Sorsi d’Irpinia, la sfida brianzola per promuovere gioielli dell’enologia campana
L’idea è nata da Marco Riva, uno dei titolari di Altro Palato, società di Giussano (MB) di consulenza vinicola per la ristorazione: sostenere un drappello di artigiani del vino nel percorso che va dalla cantina alla tavola. Oggi più che mai, la concorrenza è agguerrita, nascono continuamente nuove realtà e l’apertura globale dei mercati ha reso molto difficile per i piccoli produttori riuscire a farsi conoscere e apprezzare.
Marco, colpito dai ripetuti assaggi di Fiano, Greco e Aglianico, ha deciso di andare in prima persona in Irpinia per conoscere quei luoghi, quelle persone e i loro vini, e ne è rimasto affascinato, soprattutto perché la forza della Campania è quella di avere un’incredibile diversità di espressioni, grazie a un territorio vocatissimo per il vino e geomorfologicamente eterogeneo.
Così l’idea si è fatta concreta realtà e oggi fanno parte del progetto Sorsi d’Irpinia 6 aziende: Stefania Barbot, Borgodangelo, Cennerazzo, Feudo Apiano, Sertura e Ventitré Filari. Sei piccole, preziose, realtà accomunate da forte passione e dalla ricerca assoluta della qualità.
Quando Marco (che avevo già avuto il piacere di conoscere due anni fa in occasione di un mio viaggio nelle Terre Lariane, quando era direttore del Consorzio, e grazie al quale ebbi l’opportunità di approfondire i vini di 13 aziende e raccontarli in questo articolo) mi ha chiesto di esprimere le mie impressioni sui 13 vini di queste aziende, ho accettato con piacere, fra l’altro alcune le conosco già e sono fra le mie preferite.
Ecco qui un excursus sulle 6 aziende e i loro vini.
STEFANIA BARBOT (Via St. G. Iannaccone, 6 – 83100 Avellino, tel. 335-7295133, e-mail: espiezia@stefaniabarbot.it)
Siamo a Paternopoli, in zona collinare tra i 450 e i 530 metri di altitudine, dove dimorano i vigneti che Stefania e il marito Erminio allevano con grande passione. Alcuni filari hanno superato i 70 anni, qui regna l’aglianico, con la consulenza preziosa dell’enologo Vincenzo Mercurio. Pur essendo ancora giovane, l’azienda dimostra di avere già intrapreso un percorso consapevole, idee chiare che significano estrarre dal vitigno la massima qualità in vigna e dosare molto bene il legno in cantina.
Irpinia Campi Taurasini Ion 2015 (14,5 gradi) – di questo vino avevo già apprezzato la 2014, qui si sente l’annata più calda e una concentrazione maggiore, ma senza che il vino risulti appesantito. Ha colore rubino violaceo, profumi di rosa Damascena, prugna, ciliegia nera, sanguinaccio, liquirizia e guizzi di erbe aromatiche. In bocca mostra una struttura significativa, tanta freschezza che ci ricorda l’altitudine e le fondamentali escursioni termiche notturne, un tannino fine e ben controllato, materia profonda, di classe, con rintocchi balsamici e pepati nel finale.
87-88
Taurasi Fren 2013 (14,5 gradi) – mi aveva già ampiamente convinto a febbraio, ora lo trovo ancora migliorato, del resto tutti i Taurasi che hanno stoffa richiedono anni per esprimersi al meglio. La prima cosa che salta al naso è la grande differenza con lo Ion, qui i toni sono più “freschi”, meno concentrati, un bouquet che colpisce per eleganza, fenomeno non così frequente in questa tipologia, rosa, viola, ciliegia, meno prugna, poi incenso, pennellate di liquirizia e tabacco, sfumature di cacao, cannella, chiodo di garofano. Al palato conferma le impressioni mostrando maggiore scioltezza e dinamicità; annata diversa, certo, ma non è solo per questo. Tannino di trama finissima, legno ben gestito e una freschezza che gli dà notevole tonicità privandolo di qualsiasi appesantimento.
