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Verticale Taurasi “Campoceraso” di Struzziero

Logo StruzzieroL’azienda vinicola Struzziero viene fondata nel 1920 dal sig. Elisario Struzziero a Venticano, un piccolo centro della provincia di Avellino. La bottiglia fu, per lungo tempo, trascurata perché la produzione veniva smaltita nell’arco di pochi mesi. E’ solo con il riconoscimento delle DOC Greco di Tufo e Taurasi che il figlio Giovanni comincia, nella seconda metà degli anni settanta, ad interessarsi anche dell’imbottigliamento. Il successo è immediato. Nonostante la scarsa, per non dire inesistente, esposizione mediatica, l’azienda non ha mai avuto problemi a trovare il suo meritato spazio sul mercato nazionale ed estero. Attualmente l’enologo è Mario Struzziero, figlio di Giovanni. Per quanto concerne il Taurasi, il cru “Campoceraso” rappresenta il fiore all’occhiello della sua produzione. Solo settemila bottiglie di una vigna tra Venticano e Torre le Nocelle con vecchie viti di 40 anni. Un rosso molto tradizionale sicuramente diverso e non facilissimo da approcciare per chi è abituato a vini dall’impostazione più moderna. La lunga macerazione sulle bucce e le botti grandi (di rovere di Slavonia da 10 ettolitri dove rimane per circa tre anni) rivelano un profilo più austero e meditato. In questi vini l’acidità regna padrona, una spigolosità perfettamente equilibrata da un tannino morbido e ben lavorato. Non è un rosso da degustazione, invoca disperatamente il cibo e quando lo incontra ci fa all’amore!

Taurasi StruzzieroLa verticale
Taurasi Riserva “Campoceraso” 2001
Personalmente l’ho trovato il vino più deludente della serie. O meglio è stato il vino più chiuso ed avaro di sensazioni. Sin dallo spettro olfattivo piuttosto monocorde e ingessato. Molto giovane e poco incline alle sfumature. Nonostante fosse preciso e pulito dal punto di vista dell’esecuzione, senza qualche limite evidenziato – sotto questo aspetto – in altre annate, alla fine è risultato, comunque, uno dei meno coinvolgenti ed emozionanti. I difettucci (parliamo di peccati assolutamente veniali naturalmente) riscontrati in altri millesimi sembrano contribuire, infatti, a forgiare e meglio definire il carattere e la personalità del vino.
@@@ (85/100)

Taurasi Riserva “Campoceraso” 2000
Il più controverso della serie. Il naso è decisamente ostico, scorbutico. Ci sono note minerali, di idrocarburi, e spiccatamente animali che tengono alla larga alcuni dei degustatori in sala. Senza dubbio il più difficile da decifrare e capire. Al palato la materia fruttata diventa di più facile comprensione con tannini ben risolti e una buona acidità. Un vino che vorrei riassaggiare tra qualche anno per osservarne l’evoluzione ulteriore.
@@@@ (87/100)

Taurasi Riserva “Campoceraso” 1997
Questo è un grande vino ed un grande Taurasi della tradizione. Abbisogna di tempo nel bicchiere per potersi aprire ed offrire il meglio di sé. Dopo un filo di riduzione iniziale ecco arrivare un’esplosione floreale. Elegante e complesso non disdegna i toni della frutta matura, un’intrigante atmosfera fumosa, polvere da sparo, quindi spezie, tabacco, terra. Al palato si allunga bene sia dal punto di vista sapido che della persistenza delle sensazioni. Acidità e tannini sono ben calibrati. Un vino importante che si fa bere con grande disinvoltura e semplicità.
@@@@@ (92/100)

Taurasi “Campoceraso” 1993
Siamo sul livello del precedente. I toni evolutivi sono più avanzati con qualche leggera folata ossidativa assolutamente non spiacevole. Il naso è complesso, fine, di erbe aromatiche, prugna secca, cuoio, radice di liquirizia. Il vino, al palato, conferma una bella spinta balsamica ed una freschezza invidiabile. Si beve che è un piacere, il finale non è particolarmente lungo ed è solo per questo che sfiora il massimo riconoscimento.
@@@@@ (91/100)

N.B.
Alcune bottiglie del 1997 e del 1993 presentavano palesi problemi di ossidazione. Peccato.

Fabio Cimmino

Napoletano, classe 1970, tutt'oggi residente a Napoli. Laureato in economia, da sempre collabora nell'azienda tessile di famiglia. Dal 2000 comincia a girovagare, senza sosta, per le cantine della sua Campania Felix. Diplomato sommelier ha iniziato una interminabile serie di degustazioni che lo hanno portato dapprima ad approfondire il panorama enologico nazionale quindi quello straniero. Ha partecipato alle più significative manifestazioni nazionali di settore iniziando, contemporaneamente, le sue prime collaborazioni su varie testate web. Ha esordito con alcuni reportage pubblicati da Winereport (Franco Ziliani). Ha curato la rubrica Visioni da Sud su Acquabuona.it e, ancora oggi, pubblica su LaVinium. Ha collaborato, per un periodo, al wineblog di Luciano Pignataro, con il quale ha preso parte per 2 anni alle degustazioni per la Guida ai Vini Buoni d'Italia del Touring. Nel frattempo è diventato giornalista pubblicista.

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