CASCINA CASTLET – Cascina Castlèt di Maria Borio


Logo Cascina CastletIndirizzo: Strada Castelletto, 6 – 14055 Costigliole d’Asti (AT)
Tel.: +39 0141 966651
Fax: +39 0141 961492
Sito: www.cascinacastlet.com
Email: info@cascinacastlet.com


laVINIum – 04/2023

Maria Borio, meglio nota come “Mariuccia”, non è certamente un personaggio nuovo per i lettori di Lavinium, diverse le monografie dedicate alla sua Azienda, Cascina Castlèt, situata a Costigliole d’Asti (AT) nel cuore delle colline astigiane. La sua fama la precede, basti pensare che nel 2021 ha raggiunto ben cinquanta vendemmie e questo importante traguardo l’ha festeggiato con un premio ricevuto al Genuss Film Festival di Zug, in Svizzera. Nella motivazione si legge “per quello che nella vita ha fatto per il vino”.

Mariuccia Borio di Cascina Castlet

Mariuccia Borio ritratta da Danila Atzeni

Mariuccia deve tutto alla materia tanto cara a dio Bacco, un mondo affascinante quanto complesso, soprattutto per una giovane ragazza che negli anni Settanta si è trovata nella condizione di dover affrontare un emisfero prettamente maschile, in una regione, il Piemonte, dove tale concetto veniva esasperato all’ennesima potenza. Dopo la scomparsa del padre eredita parte di Cascina Castlèt, circa 5 ettari. Queste le sue parole – “In totale erano 20 ettari che il nonno aveva diviso tra i 4 figli maschi. Le donne erano escluse dall’eredità della terra, la portavano solo in dote. Per me, figlia unica, non c’era altra soluzione ma a questo non ho pensato sono partita senza pregiudizi.

Le rose nelle vigne di barbera a Costigliole d'Asti

Le rose nelle vigne di barbera a Costigliole d’Asti

Non c’è bisogno di sforzarsi troppo con la fantasia per intuire quante difficoltà Mariuccia possa aver incontrato lungo la strada, un cammino ostruito da ostacoli rappresentati perlopiù dalla diffidenza di quei tempi. Trovo corretto asserire che se oggi, parte di questa mentalità è cambiata, lo si deve a persone come lei: caparbie, istrioniche, sensibili e soprattutto capaci di una visione d’insieme a tratti unica. Quando parlo di “visione d’insieme” mi riferisco al territorio, alla volontà – anzi necessità – di promuoverlo a 360°. “Lo scopo è rendere note le colline astigiane, non le colline di Mariuccia Borio“, spiega con tenacia e passione. A 23 anni, dunque, torna a Costigliole d’Asti dopo aver trascorso qualche anno a Torino al bancone della bottiglieria di famiglia, esperienza che le ha dato molto, soprattutto in termini di materiale umano.

La vendemmia

La vendemmia

Sono tornata con una visione nuova del Barbera – spiega Mariuccia – all’epoca era il vino che si vendeva sfuso e ho subito fatto una scelta importante: vendere vino solo in bottiglia scegliendo il packaging adatto. Ho impiantato nuovi vigneti e ho voluto in cantina le professionalità: enologo e agronomo. Amo la mia terra, ce l’ho nel Dna, ho scommesso sulla terra e sui vitigni del luogo: barbera, moscato, uvalino, chardonnay e cabernet, che fin dall’Ottocento sono presenti nel nostro territorio”.
Ciò che mi ha colpito di più dell’incontro con Mariuccia è senza dubbio il suo talento visionario. Non alludo soltanto alle etichette delle bottiglie degne delle migliori opere astratte di un’artista contemporaneo, ma alla sua capacità di comunicare, di promuovere il Barbera d’Asti e tutti i vitigni che hanno reso celebre questo importante angolo piemontese.

