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Finca Qualificada alla conquista di Roma

Alba Balcells, INCAVI
Alba Balcells, direttrice Incavi

Il 3 marzo a Roma per il Rome Wine Expo abbiamo partecipato a una masterclass dedicata ai vini della Catalogna in collaborazione con la Generalitat de Catalunya. Si tratta di una selezione mirata per l’Italia, presentata da una delegazione di Incavi, l’Istituto Catalano della Vite e del Vino (Institut Català de la Vinya i el Vi), rappresentato da Luca Bellizzi, delegato del governo della Catalogna in Italia.
La Catalogna è in parte ancora sconosciuta, la storia del vino in questa zona del mondo inizia da molto lontano, già dai Fenici nel VII secolo, ed è riconosciuta come una delle regioni più vocate al mondo per la viticoltura, grazie a una posizione ideale tra i Pirenei e il Mar Mediterraneo, come ci ha raccontato Alba Balcells, direttrice generale di Incavi. Se il Pil riceve almeno il 22% dall’agroalimentare, la viticoltura ha un peso enorme con i suoi 57mila ettari, un’esportazione in 150 paesi del mondo, 750 cantine e 8.500 viticoltori. Incavi, in quest’ottica di promozione, nasce per sostenere il settore quando è stato colpito dalla fillossera. Una viticoltura eroica di montagna, per vini molto diversi da quelli a cui siamo abituati. In una larga operazione di recupero, almeno 18 sono le varietà riportate all’attenzione, e sembra proprio vero il detto “un buon vino è l’esito finale di una storia. Nulla è paragonabile”.

Il sommelier catalano Marc Greco
Il sommelier catalano Marc Greco

In una ricerca costante di monitoraggio del terreno e delle sue risposte ai cambiamenti climatici, nascono i Vins de Finca Qualificada, denominazione riconosciuta e molto rigorosa nei parametri che impone per rientrarvi. L’obiettivo è la qualità e la comunicazione dei vini catalani nel mondo, puntando all’eccellenza. Dal 2004 a oggi i Vini di Finca Qualificada sono aumentati a 19 e provengono da sei distinte denominazioni, le DO. Per diventare VFQ i vini devono rispettare, come abbiamo detto, caratteristiche specifiche: innanzitutto devono aver ottenuto la Denominazione di Origine (DO) da almeno 10 anni; le rese produttive del vigneto devono essere inferiori del 15% rispetto a quelle stabilite dalla DO relativa; devono essere prodotti in un ambiente specifico, con caratteristiche corrispondenti e legate alla specificità della natura e dei suoli di quel particolare terreno e microclimatiche proprie; la cantina deve avere una storia di prestigio e di qualità sul mercato, comprovata e riconosciuta, da almeno 10 anni; deve esistere una tracciabilità completa e specifica, dalla produzione alla commercializzazione. Questa è l’eccellenza che il 3 marzo abbiamo avuto la fortuna di assaggiare, con una degustazione condotta da Marc Greco, dell’Associazione Catalana dei Sommeliers che esordisce dicendo il vino è il paesaggio messo nel bicchiere. Sei vini VFQ prodotti nelle zone a denominazione di origine da Empordà, Montsant, Priorat e Penedès.

Vini catalani

Primo vino: dalla cantina Torre del Veguer, Räims de la Immortalitat 2022, Do Penedès, una cantina storica. Una masseria in stile Château, del 1359, che utilizza le etichette disegnate da Salvador Dalì. La Do Penedès è la più famosa e la più grande, il vino nasce da una vigna del 1978 da uve Xarel-lo e Xarel-lo Vermell, da terreni calcarei, fortemente ossei e con sottobosco tipicamente mediterraneo. Fermenta in acciaio e poi in rovere francese da 500 hl, per un anno in bottiglia. La zona si trova molto vicina al mare, trasporta al naso tutta la sapidità, un forte agrume, la spezia dolce, erbe aromatiche, vegetale, un vino al gusto molto persistente e dal sorso intenso.

Secondo vino: dalla cantina Eudald Massana, Avi Ton 2021, DO Penedès. Non ci troviamo nelle vicinanze del mare, ma nella zona centrale, è un vero vino della terra. Viticoltori da dieci generazioni, hanno lavorato lo Xarel-lo al 100%. Un vino molto aromatico che mantiene forte freschezza, acidità, dalle grandi concentrazioni, per la resa bassa. Fa una macerazione di 48 ore e fermenta in botti di castagno. Rimane in bottiglia almeno un anno. Al naso fiori di acacia, al palato molto intenso grazie alla macerazione, un vino verticale, lungo e fresco. Longevo e di gran carattere.

