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Terre di Pisa: l’unione fa la forza

Un territorio vitivinicolo in ascesa

Tra i cipressi a Terricciola
Tra i cipressi a Terricciola

Quando Riccardo Gabriele, coordinatore del Consorzio Vini Terre di Pisa, ci ha contattati per una totale immersione in quello che, personalmente, considero un territorio promettente della bella Toscana del vino, non abbiamo esitato nemmeno un secondo. Da sempre Lavinium dedica ambio spazio ad ogni tipo di realtà vitivinicola, dalle più grandi e consolidate alle più piccole ed emergenti. Zaino in spalla e si parte per questa tre giorni all’insegna dei vini prodotti in provincia di Pisa. Considerando il periodo, il tour si è tenuto agli inizi di novembre, non mi è mai capitato di incontrare un cielo così terso, sole in quantità e soprattutto un’aria gelida che si addice più al mese di gennaio. D’altro canto, si sa, ormai a livello climatico è completamente inutile fare pronostici, non si capisce davvero più nulla. Sembra una frase fatta ma è realmente così.

Panorama sui vigneti a Terricciola
Panorama sui vigneti a Terricciola

Il Consorzio Vini Terre di Pisa nasce a fine 2018 grazie all’impegno di un gruppo di viticoltori uniti da un intento nobile ed ambizioso: valorizzare la produzione enologica di punta della provincia pisana. Ho conosciuto alcuni di loro e ciò che mi avviso li accomuna realmente è la voglia di raccontare il proprio impegno con il sorriso fra le labbra, soprattutto quando l’interlocutore – di norma – è persona motivata, curiosa e propensa a non minimizzare soprattutto i dettagli. D’altronde è di dettagli che si parla, di sfumature e soprattutto visione d’insieme. Non è facile emergere in un territorio vitivinicolo storico e consolidato, affianco a potenze mondiale del vino che hanno conquistato ormai da oltre mezzo secolo i mercati globali.

Tra i vigneti al tramonto

Come ogni buon consorzio che si rispetti, l’obbiettivo è quello di promuovere, tutelare e valorizzare la Doc Terre di Pisa, ma anche di partecipare all’attività di vigilanza in fase di commercio coordinandosi con gli enti preposti e di proporre nuovi disciplinari di produzione. In merito a quest’ultimo punto ho potuto constatare personalmente che vi è spazio in tal senso. Attraversando in macchina i comuni di questo areale, passeggiando tra i filari e ascoltando gli aneddoti dei produttori, mi sono reso conto che il territorio è assai vario e ricco di microelementi – soprattutto legati al terreno – in grado di fare la differenza. Alludo a tutte quelle sfumature che i più curiosi e attenti avranno poi modo di ritrovare all’interno del calice. Numerosi sono i servizi che il consorzio offre alle aziende che aderiscono al progetto, soprattutto in ambito promozionale. L’appuntamento annuale di “Terre di Pisa Food and Wine Festival”, in Piazza Vittorio Emanuele II a Pisa, è l’evento più importante dell’anno, ma l’obbiettivo è quello di intraprendere il più possibile attività specifiche dedicate alla “conquista” di nuovi mercati in collaborazione con la Camera di Commercio. Attualmente il consorzio riunisce quindici aziende distribuite in sette comuni.

Foliage tra le vigne

Analizzando morfologicamente la zona, notiamo che è caratterizzata dalle classiche colline toscane di non elevata altitudine, con punte massime di 400 m s.l.m. e con una media prevalente di 250 m s.l.m. L’asso nella manica è rappresentato dalla grande complessità a livello geologico. Quest’ultima nasce dal fatto che l’area vitivinicola in questione è stata una delle prime ad essere raggiunta dalla deformazione collisionale della placca africana nei confronti di quella europea. Le varie unità geo pedologiche di terreni liguri si sono mescolate e alternate a quelle delle falde toscane, e per questa origine la sua viticoltura si sviluppa principalmente su suoli di media profondità a tessitura franco-argillosa, e franco-limosa, originatisi da argille e sabbie del Pliocene. Non è raro, durante una lavorazione ad esempio, trovare nel vigneto fossili marini risalenti a quell’epoca o addirittura coralli, com’è capitato al sottoscritto durante una visita ad alcuni vigneti del comune di Terricciola.

