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InvecchiatIGP: Falerno del Massico Vigna Camarato 2011 Villa Matilde

Falerno del Massico Vigna Camarato 2011 Villa Matilde

Vigna Camarato è una delle etichette più antiche della viticultura moderna campana, la prima vendemmia ufficiale è del 1981. Si tratta di un tipico blend territoriale fra uve aglianico e piedirosso a saldo del 20 per cento. Detta in soldoni, la funzione del piedirosso, forse l’uva più tipicamente esclusiva della regione, è quella di ammorbidire l’aglianico, quasi diluirlo se posso usare questo termine e renderlo così più pronto. Fra le etichette che hanno fatto la storia recente possiamo ad esempio ricordare il Serpico dei Feudi che esce in commercio nella seconda metà degli anni ’90. Ma in genere, prima che prevalesse in Italia il rito del vino monovarietale, era uso comune ovunque utilizzare diversi vitigni. Quello che rende interessante questa etichetta dell’azienda Villa Matilde è che nasce fuori dai territori su cui si è concentrata l’attenzione degli specialisti e degli appassionati, parlo sostanzialmente di Sannio, Irpinia, Vulture e in parte Cilento. Qui siamo proprio ai confini tra Campania e Lazio, alle falde del vulcano spento di Roccamonfina (dove nascono le acque minerali imbottigliate dalla Ferrarelle per capirci), la vigna di quattro ettari è sostanzialmente un impianto che ormai supera i 60 anni con una densità di circa 3500 viti. Siamo sostanzialmente in pianura e il suolo è vulcanico.
Dunque il primo elemento di interesse è l’essere il Vigna Camarato un vino nell’area nord della Campania e la doc di riferimento è Falerno del Massico. Qui il si potrebbe aprire una finestra lunghissima, per brevità diremo che questa etichetta ha contribuito a istituzionalizzare la doc che vive una doppia anima per quanto riguarda il rosso: da un lato quella del primitivo, presente in quest’area dalla fine dell’800, dall’altra chi usa il blend di Aglianico e Piedirosso. Questo compromesso, perché di questo si tratta, ha sempre creato problemi di comunicazione di una doc che ha le sue radici nella viticultura della Campania Felix che comprendeva appunto l’area che dal monte Massico arrivava sostanzialmente al Vesuvio e che produceva, insieme all’area etnea, i vini considerati più pregiati all’epoca. Fu questa suggestione a spingere Francesco Paolo Avallone a rilevare la tenuta dedicandola alla moglie Matilde negli anni sessanta. Ora in azienda è entrata la terza generazione, ossia i figli dei fratelli Tani e Maria Ida.
Abbiamo bevuto questa annata del Camarato, da sempre considerata calda, quasi un rimando alla mitica 2003, in più di una occasione seguendone l’evoluzione, l’ultima in una cena al bistellato George dell’Hotel Parkers a Napoli che è di proprietà della famiglia Avallone.
La premessa è che il Vigna Camarato è evoluto nel corso di questi decenni, ma sostanzialmente ha conservato una sua identità precisa, che è quella di essere un vino longevo, dai tannini presenti anche se morbidi, di ottima acidità. Insomma le caratteristiche che tutti conosciamo dell’Aglianico appena un po’ ingentilite dal Piedirosso e dallo scorrere del tempo. La 2011 insomma si è presentata perfetta all’appuntamento, elegante, dal colore ancora rubino vivo, con note olfattivo in cui i legni (barrique di primo, secondo e terzo passaggio con un affinamento di 18 mesi) sono molto ben fusi con il frutto. Essendo riserva, il vino viene messo in commercio dopo tre anni, ossia con altri 18 mesi di vetro. Se ne producono circa 10mila bottiglie e il costo sul web oscilla fra i 55 e i 60 euro.
Una bevuta affascinante e appagante, molto agile al palato, interessante al naso, perfetta su piatti strutturati. E, per chi ama il genere, con una vita interessante ancora al di là da venire come hanno confermato le diverse verticali organizzate in questi anni.

Luciano Pignataro

www.villamatilde.it

Luciano Pignataro

Laureato in Filosofia e giornalista professionista, lavora al Mattino dove da anni cura una rubrica sul vino seguendo dal 1994 il grande rilancio della viticoltura campana e meridionale. Al centro dei suoi interessi la ristorazione di qualità, la difesa dei prodotti tipici e dell'agricoltura ecocompatibile. È autore per le Edizioni dell'Ippogrifo delle uniche guide, sponsor free, sui vini della Campania e della Basilicata andate ripetutamente esaurite oltre che del fortunato Le Ricette del Cilento giunto alla terza edizione. Con la Newton Compton ha pubblicato La cucina napoletana di mare, I dolci napoletani, 101 vini da bere almeno una volta nella vita. Ha vinto il premio Veronelli come miglior giornalista italiano nel 2008. Dal 1998 collabora con la Guida ristoranti Espresso, è impegnato nella nuova guida Vini d'Italia di Slow Food. Fa parte del gruppo Garantito Igp.

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