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Cavazza, 96 anni di storia tra Gambellara e i Colli Berici

Andrea Cavazza
Andrea Cavazza

Una famiglia, quattro generazioni, due terroir, 143 ettari di proprietà, 600.000 bottiglie, 28 persone che lavorano la terra, un ciclo produttivo indipendente, 12 Paesi nel mondo. Così si presenta la cantina Cavazza, una realtà vitivinicola solida e tenace prima a Gambellara, per poi evolvere sui Colli Berici, ma sempre e comunque nella provincia di Vicenza. Siamo dunque in due pregevoli territori del vino, fuori dal cerchio delle grandi denominazioni, ma storicamente vocati alla produzione di nettari di qualità.

Elisa Cavazza
Elisa Cavazza

Il tutto inizia nel 1928 quando Giovanni Cavazza compra una casa con vigneto a Selva di Montebello e oltre al vino c’è anche tanta agricoltura e allevamento. In quel periodo, infatti, Il commercio di frutta e verdura integra i bilanci domestici: “un’agricoltura rispettosa della terra e dei cicli nelle stagioni”, anche perché “nel sistema di coltivazione chiamato piantà, la vite maritata attorno a una pianta che ne sostiene l’abbraccio e al vigneto, si alternano erba medica e granoturco”. Spiega la quarta generazione, aggiungendo che tale armonia da novant’anni viene ancora confermata il più possibile in azienda.

Mattia e Stefano Cavazza
Mattia e Stefano Cavazza

Da una parte ci sono le colline di Gambellara di origine vulcanica, principalmente basaltiche, che riflettono una decisa impronta minerale come ferro, magnesio e potassio; dall’altra ci sono i Colli Berici con i vigneti situati nel comune di Alonte, dove le colline hanno origine marina e il suolo, con roccia calcarea e terreni di argille rosse. La prima quindi destinata alla produzione di vini bianchi è la terra della Garganega, dove le rocce vulcaniche su cui si sviluppano i vigneti sono caratterizzate da macro-porosità per immagazzinare risorse idriche fino al 100% del loro peso e dove le radici possono respirare attivamente. La seconda, ça va sans dire, ideale per i rossi, è caratterizzata da dolci rilievi le cui radici delle vigne affondano su colline formatesi 60 milioni di anni fa.

Tenuta Cicogna

Ed è qui che sorge il loro gioiellino, Tenuta Cicogna, uno splendido edificio che con le sue ampie vetrate si fonde col paesaggio che lo circonda tra viti e olivi. A Selva, invece nella propaggine dei Monti Lessini, il luogo di produzione (cantina) dove la famiglia Cavazza ha messo le radici di una realtà che adesso racconta due denominazioni e viaggia in tutto il mondo.
Mentre nei rossi la potenza non manca di certo, per quanto riguarda i bianchi è la scia minerale ad essere, a tutti gli effetti, molto evidente. In un’ampia degustazione, i vini anche con discreti anni sulle spalle, hanno colpito per profondità e struttura.
Il Colli Berici Tai Rosso Corallo 2021 è un ottimo vino complesso e originale, da uve surmature (con una lunga macerazione ed un affinamento in barrique, risulta morbido e balsamico al palato. Nel Gambellara Classico Bocara 2020 è netto e stagliato il carattere “vulcanico” all’olfatto, con palato a sua volta animato da note di camomilla e fiori bianchi; gusto sottile e tagliente con una tenace persistenza. Il Creari 2015 presenta note aromatiche su sentori spiccatamente floreali; ricco di succo, cristallino e slanciato, è accarezzato da delicate note di erbe e solcato da profonde tracce minerali, con finale elegante. Il Merlot Cicogna 2006, nonostante l’età, gioca ancora e bene su toni di lampone, prugna e pepe bianco, il centro bocca rimane succoso e reattivo nel suo lungo e compatto finale. Il Cabernet Cicogna 2015 si presenta con un ottimo rilevo fruttato accompagnato da erbe e sottobosco, per un quadro gustativo intenso e tonico, di buona incisività e un finale dai toni salini. Il Vin Santo di Gambellara DOC 2004 dal colore marrone intenso e velato, emana sentori di caffè, datteri e menta; il palato è decisamente ricco e concentrato, correttamente viscoso e dolce, di buon allungo sul finale. Il Gambellara DOC Recioto Capitel Santa Libera 2020 sprigiona delicati cenni di albicocca che si amalgamano con note di canditi e di miele, palato di buon carattere, denso e modulato, dal finale fresco e contrastato.

Lele Gobbi

Lele Gobbi

Torinese, sognatore, osservatore, escursionista, scrittore. Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Torino e Master in “Non profit” presso la SDA Bocconi di Milano. Per otto anni si è impegnato in progetti con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, occupandosi di raccolta fondi, marketing, comunicazione, relazioni esterne, degustazioni e soprattutto di organizzazione di viaggi educativi in Italia e nel mondo. Scrive per Spirito diVino, James Magazine, La Cucina Italiana, Viaggiare con Gusto, Senza Filtro. È consulente per agenzie di marketing e comunicazione. Ha viaggiato in tutti i continenti alla ricerca dei cibi più vari, dei mercati più pittoreschi e dei popoli più antichi. Ama lo sport (sci e basket), la montagna (le Alpi) e l'arte contemporanea.

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