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Schloss Rametz, vi racconto una sorpresa che sfida il tempo

Fotografie di Florian Lamprecht e Danila Atzeni

Castello Rametz

Conosco diverse persone legate al mondo del vino e mi è capitato, con ognuna di loro, di affrontare almeno una volta il tema. Le più grandi scoperte in fatto di aziende, e talvolta di grandi vini, si rivelano per puro caso, non sempre e solo per via di intere notti passate a sgobbare sulle guide vitivinicole. Le rispetto per carità, ma questa casualità la considero una sorta di rivincita del vino, come se questa nobile bevanda volesse mettermi ad ogni costo davanti al fatto compiuto, intonando a gran voce, con tono assertivo: ” Ragazzo, non scherziamo, comando io.”

La mia esperienza in tal senso, porta un nome e soprattutto un luogo: Schloss Rametz o Castello Rametz, proprietà della famiglia Schmid a Maia Alta-Merano. Torno a parlare di Alto Adige, una regione interessante enologicamente parlando, molto vasta, ricca di zone già affermate al grande pubblico ed altre un po’ meno.

A me piacciono le sfide, sperando di aver vinto quella sul Grignolino di Vignale Monferrato, per chi ricorda il mio ultimo articolo dedicato alle aziende vitivinicole, ho deciso questa volta di puntare sulla zona del meranese, e di parlare di un’azienda tra le più importanti e storiche, già citata da Mario Soldati nel celebre “Vino al vino”.

L’ho scoperta per puro caso, nel dicembre 2016. Ogni anno in compagnia di Danila, siamo soliti recarci in Alto Adige per respirare l’atmosfera unica dei famosi mercatini natalizi. Negli ultimi anni bisogna riconoscere che molti di questi mercatini hanno preso una piega commerciale, orientata quasi esclusivamente alla sponsorizzazione del cibo, complice a mio avviso il bombardamento mediatico a cui stiamo assistendo, giorno dopo giorno. Originariamente, questi famosi mercatini proponevano in percentuali pari al cibo, anche stand dedicati all’artigianato, all’agricoltura, al folklore, si respirava un’aria diversa, autentica e meno inflazionata.

Cantina Castel Rametz

Fortunatamente in un wine bar nel centro di Caldaro, un gentilissimo signore affrontando proprio il tema, ci ha consigliato una visita ai mercatini di Castello Rametz, situati un paio di chilometri a nord di Merano, ultimo baluardo del vero artigianato altoatesino. La cosa incredibile ad oggi, se ci ripenso, è che quel signore non ha minimamente fatto riferimento ai vini dell’azienda, dunque è stata davvero una sorpresa quando siamo arrivati.

Prima di parlare della cantina è doveroso da parte mia introdurre, parlando della DOC Alto Adige, la sottozona chiamata Meranese di Collina o “Sudtirol”/”Meraner Hugel”, creata nel 1975. Concedetemi la battuta, ma di “sotto” non ha proprio nulla a mio avviso, anzi.
La provincia è sempre quella di Bolzano, rappresenta a mio avviso una delle zone più interessanti e particolari dell’Alto Adige, con circa 300 ettari vitati. Il clima è temperato, il suolo è di origine pluviale, ghiaioso sui versanti e sabbioso a fondovalle.
I comuni coinvolti in questa sottozona sono quelli che formano una sorta di corona attorno a Merano, e sono appunto Caines, Cermes, Gargazzone, Lagundo, Lana, Marlengo, Postal, Rifiano, S. Pancrazio, Scena, Tesimo e Tirolo.
I vigneti nel Burgraviato, così chiamata questa zona, si distribuiscono fra i 300 e gli 800 metri sul livello del mare e l’esposizione è prevalentemente sud, sud-ovest.
I vitigni principalmente coltivati sono: chardonnay, pinot grigio, pinot bianco, kerner, riesling renano, müller-thurgau, riesling italico, sauvignon, sylvaner verde, traminer aromatico, cabernet franc, cabernet sauvignon, malvasia istriana, merlot, lagrein, veltliner, schiava, schiava grossa, schiava gentile, schiava grigia, portoghese, moscato giallo.
Ci sono alcuni vigneti, veri e propri cru del meranese, che raggiungono davvero l’eccellenza. Tra questi, senza alcun dubbio vanno citati quelli di Castello Rametz, diversi i fattori determinanti.
La coltivazione a Guyot è riparata a nord dalle alte cime del Gruppo Tessa, che respingono i venti freddi del nord con i loro 3000 metri di altitudine, inoltre la tenuta si estende su una collina morenica dell’ultima era glaciale con terreno drenato.
L’azienda propone una gamma di vini piuttosto diversificata, dai classici a bacca bianca quali riesling, chardonnay, traminer aromatico, pinot grigio, pinot bianco, a quelli a bacca rossa, ovvero pinot nero, schiava, cabernet e merlot.
La famiglia Schmid, con a capo l’enologo Stanislaus Schmid, propone anche vini prodotti con il Metodo Classico.
Si tratta di una linea chiamata Castel Monreale, dal luogo in cui sono situati i vigneti, in tedesco il castello è anche chiamato Königsberg, in località Monreale nel comune di Faedo.
Ci troviamo a soli cinque chilometri a nord est di San Michele all’Adige, comprensorio della Piana Rotaliana, zona altamente vocata per la spumantistica italiana.
Stanislaus sostiene: “Siamo dei produttori di spumante in Trentino, ma non siamo nella DOC del Trento perché imbottigliamo in Alto Adige, è qui che si trovano le nostre radici, la nostra storia“.