Coralli nel terreno delle Terre di Pisa
Coralli in un terreno nei pressi di Terricciola

La Doc Terre di Pisa, istituita nel 2011, concentra inizialmente l’attenzione sulla categoria Sangiovese e sul Rosso. Nel luglio del 2024 l’approvazione della modifica al disciplinare che prevede l’introduzione delle tipologie Bianco, Vermentino e Rosato. Nel corso del 2023 sono stati rivendicati 51,24 ettari (dato che ovviamente si riferisce al momento in cui ancora non si conteggiavano bianco, vermentino e rosato). L’areale di produzione comprende i comuni di: Fauglia, Crespina, Lari, Chianni, Capannoli, Palaia, Peccioli, Terricciola, Casciana Terme, Ponsacco, Pontedera, Montopoli in Valdarno, San Miniato, Orciano Pisano, Lorenzana e Santa Luce. Un fattore determinante è indubbiamente il clima, tale da creare un habitat particolarmente idoneo alla viticoltura. La piovosità non supera i 780 mm annui, concentrati soprattutto nei mesi invernali, e le temperature oscillando intorno ai 15 gradi (+4°C in inverno, +24°C in estate) non sono mai particolarmente ostili. Nel periodo primaverile il clima mite favorisce un equilibrato sviluppo vegetativo, ivi comprese fioritura ed allegagione. Tali condizioni consentono un basso utilizzo di fitofarmaci nell’ottica di una gestione sostenibile del vigneto, riducendo decisamente l’impatto sull’ambiente.

Fossile marino
Fossile marino

La provincia di Pisa è storicamente legata alla viticoltura e gli Etruschi hanno avuto un ruolo di rilievo. Vissuti fra il IX e il I secolo a.C., erano già soliti abitare queste terre. Tra le varie attività l’allevamento della vite, tramite il sistema di alberata, era molto importante e di conseguenza la produzione ed il consumo di vini del territorio. Facciamo un salto in avanti e a seguito della creazione, nel XIX secolo, di un primo modello di mercato estero e non solo nasce l’esigenza di promuovere i propri prodotti nel loro luogo natio. Si ricava così dagli Atti del Comizio Agrario di Pisa, tenutosi nel 1884, la decisione di nominare un rappresentante di ogni Comune della Provincia di Pisa assieme ai Comitati agrari locali, su esortazione del Prefetto di Pisa al fine di organizzare, nel 1885, la prima fiera di Vini e Oli pisani. Attorno al 1891 venne istituito l’Albo dei viticoltori e negozianti della Regione Toscana, e la Provincia di Pisa figura tra quelle più rappresentate; ulteriore riprova del fatto che stiamo parlando di una zona enologica vocata da secoli. Nel 2011 viene istituita la Doc Terre di Pisa e nel 2018 la creazione del Consorzio. Tra i vitigni allevati troviamo cultivar autoctone, o largamente diffuse, quali vermentino, trebbiano toscano e sangiovese, ma anche uve internazionali: cabernet sauvignon, merlot e syrah. La produzione, stando agli ultimi dati disponibile, si aggira attorno al mezzo milione di bottiglie ma è in constate crescita.
Di seguito l’elenco delle aziende consorziate: Pietro Beconcini, Cantina Cupelli, Podere Pellicciano, Tenuta Chiudendone, Fattoria Villa Saletta, Usiglian del Vescovo, Fattoria Varramista, Tenuta di Ghizzano, Le Palaie, Villa Cosmiana, Badia di Morrona, Castelvecchio, Fattoria Fibbiano, Podere la Chiesa, Pieve dè Pitti, Marina Romin, Podere Spazzavento, Fattoria Uccelliera e infine I Giusti e Zanza.


LA DEGUSTAZIONE


◆ Pietro Beconcini
Terre di Pisa Rosso MaurLeo 2021
Rubino-porpora, media trasparenza. Frutto “carnoso” che sa di amarena, spezie dolci e suggestioni di cola e incenso; struttura da vendere, rotondità e un peso leggermente eccessivo al momento. Ha soltanto bisogno di tempo.
Terre di Pisa Sangiovese Reciso 2020
Rubino-granata, luminoso. Bel naso dolce di amarena, geranio selvatico e spezie dolci; con lenta ossigenazione smalto e grafite. Un vino lungo, profondo e ricco di sapidità. Molto buono e dal finale “dissetante”.

