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Verticale di Castel del Monte Il Falcone Riserva

 

L’evento è stato organizzato dall’AIS di Roma presso l’Hotel Parco dei Principi

 

Giovanni VattaniCon questo articolo accogliamo nel gruppo dei collaboratori di laVINIum, Giovanni Vattani, diplomato sommelier Fisar nel 2002, anno in cui ha iniziato una lunga collaborazione con alcuni catering della sua città per quanto riguarda sia la scelta dei vini per banchetti e cerimonie che l’organizzazione dei servizi di mescita. Al tempo stesso si occupa della stesura e gestione della carta dei vini per alcuni ristoranti. Da circa un anno, grazie alla Fisar, partecipa ai servizi che accompagnano gli eventi tenuti presso la Città del Gusto del Gambero Rosso. Collabora con numerose cantine nazionali per la conoscenza e diffusione dei rispettivi prodotti con particolare attenzione a quelli con un buon rapporto qualità/prezzo. Ha anche organizzato e tenuto numerosi corsi di avvicinamento al vino e serate enogastronomiche a tema (cioccolata in abbinamento a distillati, formaggi, rhum). Insomma un vero appassionato di vino che, ne siamo sicuri, porterà un importante contributo attraverso le sue esperienze e arricchirà di interessanti degustazioni la nostra rivista. Benvenuto!

Si è svolta il 18 aprile 2006, nella prestigiosa sede dell’AIS presso l’Hotel Parco dei Principi di Roma, una verticale di Castel del Monte Il Falcone Riserva dell’azienda Rivera. La cantina, tra le storiche del panorama pugliese, mosse i primi passi nel 1950 e proprio da quella vendemmia fu vinificata la prima annata di “Rosso Stravecchio” che più tardi mutò il suo nome in Il Falcone (per ricordare la passione che l’imperatore Federico II aveva per la caccia con questo rapace).
A suo tempo si usava coltivare, nello stesso vigneto, una parte sostanziale di uve nero di Troia (circa il 70%) ed una parte minore di uve montepulciano (30% circa). Oggi i sistemi di allevamento sono mutati lasciando però inalterato questo uvaggio che permette al vino di esprimere al meglio i caratteri di entrambe le varietà.
Col passare degli anni si sono evolute le tecniche di cantina e, gradualmente, il legno grande ha lasciato spazio alle barrique, dove il vino sosta all’incirca per 14 mesi. Questo permette un ammorbidimento dei ricchi e nobili tannini caratteristici dell’uva troia.

Per comprendere appieno quanto sopra detto e per apprezzare al meglio le varie tecniche di vigna e di cantina, l’AIS ha presentato in degustazione 10 annate di questo prodotto che spaziavano dall’ultima vendemmia, quella del 2002, fino a quella del 1983. Tutte le annate sono contraddistinte da una, quasi sorprendente, freschezza. E’ difficile trovare un vino prodotto in questa regione così fresco, sapido, minerale.

Annata 2002
All’esame visivo si presenta di un bel colore porpora intenso, praticamente impenetrabile. I riflessi che compaiono agitando il vino nel bicchiere, sono brillantissimi.
Al naso si riconoscono immediatamente delle ottime note floreali accompagnate da sfumature di piccoli frutti rossi. Si possono riconoscere anche sentori di viola e di amarena accompagnati da una leggera speziatura dovuta al passaggio in barrique (14 mesi). Gli aromi sono, in ogni modo, netti e separati segnale della gioventù di questo vino. In bocca si apprezza immediatamente la buona morbidezza e l’alcolicità. C’è una buona corrispondenza tra le sensazioni nasali e quelle gustative con in più una leggera nota tostata. E’ abbastanza tannico ma leggermente squilibrato proprio su questa caratteristica. Il 2002 è un vino che esprimerà il suo meglio tra 3 o 4 anni ma è giù apprezzabilissimo.

Annata 2001
Anche questo campione si presenta di un colore porpora intenso quasi impenetrabile dai bellissimi riflessi brillanti. Al naso, al contrario dell’annata precedente, il bouquet è sicuramente più complesso. Compaiono, infatti, delle note vegetali, di macchia mediterranea. Anche qui possiamo riconoscere sentori floreali (viola e rosa canina), e richiami di frutta rossa ma più matura che nel campione precedente.
Facendo roteare riusciamo a cogliere anche delle note minerali assolutamente piacevoli. In bocca apprezziamo subito la presenza tannica, ma già molto ammorbidita. E’ caldo, freschissimo, intenso, persistente questo Falcone 2001. Nella fase retroolfattiva ritornano ben nette le note vegetali e minerali. Il vino si può già gustare apprezzandolo a pieno ed ha davanti a se ancora parecchi anni per affinarsi ulteriormente.

Annata 2000
Per questo 2000, il colore passa dal porpora dei primi due ad un bel granato intenso. Lo accompagnano gli stessi riflessi brillanti. Al naso esprime subito un deciso sentore vinoso, veicolato dalla alcolicità che viene qui percepita in modo maggiore. Subito dopo affiorano sentori di frutta rossa matura e note minerali. Da questa annata compare, abbastanza nettamente, un certa balsamicità. In bocca risulta meno evoluto dell’annata 2001 presentando uno squilibrio verso la tannicità. E’ sempre caratterizzato da una buona morbidezza e da una decisa alcolicità. In fase retroolfattiva si cominciano ad apprezzare delle note di frutta più evoluta, quasi confettura.

