Valli Ossolane Cà d’Maté 2014 Cantine Garrone
Fotografie di Danila Atzeni e Cantine Garrone

Alzi la mano chi a sproposito non ha mai sentito parlare male dell’annata 2014. Un altro esempio di come un dato di fatto possa divenire una bomba ad orologeria, qualora le informazioni non vengano veicolate con dovizia di dettagli. Che l’annata in questione sia stata fredda, problematica, e con piogge continue nel periodo peggiore del ciclo vegetativo nessuno potrà mai smentirlo, tantomeno io; ciò che non mi dà pace, come sempre accade, perlomeno in Italia, è che sia stata fatta di tutta l’erba un fascio.
Molte zone d’Italia, non sto qui a far l’elenco, non è il tema del mio scritto, al contrario, hanno avuto una fase fenologica di tutto rispetto, una vendemmia piuttosto regolare, fresca, ottimi livelli di acidità, dunque vini eleganti, austeri, dotati di spiccata bevibilità, e a prescindere, buone capacità nei confronti dell’invecchiamento. Il Valli Ossolane Rosso DOC Cà d’Maté 2014 di Cantine Garrone ne è un fulgido esempio. Il prolungato periodo d’affinamento in cantina ha confermato la mia tesi sull’annata, e soprattutto le mie aspettative riguardo al virtuoso stato di grazia in cui attualmente si trova questo vino.

Un’etichetta che ormai da anni seguo con estremo interesse, affiancato al Valli Ossolane “Prünent”, un clone tipico di nebbiolo nato e cresciuto da sempre in Val d’Ossola, e che rappresenta il fiore all’occhiello di questa storica realtà vitivinicola con sede a Domodossola (VB). Questo vitigno ha origini davvero antichissime, è addirittura menzionato in un testamento scritto del 18 maggio 1309 da Dumino di Pello di Trontano, comune dell’Ossola, che disponeva un lascito annuale di nove staia di vino perpetuo al Convento dei Frati Minori di Domodossola, serviva a celebrare la Santa Messa.
Era certamente il Prünent, questo dimostra come già ai tempi fosse riconosciuto come nettare pregiato, da invecchiamento, apprezzato anche fuori dalla regione. “Per raggiungere la vicina Svizzera l’unica strada percorribile passava proprio da questi comuni ossolani, ma questo anche fino allo scorso secolo” queste le parole di Mario, l’attuale proprietario di Cantine Garrone. Ricordo con piacere i bei momenti vissuti in sua compagnia, durante le svariate visite in cantina effettuate più volte nell’arco degli ultimi dieci anni. La famiglia Garrone mi ha sempre accolto con piacere a Oira di Crevoladossola (VB), a Cà d’Matè, una stupenda dimora del 1500 situata in questo stupendo comune vocato alla viticultura, dove è presente la cantina d’affinamento, quella di produzione si trova a Domodossola (VB). L’azienda commercia vino da sempre, attualmente raccoglie le uve migliori da una sessantina di viticoltori, piccoli e piccolissimi, aderenti all’ Associazione Produttori Agricoli Ossolani. I vitigni sorgono su piccoli appezzamenti terrazzati, per la maggior parte coltivati nella tradizionale “Toppia” (pergola) sostenuta da antiche colonne di sasso. Oltre a varietà tipiche della zona quali croatina, barbera e anche merlot, uva francese per antonomasia, da sempre presente in queste valli, è proprio il prünent l’uva più caratteristica e pregiata; perlopiù si tratta di vigne vecchie, nelle quali albergano anche piante centenarie a piede franco.

La Denominazione d’Origine Controllata “Valli Ossolane” nasce con lo scopo di caratterizzare un’area viticola particolare nel territorio dell’Ossola, geograficamente ci troviamo nella parte più a nord del Piemonte, nelle zone che un tempo venivano denominate Alto Vercellese e Alto Novarese, oggi Vco, appunto Verbano Cusio Ossola. Sono terreni generati da antichi depositi fluviali terrazzati ed ondulati, con alcune limitazioni per scarsa profondità dello strato attivo, e recanti talvolta un sottosuolo roccioso. Nelle zone di bassa collina, ovvero nella parte terminale delle vallate, sono caratteristici i terreni limosi che sovrastano orizzonti argillosi. Nelle zone di più alta valle, abbiamo terreni ricchi in scheletro tendenzialmente più poveri di quelli precedentemente citati, ma adatti alla viticoltura, in quanto ben drenati e senza ristagni idrici; vigneti normalmente posti su declivi ben soleggiati, dunque adatti ad una viticoltura di qualità e basse produzioni. Importantissime le forti escursioni termiche, fattore determinante per la qualità delle uve, soprattutto in merito agli aromi.

Concentriamoci sul Cà d’Maté Valli Ossolane Rosso 2014, con l’intento di tornare a palare al più presto di tutta la gamma aziendale, solo dopo aver raggiunto nuovamente i titolari in cantina e soprattutto in vigna, quando l’emergenza Covid-19 lo permetterà, mi auguro presto. 80% nebbiolo, 20% croatina, l’uva viene pigiata e lasciata fermentare sulle vinacce per almeno 10-12 giorni in vasche d’acciaio inox a una temperatura massima di 28°C., affinamento in barriques di terzo passaggio per un minimo di dieci mesi, più altri 12 di riposo in bottiglia prima della messa in commercio. 13,5% vol.
Manto rubino-granato, quest’ultimo si intensifica inclinando il bicchiere, buona trasparenza di colore, bella tonalità, vivace. Si apre al naso con un respiro che sa subito di montagna e suggestioni silvestri, boschive, rimandi balsamici di eucalipto, piccoli frutti rossi stimolanti, ribes rosso, pompelmo rosa, violetta leggermente acre. Con lenta ossigenazione, effluvi minerali di pietra arsa al sole e metallo caldo, pepe nero, tabacco in foglie, bastoncino di liquirizia, cuoio, chiude un incessante ricordo di timo e rosa canina; un’evoluzione importante ma ancor lontana dal suo apice, è l’annata 2014 a regalare questo stato di grazia e austerità, teniamolo a mente.
Il palato, fotocopia del naso in quanto ad eleganza, mostra un tannino levigato dal tempo, ma ancora protagonista, salivazione stimolata dalla vibrante freschezza, sapidità di tutto rispetto, densità gustativa alleggerita da rimandi agrumati e speziati che vivacizzano il sorso; finale lungo e di estrema coerenza.

Questa volta l’abbinamento studiato non è per tradizione, ma per confine geografico: “ossobuco di manzo con gremolada e risotto allo zafferano”. Ripercorrere l’asse Piemonte-Lombardia, due regioni alle quali sono particolarmente legato, è possibile grazie alla buona cucina e all’ottimo vino; lo so, solo virtualmente, ma mai come in questo periodo “chi si contenta gode”. L’importante è non restare fermi, non possiamo permettercelo, dobbiamo sempre andare avanti, nel nostro interesse e in quello delle persone che amiamo e stimiamo.
Andrea Li Calzi




