Carema DOC 2021 – Sorpasso. L’abilità di presentarsi semplice nella sua complessità

In un territorio scolpito dalla pazienza – terrazze di pietra, muretti a secco, filari che sfidano la montagna – nasce un vino che non ha bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare. Carema DOC 2021 è il passo deciso di chi avanza senza ostentare, il sorpasso elegante che non cerca il clamore, ma conquista con la sua autenticità.
Su vigne, situate tra i 300 e i 700 metri di altitudine, su fazzoletti di terra disposti gli uni sopra gli altri, come giardini ben curati, Martina e Vittorio hanno costruito i loro progetti, cercando di realizzare i propri sogni, assecondando passione e desideri: qui hanno costruito la loro casa e la cantina, e nel 2012, hanno iniziato il cammino con la prima vigna affittata nel comune di Carema.

La qualità voluta in vigna si riflette nei loro vini. Macerazioni molto lunghe, per rispettare il tempo di evoluzione; vinificazione delle uve separatamente; affinamento, sempre separato per singola vigna, in legno usato (500 e 225 litri).
In questo luogo, dove la montagna e la vite sembrano stringersi in un patto antico, il tempo si misura in pietre, in gradoni scolpiti a mano e in pilastri, che sostengono sogni prima ancora che pergole. Un sistema di allevamento della vite unico, patrimonio storico, culturale e paesaggistico straordinario.

Qui la viticoltura non è un mestiere: è un dialogo quotidiano con la montagna. Le vigne non crescono, si arrampicano. Le radici cercano spazio tra gneiss e sabbie, mentre i pergolati, sorretti dai “pilun” o “topioni”, guardano il sole come sentinelle.
Ogni pietra trattiene calore per rilasciarlo alla vite, favorendone la giusta maturazione; ogni filare è un gesto di resistenza e bellezza. La luce rimbalza sulle rocce mentre l’aria scende pulita dalla valle e la notte stringe la vite in un abbraccio fresco, che amplifica gli aromi primari. È un equilibrio fragile e perfetto, dove il Nebbiolo, qui chiamato Picotener, trova la sua voce più sottile e vibrante.

Dal corridoio naturale tra due regioni, dove il Piemonte sfuma nella Valle d’Aosta, nasce un nebbiolo che riflette il paesaggio da cui proviene: verticale come un sentiero di montagna, profondo come la memoria delle pietre.
Pochi giorni fa, a cena con amici, ho stappato il Carema DOC 2021 Sorpasso per proseguire l’excursus dei luoghi che stanno prendendo un largo posto nei miei giorni… Durante l’assaggio, ho ascoltato attentamente il racconto del vino, come se stessi assaporando il legame tra l’uomo e la montagna: un equilibrio raro che non si conquista con la forza, ma con pazienza e rispetto. E la curiosità si è trasformata in un momento di approfondimento, permettendomi di soffermarmi sull’abilità di questo nettare di presentarsi semplice nella sua complessità.

È la purezza del Nebbiolo alpino: profumi sottili di rosa e piccoli frutti rossi, lampone e ribes, toni dolci di liquirizia, ma ancora pepe nero ed erbe officinali. Poi, lentamente, il vino rivela ciò che custodisce: la complessità minerale della montagna, la profondità delle sue radici antiche, la sapienza di un territorio che non si concede mai del tutto al primo sorso. Proiettato sicuramente negli anni a venire, grazie alla grande freschezza e alla sua viva trama tannica. La chiosa è pulita, netta, una lama gentile.
Un vino che sembra leggero, ma resta. E nel rimanere, convince. Che sembra delicato, ma resiste, come le sue vigne, sospese tra cielo e pietra. E così Carema 2021 supera le aspettative senza forzature: un sorpasso naturale, meritato, quasi inevitabile. Un vino che insegna che la vera grandezza non risiede nell’eccesso, ma nella sottile alchimia tra semplicità e complessità.
Rachele Bernardo



