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Spumanti dell’Etna V edizione, una manifestazione per valorizzare la storia e la cultura di questo territorio

Etna dalle vigne

L’Etna continua a far parlare di sé, stavolta puntando l’attenzione sulle bollicine, una crescita generale nel mercato Italia, che vede sempre più territori produrre vini spumanti in tutte le latitudini e soprattutto con varietà meno consuete.
L’Etna dal canto suo ha voluto mettere in luce il lavoro che si sta svolgendo da anni e le sperimentazioni che, con consapevolezza e coscienza da parte di diversi produttori, stanno portando avanti.
Tra l’altro, come è stato raccontato durante la quinta edizione di Spumanti dell’Etna, festival organizzato dall’Associazione Spumanti dell’Etna – che si è svolto a inizio dicembre 2023 – la vocazione etnea alla spumantizzazione, non è un trend di recente nascita, ma già verso la fine del 1800 si fa risalire grazie alla produzione del Barone Spitaleri, il primo spumante metodo classico che allora prendeva il nome di “Champagne”.

Convegno spumanti dell'Etna

Durante il convegno di apertura della manifestazione, che si è svolto nello splendido palazzo Platamone, dal titolo: “Etna, marchio di eccellenza. Come gli spumanti valorizzano il territorio?”, che ha visto la partecipazione e il confronto tra istituzioni, il Consorzio di tutela dei vini Etna Doc, la Strada del vino e dei sapori dell’Etna e gli operatori del settore, si è discusso sulla necessità di creare una strategia unica sul percorso di valorizzazione degli spumanti.
Quello su cui si sta oggi lavorando in merito alla spumantistica etnea, è in primis la scelta delle varietà utilizzate – Nerello Mascalese e Carricante – per la loro produzione, e in secondo luogo i tempi di affinamento, puntando sui lunghi affinamenti, che hanno dato importanti risultati durante gli assaggi fatti.

Convegno spumanti dell'Etna

Del resto, come ha più volte sottolineato, Francesco Chittari, il presidente dell’Associazione Spumanti dell’Etna, il territorio dell’Etna, senza dubbio, è vocato alla produzione di spumanti, si tratta solo di prenderne consapevolezza. Bisogna sicuramente partire dalla storia di questa tipologia e dare il giusto merito a chi, come Padre Francesco Tornabene, monaco benedettino definito il Dom Pérignon siciliano, aveva creato il primo spumante etneo, nella storica cantina situata all’interno del complesso del Monastero dei Benedettini.
Altra novità in vista, è l’approvazione della richiesta che porterà alla DOCG Etna, e vedrà la produzione di spumanti Etna DOC da uve di Carricante e la produzione di pas dosé.

Spumanti dell'Etna

Durante la tre giorni, tra l’altro, ci sono stati anche diversi momenti di approfondimento e confronto che hanno permesso di addentrarsi nelle realtà produttive partecipanti e immergersi nella conoscenza delle bollicine etnee.
La prima tappa è stata presso la Cantina Murgo, tra le aziende pioniere nella spumantizzazione di Nerello Mascalese, dove oltre alla visita approfondita dell’azienda, si è svolta la prima masterclass, intitolata “Spumanti da Nerello mascalese con lungo affinamento sui lieviti e intrusi BdN”. Gli spumanti presentati avevano un minimo di 48 mesi sui lieviti.
La ripresa la ripresa della tradizione spumantistica etnea si deve sicuramente alla famiglia Scammacca che ha spumantizzato e commercializzato il Nerello Mascalese alla fine degli anni Ottanta del 1900; una visione pionieristica del metodo classico etneo declinato in affinamenti che superano anche i 10 anni.
L’agriturismo Sciarelle di Tenuta Mannino di Plachi, è stata invece la sede della seconda masterclass dal titolo “Spumanti da nerello mascalese e intrusi BdN”.

Spumanti dell'Etna

Giuseppe Mannino è stato presidente del consorzio di tutela dei vini dell’Etna doc nel 2011, proprio quando con la modifica del disciplinare venne introdotto lo spumante Etna doc; la storia degli spumanti etnei passa anche da queste tappe che evidenziano la necessità di organizzare e tradurre in disciplinare le pratiche di produzione.
In entrambe le situazioni si è scelto di servire i vini alla cieca e di inserire un intruso, in modo da porre maggiore attenzione sulle note espressive e caratteriali del Nerello mascalese, che si è rivelato vincente soprattutto se vinificato in bianco e con un affinamento più lungo.
Tra tutti i più interessanti il magnum di Cantine Murgo, Emanuele Scammacca Barone del Murgo Pas Dosé 2011 di 120 mesi e l’Etna Bollenere Metodo Classico Brut Nature 2014 di Antichi Vinai 1877.
Decisamente di grande coinvolgimento è stata la degustazione “Spumanti dell’Etna da uve di Carricante e intrusi BdB”, che si è svolta presso le Cantine Nicosia.

Spumanti dell'Etna

Per l’occasione sono intervenuti Maria Carella enologo di Nicosia e Francesco Russo, proprietario ed enologo di Cantina Russo; entrambi hanno raccontato alcuni aneddoti frutto delle loro esperienze personali nel mondo della spumantistica e insieme a Francesco Chittari hanno delineato le caratteristiche e le diversità degli spumanti in degustazione.
Gli spumanti metodo classico sono infatti la grande scommessa di Graziano Nicosia, oggi alla guida dell’azienda di famiglia, che ha puntato sugli spumanti etnei intervenendo su macchinari e attrezzature, con una produzione curata in ogni parte del processo.
Anche Francesco Russo ha iniziato a produrre già dal 2010 il suo spumante Brut Rosé Metodo Classico “Mon Pit”, ottenuto da Nerello Mascalese e dal 2011 il Metodo Classico Brut Blanc de Blancs “Mon Pit”, ottenuto da uve autoctone dell’Etna Carricante.
A proposito di Carricante, vitigno che veniva prodotto soprattutto nell’area del versante est, è stato utilizzato per la prima volta in versione spumante metodo classico, dal Cavalier Benanti nel 2002.

Spumanti dell'Etna

Stavolta solo quattro espressioni di Carricante, in degustazione, a cui sempre alla cieca, sono stati affiancati tre intrusi non solo italiani. Una degustazione molto partecipata che ha messo in evidenza le potenzialità di questa varietà, da cui si ottengono spumanti di grande struttura gustativa, caratterizzati anche da una tonalità intensa che vira sul giallo dorato; profondi, materici e capaci di richiamare l’espressività del territorio di appartenenza.
Davvero interessanti il Mon Pit Blanc De Blancs Brut Metodo Classico 2017, sboccata 2022 di Cantine Russo e il Sosta Tre Santi Carricante Doc Sicilia Brut – Metodo Classico 2018 sboccata 2020 di Cantine Nicosia.
L’ultima masterclass, ha invece avuto come focus: “I rosati, spumanti etnei dal grande fascino e qualche rosé, blind tasting”, e si è svolta a Catania, al SAL (Spazio Avanzamento Lavori); sulla versione rosé c’è decisamente ancora da lavorare, manca una linea comune e si evince che si sta ancora cercando la direzione.
Quello che è emerso è senza dubbio la voglia di coinvolgere sempre più attori in questo percorso e in questa tipologia, puntando soprattutto a creare una maggiore connessione all’interno del territorio stesso, legandosi anche al mondo della ristorazione, presente nella serata conclusiva, con la partecipazione di molti chef catanesi che hanno portato in assaggio intriganti proposte gastronomiche da abbinare alle bollicine etnee.

Fosca Tortorelli

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

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