I mercatini di Castello Rametz
I mercatini di Castello Rametz

Ma torniamo a Merano e brevemente al mio racconto. Superato il centro di questa incantevole cittadina, in direzione nord, dopo pochissimi chilometri, cominciamo a notare dei bellissimi vigneti, circa dieci ettari di proprietà della famiglia Schmid, finalmente appare davanti ai nostri occhi Castello Rametz o Schloss Rametz.
Si tratta di un’antica e storica tenuta, menzionata sin dal 1227 come possedimento significativo nel campo della viticoltura, dal 1860 in Alto Adige viene coltivato il pinot nero, e in questa nobile dimora già a quei tempi trovarono habitat ideale nobili vitigni quali il riesling renano, il già citato pinot nero, il cabernet franc e il cabernet sauvignon.
È qui che arriva la sorpresa, il castello oltre alla sede dei mercatini che cercavamo, è anche sede di un’antica azienda vitivinicola, si parla di primi impianti di cabernet nel 1881, mea culpa, nonostante abbia letto più volte il famoso libro di Mario Soldati, non l’ho mai approfondita e non me la ricordavo.
Incuriosito, cerco info sul web, ma a parte il sito dell’azienda trovo poco e niente, interessante, penso tra me e me, in altri tempi avrei pensato il contrario non vedendola opportunamente pubblicizzata, ma l’esperienza insegna.
Danila, giustamente, mi ricorda che siamo giunti a Castello Rametz per visitare principalmente i mercatini, ovviamente il sottoscritto si era già perso, immaginatevi il mio stato d’animo, conseguenza diretta di una curiosità oserei dire quasi infantile.
Terminata la visita ai particolarissimi mercatini testimoni, anche a mio avviso, del vero folklore locale, in un’atmosfera natalizia davvero incantata continuiamo la visita al castello raggiungendo la sala degustazioni dell’azienda vitivinicola.

Ringrazio ancor oggi Florian Lamprecht, grande appassionato di vini, persona preparata e competente che lavora in azienda e si occupa della sala degustazione e della parte commerciale. Ci ha accolto con simpatia e professionalità, illustrato e servito molte etichette della gamma, inoltre ci ha introdotto alla degustazione esclusiva delle vecchie annate.
Questo evento più unico che raro, considerata la possibilità di degustare vini imbottigliati negli anni in cui Jimi Hendrix faceva scintille a Woodstock o Federico Fellini stravolgeva la storia del cinema con il film “Otto e 1/2”, si tiene ogni anno nel periodo natalizio all’interno delle cantine del castello.

È giunto il momento di parlare dei vini che mi hanno maggiormente colpito. Comincerò dalle etichette più recenti, per finire con le bottiglie d’annata che ho avuto la fortuna di assaggiare. Mi concentrerò sulle varietà che a mio avviso esprimono meglio il territorio, le stesse in grado di tradurlo in senso assoluto, salvo una breve parentesi sul Metodo Classico che merita un discorso a parte.

