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Ho accettato con vero piacere l’invito al “Galà del Vino Campano”, organizzato dal Gambero Rosso, domenica 31 ottobre alla Città del Gusto di Napoli. La grande festa dedicata all’eccellenza del vino regionale prevedeva, infatti, un’originale novità cha ha attirato fin da subito la mia curiosità. Non solo la possibilità di veder sfilare i “3 bicchieri“, ma sono state proposte in degustazione anche tutte le etichette campane valutate con i 2 bicchieri colorati, cioè i finalisti non premiati. Devo fare i miei più sinceri complimenti (mai come in questo caso assolutamente non di circostanza) all’amico Paolo De Cristofaro, responsabile GR Campania, per aver avuto questa brillante idea, accompagnata da un’altrettanto riuscita iniziativa volta a dare la possibilità di degustare queste stesse etichette non solo presso i classici (ed affollati come sempre) banchi d’assaggio, ma anche durante 4 seminari tecnici appositamente dedicati e guidati al fianco del direttore GR Daniele Cernilli. Un’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte del vino campano, attraverso i produttori protagonisti sul territorio delle 5 Province di riferimento, ma anche e soprattutto per capire qualcosa in più entrando da vicino nei meccanismi che portano all’assegnazione (piuttosto che all’esclusione come in questo caso) dei famigerati “3 bicchieri”. Vini, dunque, ad un passo dall’eccellenza che nonostante il mancato massimo riconoscimento recuperano una loro visibilità e il meritato apprezzamento. Un approfondimento necessario se non doveroso che tutte le guide dovrebbero promuovere non solo a parole (della serie compratevi e leggetevi la guida) ma proprio attraverso eventi e laboratori di questo tipo. Se non altro per valorizzare il proprio lavoro che non si limita, come molti di noi che ad alcune di queste guide hanno collaborato in passato, alla sola assegnazione dei premi ma comporta un impegno estenuante fatto di interminabili sessioni di ripetuti assaggi, reiterati nel tempo. Un lavoro che richiede uno sforzo notevole, che sottintende un’organizzazione importante, una macchina delicata e complessa sotto tutti i punti di vista. Mi sono, così, divertito a riesaminare quei vini che sulla carta, secondo la guida dei degustatori GR e volendo fare un parallelo con il sistema di valutazione di Lavinium, dovrebbero essere etichette da 4 chiocciole. Una forzatura apparente, i cui risultati potete leggere qui di seguito, con le note degli assaggi trasversali effettuati durante i laboratori a tema. Ho utilizzato il segno + per indicare una fascia alta di vini che pur non raggiungendo la quarta o la quinta chiocciola. si sono dimostrati decisamente superiori a quelli valutati rispettivamente con sole tre o quattro chiocciole.
Gli esordienti: le etichette per la prima volta in finale Gambero Rosso
Fiano di Avellino Ventidue 09 Villa Raiano L’azienda di San Michele di Serino con l’arrivo del nuovo enologo Fortunato Sebastiano ha deciso di creare una linea cru, questo Fiano viene, nello specifico, da Lapio. Il cambio di conduzione tecnica si avverte nei vini che, dopo un passato caratterizzato da esibizioni possenti ed alcoliche, adesso privilegiano l’agilità e la bevibilità. Purtroppo una leggera sporcatura di sughero ne ha condizionato l’assaggio. S.V.
