Incontro-intervista con Marco Gallone, nuovo Amministratore Delegato della Feudi di San Gregorio
La nomina dello scorso novembre di Edoardo Narduzzi a nuovo Presidente della società ha completato, passando attraverso le due cariche di maggior prestigio, il rinnovo del team alla guida della cantina di Sorbo Serpico.
Il nuovo assetto dell’organigramma societario era già stato avviato in agosto con la nomina del Dottor Marco Gallone ad Amministratore Delegato. Nonostante sia trascorso qualche mese dai primi contatti che avevo avuto per organizzare questa intervista devo dire di aver riscontrato, fin dal primo momento, una grande disponibilità. Una disponibilità che, forse, neanch’io mi sarei aspettato alla luce dei miei giudizi quasi mai lusinghieri sui vini prodotti alla Feudi.
Nevica intensamente, in provincia di Avellino, nelle ore che precedono il mio breve viaggio verso Sorbo Serpico mettendo a rischio di un ulteriore rimando la mia intervista. Fortunatamente le condizioni meteo migliorano, la temperatura è rigida ma sopportabile. Vengo accolto in un’ampia e confortevole sala dove ha luogo la mia breve e cordiale conversazione con il Dott. Gallone. Nel giro di un’ora sarò, già, sulla strada del ritorno.
Prima di iniziare ufficialmente l’intervista, Marco Gallone segna subito un colpo a suo favore confidandomi la sua passione per i vini rosati. Ne approfitto del clima amichevole, da subito creatosi, e scusandomi per la banalità della domanda decido di dar sfogo alla mia curiosità:
“Ma la storia di Feudi in vendita ha mai avuto un fondamento di realtà?”
La risposta è secca e perentoria: “No, mai.“. Il Dottor Gallone spiega che i “rumors” che da sempre circolano sulla presunta “messa in vendita” dell’azienda non hanno mai avuto alcuna reale fondatezza. La famiglia Capalbo ha costantemente rinnovato e rilanciato il proprio impegno nella cantina di Sorbo Serpico attraverso iniziative concrete ed investimenti impegnativi, come dimostra la realizzazione della nuova avveniristica struttura (in dirittura d’arrivo), la nascita di Marennà, il ristorante d’elite voluto all’interno della stessa, ed il progetto Dubl sugli spumanti autoctoni in collaborazione con Anselme Selosse.
Visto che ci sono mi tolgo anche una seconda curiosità circa: “…i problemi presunti di un indebitamento fuori controllo, anche quelle sono solo voci?“.
Un’altra risposta secca e perentoria: “Sì, si tratta di un indebitamento a medio-lungo termine che può essere considerato perfettamente in linea con i livelli di redditività attuali e attesi“.
Possiamo iniziare.
Una svolta nel segno della continuità
E iniziamo subito con una domanda piuttosto scontata ma inevitabile sulle motivazioni inerenti il cambio di vertice.
“Ci dobbiamo aspettare un cambio di filosofia produttiva o si è trattato di una semplice sostituzione?“.
La risposta apparentemente contraddittoria di “una svolta nel segno della continuità” mi viene spiegata come una volontà ben chiara e precisa di non voler, assolutamente, rinnegare il passato. Non sarebbe corretto, forse neanche tanto normale, voler cancellare un passato, piuttosto recente, costellato da innumerevoli premi, riconoscimenti e successi in Italia e in giro per il mondo.
“La mission aziendale rimane la stessa di sempre” – mi conferma Gallone – “la voglia della proprietà di tornare allo spirito originario dell’azienda di valorizzare la tipicità varietale di un territorio attraverso la qualità dei vitigni autoctoni irpini che è tra le più significative in Italia“. Rilanciare in questa cruciale direzione è la scommessa per il futuro da parte del nuovo management consapevole, del resto, dell’appannamento che questi obiettivi fondamentali avevano subito negli ultimi anni.
Sulla questione vorrei ricordare quanto scritto dal collega e amico Luciano Pignataro: “Negli ultimi tempi sul territorio questa bandiera (quella della tipicità, nda) era ormai scivolata nelle mani di altri mentre l’immagine, magari non la sostanza, di Feudi era quella di un’astronave atterrata per caso a Sorbo Serpico“.
I tre bianchi “base” 2006 Falanghina, Greco di Tufo e Fiano di Avellino possono rappresentare, continua Gallone, un primo significativo segnale. Tutto ciò, naturalmente, mi viene fatto notare, compatibilmente con una realtà aziendale che gestisce centinaia e centinaia di ettari di vigna per oltre 3 milioni di bottiglie, una realtà che fino ad oggi ha ottenuto un riscontro entusiasmante, molto più che positivo, di vendite sul mercato sia interno che internazionale. La svolta, però, decisamente più importante ed interessante mi è sembrata un’altra e riguarda la volontà di uscire dall’isolamento che aveva caratterizzato, in special modo, l’ultimo periodo. Un’assenza, o comunque una carenza di comunicazione che aveva alimentato, secondo l’A.D., un’idea ed un’immagine sbagliate, cioè quella di un produttore che, pago dei suoi successi, si era lentamente chiuso all’esterno a tal punto da poter apparire arrogante e presuntuoso.
