Vesuvio Bianco Contradae 61.37 2021 Casa Setaro: la biodiversità si fa succosa

Che Massimo Setaro fosse un grande interprete del Caprettone, uva autoctona vesuviana, è cosa nota da un po’. Territorio ricco di biodiversità e di suoli potenti, il suo, ma ancora secondario dal punto di vista del turismo e di un certo riconoscimento generale di qualità, viticoltura in primis. La stiamo riscoprendo adesso, l’area vesuviana, grazie al lavoro dio pochi, ma grandezza chiede grandezza e dunque bisogna possedere quel famoso lampo di lungimiranza. Di aggiungere qualcosa che prima non c’era o che non era ancora stato fatto. Vini che, negli anni, si son fatti sempre più interessanti, eleganti, narratori di un terroir precipuo ed unico come solo quello vulcanico, con il mare di fronte, riesce ad essere. Massimo Setaro aveva una visione lassù e l’ha realizzata. Racconta spesso della sua infanzia tra le vigne ed è stato il primo a credere nel Caprettone, uva autoctona, ma ostica, di bassa resa e con grappoli di medie dimensioni, richiede un clima caldo e soleggiato e, non a caso, prospera se allevata proprio nei terreni vulcanici. Da complice di blend, oggi è un’uva protagonista a casa sua.
L’assaggio
Contradae 61.37 Vesuvio Bianco DOC Casa Setaro ’21 contiene un solido 50% di Caprettone ed un ulteriore 50% ripartito tra uve Fiano e Greco. Si tratta di un progetto di zonazione e conseguente salvaguardia della biodiversità, attraverso l’utilizzo di tre vitigni campani fortemente rappresentativi e che, non si scopre nulla di nuovo, sono lì dai primi del ‘900. Solo che oggi è arrivata anche l’eleganza, il sapersi comportare in società. Contradae 61.37 è vino intenso, snello, adatto ad accompagnare piatti di mare, primi leggeri, spensierati aperitivi a base di formaggi freschi e vegetali. Tira fuori il carattere e sa farsi voler bene. La zona di produzione è il Parco Nazionale del Vesuvio, Bosco del Monaco, per la precisione, a 150 metri sul livello del mare ed è il risultato di una doppia vendemmia: la prima raccolta per favorire l’acidità, la seconda quando l’uva è giunta a maturazione completa. Un anno in acciaio, cui seguiranno 12 mesi di riposo in bottiglia: un vino che ho avuto il privilegio di assaggiare ‘a casa sua’, Vesuvio alle spalle e Golfo di Napoli di fronte, in pratica, la scheda tecnica era tutta davanti ai miei occhi. Contradae 61.37 brilla come l’oro, profuma di fiori freschi ed erbe selvatiche. Sapido, succoso, pian piano arrivano ginestra, pesca e macchia mediterranea. Sorso fresco che promette una lunga e piacevole durata.
Prezzo medio in enoteca: 30 euro
Nadia Taglialatela