89-90
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FEUDO APIANO (Via Casale Monaci, 8 – 83030 Lapio (AV), tel./fax 0825-982181, cell 320-6921024 e-mail: info@feudoapiano.it)
Angelo Silano, classe 1984, era destinato a fare vino, lo sapeva sin da ragazzo, quando all’esame di terza media sconvolse i professori presentando una tesina sulla composizione dei terreni. Del resto la sua famiglia disponeva già dagli anni ’80 di una proprietà terriera a Lapio, che nel 1996 si trasformò in una vera e propria azienda agricola. Nel frattempo Angelo diventa enotecnico, approfondisce gli studi nel campo dell’alimentazione, lavora per un certo periodo nella sede parigina del Gruppo Italiano Vini, infine si laurea in agronomia. Con lui, nel 2011 si fonda l’attuale Feudo Apiano, non conferiscono più le uve ma inizia la produzione in proprio. Oggi l’attività è entrata a pieno regime, i vigneti sono ripartiti fra Lapio (sopra i 500 metri di altitudine) e Taurasi (attorno ai 400 metri); da agronomo intelligente Angelo sa che la monocoltura non è mai una buona soluzione per preservare l’ecosistema e la vitalità dei terreni, per questo accanto alla vite ci sono ulivi, noci, castagni e le erbe aromatiche tipiche del territorio picentino; in vigna e cantina adotta metodo biologico, ma anche vegano, perché preferisce utilizzare esclusivamente prodotti di origine vegetale. A Lapio, in contrada Arainiello, c’è anche un vigneto del tutto particolare, un vero e proprio cru di fiano situato a ben 600 metri s.lm., dove il suolo riporta ancora oggi le tracce evidenti dell’eruzione vesuviana del 1944 nei lapilli, nelle ceneri e nella pietra pomice che lo compongono. Se decidete di andare a visitare l’azienda, non dimenticate di fare un salto nella sua agrisalumeria Aperifiano!
Fiano di Avellino 2016 (14 gradi) – solo acciaio per questo bianco, fermentato con lieviti selezionati a Lapio dal professor Moschetti. Nel calice mostra un colore paglierino luminoso ed esprime piacevoli profumi di frutta gialla, susina, pesca, agrumi, sfumature floreali, erba finocchiella, influssi minerali. Al palato rivela eccellente freschezza, un ritorno agrumato deciso che è accompagnato da una vena sapida suggestiva. Buona persistenza e ottima pulizia espressiva.
87/88
Irpinia Aglianico 2015 (13,5 gradi) – lontano da qualsiasi visione modaiola, Angelo Silano fa maturare il proprio aglianico in acciaio e botti di castagno da 30 Hl per almeno 9 mesi, cui segue un affinamento in bottiglia per un periodo altrettanto lungo. La vigna si trova a circa 520 metri s.l.m. in Contrada San Nicola nel comune di Lapio, su terreno franco argilloso. Nel calice il vino mostra un cuore rubino vivace con riverbero granato nel digradare verso il bordo; piacevolissimo l’impatto olfattivo, con belle note di viola, ciliegia, amarena, slanci pepati, rosmarino e altre erbe aromatiche. Sorso generoso, freschissimo, con una tessitura ancora giovanissima ma ben delineata e fragrante, si sente la qualità del frutto, dovevano essere acini perfetti, croccanti, perché la sensazione gustativa li richiama molto bene. 88/89
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SERTURA (Via Circumvallazione, 39 – 83100 Avellino, tel. 0825 1910307, sito www.sertura.it, e-mail: info@sertura.it)
Chi la conosce non ha dubbi nel guardare il logo aziendale: si tratta della Torre dell’Orologio di Avellino. Un omaggio al capoluogo dell’Irpinia, regione d’eccellenza dove nasce Sertura, termine dialettale che indica tutto ciò che nasce spontaneamente in natura e caratterizza il sottobosco. Giancarlo Barbieri, agronomo dal 1992, ha girato in lungo e in largo le aziende, soprattutto quelle irpine, fino al passo decisivo: aprirne una per conto proprio. Disponendo di 3 ettari vitati di proprietà, ha deciso di dedicarsi a un progetto autonomo.