Annata 1999
Il colore si presenta di un bel granato intenso con un’unghia leggermente tendente al mattone. Al naso, il mix di fruttato e vegetale risulta ben amalgamato e compaiono delle leggere sfumature animali. L’evoluzione è confermata da piccole note di cioccolato e caffé. Il tutto è accompagnato da una buona balsamicità.
In bocca è assolutamente equilibrato, il corpo buono come tutte le annate precedenti. E’ caldo, morbido, persistente. In questa annata riusciamo ad apprezzare anche una certa sapidità che non era emersa nei campioni precedenti. Sicuramente uno dei migliori campioni assaggiati in questa serata.

Annata 1998
Per questo ’98 il colore è di un granato brillante con una leggere sfumatura mattone. Al naso è vinoso, l’alcolicità si percepisce nettamente e più che negli altri campioni. Qui prevalgono le note minerali e vegetali (anche di humus) accompagnato da sentori animali.
In bocca è abbastanza equilibrato, sicuramente caldo morbido. Anche qui ritornano decisa la sapidità e la freschezza. Risulta comunque abbastanza equilibrato e sicuramente lungo.

Annata 1997
Nel bicchiere si presenta con un bellissimo, intenso e profondo colore granato, dotato di ottima brillantezza. Al naso, l’alcol, ha veicolato sentori di frutta sotto spirito, rosa canina, fiori appassiti, ricordi di macchia mediterranea. Facendo roteare il bicchiere abbiamo potuto percepire anche delle note animali ed ematiche accompagnate da una leggera speziatura e da una buona balsamicità.
In bocca, l’impatto è importante, ma lascia spazio subito alla morbidezza e ad una freschezza incantevole. C’è subito apparso il campione più equilibrato e complesso e di gran lunga il più persistente. Sicuramente un vino pronto e godibilissimo ma predisposto per affrontare ancora un buon periodo evolutivo.

Annata 1996
Anche qui il colore è granato intenso ma con una sfumatura decisa verso l’aranciato. I sentori sono sicuramente quelli di un vino evoluto dove il floreale e il fruttato sono soltanto delle sensazioni eteree che lasciano spazio al cuoio, all’ematico ed alla balsamicità. In questo ’96 compare decisa anche una nota di tabacco il tutto veicolato da una pungente alcolicità. In bocca è sempre abbastanza fresco ed abbastanza morbido. Sicuramente ancora di buona beva ma non per molti anni.

Annata 1995
In questo campione le sfumature aranciate sono sempre più decise e prevalgono sul granato brillante. Qui l’evoluzione è ancora più percettibile che nel ’96 presentando al naso note di caramello e vaniglia oltre alla solita pungente alcolicità.
In bocca risulta però più fresco e morbido dell’annata precedente ed alla fine è sicuramente più morbido. Qui ritroviamo anche una piacevole nota sapida.

Annata 1991
Questo è sicuramente il campione più evoluto del lotto e che, quindi, regala sensazioni meno interessanti. Il colore è decisamente aranciato. Al naso prevalgono sentori di caramello, frutta cotta. In bocca è ancora abbastanza morbido ed abbastanza fresco ma non riesce a regalare, in alcun modo, le sensazioni apprezzate nelle annate precedenti.

Annata 1983
Sicuramente il campione più sorprendente. Si presenta con un colore aranciato ma di una splendida limpidezza e brillantezza. Al naso emergono tutte le note apprezzate negli assaggi precedenti (prugna cotta, marasca, fiori appassiti, sentori minerali) perfettamente fuse in un unico bouquet completato da una leggera balsamicità e da sfumati sentori di idrocarburi. Un vino perfettamente evoluto ed ancora godibilissimo.
L’esame gustativo ha perfettamente confermato quanto emerso dall’analisi olfattiva. Si poteva apprezzare ancora una invidiabile freschezza, una buona morbidezza ed un’ottima persistenza a dispetto dei 23 anni passati dalla vendemmia. Purtroppo di queste bottiglie non ce ne sono ancora molte ed un peccato. Questo è forse il campione che, durante la serata, ci ha dato più emozioni.

Durante l’intervento conclusivo tenuto dal titolare dell’azienda, il dott. Carlo De Corato, si è parlato anche di un possibile conferimento di una DOCG alla regione Puglia (per le candidate si vociferano Locorotondo e proprio Castel del Monte). De Corato ha posto giustamente l’accento sulla delicatezza di tale tema e sulle responsabilità che un simile riconoscimento trasmetterebbe ai produttori forse ancora non del tutto pronti a rientrare nei canoni ristretti di una DOCG. Ritengo tuttavia che, nonostante l’esperienza ad alto livello di tali viticoltori sia minore rispetto ad altre zone della nostra bella Italia, un simile riconoscimento può rappresentare un sicuro sprone verso la realizzazione di prodotti sempre più caratteristici e sempre più qualitativi.

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