Cinque piccole realtà della Terra di lavoro si raccontano al Pane&Acqua Bistrot di Caserta

Poco distante dal Real Sito di San Leucio è situato il Quartiere della Vaccheria, frazione del comune di Caserta, il cui attuale toponimo deriva dal fatto che il re Ferdinando IV di Borbone, già nel 1773, fece costruire un primo nucleo di questo quartiere borbonico ai piedi di un casino di caccia – poi definito Casino Vecchio – nel quale installò degli ambienti per l’allevamento delle vacche sarde, oltre a canetterie per i suoi cani da caccia e a una serie di edifici adeguati alle necessità della nuova seteria, sorta nella vicina colonia di San Leucio.
A pochi isolati dalla piazza della Vaccheria, dove si erge la chiesa di Santa Maria delle Grazie, costruita dell’architetto Francesco Collecini, si trova Pane & Acqua Bistrot, un delizioso ristorante-bistrot costituito da uno spazio polivalente, suddiviso tra due livelli e un grazioso spazio esterno.
Luogo di momenti culturali e appuntamenti legati all’enogastronomia, ha fatto da cornice a una piacevole e innovativa serata. Dedicata al mondo del vino casertano dal titolo “Nuo(vini)ssimi”, un incontro di degustazione e narrazione di cinque piccole e nuove aziende vitivinicole della provincia di Caserta, che solo da pochi anni hanno lanciato le loro etichette.

Due versioni diverse di Asprinio danno il via alla serata, si inizia con Asprinio Spumante Brut 2018 delle Cantina De Angelis di Casal di Principe; l’uva Asprinio è varietà peculiare di questa area della Campania che sta riconquistando pian piano consumatori e appassionati, anche grazie al lavoro meticoloso che, aziende storiche e nuove, hanno fatto e stanno portando avanti. Passione e dedizione che emerge dalle parole dell’Ing. Francesco De Angelis, che qualche anno fa ha voluto riprende una parte della tradizione contadina di famiglia e ha impiantato due ettari di uve asprinio. Il progetto di Francesco De Angelis è quello di miscelare il passato e la tecnologia odierna, unendo il gusto con la storia. Ed è dalla memoria delle sue radici che nasce tutto, dal ricordo lontano delle antiche alberate aversane di quando saliva sul famoso “scalillo”, quella scala alta e stretta, che con i suoi trentuno pioli serviva alla raccolta dei grappoli di asprinio.
Vigneti condotti in biologico e allevamento a spalliera, rese basse per una produzione sotto le 5000 bottiglie suddivise tra 2350 di Asprinio Spumante brut, 2363 di vino fermo Primo e appena 264 di grappa ALPHA, sempre da uve Asprinio. Il suo Asprinio Spumante brut ad oggi viene prodotto con metodo charmat, la bolla è abbastanza fine e lascia una piacevole cremosità al palato; i profumi virano in tinte floreali, con richiami fruttati di mela verde, che torna al palato, rivelandosi piacevole, fresco e scorrevole. In cantiere una versione di Asprinio Spumante Metodo Classico, sicuramente una bella novità da aspettare e assaggiare.

