Tenuta la Costa e il Buttafuoco Storico Vigna Catelotta

L’Azienda vitivinicola Tenuta la Costa, di proprietà della famiglia Calvi, si trova nella Frazione Costa di Castana, proprio sulla vetta di un promontorio collinare, dal quale si domina l’intera Pianura Padana.
I Calvi sono agricoltori da generazioni e posseggono vigneti in questa zona fin dal 1700, compresa la Vigna Catelotta, dalla quale esce il Buttafuoco Storico Vigna Catelotta.
La Vigna Catelotta esiste già alla fine dell’Ottocento ma sono del 1907, i primi atti notarili depositati a Voghera che ne riportano il Toponimo (trattasi della divisione della vigna fatta da Calvi Fedele a favore dei suoi otto figli, in altrettante particelle).
È collocata nel Comune di Castana, area Argille, nel cuore della zona del Buttafuoco Storico, su un terrazzo collinare che costituisce la delimitazione occidentale della Valle Versa e vanta una secolare vocazione alla produzione di uve pregiate.
Ha una superficie di circa 3610 mq., ad un’altezza di 250-290 metri s.l.m.. L’esposizione a Sud-Est consente alle piante di godere quotidianamente della massima irradiazione solare disponibile. L’elevata pendenza e l’insolazione determinano un regime idrico particolarmente rigido che porta ad una ottimale maturazione delle uve. L’attuale vigneto è stato impiantato nel 1980, con uvaggio di Croatina 60%, Barbera 25%, Uva Rara 10%, Ughetta di Canneto 5%. I ceppi sono messi a dimora con una densità teorica di 4200 ceppi per ettaro. La densità effettiva è però più bassa a causa dell’età avanzata del vigneto e perdita di germinazioni.

Nel 2015 vengono aggiunti 600 metri, quasi tutti a Ughetta di Canneto e un po’ di Barbera per riequilibrare l’uvaggio. La vigna è stata oggetto di un ulteriore ampliamento di 1600 metri, completato alla fine del 2021.
Poco per volta, la vigna, che era stata suddivisa in numerose particelle, si ricompone grazie alle acquisizioni di Giuseppe Calvi e dei suoi figli Cristian e Graziano.
L’attuale Azienda, è stata fondata da Guido Calvi, nel 1946, quando, al ritorno dalla sua prigionia in un campo di concentramento in Germania, ha iniziato a vendere il vino che produceva. Dai vigneti di proprietà, poco più di 13 ettari, che circondano l’Azienda, si ricavano circa ottantamila bottiglie all’anno. L’Azienda è stata condotta, fino a qualche anno fa da Giuseppe, figlio di Guido, formatosi alla Scuola Enologica di Alba, dopo aver fatto l’avviamento a Broni e tre anni all’ITAS Carlo Gallini, di Voghera.
Dal 2008 è intestata ai figli Cristian e Graziano, anche loro diplomati alla Scuola Enologica di Alba e successivamente laureatisi in Viticoltura ed Enologia, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.
All’attività famigliare, oltre naturalmente ancora a Giuseppe, partecipa anche la madre Anna. Giuseppe Calvi, classe ’49, è un concentrato di esperienza e sapienza e ha una visione precisa e intransigente del proprio lavoro.
È stato un socio fondatore del Club del Buttafuoco Storico.

“Ho partecipato non solo alla fondazione del Club ma anche a tutte le riunioni che hanno preceduto la sua nascita. Due intensi anni di discussioni e confronti ma anche di analisi, verifiche, controlli. Ognuno faceva le prove con i vini, nella propria cantina e poi le condivideva con gli altri. È stato un periodo di grande esaltazione e tutti eravamo consapevoli che stavamo scrivendo una pagina di storia dell’Oltrepò Pavese. Io ho iscritto al Club la Vigna Catelotta ma le prime uve utilizzate per fare il Buttafuoco Storico delle annate 1996, 1997, 1998, derivano da un’altra vecchia vigna che avevo in affitto, la Vigna Capitania e ho ancora delle bottiglie di Buttafuoco Storico di quelle annate.
Le uve della Vigna Catelotta entrano nel Buttafuoco Storico a partire dal 1999.
Fino al 2020, l’etichetta del Buttafuoco Storico Vigna Catelotta era di rame. Successivamente abbiamo fatto un’etichetta rossa e una capsula con due colori. Il nuovo restyling è tutto merito dei miei figli, adesso l’Azienda è intestata a loro“.
Cristian, classe 1981 e Graziano classe 1984, hanno ereditato dal padre i valori della famiglia, della dignità, del lavoro e sanno di avere in mano un’Azienda che con loro potrà soltanto crescere.
Sono due ragazzoni dalle spalle larghe ma, al primo sguardo non li diresti dei contadini. Appena però cominciamo a parlare di vigne e di cantina si svelano le loro origini fatte di concretezza, semplicità, umiltà: “Sia io che mio fratello Graziano abbiamo fatto le elementari a Castana e le medie a Santa Maria della Versa e poi ci siamo diplomati col titolo di enotecnico alla Scuola Enologica di Alba.
Nel 2001 io m’iscrivo all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, corso di Viticoltura ed Enologia, col professor Mario Fregoni, docente di scienze agrarie. Lo stesso fa mio fratello, tre anni più tardi e alla fine conseguiamo entrambi il titolo di enologo. Pur senza mai trascurare gli studi, nella vigna ci siamo sempre andati; il trattore lo usavamo fin da quando eravamo ragazzini, non c’era nemmeno bisogno della prolunga per arrivare ai comandi perché avevamo le gambe lunghe. D’altra parte c’è più da imparare a stare in mezzo alla vigna o in cantina che sui libri.
La Scuola Enologica di Alba ha un’Azienda vitivinicola di 10 ettari e noi ragazzi passavamo più tempo nei vigneti e tra le botti che in classe.
Graziano ed io sappiamo che il fiore all’occhiello della nostra Azienda è la Vigna Catelotta. È una vigna molto grande che la nostra famiglia possedeva già alla fine dell’Ottocento, poi spezzettata in tante proprietà distinte.
Il nostro obiettivo è quello di ricomporre interamente questa vigna. Finora siamo riusciti ad acquisirne buona parte ma per chiudere il blocco ci mancano ancora alcune particelle. È solo una questione d’affezione non ci interessa produrre di più.
La nostra è un’Azienda artigianale e vogliamo che rimanga tale. Riteniamo equilibrato il nostro attuale sistema di produzione che ci permette di seguire passo passo ogni singola fase della lavorazione in vigna e in cantina. Siamo orgogliosi di questa vigna. È un teatro naturale di grande bellezza. Ogni volta che ne calpestiamo la terra, lo facciamo con il dovuto rispetto consapevoli del suo pregio. Tra i suoi filari, ogni passo è un invito ad andare avanti, seguirne le curve, inoltrarsi, scoprire la sua vocazione.
Quando sei in mezzo alla Catelotta capisci il vero significato del termine ‘terroir’, ovvero la potenzialità del suolo che esalta le varietà tipiche del territorio: lo spirito della terra. Il vino lo fa la terra: l’uomo deve intervenire il meno possibile. Noi lasciamo fare alla Catelotta tutto il lavoro e in cantina ci limitiamo a coccolare il prodotto straordinario che la natura ci dà. È così che nasce il Buttafuoco Storico Vigna Catelotta”.
Valerio Bergamini


