Bortolomiol ritorna alle radici con una nuova dichiarazione d’identità

La filosofia che si cela dietro al progetto denominato “Back to the roots” (ritorno alle radici) – fortemente voluto dall’azienda vitivinicola di Valdobbiadene (TV) Bortolomiol – è una vera e propria dichiarazione d’identità, non soltanto un mero restyling inerente alla Collezione I Tradizionali, che più avanti vedremo – in parte – nel dettaglio. Alludo ad una storica linea che riprende l’eredità che inizia con Giuliano Bortolomiol: visionario, audace e coraggioso, è tra gli artefici del successo del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. Una storia di famiglia che in realtà inizia addirittura nel 1760. Lo fa recuperando gli antichi protocolli di produzione che il fondatore dell’omonima azienda creava per realizzare il proprio vino. I Tradizionali, dunque, svelano un’immagine rinnovata che rappresenta un viaggio nei cinque sensi, un messaggio di artigianalità, un forte legame con la natura e il rispetto di queste affascinanti colline Patrimonio Unesco dal 2019. – Con la mia famiglia abbiamo ripercorso le nostre radici per far emergere i valori più importanti e proiettarci al futuro con una nuova energia e nuovi colori – dichiara Elvira Bortolomiol, CEO dell’omonima azienda – Audacia, purezza, equilibrio, profondità e intensità sono i valori racchiusi in ognuna delle bottiglie: è un’evoluzione che recupera le radici storiche e le rafforza, mettendo al centro una visione contemporanea in cui la sostenibilità e l’accoglienza diventano valori fondanti e strategici – conclude.

La tradizione e l’impronta lasciata da Giuliano e dalla moglie Ottavia oggi è viva più che mai mediante l’impegno dalle figlie Maria Elena, Elvira, Luisa e Giuliana, che hanno mantenuto quanto costruito dal padre e raccolto nuove sfide. Oggi Bortolomiol è una famiglia forte e coesa composta da sole donne che sostengono l’impresa familiare mediante una sorta di “protocollo”. Quest’ultimo è improntato su valori quali: efficienza, efficacia, qualità con uno sguardo competitivo e rivolto al futuro; applicando metodi essenziali, rigorosi e supportati dalle migliori tecnologie, pur tuttavia consci che il vino nasce in vigna e soltanto la sensibilità di chi lavora tra i filari può realmente fare la differenza. Occorre dunque supervisionare costantemente ogni aspetto e passaggio della filiera, anche – o forse soprattutto – in una realtà che oggi conta circa due milioni di bottiglie prodotte, cento ettari vitati di cui cinque di proprietà in regime di agricoltura biologica dal 2008. I restanti novantacinque ettari vengono gestiti da storici conferitori con cui dal 2011 è in atto il Protocollo di Gestione Green Mark, ovvero un disciplinare interno al quale tutti si attengono e nel quale il miglioramento qualitativo dei prodotti – ed una gestione dei vigneti meno impattante sull’ambiente – sono gli obiettivi ai quali tendere.

Questo disciplinare, si aggiunge al protocollo del Consorzio del Conegliano Valdobbiadene, migliorando la difesa fitosanitaria, attraverso l’utilizzo di prodotti meno impattanti a 360°. Inoltre, per tutelare la biodiversità del vitigno glera si è deciso di sviluppare un progetto che prevede la salvaguardia, lo studio ed il ripristino di materiale genetico di vecchi ceppi di vite recuperando le piante più stabili – di oltre sessant’anni – capaci di portare ad un miglioramento della qualità e della produttività del vigneto.
Le colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore sono situate nella parte nordorientale dell’Italia, in provincia di Treviso, e posseggono una variabilità altimetrica tra i 70 e i 450 metri s.l.m. Vengono protette dalle possenti braccia delle Prealpi Trevigiane, ovvero il gruppo montano che inizia dal monte Cesen fino a Col Visentin. La suddetta catena montuosa è parallela all’asse collinare del territorio e funge da protezione ai venti freddi provenienti da nord-est, la cui presenza è rilevata prevalentemente nel periodo della primavera. Questa barriera montana fa in modo che nelle colline della DOCG, istituita nel 2009, arrivino solo dei venti moderati a regime di brezza contribuendo a creare delle condizioni climatiche utili alla crescita della vite. Anche l’aria è particolarmente asciutta sia d’inverno che nelle altre stagioni.