Campi Flegrei Piedirosso Montegauro Ris. 07 Grotta del Sole Mi sento di dire la migliore versione di sempre. Assaggio con regolarità quella che è una delle etichette di punta dalla Cantina di Quarto. Un’etichetta che seguo con continuità fin dall’esordio e che è da sempre una delle migliori e più ambiziose interpretazioni del vitigno Piedirosso nell’area flegrea. Il legno appare estremamente ben dosato. Compatto nei profumi, croccante al palato. Tannini talvolta in passato un po’ verdi ed amarognoli si rivelano perfettamente gestiti in questo millesimo particolarmente felice. Devo dire di aver assaggiato altre bottiglie che mi avevano entusiasmato ancora di più di quella servita durante la serata. Per questo mi sento di proporre una ulteriore eccezione, in deroga ed una tantum, con la duplice valutazione. @@@+ / @@@@
Falerno del Massico Rosso Ri Sassi 07 – Volpara Azienda dalla storia recente seguita da uno degli enologi di riferimento (per numero di aziende seguite e vini prodotti) della denominazione. Profumi eterei, di frutta sotto spirito e di cioccolato al rum, cacao e caffè. Quello che però più colpisce sono le singolare quanto tipiche note salmastre. Un’ impianto olfattivo di notevole impatto ben sostenuto dall’afflato balsamico e dall’acidità al palato. Tannino composto che regala grazia nella beva. @@@@+
Aglianico del Vulture 07 Feudi di San Gregorio Lavori in corso, da qualche anno, con annesso cambio stilistico molto importante per l’azienda di Sorbo Serpico, con questa etichetta in trasferta sul Vulture. Mutato rapporto con il legno e maggiore attenzione alla beva. Nel caso di questo aglianico vulturino anche un’invidiabile rapporto qualità-prezzo. Rosso sottile ed equilibrato, dal tannino risolto e piacevole freschezza acida. @@@
Taurasi Primum Ris. 06 Guastaferro Piccolissima azienda taurasina. Un aglianico di quelli tosti, ricco di frutto e di tannino. Concentrato di materia e piuttosto duro nella sua gioventù. Promettenti prospettive evolutive ma la momento ne risulta sacrificata in parte la piacevolezza di beva. @@@+
Taurasi Principe Lagonessa 06 Amarano Ci spostiamo a Montemarano. Maggiore altitudine e maggiore mineralità. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un vino molto giovane e “freddo”, dal potenziale di lungo invecchiamento. Vale quanto detto per il Taurasi di Guastaferro, il nobile vitigno irpino ha bisogno dei suoi tempi ed in questa fase sottrae qualcosa in termini di calore e facilità nella beva. @@@+
Gli under 15: i due bicchieri colorati sotto i 15 euro in enoteca
Costa d’Amalfi Ravello Bianco 09 Marisa Cuomo La seconda linea della più famosa cantina della Costiera regala di tanto in tanto piccoli gioielli di semplicità e delicatezza. E’ il caso di questo bianco coltivato tra i 200 e i 400 metri sul livello del mare. Naso un po’ debole nell’impatto delicatamente floreale ma elegante. Sicuramente un profilo dal timbro più marino che montano rispetto al Furore bianco che tra i base continua ad essere il mio favorito. @@@
Costa d’Amalfi Bianco Pereva 09 San Francesco Rimaniamo in Costiera ma saliamo a Tramonti, a 500 mt. sul livello del mare. Escursioni termiche importanti mitigate dall’esposizione della vigna a sud-est. Roccia dolomitica contaminata dai lapilli del Vesuvio. Solo acciaio per questo blend di falanghina, ginestra e pepella. Ricchezza e pienezza aromatica. Corpo e lunghezza al palato. @@@+
Fiano di Avellino 09 Rocca del Principe Ottima interpretazione del millesimo. Siamo sul versante di Lapio che ricade nella frazione di Araniello. Aromaticità agrumata ed accenni di mineralità idrocarburica. Al palato il freddo della montagna regala grinta nerbo e freschezza. @@@@+
Fiano di Avellino Montefredane 09 – Sanpaolo Eccoci di fronte ad una altra novità nel segno del cru o, come direbbero i francesi, di un “village” la cui bontà per le uve fiano è ormai universalmente riconosciuta grazie ad alcuni illuminati vignerons attivi in zona. L’azienda di ispirazione cooperativistica è seguita dal bravo e giovane enologo Vincenzo Mercurio. Buona interpretazione varietale e di territorio forse dalla struttura un po’ esile in linea con l’annata. La mineralità iodata tipica della zona sembra, in questo caso, rimanere un po’ sfocata ed in secondo piano. @@@