La barbera

La barbera

Inoltre voglio menzionare l’enorme lavoro, messo poi a disposizione dell’intera comunità, svolto da Cascina Castlèt sull’uvalino. Un vitigno autoctono a bacca rossa praticamente scomparso, presente nella mente e nei racconti degli anziani del posto, che tuttavia, oggi, grazie alle ricerche condotte assieme all’Università hanno evidenziato la sua presenza fin dall’800 in Astesana, così chiamato l’antichissimo territorio noto per la produzione di vini, grappe e spumanti. Quest’ultimo conta ben 52 borghi pittoreschi tra il Monferrato e le Langhe, areale vitivinicolo Patrimonio Unesco dal 2014. Tra le colline di Costigliole d’Asti, fino a cinquant’anni fa, era diffusa la credenza popolare che l’uvalino custodisse proprietà taumaturgiche, ovvero legate ai miracoli; a tal riguardo ogni azienda ne coltivava qualche filare. La suddetta cultivar veniva vendemmiata per ultima e il più delle volte beccata dagli uccellini che ne andavano ghiotti.

La barricaia

La barricaia fotografata da Danila Atzeni

Ai giorni nostri l’azienda può contare su un corpo vitato di circa 31 ettari, filari ben esposti e dislocati attorno alla sede della Cantina. Dolci colline caratterizzate dalla presenza di terreni ricchi di argilla e calcare di origine sedimentaria marina, con buona presenza di limo, sabbia e minerali, in particolare magnesio. Ci troviamo a circa 300 metri sul livello del mare, all’interno di in un paesaggio dove ancor oggi regna una biodiversità fatta di boschi, noccioleti e seminativi. La storia di Cascina Castlèt inizia nel 1700 e da sempre vede protagonista la famiglia Borio, la stessa che nel corso dei secoli si è distinta per la capacità di mantenere un forte legame con la terra. L’intento è sempre stato quello di coltivare i vigneti sfruttando i principi di un’agricoltura poco invasiva e dedita al minimo impatto. Poche e semplici regole che vedono al centro di tutto il rispetto per l’ambiente e per chi lavora. Un rapporto maniacale con le proprie vigne, a tal riguardo Mariuccia non fa nessuna fatica ad ammettere che ad ognuna di esse ha affibbiato un nome specifico, e che almeno un paio di volte al giorno non resiste alla tentazione di andare a visitarle. Percorrendo la strada che porta a Cascina Castlet la mia attenzione viene rapita da alcuni nidi artificiali installati nel 1995 su pali della vigna e della luce.

Il Barbera nel bicchiere

Il Barbera nel bicchiere, foto Danila Atzeni

Un altro fulgido esempio della lungimiranza di Mariuccia, ovvero la necessità di creare, da zero, un progetto didattico di educazione ambientale volto a sensibilizzare i più circa il rispetto della terra, degli animali, degli alberi, realizzato assieme gli studenti dell’Istituto Agrario Penna di Asti. Esiste in loco una cartellonistica piuttosto diffusa che racconta la vita tra i filari dei tanti animali presenti, quali ad esempio ricci, uccelli, lepri, insetti, oltre a diverse tipologie di alberi (roveri, ciliegi, gelsi). L’importanza della tutela della biodiversità, la valorizzazione di tutte le architetture presenti all’interno del paesaggio rurale costellato dai tanti ciabot e cappelle votive; questi i punti cardine della filosofia di Casa Borio.
Vedremo nel dettaglio ben sei etichette proposte da Cascina Castlèt. Senza ombra di dubbio spadroneggia il Barbera d’Asti in tre versioni distinte, seguite da due etichette di Monferrato Rosso e un Piemonte Moscato Passito che concluderà “dolcemente” il viaggio.

Andrea Li Calzi

Vini degustatiAnnataPrezzoVoto
Moscato d'Asti1998da 5,00 a 7,50 euro@@@
Monferrato Rosso Uceline2012da 15 a 25 euro@@@@
Barbera d’Asti Vespa2018da 10 a 15 euro@@@@
Barbera d’Asti Superiore Passum2016da 15 a 25 euro@@@@@
Barbera d’Asti Vespa2019da 10 a 15 euro@@@@
Barbera d'Asti Superiore Litina 50° Anniversario2017da 15 a 25 euro@@@@@
Barbera d'Asti Vespa2021da 11 a 15 euro@@@@
Barbera d'Asti Superiore Litina2019da 15 a 18 euro@@@@
Barbera d’Asti Superiore Passum2018da 24 a 28 euro@@@@@
Monferrato Rosso Policalpo2017da 17 a 20 euro@@@@
Monferrato Rosso Uceline2015da 24 a 27 euro@@@@
Piemonte Moscato Passito Aviè2019da 16,5 a 20 euro@@@@@

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