Tenuta Casenuove e Fattoria Petreto, le firme toscane di Austruy

Le due aziende sono oggi insieme sotto la guida del grande imprenditore francese. Già al tempo dell’acquisizione di Tenuta Casenuove, a Panzano in Chianti, avvenuta nel 2015, si è parlato di Philippe Austruy. Appassionato di vino e proprietario di un portfolio di aziende vinicole nel mondo, dall’isola del Giglio, alla Toscana e al Douro passando per l’Haut- Médoc, ha da poco messo la firma anche su Fattoria Petreto, d’accordo con il proprietario Alessandro Fonseca. Le due aziende si sono presentate per la prima volta insieme a Roma a giugno 2026.
A dare inizio a questo percorso è stato l’anno 2015, quando Austruy incontra Alessandro Fonseca, agronomo ed enologo. A lui viene affidata la nuova Tenuta Casenuove, che Austruy, dopo averla acquisita nel 2015, vuole far riemergere da anni di sonnolenta decadenza. L’intesa fra i due non fa che rinvigorirsi di progetto in progetto e arriviamo alla fine del 2025, quando la Vignoble Austruy, il gruppo francese che riunisce le proprietà vinicole, acquisisce Fattoria Petreto, mantenendone intatta la vocazione.

Due anime e un cuore pulsante
Tenuta Casenuove si estende nel cuore del Gallo Nero, a Panzano in Chianti, 135 ettari e altri 3 in esame e di fatto 30 vitati, con produzione di Chianti Classico in versione annata, Riserva e Gran Selezione e un Igt di taglio bordolese. Il percorso di rinnovamento in cantina e nei vigneti porta al biologico nel 2022 per l’intera gamma, con una conversione che ha già preso il via nel 2019.

La versatilità del Sangiovese inizia fin da subito a farsi sentire, e alla presenza di Alessandro Fonseca, la giornata si apre con Ziik, il metodo Charmat dell’azienda Tenuta Casenuove, una selezione di recupero delle uve Sangiovese, raccolte entro fine agosto, e una lavorazione in autoclave che avviene fuori Toscana, in Valdobbiadene. Sei mesi di attesa con imbottigliamento ad aprile. Sorso espressivo e fresco, dove le note del Sangiovese vengono smussate dalla leggerezza del frutto non rosso, appena accennato. Un piccolo cameo “rosa” per una produzione di 12mila bottiglie.

Fattoria di Petreto e lo sguardo alla Francia
L’azienda sorge a Rosano nel comune di Bagno a Ripoli, su circa 30 ettari di cui 12 vitati e che nel tempo ha costruito la sua identità intorno ai vitigni a bacca bianca di origine francese. “Ci discostiamo dalla linea Chianti Classico perché produciamo vini bianchi con uve francesi come Sauvignon Blanc, Sauvignon Gris, Semillon e Chenin Blanc, Riesling e Chardonnay. Da Bordeaux alla Loira e in parte l’Alsazia” ci racconta Alessandro Fonseca, presente a Roma per la presentazione.
La posizione dell’azienda è a dir poco eletta, a pochi chilometri da Firenze e accanto al fiume Arno, con esposizione nord-est su suoli profondi e alluvionali. A fare da contorno ci sono terreni ricchi di scheletro e le colline di roccia alberese, un chiaro richiamo a Radda e Castellina, su altezze fino a 300 metri. Il microclima risulta fresco e in piena estate già dopo le sette il sole sparisce e questo ha concorso nella scelta di varietà specifiche. Negli anni Settanta, in un periodo di sperimentazione, il padre di Fonseca aveva già sovrainnestato il Sauvignon Blanc di marze prese a Panzano dove erano stati impiantati due ettari di bianco con Chardonnay, Traminer e Sauvignon Blanc.

Con un salto evolutivo negli anni Novanta, pensando di fare un vino dolce da uve botritizzate, Fonseca ha proseguito piantando Semillon, Sauvignon Gris, ma sempre con la testa al vino dolce, che oggi è solo la parte finale di una produzione che vanta etichette di bianchi secchi.
In azienda si produce il Podere Sassaie che assaggiamo nell’annata 2023, in vendita ora. E, fortuna nostra, per un esercizio che non è di stile ma una constatazione, l’annata 2019 della stessa etichetta, perché i vini di Fattoria Petreto sanno affinare in bottiglia davvero molto bene. Il blend è composto da uve Sauvignon Blanc, Sauvignon Gris e Semillon, di norma anche Chenin Blanc ma non nella vendemmia 2023.