Greco di Tufo 09 Cantina dei Monaci Mineralità rocciosa intensa e penetrante nonostante non ci troviamo di fronte ad un bianco particolarmente ricco o esuberante. Al palato conferma il suo carattere salino e la vocazione minerale. Un bianco quasi austero per il suo modo riservato e sobrio nell’ approccio. Tutto da bere. @@@+
Greco di Tufo 09 Di Prisco Siamo a 600 metri sul livello del mare. Un bianco di grande personalità, “tagliente” e pieno. Al palato si esprime con grande coerenza grazie alla sua verve acida e l’apprezzabile salinità. Davvero incredibile la costanza qualitativa con cui ogni anno questo produttore riesce a proporre i suo bianchi. @@@@
Peccati di gioventù: i finalisti con prospettive di felice evoluzione nel tempo
Greco di Tufo Terrantica Etichetta Bianca 09 I Favati Questa selezione proveniente dall’areale di Montefusco affianca e completa con il Fiano Pietramara la nuova linea “etichetta bianca” voluta, dal 2007, ancora una volta dall’enologo Vincenzo Mercurio. Rispetto al base, questo bianco è sottoposto a criomacerazione per circa 24 ore. Lieviti indigeni prima e selezionati nella fase successiva. Affinamento sulle fecce fini. Rinuncia alla malolattica alla ricerca di una struttura da bianco da invecchiamento. Il risultato è un vino dall’acidità “vistosa” e la notevole alcolicità al palato mentre frutto della passione, ananas e mandorla fresca ne delineano il quadro olfattivo. @@@
Sabbie di Sopra il Bosco 08 Nanni Copè Esordio col botto per l’amico Giovanni Ascione che ha realizzato con questo suo vino il sogno di una vita. Un vigna a Pallagrello ed Aglianico (70/30) con l’apporto di qualche filare di Casavecchia. Ondata di premi e riconoscimenti per un vino davvero molto buono anche se forse un attimino sopravvalutato in termini puramente tecnici di punteggio. 100% legno nuovo sapientemente utilizzato. Sottigliezza e compressione aromatica con la componente affumicata in bella evidenza. Al palato sapidità vulcanica. Rosso di grande piacevolezza ed eleganza. Per me, visto che si è parlato di punteggi, 86/100. Da seguire e riassaggiare con qualche anno sulle spalle. @@@@
Falerno del Massico Rosso Etichetta Bronzo 07 Masseria Felicia Un’ altra bella prova di Maria Felicia Sbrini. Un vino che le assomiglia per la capacità di saper coniugare grazia e forza. Legno usato felicemente. Deliziose note speziate e salmastre (“si sente il mare”). Tannino ancora ben presente in corso di risoluzione e fusione con la struttura acida del vino. @@@@
Taurasi Sant’Eustachio 06 Boccella Succoso, fruttato, minerale. Più composto ed integro di quanto ci si aspetterebbe da un campione della denominazione ancora così giovane. Un interpretazione attenta, per certi versi più moderna, voluta dall’enologo Sebastiano Fortunato. @@@@
Taurasi Ris. 05 Contrade di Taurasi Austero ed equilibrato. Sfumato e complesso. Sapido e fresco. Sono sicuro che il tempo potrà solo aiutare questo vino a trovare la sua massima capacità espressiva. A dispetto dell’annata e non solo. @@@@+
Taurasi Nero N Ris. 05 Il Cancelliere Una lieve rusticità ed una leggera punta di surmaturazione chiaramente avvertibile all’olfatto nulla tolgono all’autenticità di questo rosso di impostazione naturale. L’alcol dona calore ed avvolgenza. La beva non ne risente. @@@@
I veterani, classici dell’eccellenza campana
Fiano di Avellino 09 Pietracupa Lo spirito di Montefredane. Interessante e riuscito approccio al millesimo. Integro nelle sue componenti minerali e fruttate. Coerente al palato con la spinta acida ed il finale giustamente salato. Personalità ed affidabilità. @@@@