Così, nel 2014, insieme a uno staff di collaboratori molto giovane (Dario Piccolo e Federico Starnone, tra gli altri), ha cominciato a produrre Falanghina, Fiano, Greco, Aglianico e Taurasi. Le uve per i rossi provengono da Torre Le Nocelle, quelle per i bianchi da Santa Paolina e Montefalcione. E proprio in quest’ultima località ha sede la nuova cantina.
Fiano di Avellino 2017 (12,5 gradi) – proviene da due vigneti, uno di 1,5 ettari in Contrada San Marco e 1,2 ettari in Località Stazione, ambedue in comune di Montefalcione. Fermenta e matura in acciaio per 6 mesi a contatto con le fecce fini, cui seguono 3 mesi di affinamento in bottiglia. Ha colore giallo paglierino intenso e vivace, il ventaglio odoroso abbraccia prima note floreali di biancospino e mimosa, per poi aprirsi a un bel fruttato di albicocca e susina, con nuances agrumate e di nocciola. Bello slancio all’assaggio, acidità vibrante e un frutto copioso che ritorna accompagnato da note di erbe aromatiche, il finale è dichiaratamente sapido e minerale.
86/87
Greco di Tufo 2017 (13,5) – ci spostiamo a Prata di Principato Ultra, qui in Contrada Vallimai (0,7 Ha) e Località Cellaro (0,3 Ha), nasce questo Greco di Tufo a circa 480 metri s.l.m. su terreno argilloso; viene vinificato e affinato esclusivamente in acciaio, dove permane a contatto con le fecce fini per 6 mesi e conclude il suo percorso con altri 4 mesi in bottiglia. Colore giallo paglierino luminoso con nuances verdoline, nonostante l’annata non sia stata certo facile, fra gelate primaverili e siccità estiva, dona piacevoli profumi di ginestra, limone e arancia gialla, mandorla cruda, erbette aromatiche, muschio. Al gusto esprime una perfetta corrispondenza aromatica, si aggiungono sfumature di mollica di pane e una vena agrumata dall’impatto appena dolce, non spigoloso. Finale coerente con un tocco di sapidità.
86/88
Irpinia Aglianico 2015 (13,5 gradi) – proviene dalla Contrada San Mercurio nel comune di Torre Le Nocelle, il vigneto è esposto a sud-est su terreno a prevalenza di argilla, le uve sono state vendemmiate nella prima decade di novembre e sottoposte, dopo opportuna pigiadiraspatura, a una fermentazione di oltre tre settimane, mentre la maturazione si svolge per un anno in acciaio, cui segue un periodo di affinamento in bottiglia di 6 mesi. Rispetto all’Aglianico di Feudo Apiano, emerge subito una maggiore concentrazione nel colore, che mantiene un profilo rubino con margine granato. Accostato al naso rivela note più scure e profonde, la ciliegia è nera, si sente la prugna, la mora, il mirtillo, cui si affiancano noce moscata e cardamomo, effluvi di muschio e terra umida. In bocca mantiene il profilo scuro, più austero, la materia è profonda e ha buona acidità a sostenerla, tannino ben definito e scorrevole, finale che richiama la liquirizia, il cacao amaro, ma anche piacevoli ritorni fruttati. Evolverà a lungo.