I vini in degustazione◆ Fattoria Fibbiano
Terre di Pisa Sangiovese Ceppatella 2018
Rubino squillante, media trasparenza. Il suo respiro è coinvolgente, ritrovo frutti rossi spremuti, pepe nero e un soffio balsamico, grafite e tabacco, ivi compresa una nota salmastra in chiusura intrigante. Palato ricco, “voluttuoso”, pur conservando tensione acida, digeribilità e il giusto slancio. Buonissimo.
Toscana Ceppatella 2007
Granata con unghia rubino. Profilo austero, oserei dire “sepolcrale”. Nell’ordine: incenso, cera, grafite, cola, vinile e macchia mediterranea; con lenta ossigenazione toni salmastri. Tannino ancora sorprendentemente vivo e una scodata acida degna del miglior Sangiovese, unita a tanta sapidità. Lunghissimo. Un vino eterno e soprattutto buono.

◆ Usiglian del Vescovo
Terre di Pisa Rosso ll Barbiglione 2020
Rubino profondo, caldo, porpora sull’unghia. Un ricordo di cosmesi e frutti neri di bosco, spezie dolci e toni boschivi uniti a legni dolci. Ritrovo un vino caldo, avvolgente, ricco di sapidità e con la giusta spalla acida; è ancora giovane. Si farà.
Terre di Pisa Rosso ll Barbiglione 2019
Rubino-porpora di media trasparenza. Timbro olfattivo notevole in questa fase dominato da soffi vegetali e tabacco, note empireumatiche e pepe verde. In bocca vi è maggior equilibrio rispetto al precedente campione, nonostante un tannino ancora graffiante pur tuttavia dolce; avverto anche tanta digeribilità e un corpo mediamente pronunciato. Buono.

◆ Podere Pellicciano
Rosso Toscana Tricche 2021
Rubino-granata, media trasparenza. Profuma di ciliegia matura e ribes rosso, lentisco e mirto con soffi balsamici che lo rendono accattivante. Mediamente strutturato, bella spinta sapida corroborata da una freschezza che invoglia il sorso successivo.
Terra di Pisa Sangiovese 2019
Rubino intenso chiaro, vivace, estratto medio. Sulle prime il corredo floreale del sangiovese qui assume toni dolci e al contempo austeri: rosa canina, violetta, ma anche incenso, grafite e frutti di bosco rossi; progressione notevole e un finale mediamente lungo, sapido, senza dubbio appagante. Ancora giovane.

I vini in degustazione

◆ Le Palaie
Rosato di Toscana Thulite 2023
Tonalità rosa a metà strada tra il rame e il salmone. Tutta l’esuberanza fruttata della mela renetta, ciliegia e cosmesi in chiusura. È un vino soprattutto succoso, di media persistenza e sapidità.
Terre di Pisa Gatta ci Cova 2021
Rubino-porpora profondo, estratto medio. Ci mette un po’ ad aprirsi, ma quando ciò accade la zagara e il ribes rosso sono realmente percepibili, accompagnati da una nota vegetale e di pepe verde; la sua virtù e senza dubbio la piacevolezza, non priva di profondità ed un corpo moderato. Un giovanotto.

◆ Tenuta di Ghizzano
Terre di Pisa Sangiovese Mimesi 2021
Granata, unghia arancio. Forse tra i nasi più intriganti dell’intera batteria, la sobrietà e la finezza sono le parole chiave: resina, croccante di mandorla, ribes rosso ed effluvi minerali che con opportuna ossigenazione divengono ancor più evidenti. Fresco, teso, giustamente acido pur tuttavia ricco di polpa e progressione. Buonissimo.
Terre di Pisa Rosso Veneroso 2020
Rubino intenso e piuttosto vivace. Pennellate floreali dipingono un quadro olfattivo sobrio e giocato sulla finezza: iris, viola, tabacco in foglie, liquirizia e caucciù. Tannino percepibile, dolce, e una bella distensione in termini di rotondità e al contempo tensione acida, succo.

