Il Vermouth entra in casa di Sara Vezza, anzi… ci ritorna dopo trent’anni!

Sono rimasto piacevolmente colpito dalla storia che mi ha raccontato Sara Vezza, nota produttrice monfortina, sulle ragioni per cui da quest’anno il Vermouth affianca il Barolo Ravera, il Nebbiolo d’Alba, la Barbera d’Alba Superiore Villar’o e i due spumanti metodo classico Alta Langa Brut e Nebbiolo d’Alba Brut Rosé.
Intanto specifichiamo che si tratta di un Vermouth Rosso a base nebbiolo, ma entrerò nel dettaglio più avanti.
Il racconto inizia quando Sara aveva 8 anni e come ogni estate trascorreva alcune settimane nella casa di campagna della nonna materna al Podio, una piccola frazione nella pianura tra Bene Vagienna e Monforte, dove nonna Maria era nata, figlia di fabbricanti di mattoni e maestra di professione.
Fin qui nulla di strano, se non fosse che la cara nonnina, dalle regole ferree e poca pazienza, aveva l’abitudine dopo pranzo (che si faceva rigorosamente alle 12) di imporre a Sara il pisolino, la siesta, il riposo pomeridiano per almeno 2 ore. Per lei era una specie di punizione, ma contraddire Maria era impensabile, alla fine di questa tortura obbligata la nonna aveva un’altra ritualità: preparare la “Birra del Podio”, mandava Sara a prendere i bicchieri da Whisky nella credenza e si metteva a miscelare ghiaccio, soda e Vermouth. E Sara, nonostante avesse 8 anni, aveva il consenso di berlo! E quanto le piaceva…
Come sempre accade le mode passano, così il Vermouth è stato un po’ dimenticato e Sara non lo ha più bevuto, fino a pochi anni fa, quando degli amici gliene hanno regalato una bottiglia. Successivamente, in occasione di una cena, Sara l’ha aperta per berla con loro e, in meno di un battito d’ali, si è sentita ritornare a quando era bambina, a quei profumi e sapori tanto particolari che l’avevano emozionata.
È stata la molla che l’ha spinta a voler realizzare un proprio Vermouth, coinvolgendo tutto il gruppo di ragazzi che lavorano in Cantina. Due anni passati alla ricerca del partner giusto per produrre un Vermouth poco commerciale, non convenzionale e a base nebbiolo. La scelta è andata a The Spiritual Machine (distributore di beverage torinese) e Distilleria Magnoberta.

Svelato l’arcano entriamo nel merito del prodotto: si chiama Vermouth di Torino Rosso, la base è un rosato di Nebbiolo, si aggiunge alcol neutro, zucchero, aromi naturali e un infuso di erbe e spezie. Ovviamente non è dato conoscere la miscela di erbe e spezie, esattamente come avviene per il Barolo Chinato, ognuno ha la propria ricetta, che è l’elemento distintivo e unico di ogni azienda produttrice.
Bene, eccolo finalmente nel calice, con un colore che mi ricorda tanto certi Barolo invecchiati, è una tonalità calda, tra granato e ambrato, accostato al naso è davvero invitante, la sensazione immediata è quella delle spezie officinali, come quelle che si trovano dai frati camaldolesi, ma a ben sentire sotto, scostando le note provenienti dall’infuso, c’è qualcosa che mi riporta al vino, al nebbiolo invecchiato, prugna sotto spirito, tabacco e cuoio, poi affiora l’arancia amara e candita, l’eucalipto essiccato, il mallo di noce, il cardamomo e molto altro.
In bocca è avvolgente, senza eccessi alcolici (siamo attorno ai 16°), la parte speziata si fonde a richiami vanigliati e tostati, la sensazione è di rotondità e morbidezza, ma non manca quella base acida che vitalizza il sorso. Un bel prodotto davvero, che per la complessità e morbidezza che lo caratterizza può essere abbinato facilmente alle carni lungamente cotte in intingolo e speziate, si presta anche alle interiora, come animelle, coratella e fegatini, ma anche a formaggi stagionati piccanti e speziati, persino a dolci a base di cioccolato fondente e di creme al caffè e nocciola.
Roberto Giuliani