87/88
Taurasi 2012 (14 gradi) – sempre in comune di Torre Le Nocelle, ma la contrada è Felette, la vigna è molto piccola, 0, 4 ettari, un gioiellino con piante di 55 anni di età media e una resa di soli 40 quintali per ettaro; vinificazione in acciaio e maturazione per 18 mesi in botti di rovere da 10 ettolitri, cui segue un anno in bottiglia. Ha colore granato di buona intensità, il bouquet è di indubbia classe, gioca su una ciliegia ancora “croccante”, su belle sfumature di tabacco, ginepro, cacao, liquirizia, per poi tornare sul frutto ampio, più amarena che prugna. Poi accenni ematici e di sottobosco. Eccellente al gusto, stratificato, profondo, con un tannino da Taurasi, importante ma di grana pregiata, ottima la freschezza che alimenta il piacere del sorso, lungo, succoso, persistente.
91/92
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BORGODANGELO (Contrada Bosco Selva SP 52, km 10 83050 – Sant’Angelo all’Esca (AV), tel. 0827 73027, cell. 338 2002461/349 8719104, sito www.borgodangelo.it, e-mail info@borgodangelo.it)
Antonio Lo Priore e Pasquale Iannuzzo hanno dato vita a quest’azienda irpina con l’obiettivo di raggiungere una qualità elevata e seguire princìpi volti a esaltare le caratteristiche del territorio irpino. Il contributo dell’enologo Cristoforo Pastore è stato determinante per inquadrare un percorso che consentisse di fare vini con una precisa personalità, senza dimenticare l’importanza del consenso del destinatario finale e al contempo senza strizzare l’occhio a facili scorciatoie e a mode del momento. Va sottolineato che Antonio e Pasquale, agli inizi dell’avventura, hanno recuperato un vecchio appezzamento di famiglia quasi abbandonato, con l’intento di contribuire a valorizzare il territorio e il paesaggio. Anche in quest’areale dove dimorano le vigne, il suolo ha prevalenza argilloso-calcarea con tracce evidenti dei residui di natura vulcanica.
Greco di Tufo 2017 (13 gradi) – qui a Montefusco i vigneti di greco sono suddivisi in piccole particelle per un totale di 0,9 ettari a un’altitudine media di 500 metri s.l.m. su suolo argilloso-calcareo. Le uve vengono fermentate e vinificate in acciaio e restano a contatto con le fecce fini per circa 5 mesi, cui seguono 2 mesi di affinamento in bottiglia. Paglierino lucente con riverberi verdolini, notevole l’impatto olfattivo, con profumi di pesca gialla, albicocca, nespola, melone invernale e agrumi su uno sfondo piacevolmente minerale. In bocca è fresco e agrumato, non senza spunti di erbe aromatiche e richiami gessosi; espressivo e godibile, ma certamente migliorerà nei prossimi mesi. 86/87
Irpinia Rosato 2017 (14 gradi) – aglianico in purezza, arriva dal vigneto Grottone, solo mezzo ettaro su terreno argilloso a 450 metri di altitudine. Macerazione di 24 ore e permanenza in acciaio sulle fecce fini per 6 mesi. Ha colore buccia di cipolla, profuma di ciliegia, lampone, ribes e melagrana; al palato è gustoso, davvero piacevole, nasconde molto bene la gradazione non proprio da rosato, rendendo il sorso avvolgente e succoso, niente male! 85/86
Taurasi Riserva 2010 (14,5 gradi) – da un vigneto di 3,5 ettari diviso fra le contrade Piano d’Angelo e San Martino, su suolo argilloso-calcareo con presenza abbondante di detriti di origine vulcanica. Il vino dimora per 30 mesi in botti di rovere di Slavonia da 750 litri, poco più che dei tonneaux, cui segue un anno di affinamento in bottiglia. Granato profondo e quasi impenetrabile, bouquet sontuoso, intenso, fitto, giocato su note di prugna secca, ribes nero, fico rosso disidratato, cioccolato fondente, liquirizia, cipria, cenni vegetali maturi. Al palato si percepisce la materia importante, ben sorretta dall’acidità, il frutto copioso e maturo è accompagnato dai toni speziati, con richiami alla liquirizia e al chiodo di garofano. Un Taurasi strutturato e dalla trama fitta, ma non pesante, che non teme certamente l’invecchiamento.