Da Casal di Principe ci spostiamo a Galluccio, dove Luca Paparelli ha messo in piedi il suo sogno, realizzando le sue etichette. Enologo di professione, molto apprezzato nel territorio aurunco e non solo, ha frequentato l’istituto agrario di S. Michele all’Adige prima e successivamente l’Università degli Studi di Udine. Dopo le numerose esperienze svolte, dal 2018 prende le redini dei vigneti di famiglia e produce le sue due prime etichette, stesse uve, ma in percentuali diverse, il “Funambolo” Asprinio Spumante Brut 2018 ed il “Disincanto” anche questo in versione spumante e metodo charmat. Il nome “funambolo” vuole essere un omaggio ai contadini che con destrezza ed equilibrio si arrampicano sulle lunghe e strette scale a pioli; le uve asprinio con cui produce il suo Funambolo, provengono infatti da vigneti ad alberata, memoria di una storia passata che vuole ritornare con fierezza nel presente. Il suo spumante esprime la stessa leggerezza di questi piccoli acrobati, disegnando un percorso sensoriale immediato e dissetante. Per nulla banale e di grande finezza, riporta tra le sensazioni gusto-olfattive, tinte agrumate e note di fiori bianchi, leggero e fresco, con una piacevole sapidità che gli dona una discreta persistenza.
Vini prodotti con uve asprinio d’Aversa meritano davvero maggiore attenzione e conoscenza, che trasmettono nel loro essere trasformati in vino il racconto di vite contadine e di uno splendido territorio.
Dall’asprinio ci spostiamo sul pallagrello, altra varietà peculiare, ancora poco valorizzata e poco conosciuta, siamo a Sant’Angelo di Alife a circa 300 metri s.l.m. nel comune del Matese, la Tenuta Di Tommaso è una piccola azienda a conduzione familiare che si estende su una superficie di circa 5 ettari, dedicati parte a vigneto e parte a uliveto; i terreni sono ubicati nell’antico contado di Allifae (zona S.Michele) e in S. Angelo d’Alife (zona S.Nicola e Fiumegrato Pozzelle) e godono di un microclima ideale. Solare e coinvolgente, il titolare Crescenzo di Tommaso, trasmette tutta la sua passione e l’amore autentico per le viti e per gli ulivi. Il suo Pallagrello Bianco Terre del Volturno Igp Gaudium Bianco 2018 è ottenuto da diversi cloni di pallagrello di età che arriva fino ai sessant’anni. Un vino espressivo, che risulta ancora piuttosto giovane, con espressione di erbe mediterranee e un sottofondo fruttato.
È il momento di passare ai rossi, restiamo nell’areale matesino, stavolta è il turno del Pallagrello Nero Terre del Volturno Igp Don Gabriele 2018 di Cantine Martone. Ci troviamo sempre a Sant’Angelo di Alife, dove secondo alcune testimonianze, sembra furono prese le barbatelle per i nuovi cloni del pallagrello, il che potrebbe identificare questo paese del Matese, come il luogo di nascita di questo vitigno.

I vigneti Martone sono esposti a sud, a 250 mt s.l. su fondo biologico certificato ICEA a inerbimento naturale, dove oltre alla vigna è presente un oliveto di Tonda del Matese.
Tutto è iniziato con un impianto pilota di pallagrello nero e un successivo di Pallagrello bianco, con sistema di allevamento a Guyot. La vendemmia è rigorosamente manuale, con rese piuttosto basse, sotto la guida esperta dell’enologa Anna della Porta, di scuola toscana con un passato trascorso alle cantine Frescobaldi e presso la cantina il Borro dei Ferragamo. Il Pallagrello Nero Don Gabriele esprime un gradevole ventaglio olfattivo, la lavorazione fatta solo in acciaio, gli dona senza dubbio una sua espressività di fruttato di more e mirtilli, e un sentore speziato di pepe; al palato mostra una beva piuttosto distesa.
Si chiude il cerchio con il Falerno del Massico Primitivo Doc 2015 di Tenuta Bianchino di Falciano del Massico. Siamo in pieno Ager Falernus, il triangolo di terra tra Carinola, Capua e il Massico, fino a Mondragone, dove la diversità di questa denominazione deriva dal leggero “disordine” di concessione delle uve che concorrono alla sua produzione; in ogni caso la tenuta Bianchino si orienta sulla varietà primitivo, gestendo le uve in modo sano e rispettoso. La mano che guida la produzione è quella dell’enologo Angelo Valentino, che asseconda le succosità e la morbidezza del frutto. A fine fermentazione il vino viene fatto maturare in botti di legno per circa 12 mesi e imbottigliato senza alcuna filtrazione. Anche questa una realtà giovane, ma che ha la voglia e la giusta grinta per crescere.
Nuove sfide dunque, tutte orientate sul rispetto della terra e della vocazione agricola e familiare, pronte a rendere sempre viva e fertile una terra troppo spesso trascurata e deturpata, che merita invece di essere compresa e valorizzata.
Fosca Tortorelli


