, il sottofila viene sfalciato manualmente, niente diserbanti e solo uso di rame e zolfo, mentre in cantina non si fanno correzioni né chiarifiche, ma si preferisce la decantazione statica a freddo e un uso ridottissimo della solforosa. Recentemente, con l’enologo toscano Gabriele Gadenz (allievo di Maurizio Castelli) si è deciso di abbandonare il sovescio, visto il terreno particolarmente argilloso e secco, a causa anche delle stagioni sempre più calde, preferendo lasciare l’inerbimento spontaneo per tutto l’anno, riuscendo così ad evitare che la terra si secchi troppo e si sgretoli. Anzi, in questo modo la parte superficiale rimane più compatta, mentre sotto si mantiene l’umidità.

 

Filare di vite azienda Muscari Tomajoli

L’azienda non ha ancora la certificazione bio, ma arriverà presto, la ragione è legata esclusivamente alle lunghezze della burocrazia. Marco ci tiene a seguire il vigneto in prima persona, questo significa che, anche potendo, tenderà a contenere il numero di ettari vitati e di bottiglie prodotte, l’importante è che il rapporto fra spese e ricavi sia tale da permettergli una vita dignitosa, perché l’amore per la vigna e il vino è grandissimo, ma poi i conti devono tornare, perché lui è con questo lavoro che intende vivere.
Per i primi anni Marco, oltre al Vermentino Nethun, ha prodotto il rosso Pantaleone con uvaggi differenti: nel 2014 barbera 70% e alicante 30%, nel 2015 barbera 70% e petit verdot 30%, ma aveva già nella testa l’idea di arrivare a fare tutti vini da monovitigno; oggi che le piante hanno raggiunto la giusta maturità, ci è riuscito: il Rosato Velca, ultimo nato (2016), nasce da uve montepulciano, mentre il Pantaleone è diventato petit verdot in purezza. La scelta di abbandonare la barbera è dovuta in parte a una ragione commerciale; infatti, secondo Marco, è un vitigno che ha enormi difficoltà a farsi apprezzare nel Lazio, principalmente per problemi di comunicazione, inoltre c’è da dire che la barbera qui esprime un carattere del tutto diverso da quello piemontese, a partire dall’acidità che è meno elevata, ma anche i profumi e la struttura sono diversi. Se si superasse la visione varietale, che è tipica nostra, basterebbe dare un nome al vino e, se buono, nessuno starebbe a chiedersi se si tratta di barbera o altro (ndr). L’annata 2016 è stata ottima, sicuramente la migliore che Marco abbia avuto dal 2007: nonostante l’annata calda, in primavera era piovuto a sufficienza e, al momento della raccolta, le uve erano in condizioni perfette. La 2017, invece, si è rivelata molto più problematica: troppi mesi senza pioggia (Marco non ha voluto mettere in vigna l’irrigazione di soccorso, ma dopo questa esperienza ci sta facendo un pensiero…), tante piante non hanno fruttificato, molte hanno avuto un solo grappolo, la produzione si è ridotta del 30-40%. I vitigni che hanno sofferto di più sono la barbera e l’alicante, che sono quelli più precoci. Se il clima dovesse continuare su questo livello estremo, Marco ha già messo in cantiere l’eventualità di sostituire le due varietà con altre più resistenti alla siccità, come si stanno dimostrando il petit verdot e il vermentino.

 

Vigneto azienda Muscari Tomajoli

Sono tante le idee e i progetti che ha in mente, la sperimentazione continua, gli ostacoli non mancano, soprattutto sul piano dei costi e della difficoltà nel proporre i vini a un certo prezzo: non c’è nulla di più difficile che far capire alla gente che una produzione di qualità ha costi più elevati, pertanto il prezzo non può certo essere quello di un vino da supermercato.
Marco si è battuto molto per la naturalità del lavoro in vigna, in un ambiente che fa ancora fatica a comprenderne l’importanza. La meccanizzazione è ridotta al minimo, ovvero ai soli trattamenti con un piccolo trattore, per il resto tutto è svolto rigorosamente a mano. Mentre lo ascolto percepisco la sua passione e la sua voglia di fare bene e sempre meglio; con le prossime annate, spera di poter sperimentare anche contenitori diversi per la maturazione dei vini, sia in legno che in altri materiali, anfore comprese. Per ora godiamoci i suoi vini che, vi assicuro, meritano davvero, a partire dal Vermentino, circa 2000-2500 bottiglie che, guarda caso, finiscono in due mesi…

 

Vini degustatiAnnataPrezzoVoto
Nethun Bianco2016da 15 a 25 euro@@@@
Pantaleone2015da 15 a 25 euro@@@@
Pantaleone2016da 15 a 25 euro@@@@
Nethun Bianco2015da 15 a 25 euro@@@@

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