Degustazione vini Schloss Rametz, annate recenti

Castello Rametz Castel Monreale Spumante BrutSpumante Castel Monreale Brut Metodo Classico
Il vino sosta 36 mesi sui lieviti, assemblaggio di uve chardonnay 70%, pinot nero 20%, pinot bianco 10%. 12,5% vol.
Manto paglierino, tonalità intensa, bollicine fine e regolari. Il naso esordisce fruttato, la mela Golden si alterna all’albicocca e alla susina gialla, la scorza di cedro ravviva l’insieme. Continua su note balsamiche di menta dolce e muschio, un floreale di biancospino ed effluvi minerali di calcare. Chiude su note dolci di pane grigliato. In bocca risulta fresco e sapido, bolla incisiva e verticale, al contempo carezzevole. Finale ammandorlato e coerente nei ritorni di agrume. Media intensità, lunga persistenza.
89/100

Castel Monreale RoséSpumante Castel Monreale Brut Rosé Metodo Classico
Il vino sosta 36 mesi sui lieviti, assemblaggio di uve pinot nero 80%, chardonnay 20%. 12,5% vol.
Rosa cerasuolo, riflessi chiari buccia di cipolla. Perlage esemplare, bollicine molto fini, esaltano la luminosità.
Impatto fruttato al naso notevole. I frutti rossi su tutto, mela renetta, susina rossa, fragolina di bosco e litchi. A circa cinque minuti dalla mescita le note minerali ferrose ricordano la ruggine, oltre ad una sfumatura a metà strada tra il floreale acre ed il timo che completa il bouquet, evolve nel bicchiere. Il sorso è retto da freschezza notevole, la materia è ricca ed il frutto prevale, media intensità, lunga scia sapida per via di una mineralità che ritorna anche in bocca.
88/100

Vernatsch 2015Südtiroler Vernatsch DOC 2015
Vitigno schiava 100%. Vinificazione in acciaio. 12% vol.
Il colore è affascinante, tonalità vivace che ricorda il brillare dei rubini. Al primo olfatto, l’eleganza dei toni fruttati rimanda ad una spremuta di lamponi, la mela renetta ed il pompelmo rosa. Le note floreali di iris e violetta si alternano ad una sensazione speziata di pepe nero e timo, chiude balsamico. La freschezza è l’elemento che sorprende di più, regala un palato pulito, fresco, mediamente sapido e persistente, ritorna con prepotenza la nota agrumata e speziata, tannino molto fine.
87/100

Riesling 2015Südtiroler Riesling DOC 2015
100% riesling. Vinificazione in acciaio. 12,5% vol.
Paglierino vivace, tonalità algida/nordica, dimostra buona consistenza. Il naso è fine, sensazioni agrumate che ricordano la scorza di limone ed il mandarancio, una nota dolce di mela Golden e melone d’inverno. Il floreale delicato di biancospino cede il passo a note di piccoli fiori di montagna, suggestioni minerali gessose e di calcare, con lenta ossigenazione, vanno a chiudere. Palato teso, verticale, sinergia tra freschezza e sapidità, riempie la bocca per via di un frutto ricco di materia. Chiude in maniera pulita, scorrevole, lungo il finale che ricorda l’agrume. Riassaggiato a quasi due anni distanza, le note di idrocarburi e miele di acacia amplificano a livello olfattivo il bouquet. Palato ancora giovanissimo.
91/100

Blauburgunder 2013Südtiroler Blauburgunder DOC 2013
100% pinot nero. Vinificazione condotta in acciaio, affinamento in botte grande. 13 % vol.
Manto granato, vivace, note rubino in profondità, buona consistenza. Un vino che strizza l’occhio ai cugini d’Oltralpe, per via di una perfetta fusione tra il floreale leggermente appassito e le note di incenso e frutti rossi, soprattutto lampone e mirtilli. Una spezia fine e dolce mi ricorda la noce moscata, anticipa una mineralità ferrosa che cede il passo a note di tabacco in foglie e cacao amaro, davvero complesso, nonostante la giovane età. Il palato è fresco e verticale, i tannini risultano ben legati ma percettibili, impegna il palato ma colpisce per via di una lunga scia sapida che ne amplifica la persistenza. Un vino scorrevole e già godibile, fa presagire grandi potenzialità d’invecchiamento.
90/100