Toscana IGT Podere Sassaie 2023, è un vino delicato e deciso che gioca sulle note floreali, come zagara e gelsomino. Il sorso è fruttato, rievoca melagrana, susina matura, tra vaghe note mielate una scia vegetale e una profondità salina che accende l’immaginazione. Il richiamo è ai guizzi impressionistici, una macchia di colore di Monet, un tramonto frastagliato, una palette sussurrata che sprigiona luce e tepore, mai abbaglio.
Toscana IGT Podere Sassaie 2019 è un vino già più strutturato, compatto, definito, i sentori sono pieni, rotondi, quasi tropicali, frutta gialla matura e polposa, note tostate, erbe aromatiche. Il quadro è espressionistico, macchie di colore decise e vivide, non solo accennate. Le pennellate sono spesse e dense, comprimono il gusto in un abbraccio sensoriale vivido.
L’interpretazione del Sangiovese a Tenuta Casenuove
L’azienda si chiama così perché riprende l’antico nome già presente al catasto dal 1608, “case nuove”, azienda risollevata nel vero senso del termine da Austruy da un periodo di decadenza che nei secoli ha visto l’avvicendarsi di famiglie e proprietari, tanti illuminati ma altri meno. Ancora oggi mantiene vecchie strutture reintegrate in un disegno contemporaneo che bilancia antico e moderno. Con interventi accurati e l’estro dell’imprenditore che oltre all’intuito ci mette l’amore per l’arte, la tenuta è anche un percorso alternativo al vino per il visitatore che, passeggiando all’interno del complesso tra i vialetti e gli squarci paesaggistici, si imbatte in autentiche opere in una sorta di mostra privata permanente.
Un percorso di oltre dieci anni in vigna e in cantina, con la guida di Cosimo Casini e Maria Sole Zoli, porta Tenuta Casenuove all’apice di una denominazione che Fonseca definisce “ancora sottovalutata”. Lo fa con tre referenze, Annata che è il vino di ingresso nel mondo Casenuove, la Riserva per approfondire e che si compone delle uve di quattro vigne, e infine la Gran Selezione, fatta con uve di un solo vigneto, Sopra Torre, Uga Panzano, e soltanto nelle annate migliori.

Un Chianti Classico vibrante e di grande armonia
In anteprima assaggiamo Chianti Classico 2024, annata equilibrata e generosa in termini di qualità, definisce il vino con tratti di frutto fragrante e gustoso, il sorso è fresco, pimpante, leggermente sapido pieno di esuberanza. Chianti Classico Riserva 2023 rispecchia l’annata e rimane chiuso, pensoso, un vino che va atteso e capito. I sentori diventano ematici, minerali, il frutto è intenso, amarena sotto spirito. Il finale è erbaceo, leggermente amaricante, il tannino si sente e il Sangiovese qui esce con vigore e determinazione, senza sconti.

Chianti Classico Gran Selezione 2021 racchiude tenacia e potenza in un abbraccio elegante e composto, senza spigolature. La spezia prende spazio, a seguire il frutto maturo, infine, le note boschive e la parte conclusiva si allunga su cenni ematici e intensi. Un quadro seicentesco, con spicchi di ombre e luci che si alternano in un insieme complesso e severo, ma sempre sostenuto dall’acidità sullo sfondo che rende il sorso ampio e appagante.
Nel corso del pranzo presso il Ristorante romano Alfredo alla Scrofa, l’assaggio dei vini abbinati al pasto ha confermato la qualità anche e soprattutto in compagnia del cibo, perché il vino va bevuto e vissuto a tavola. La grassezza della Carbonara viene stemperata dalla acidità dello Ziik e anche dalle nuance morbide di Podere Sassaie, soprattutto con la 2023, fresca e vibrante. L’Agnello Scottadito con cicoria ripassata non disdegna il Chianti Classico annata per la fragranza di frutto. La selezione di formaggi infine viene servita con Pourriture Noble 2006 di Fattoria Petreto, che vi andiamo a raccontare.

Pourriture nasce da un’idea alla fine degli anni Novanta, quando Fonseca inizia a fare delle prove sul Sauvignon Gris che si lascia attecchire dalla muffa nobile con estrema facilità. Complice anche la vicinanza dell’Arno e una certa somiglianza di paesaggio che Fonseca non teme di paragonare al Sauternes, seppur con le dovute differenze. In anni difficili e anche di grande curiosità nel mondo vino, questo prodotto ha avuto subito riscontri notevoli. Il Pourriture Noble 2006 nasce da un’annata molto buona e da una Botrytis fantastica, le uve di Sauvignon Blanc e Gris e Semillon venivano raccolte tre volte alla settimana scegliendo i migliori grappoli attaccati dalla muffa. Il risultato era intorno a venti ettolitri l’anno, il tutto è stato vinificato in barrique per 12/18 mesi. Nel 2009 viene imbottigliato. Il grado zuccherino è circa 100 grammi/litro, 15 gradi alcol, un vino caratterizzato da fresca acidità, spinta verticale nel sorso, abbracciato dalle note di frutta candita, zafferano, miele, albicocca disidratata.

Brevi conclusioni
La produzione di Tenuta Casenuove che tocca le centomila bottiglie l’anno è una conferma ulteriore a quanto assaggiato in passato. Laddove il sorso rimaneva incerto e introverso pur preludendo a grandi equilibri, oggi si fa vibrante, fragrante e gustoso nell’annata, ricco di stratificazioni fruttate e minerali nella Riserva, con un passo deciso e ormai consolidato, mentre per la Gran Selezione il vino diventa simbolo, protagonista della scena, ampio e totalizzante.
Ci sentiamo di dire che Fattoria Petreto fa una deviazione rispetto all’anima rossista della regione e tocca sponde inedite, con vini dai sentori freschi, agrumati e floreali, estranei alle terre ricche di galestro e alle intemperie del clima. Anzi, sono bottiglie che sanno di una storia silente e sotterranea che si sta materializzando. Un nuovo e audace volto della Toscana.
Pur diverse e quasi antitetiche, Tenuta Casenuove e Fattoria Petreto insieme avanzano e lo fanno con grande solidità.
Susanna Schivardi




