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Il vino nel bicchiereSimposi

Il nebbiolo di Donnas: la verticale

Vgineti a DonnasÈ diffusamente presente una certa enfasi quando si parla di viticultura eroica di montagna: ma passeggiare, o meglio, inerpicarsi tra i sassi, i ciottoli ed i sentieri stretti che attraversano vigneti, non tanto e solo posizionati intorno ai 400 mt di altitudine, quanto con pendenze ben al di sopra del 30%, limite a partire dal quale si acquisisce la possibilità di far parte della cosiddetta “viticoltura di montagna” secondo il Cervim (Centro di Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana), lascia inizialmente entusiasti, poi perplessi. Perché allevare vite in queste condizioni? Quasi mille ore di lavoro per mantenere un ettaro vitato a Donnas, un mercato soprattutto locale che vede circa l’80% della produzione non varcare i confini della Valle. Bisogna fronteggiare il problema dell’abbandono di molte vigne, che d’altronde hanno sempre rappresentato, come oggi, un “secondo lavoro” per tutti da queste parti, soprattutto là dove la pendenza può arrivare sino al 115% e le monorotaie, che indubbiamente aiutano, non risolvono completamente i problemi. I terrazzamenti, così belli e suggestivi da vedere quando si arriva in prossimità dell’uscita autostradale Pont-Saint-Martin, attraversano la Valle d’Aosta, ma sono difficili da preservare, ancorché vitali, come d’altronde in Valtellina, pena il rischio che interi costoni di montagna arrivino a valle franando sull’abitato.

Grappolo PicotendroA Donnas, così come nella vicina denominazione di Arnad-Montjovet, o in quella, a due passi da qui, ma ancora in Piemonte, di Carema, il vitigno allevato è soprattutto il nebbiolo: una varietà localmente detta “Picoutener” o Picotendro, benché ne siano presenti in realtà anche altre, come la chiavennasca, caratterizza i vini della denominazione locale, in blend con neyret e freisa (fino ad un massimo del 15%). Ad aumentare la perplessità si aggiunge proprio la coltivazione del nobile vitigno in questione: solitamente, inutile nascondersi dietro i tanto facili entusiasmi dovuti alla recente rivalutazione dei vitigni autoctoni, magari di denominazioni di nicchia, ma spesso, solo di facciata, quando si pensa al nebbiolo, il pensiero corre altrove. Barolo e Barbaresco, ovviamente, ma anche Ghemme e Gattinara, tutte le svariate denominazioni valtellinesi con in cima lo Sforzato, vero campione di incassi della zona montana lombarda. Per i più esotici e controcorrente anche Carema e Lessona vengono prima del Donnas nella scelta. Certamente i quantitativi, non tanto prodotti, circa 120/150 mila bottiglie annue, quanto “esportati” fuori dalla Valle non aiutano nella diffusione della conoscenza: a questo aggiungiamo una certa timidezza a volersi confrontare con chi più noto, e perché no, anche più bravo, ed una sorta di genuina introversa umiltà che non aiuta a conquistare non solo le prime pagine delle riviste più importanti del settore, ma neanche quelle che hanno il gusto del “diverso” a tutti i costi.

Conferitori uva a DonnasLa Caves Cooperatives de Donnas ha 85 conferitori che possiedono in media 1500 metri quadri ciascuno, una parcellizzazione che sfida quella di zone ben più note. 25 gli ettari vitati tra i comuni di Donnas, Pont-Saint-Martin, Perloz e Bard ed una media di 1300/1700 quintali di uva prodotta. La media per ettaro è di circa 70 quintali con una certa e giustificata rigidità nei confronti dei soci che oltrepassano questo limite, con conseguente declassamento dell’intera partita. Il sistema di allevamento utilizzato è quello della pergola, localmente detta “topia”, che “facilita” l’incredibile lavoro in vigna che svolgono i soci conferitori: i legni dei castagni, di cui la zona è ricca, vengono utilizzati anche per ottenere i pali che poi andranno a reggere le vigne. Si parlava di nebbiolo, vitigno principale: tra una pergola e l’altra è possibile scorgere anche grappoli a bacca bianca: si tratta di erbaluce, noto soprattutto a Caluso in Piemonte, ma che qui è possibile trovare tranquillamente tra un grappolo di nebbiolo e di freisa. Elso Cappelin, uno dei soci della cooperativa, che ci ha accompagnato nei vigneti di sua proprietà abbarbicati tra rocce scoscese e pendii vertiginosi ci dice al riguardo: “Tutti i soci hanno vigne di erbaluce sparse in mezzo a quelle del nebbiolo. Un tempo veniva usato come taglio”. Oggi la Cooperativa lo vinifica separatamente ed in uvaggio con del pinot ottiene un vino bianco da tavola (Blanc des Caves) nella speranza, un giorno, di poter ottenerne uno in purezza, magari all’interno della denominazione.