◆ Villa Saletta
Rosato di Toscana Rosé 2022
Rosa tenue, luminoso e di media consistenza. Verrebbe da citare la canzone “Tutti Frutti” di Little Richard, in quanto la pesca noce e la mela renetta pare quasi di “morderle”, anche la cipria e il muschio bianco fanno capolino. La rotondità è piuttosto evidente attraversata da guizzi acidi, e sapidi, di media intensità.
Terre di Pisa Chiave di Saletta 2019
Rubino-granata caldo, media trasparenza ed estratto. Superata la parte inziale in cui le note erbacee offuscano lievemente il frutto, distinguo l’amarena, legni dolci e spezie fini, rosolio. Riempie il palato senza strafare, anche in bocca ritrovo un frutto carnoso e un aroma di legno ancor non perfettamente digerito. La stoffa c’è, diamogli tempo.

Il terreno
Il terreno

◆ Varramista
Terre di Pisa Rosso Frasca 2021
Rubino-porpora, tonalità “vibrante”. Le erbe officinali, unite all’incenso e al croccante alle mandorle – con incursione di terriccio bagnato e rosolio – lo rendono affascinante, forse il vino che al naso mi ha stupito maggiormente, data anche la giovane età. In bocca avverto una stoffa lodevole, e non parlo soltanto dell’equilibrio intrinseco ma soprattutto della bontà a 360°. Bravi davvero.
Toscana Varramista 2018
Rubino caldo, è un vino ricco in antociani. Naso potente, balsamico, anche la zagara ed il ribes rosso fanno la loro parte; in chiusura pepe nero appena macinato. Timbro incalzante, alcol ben gestito, il frutto è sinuoso e disegna linee in cui è facile perdersi. In senso buono s’intende. Intravedo buone potenzialità nei confronti dell’affinamento.

◆ Castelvecchio
Terre di Pisa Sangiovese Le Colline 2022
Color granata, unghia ancor più chiara. Il naso offre ricordi di ribes rosso e zagara, pepe nero ed erbe officinali che fanno pensare a vini prodotti in montagna; anche lo smalto e la pietra polverizzata avvalorano questa tesi. Anche in bocca si palesa la sua identità slanciata, ariosa, coerente; un Sangiovese non privo di corpo e profondità. Da bere a secchiate insomma.
Terre di Pisa Rosso Massima Felicità 2022
Rubino caldo, riflessi porpora, media consistenza. Anche in questo caso il bouquet è pulitissimo, privo di quell’esuberanza che stanca; al contrario la ciliegia matura conquista la scena, seguita a ruota da note di cosmesi, spezie fini e un finale nettamente salmastro. Digeribile, alcol percepito pari a zero e soprattutto lungo, in quella maniera che piace a me, ovvero priva d’eccessivo peso. Bravi.

Tra i filari

◆ Badia di Morrona
Toscana Rosso N’Antia 2020
Rubino caldo e di media trasparenza. Ho apprezzato il registro olfattivo perché cambia con disinvoltura e va dal frutto di bosco maturo alle note vegetali, di macchia mediterranea, palesando un timbro in levare, mai sfacciato. Lo stile è il medesimo anche al palato: rotondo, dal tannino dolce e marcante, attraversato da una freschezza stimolante e da guizzi sapidi. Buono.
Terre di Pisa Sangiovese VignaAlta 2020
Granata con unghia rubino, tonalità chiara, vivace. Tempo fa ho recensito l’annata 2018 e ne riconosco la mano. Il timbro olfattivo è in levare ed è un classico dei vini prodotti mediante “uve d’altura”; risulta appassionante ricercarle nel bicchiere. Nell’ordine: ribes rosso e ciliegia matura, eucalipto, noce moscata, grafite, pietra polverizzata; in chiusura toni silvestri. In bocca sinergia tra sapidità e freschezza risultano notevoli, forse gli aromi del legno marcano ancora un po’ l’insieme ma è un vino ancora giovane che ha una lunga strada davanti a sé. Non vi è alcun dubbio.