89/90
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VENTITRÉFILARI (Via Piante, 43 83030 – Montefredane (AV), tel. 0825 672482, cell. 334 9331944, www.ventitrefilari.com, info@ventitrefilari.com)
Un progetto racchiuso in un vino, il cui nome identifica il numero dei filari che compongono il vigneto di fiano a Montefredane, 0,70 ettari in una delle aree più vocate in assoluto per la coltivazione di questo vitigno, ma anche l’anno di nascita di nonno Alfonso, classe 1923, colui che ha trasmesso tutte le sue conoscenze a figli e nipoti. Oggi la famiglia De Benedetto ha come obiettivo la creazione di piccoli cru per valorizzare il rapporto tra vino e territorio, iniziando da questa piccola vigna di quasi 25 anni ereditata dai nonni, sita in Contrada Alimata per un’estensione di 0,8 ettari, su suolo argilloso-calcareo, esposta a sud-est a un’altitudine di 450 metri s.l.m.. La viticoltura è assolutamente naturale, non vengono usati né diserbanti né pesticidi, ma eliminate manualmente le piante infestanti lasciando un inerbimento temporaneo. I lieviti sono indigeni e la maturazione del vino avviene soltanto in acciaio con contatto sulle fecce fini per 9 mesi. Segue un periodo di affinamento in bottiglia di 10/12 mesi. La consulenza dell’enologo Carmine Valentino garantisce la buona riuscita di tutto il processo produttivo.
Fiano di Avellino Numero Primo 2016 (13 gradi) – con questo millesimo siamo giunti alla terza annata prodotta: colore giallo paglierino intenso, al naso spiccano note di cedro, mapo e biancospino, poi gesso, finocchietto selvatico, susina, leggera mandorla. L’assaggio rivela una trama fresca e di un certo spessore, si sente la qualità della materia prima, c’è sapidità e lunghezza, l’impressione generale è di un bianco all’inizio di un lungo e promettente cammino evolutivo. Fra tutti quelli assaggiati in quest’occasione è, a mio avviso, quello che più crescerà e svilupperà una complessità invidiabile.
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CANTINE CENNERAZZO (Via Casale Bosco, 10 83010 – Torrioni (AV), cell1 339 5955515, cell2 331 4767426, www.cantinecennerazzo.com, info@cantinecennerazzo.com)
Tutto è iniziato con Sebastiano, che ha deciso di fare un passo avanti dalla produzione al solo uso famigliare. Oggi è sostenuto dai figli Lidia e Federico, questo è al momento l’unico vino aziendale, ottenuto da 4 ettari di appezzamenti distribuiti fra Torrioni, Tufo e Petruro Irpino, su terreni prevalentemente argillosi a medio impasto, con frequenti venature sulfuree. Potatura a Guyot per una densità di 3000 ceppi per ettaro, rese sotto gli 80 quintali, interventi in vigna a basso impatto ambientale, poca solforosa, solo acciaio.
Greco di Tufo Sphera 2015 (13 gradi) – seconda annata per questo vino prodotto dalla famiglia Cennerazzo; nel calice rivela un colore intenso, dorato con riverberi verdognoli; all’olfatto inizialmente appare ancora chiuso, ma bastano pochi secondi affinché si schiuda a note di pesca gialla, albicocca, nespola, agrumi maturi, poi sfumature ammandorlate e di erbe aromatiche.
Al palato rivela struttura, buona vena acida, ritorno fruttato pieno su fondo sapido, nel finale torna la nota di mandorla. Vino di bella intensità, profondo e certamente capace di evolvere a lungo.
89/90