In questo senso, il Dott. Gallone, afferma di aver già programmato ed avviato una serie di incontri per rinsaldare i rapporti con la rete distributiva, gli agenti ed i clienti, rapporti che intende riprendere a seguire da vicino, impegnandosi in prima persona.
Conferme e novità in casa Feudi
“Chi sono i nuovi protagonisti della svolta aziendale?”
– Stefano Milioni è sicuramente la novità più importante e, per alcuni, inaspettata. Sarà lui in carico del settore “marketing e comunicazione”. Un’area molto delicata cui spetterà il non facile compito di studiare nuove strategie e relazionarsi nelle forme più idonee con la critica, tutta, ed il pubblico di appassionati e di consumatori.
– Riprende la collaborazione con Attilio Scienza e l’Università di Milano per il recupero di varietà autoctone locali meno conosciute e trascurate nel corso del tempo. S’intuisce, ancora un volta di più, che l’autoctono è il nuovo credo ritrovato.
– Riccardo Cotarella è una conferma che viene sottolineata dal momento che ha ripreso ad agire finalmente in completa autonomia con l’intenzione prioritaria di ridare lustro alla produzione bianchista offuscatasi nelle ultime vendemmie. La 2006, come già ribadito nella prima parte dell’intervista, complice la bontà dell’annata dovrebbe rivelarsi indicativa di questo nuovo corso. Ho assaggiato i vini in questione ma preferisco lasciare all’amico Roberto Giuliani il compito di esprimere un giudizio più tecnico e dettagliato.
Progetti & Progetti
-Il progetto Champagne va avanti: nuovi prodotti in arrivo! Dopo falanghina ed aglianico, uscirà un Greco di Tufo 2004 e dal 2006 anche un Fiano d’Avellino. Sarà così completata, definitivamente, la linea Dubl di spumanti metodo classico da uve autoctone. Alla domanda “cosa pensa e dice uno come Selosse delle prime uscite?” mi viene risposto senza falsa modestia che c’è stato cauto apprezzamento nell’ottica di una prima annata, punto di partenza e non di certo d’arrivo. Dunque ancora sensibili appaiono i margini di miglioramento. Rimaniamo in attesa di poter vedere risultati più evidenti del lavoro svolto dalla sapiente mano del grande Selosse.
– Sempre nel segno dell’autoctono una nuova etichetta che sarà il risultato della vinificazione, probabilmente in purezza, di una varietà autoctona dimenticata e recuperata.
Qualche provocazione prima di congedarmi
Una prima domanda per chiarire la posizione all’interno del Consorzio di Tutela Vini Irpini di cui Feudi ha una delle vicepresidenze.
“Alla luce di una volontà, precedentemente, ribadita di uscire dall’isolamento dell’ultimo periodo dobbiamo aspettarci anche un ruolo più attivo sul territorio e per il territorio insieme alle altre realtà, piccole e grandi, concorrenti o meno, presenti su di esso?“.
Mi è stata confermata la convinzione riguardo all’importanza strategica del Consorzio e l’intenzione di collaborare con tutti i soggetti coinvolti per portare avanti una politica comune di intenti e nei risultati.
Una seconda, l’ultima domanda, non poteva mancare, sul Patrimo.
Qualche anno fa fece scalpore (grazie alla segnalazione di Franco Ziliani che denunciò, da solo e apertamente, la cosa) l’uscita di questa etichetta come IGT quando il merlot non risultava ancora inserito tra le varietà raccomandate né tantomeno autorizzate in Irpinia.
Purtroppo questa provocazione non ha sortito alcun effetto, probabilmente, perché fa parte di quel passato che poco o nulla più interessa al nuovo management e preferisce guardare avanti. Patrimo continuerà a essere una delle etichette di punta dell’azienda anche se non più quella di riferimento. Anzi è l’ennesima occasione per ribadirmi che si concentreranno gli sforzi sull’enorme patrimonio di uve autoctone disponibile nei terreni aziendali.
L’intervista si chiude qui con una stretta di mano e un saluto con la promessa di far sapere presto un mio personale parere sui bianchi dell’annata 2006 i cui campioni mi vengono prontamente consegnati. Sono in macchina, si torna a casa.
Conclusioni
Marco Gallone è un personaggio pacato, direi flemmatico, che ispira una certa dose di fiducia e voglia di trasparenza. Mi ha fatto una buona impressione anche se l’incontro è stato molto, troppo breve per potermi sbilanciare in un giudizio entusiastico sul nuovo corso che sembrerebbe, ormai, iniziato alla Feudi. Sicuramente i presupposti e i propositi sono dei migliori. Chi come noi il vino lo degusta, lo beve e lo scrive, non potrà che aspettare di poterne verificare, attraverso l’assaggio, i risultati liquidi nel bicchiere.
Fabio Cimmino