◆ Marina Romin
Terre di Pisa Sangiovese Turseno 2021
Tra il rubino e il granata di bella trasparenza e vivacità di colore. Apprezzo la capacità di questo Sangiovese di risultare dolce al naso e al contempo arioso, privo di note ridondanti e confuse. Distinguo: geranio selvatico, amarena, lentisco, sabbia umida e grafite. Sorso appagante, centro bocca e densità commisurata al peso del vino che si distingue, inoltre, per doti di bevibilità e lunga persistenza.
Terre di Pisa Rosso Boccanera 2021
Rubino acceso, vivo, estratto medio. Al naso avverto un insieme di sfumature variegate che evolvono lentamente. Dapprima soffi balsamici e suggestioni salmastre, pian piano si apre e squaderna dolci ricordi di amarena, prugna e tanta macchia mediterranea. Non certo un peso massimo, pur tuttavia non è un difetto, anzi. Forse soltanto po’ più di volume e persistenza in più l’avrebbero reso perfetto, o quasi.

Tra i filari

◆ Podere la Chiesa
Terre di Pisa Rosso Sabiniano di Casanova 2021
Rubino caldo, tonalità profonda. Timbro olfattivo incalzante tra incursioni di frutti neri maturi, spezie e legni dolci; con lenta ossigenazione affiorano refoli balsamici e un profumo marcato che sa di geranio. Palato ricco, voluminoso, dotato di rotondità e un finale che si accomoda lievemente. Manca quel guizzo in più di freschezza. Nel complesso un vino godibile soprattutto a tavola.
Terre di Pisa Sangiovese Opera in Rosso 2021
Color granata di grande trasparenza e medio estratto. Lo avvicino al naso e in questa fase a mio avviso fatica a rivelare la sua identità, i toni risultano sommessi e l’ossigenazione mostra una lieve speziatura, effluvi minerali, e frutti rossi maturi; è ancora molto giovane. In bocca avverto profondità e slancio, pulizia di aromi; in chiusura tanta coerenza priva di sbavature. Buono.

◆ Podere Spazzavento
Rosso di Toscana Dedicato a Nonno 2022
Rubino caldo e vivace. Naso dolce di croccante alla mandorla, ginepro e amarena matura; qualche nota vinosa, qua e là, vivacizza l’insieme ancora non del tutto definito a mio avviso. Lo si avverte soprattutto assaggiandone un sorso, ancora piuttosto nervoso, esuberante nel frutto e privo della giusta distensione. Richiede tempo, la stoffa c’è.
Terre di Pisa Rosso Grano delle Formiche 2019
Rubino caldo con qualche sfumatura color granata. Qui al contrario ritroviamo un vino ben più equilibrato, e lo si evince soltanto annusandolo. I profumi di tabacco, mentolo, pepe verde, mora e grafite crescono d’intensità lentamente, fondendosi l’un l’altro con disinvoltura. Anche in bocca la “cremosità” del tannino è vincente, in tandem con la giusta freschezza, sapidità e allungo finale. Buonissimo.

◆ Fattoria Uccelliera
Toscana Rosso Poggio alla Pietra 2022 (Governo all’uso toscano)
Rubino- porpora, media consistenza. Tanti fiori freschi al naso che profumano di geranio e rosa rossa, cipria-rossetto, pepe rosa e un curioso accento fumé. Si destreggia con disinvoltura tra morbidezza e succo, acidità è medio volume; tannino dolce e di buona fattura.
Toscana Rosso Syrah 7 Dieci 2018
Porpora intenso, trama calda. Naso esuberante dai toni prettamente “autunnali”: amarena, cannella, pepe nero e sottobosco, legni dolci; rivela eleganza e convince per doti di pienezza gustativa, volume e progressione, mantenendo digeribilità e assenza d’alcol percepito.

Andrea Li Calzi

Andrea Li Calzi

È nato a Novara, sin da giovanissimo è stato preso da mille passioni, ma la cucina è quella che lo ha man mano coinvolto maggiormente, fino a quando ha sentito che il vino non poteva essere escluso o marginale. Così ha prima frequentato i corsi AIS, diplomandosi, poi un master sullo Champagne e, finalmente, nel giugno del 2014 ha dato vita con la sua compagna Danila al blog "Fresco e Sapido". Da giugno 2017 è entrato a far parte del team di Lavinium.

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