Fiano di Avellino Aipierti 08 Vadiaperti Ancora l’anima di Montefredane. Rispetto al campione precedente mostra un leggero sbilanciamento alcolico ed un profilo ancora in divenire. Diamo tempo al liquido in bottiglia di evolvere sono sicuro che regalerà in futuro belle soddisfazioni come ci ha abituato, da sempre, la famiglia Troisi. @@@+
Greco di Tufo 09 Benito Ferrara Rispetto alla selezione Vigna Cicogna il base ha un carattere meno estrattivo. La struttura è sempre quella di un bianco potente ed alcolico con mela gialla ed albicocca in primo piano ma anche un tocco di frutta secca . Palato coerente di buona freschezza. @@@
Greco di Tufo Cutizzi 09 Feudi di San Gregorio Solo 10% di legno di acacia e tonneaux per questa nuova versione del Cutizzi, riveduta e corretta, dopo gli eccessi del passato. Maggior senso della misura, migliore integrazione delle parti ed apprezzabile equilibrio. Adesso occorre di fare un salto in avanti anche sotto il profilo della personalità e carattere. @@@
Costa d’Amalfi Furore Bianco Fiorduva 09 Marisa Cuomo Il vino cui deve la sua fortuna e la sua fama la cantina della famiglia Ferraioli sceglie di rimanere fedele a se stesso con la scelta della vendemmia tardiva anche in un’annata più complicata da gestire come la 2009. Il risultato è un naso dalle sensazioni decisamente dolci di frutta candita e miele. La dinamicità del palato ne risulta in leggera sofferenza. @@@
Aglianico del Taburno Terra di Rivolta Ris. 07 La Rivolta Rosso penalizzato da una presenza ancora eccessiva di legno che ne accentua la presa tannica. Bacche di frutta, chicchi di caffè e corteccia di pino ne definiscono il quadro olfattivo. Sicuramente il tempo servirà a smussare gli angoli e donare una più felice armonia d’insieme. @@@+
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Fuori programma: fuochi d’artificio ai banchi d’assaggio. 3 bicchieri
Prima dell’inizio dei seminari ho approfittato della mezz’ora disponibile per cercare delle personali conferme sulle annate attualmente in commercio dei bianchi irpini, puntualmente verificate attraverso l’assaggio di alcuni produttori di riferimento. Anno di grazia si conferma essere stato il 2009 per il Greco di Tufo mentre stesso discorso vale per il Fiano di Avellino targato 2008. Quest’ultima superiore alla successiva in termini assoluti.
Fiano di Avellino ’08 Picariello Ciro – Summonte (AV) Colore vivo e luminoso. Naso balsamico di bella intensità, energia ed equilibrio. Palato di piacevole freschezza e lunga persistenza. Ormai un classico. @@@@+
Fiano di Avellino Vigna della Congregazione ’08 Villa Diamante – Montefredane (AV) Colore tenue ma integro. Naso delicato di grande eleganza, sussurrato nelle sue accennate sfumature. Palato snello di apprezzabile scorrevolezza e sapidità. In netta crescita rispetto a precedenti assaggi. @@@@+
Cupo ’08 Pietracupa – Montefredane (AV) Colore carico. Naso ricco e complesso di notevole spessore e verticalità. Palato che conferma una materia importante supportato dalla giusta e necessaria acidità. Notevole potenziale d’invecchiamento. @@@@@
Greco di Tufo ’09 Pietracupa – Montefredane (AV) Colore intenso. Naso puntuto e minerale. Palato scalpitante di grande energia e dal finale salato. Giovanissimo eppure già godibilissimo. @@@@+
Greco di Tufo Tornante 2009 – Montefredane (AV) Colore solido e brillante. Naso di generosa ampiezza e profondità. Al palato mostra pienezza e dinamicità. Finale interminabile ed appagante. Bianco solido dal radioso avvenire. @@@@@
Greco di Tufo ’09 Cantina dell’Angelo Colore carico dai riflessi splendenti. Naso potente e serio, varietale e minerale. Palato marcato da un’acidità incalzante ben integrata in un corpo solido e snello. Vino dalla struttura grandiosa e, allo stesso tempo, di grande dinamicità espressiva. Lascia intravedere un lungo e glorioso futuro. La cantina di Angelo Muto, segnalata già da qualche anno da Mauro Erro, ha centrato nel giro di pochi millesimi subito un grande risultato imponendosi come riferimento per la denominazione. Assolutamente da non perdere. @@@@@
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