Pergola a DonnasAllestire questa degustazione “scoperta” e verticale di uno dei vini più rappresentativi ed importanti dell’azienda, il Valle d’Aosta DOC Donnas (etichetta bianca, 85% nebbiolo e 15% neyret e freisa, affinamento per 18 mesi in botti grandi da 25 Hl) non è stato semplice: di questo ringraziamo l’amico giornalista Franco Ziliani che ha organizzato quello che inizialmente poteva sembrare poco più di una curiosità per fanatici del nebbiolo, ma che si è poi  trasformata in un’autentica scoperta, a tratti entusiasmante. Vini freschi, vivi, con una personalità ben distinguibile per ogni annata degustata: benché la longevità del nebbiolo non sorprenda, la pulizia stilistica e la complessità, si. Il problema è sempre lo stesso, come sopra già ampiamente espresso: l’esigua disponibilità del prodotto. Da qui la difficoltà di poter verificare la tenuta di un nebbiolo di alta montagna come quello di Donnas, non più reperibile se non nell’ultima annata attualmente in commercio, il 2004, ma desolatamente finito nelle annate precedenti. Un problema, quest’ultimo, che rappresenta un vero handicap per qualsiasi vino rosso con velleità di invecchiamento, che diventa tragico nel caso di vini a base nebbiolo, che fanno del tempo trascorso in bottiglia il loro miglior amico.

Donnas 1995Valle d’Aosta Donnas 1995, Vol. 13%
Una delle sorprese della verticale: una finezza di bella fattura, una complessità aromatica che si sviluppa immediatamente con note di erbe aromatiche, mineralità e liquirizia. Dopo un’ora lo zenzero rende ancor più intrigante un quadro già decisamente più che positivo. In bocca è acido e sapido, nervoso, per nulla stanco, con tannini presenti, ma non rgaffianti ed una trama che si è soliti dire in questi casi “dritta, ma non larga” o avvolgente. Ricorda, in modo quasi spiazzante, la mano e lo stile dei vini di Ar.Pe.Pe. (Lombardia, Valtellina). Vino non semplice (soprattutto commercialmente, se ce ne fosse ancora), scontroso, ma affascinante.

Donnas 1996Valle d’Aosta Donnas 1996, Vol. 13%
L’unico campione decisamente sotto tono, figlio di annata minore da queste parti. Ridotto, muto, con qualche accenno vegetale al naso nei rari momenti di apertura olfattiva. In bocca ha una acidità fuori registro ed è slegato nelle sue componenti.

Donnas 1997Valle d’Aosta Donnas 1997, Vol. 13%
Di colore granato, meno trasparente rispetto al 1995, è subito intenso ed incisivo: frutti rossi maturi, ma non martellatosi, note di cioccolato e crema. In bocca è morbido, con tannini equilibrati ed un’ottima lunghezza. Annata, come da altre parti d’Italia, molto positiva a Donnas per il nebbiolo: campione piacevole, pronto, con un’acidità meno pronunciata rispetto al solito ed un’ulteriore possibilità di invecchiamento da verificare, come per altri vini a base nebbiolo, forse troppo esaltati in un’annata sicuramente più che positiva, ma non stellare come da molti preconizzata.

Donnas 1999Valle d’Aosta Donnas 1999, Vol. 13%
Un granato molto vivo, con riflessi mattonati. Al naso è fresco, quasi “dolce” nelle sue note di piccoli frutti rossi di bosco. Presenti anche le note floreali di rosa, quasi appassita. Terroso, con tannini ancora troppo aggressivi ed una vena acida che rende succosa la beva. Giovane.

Donnas 2001Valle d’Aosta Donnas 2001, Vol 13%
Potente ed intenso: dolcezza del frutto, quasi quanto il 1997, note di lampone e ribes, di tartufo e di rosmarino. Grande stoffa, sia al naso che in bocca dove si mostra equilibrato in tutte le sue componenti, con tannini già pronti ed una notevole lunghezza. Forse il miglior assaggio.

Donnas 2003Valle d’Aosta Donnas 2003, Vol 13,5%
Il più femminile dei campioni degustati: caldo, etereo, con un frutto dolce e maturo, anche se non stucchevole, dona sentori di pesca sciroppata, lamponi maturi e fiori appassiti. Più facile in bocca rispetto ad altre annate non così calde e torride come il 2003, ha ovviamente meno acidità e tannini lievemente polverosi ed asciuganti, anche se nel complesso convince nella sua semplicità e facilità di beva. Già pronto, non ci aspetta una durata classicamente nebbiolesca.

Alessandro Franceschini

Alessandro Franceschini

Giornalista free-lance, milanese, scrive di vino, grande distribuzione e ortofrutta, non in quest'ordine. Dirige il sito e la rivista dell'Associazione Italiana Sommelier della Lombardia, è docente in vari Master della Scuola di Comunicazione dell’università Iulm di Milano, è uno dei curatori della fiera Autochtona e collabora con testate come Myfruit, l'Informatore Agrario e le pagine GazzaGolosa della Gazzetta dello Sport. In passato, oltre ad aver diretto la redazione di Lavinium.com, ha collaborato con la guida ai ristoranti del Touring Club e con la guida ai vini de L'Espresso. È stato uno degli autori dell'Enciclopedia del Vino di Dalai Editore, del volume "Vini e Vignaioli d'Italia" del Corriere della Sera e del libro "Il vino naturale. I numeri, gli intenti e altri racconti" edito dalla cooperativa Versanti.

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