Il clima dell’arco collinare da Conegliano a Valdobbiadene è privilegiato: nonostante il riscaldamento globale, e salvo annate particolarmente problematiche, vi sono ancora variazioni stagionali ridotte con temperature che creano sensibili escursioni termiche tra la notte e il giorno. Morfologicamente questo territorio presenta dei rilievi che variano molto in pendenza, soprattutto verso nord. Vi sono superfici coltivate di ridotte dimensioni che arrivano ad occupare anche le espressioni morfologiche più impervie. È il caso delle cosiddette Rive, ovvero un’area solitamente piccola ed altamente vocata alla vite, in pendenza, ben esposta al soleggiamento e alla ventilazione; le rese per ceppo sono molto contenute in questi casi. Ogni riva è identificata da un toponimo che ne definisce un particolare valore. L’origine dei suoli del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore si può ricondurre a tre tipologie. Vi sono i suoli di arenarie e marne, presenti nei versanti più in quota dell’area a nord; spesso di buona struttura e profondità, ma in altre situazioni con la presenza della roccia madre praticamente affiorante. I suoli di origine morenica, che appartengono al comprensorio di Ogliano e Vittorio Veneto, generati dallo scioglimento del ramo lapisino dell’antico ghiacciaio del Piave. Infine, i conglomerati cementati e sabbie, presenti in tutta la fascia a sud del territorio e derivanti da rocce del Pliocene, ovvero un periodo storico datato tra i 5,3 e i 2,5 milioni di anni fa.
Veniamo dunque ai due vini proposti dall’azienda vitivinicola Bortolomiol.

Valdobbiadene Prosecco Superiore Prior Brut Millesimato 2024
Forse il più classico tra gli spumanti della linea tradizionale di casa Bortolomiol. Il numero romano sulla capsula ed il nome Prior ricordano l’intuizione dell’azienda di produrre un Brut, quando il Prosecco Superiore di Valdobbiadene era interpretato principalmente nella versione Extra Dry; rappresenta dunque lo spirito pionieristico di Giuliano Bortolomiol. Da uve glera in purezza. Residuo zuccherino pari a 8 g/l, acidità totale 5,2 g/l. Paglierino con riflessi beige-verdolini, perlage minuto ed incessante. Timbro olfattivo sobrio, per nulla sfacciato. Riconosco i toni fruttati della pera Williams e del melone d’inverno, assieme a pennellate floreali di glicine e una fresca nota vegetale che si confonde con la scorza del limone; con lenta ossigenazione e lieve aumento di temperatura pietra polverizzata e calcare. Sorso ben bilanciato tra freschezza e rotondità, anche per via di una carbonica fine e carezzevole; in chiusura ancora l’agrume che lo rende particolarmente piacevole e beverino.

Valdobbiadene Prosecco Superiore Audax Extra Brut Millesimato 2024
L’Audax è la naturale evoluzione del Prior a mio avviso. Alludo alla voglia delle sorelle Bortolomiol, non soltanto di continuare la strada iniziata da papa Giuliano, ma di spingere l’asticella sempre più in alto: tradurre l’essenza del territorio di Valdobbiadene mediante uve glera che andranno a regalare un Valdobbiadene Prosecco Superiore dal residuo zuccherino pari a 3 g/l e da un’acidità totale limitata a 5,8 g/l. Senza considerare che tali caratteristiche si avvicinano molto più al gusto attuale in tema di consumi legati agli spumanti. Trama paglierino chiaro, vivace ed elegante. Bollicine fini e copiose. Timbro olfattivo di buona intensità caratterizzato da effluvi minerali che si confondono con scie agrumate ed erbe aromatiche; il frutto è croccante e spigliato: pera Kaiser, litchi e susina gialla; in chiusura nuovamente pietra polverizzata e lieve smalto. Perlage carezzevole pur tuttavia incisivo, l’acidità è incalzante e invoglia soprattutto la beva, che a tratti diviene “compulsiva”. Vi è anche una punta di sapidità – in chiusura – che mostra il carattere dei vigneti.
Andrea Li Calzi