Terzo vino: cantina Mas d’en Gil, Coma Blanca 2018, DO Priorat, un vero e proprio gioiello. Siamo nel Prioràt, una regione storica dallo specifico terroir a 400 metri, in un clima continentale. Prevede Grenache bianco e Macabeo, di oltre 70 anni di età. Da terreno argillo-calcareo e una parte di ardesia, da lavoro biodinamico e rese basse. Fa sei mesi in rovere, dopo due anni di bottiglia. Vino molto fruttato, esotico, aromatico ma anche dal finale sapido grazie al calcare. Inizialmente austero, poi si apre a un ventaglio di aromi freschi e intensi. Siamo in una regione riqualificata dopo una selezione da parte degli enologi.

Vini catalani nei calici

Passiamo ai rossi. Cantina Vinyes Domenèch, Teixar 2019, DO Montsant. Il suolo è ricco di argilla e granito, in un anfiteatro naturale. Da vigne vecchie di settant’anni di Grenache pelosa, vitigno autoctono della stessa famiglia del Cannonau.  Vinificato e maturato in botti di rovere da 300-500 litri, per 16 mesi, si evidenziano erbe aromatiche, ampi profumi di sottobosco e note scure. Balsamico al palato, esprime grande maturità, i tannini setosi e compatti.

Quinto vino: Vinyes D’Olivardots, V d’O 2 2017, DO Empordà. Cantina dalla lunghissima tradizione, con vigne del 1909. Il suolo sabbioso e a 900 metri. È la realizzazione di un sogno di una madre e una figlia, e VFC dal 2022 da uve selezionatissime. Carignano in purezza, si esprime con bella acidità, dai sentori mediterranei. Tannino compatto e molto presente. Mantiene un lato legnoso che si apre a una certa freschezza.

Sesto vino: cantina Clos Mogador, Clos Mogador 2014, DO Priorat. Da una vigna del 1979 che è stata ripresa quando nessuno voleva lavorarla. Uve Grenache, Carignano, Syrah e Cabernet Sauvignon. Qui abbiamo terreni molto pendenti e vulcanici, ricchi di quarzo e argilla. Affinato per 18 mesi da botti da 300 litri, presenta un lato vegetale, di erbe aromatiche.  Frutta rossa, confettura, cacao e note piriche sul finale. Vino complesso, compiuto e molto elegante.

Abbiamo riscontrato una magnifica espressione del territorio, in uno scenario di colori intensi, dalle variazioni climatiche continue, se pensiamo a come la 2017 sia un’annata bilanciata, la 2019 abbastanza piovosa in primavera, le 2021/2022 annate calde e la 2020 caratterizzata dalla peronospora, cosa che la scorsa vendemmia invece non ha toccato questi terreni, come invece è accaduto da noi in Italia. La passione di Incavi e dei suoi rappresentanti è tangibile, il governo ha una spinta forte verso un’escalation in tutto il mondo per vini che davvero meritano di essere conosciuti da un pubblico sempre più ampio. In generale, abbiamo notato una freschezza e mineralità costante ma anche una complessità, specialmente nei vini bianchi, I rossi sono di corpo ma comunque raffinati e agili, aromi ben definiti, intensi, presenti. Prevale sempre una certa eleganza e finezza che rapiscono il gusto di molti.

Susanna Schivardi

Susanna Schivardi

Amante della letteratura classica, consegue la Laurea in Lettere, indirizzo filologico, con una tesi sperimentale sull’uso degli avverbi nei testi arcaici della tradizione classica. Appassionata di viaggi e culture nel mondo, dai suoi studi impara che la tradizione è fondamentale per puntare all’innovazione, e si avvicina al mondo del vino dopo vari percorsi, facendone un motivo conduttore di tante esperienze. Conoscere le aziende da vicino, i territori e la visione da cui nasce una bottiglia, rimane una ricerca alimentata da una curiosità che si rinvigorisce viaggio dopo viaggio. Affianca al vino la pratica di uno sport come l’arrampicata, che richiede concentrazione, forza di volontà e perseguimento di obiettivi sempre più alti. In questo riconosce un’affinità forte con i produttori di vino, che investono vite intere per conseguire risultati appaganti, attraverso ricerca e impegno. Da quattro anni cura la rubrica Sulla Strada Del Vino finora online sulla testata giornalistica gliscomunicati.it, grazie alla collaborazione di Massimo Casali, sommelier da anni e studioso del vino. Attualmente lavora in Rai, ed è giornalista pubblicista dal 2005.

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