Degustazione vini Schloss Rametz, vecchie annate, bianchi fermi

Chardonnay Cesuret 1996Chardonnay Atesino IGT “Césuret” 1996
100% chardonnay. Due anni di affinamento tra acciaio e barrique. 12,5 % vol.
La vera sfida nei confronti del tempo inizia qui. Importante evoluzione di questo Chardonnay coltivato in località Monreale, dove viene prodotto il Metodo Classico già descritto.
Il vino mostra una veste dorata con nuances che riportano ancora al paglierino, questo fa presagire sentori freschi se non di gioventù, di un vino che ha ancora molto da raccontare. Non mi sono sbagliato, ricorda al naso il miele d’acacia, l’ananas disidratato, il burro fuso, lo yogurt alla vaniglia. Con lenta ossigenazione, la nota appassita di mimosa, anticipa un sentore balsamico di mentolo ed una mineralità sottile e continua che si alterna a note eteree di smalto, che non disturbano affatto. Il palato è morbido, sorretto da buona acidità che resiste nonostante i lunghi anni passati ad affinare in cantina, sapidità importante, il finale è lungo.
88/100

Rheinriesling 1986Südtiroler Rheinriesling DOC 1986
100% riesling. Vinificazione in acciaio. 11,5 % vol.
Davanti ad annate del genere, il mio approccio è di profondo rispetto e soprattutto grande curiosità, comunque vada la degustazione mi sento un privilegiato a poterle raccontare.
Questo vino risulta spiazzante. In cantina, pensai subito ad uno scherzo ben riuscito del bravissimo cantiniere Franz, lo scambiai per un 2011, niente da fare è un’86.
Paglierino con riflessi dorati, consistente nel bicchiere, ciò che sorprende è la vivacità del colore.
Esplosione di pompelmo allo stato puro, si aggiungono man mano note minerali di calcare ed un lieve sentore di idrocarburi. Passati alcuni minuti, emergono pepe bianco e timo limonato, a chiudere camomilla ed anice. Surreale la freschezza delle note percepite, eppure è così.
Il sorso è ancora scattante, la sapidità in linea con la freschezza a vantaggio di quest’ultima che richiama prepotentemente, a livello gustativo, le note di pompelmo.
94/100

Degustazione vini Schloss Rametz, vecchie annate, rossi fermi

Blauburgunder 2010Südtiroler Blauburgunder DOC 2010
100% pinot nero. Vinificazione condotta in acciaio, affinamento in botte grande. 13% vol.
Veste luminosa, tra il rubino ed il granato, buona consistenza. Annata regolare e priva di eccessi in ogni senso. Il naso in questa fase, è incentrato sulla spezia fine ed eleganti note erbacee, tra tutte distinguo il pepe nero e il timo, interessante con l’ossigenazione la nota ferrosa ed di frutti rossi in confettura. Note di cuoio e foglia di tabacco a chiudere. Il palato risulta particolarmente equilibrato, tannino levigato ma percettibile e significativo, buona sapidità ed un centro bocca che ricorda la spezia e il frutto, impegna il palato ma al contempo richiama il sorso per via di una buona freschezza, ancora giovane.
91/100

Blauburgunder 2007Südtiroler Blauburgunder DOC 2007
100% pinot nero. Vinificazione condotta in acciaio, affinamento in botte grande. 13% vol.
Granato di media intensità e trasparenza, profondo nella tonalità e consistente. Annata bizzarra tra alti e bassi, escursioni termiche significative, sicuramente carica di profumi e morbidezza gustativa. Il naso, nonostante i dieci anni passati, è incentrato sulla frutta in confettura, mirtilli e mora, ma anche spezia dolce, cannella e noce moscata. Con lenta ossigenazione, una nota di cuoio e caucciù. Notevole l’intensità olfattiva. Il palato incentrato sulle morbidezze, fatica un po’a tenere il passo, la sapidità è maggiore rispetto alla freschezza, finale asciutto, non lunghissimo.
87/100

Blauburgunder 1998Südtiroler Blauburgunder DOC 1998
100% pinot nero. Vinificazione condotta in acciaio, affinamento in botte grande. 13,5% vol.
Il viaggio inizia qui, una sfida contro il tempo. Annata caratterizzata da temperature medie piuttosto elevate, a vent’anni della vendemmia, questo vino incuriosisce per via di una carica cromatica vivace, un granato profondo e consistente nel bicchiere. Il naso inizialmente timido si rivela lentamente, la confettura di frutti neri è impreziosita dal pepe nero, continua su profumi che ricordano l’autunno, il sottobosco i funghi secchi, il pellame, un bouquet particolare ed atipico rispetto al resto della batteria. Il palato è in controtendenza, tannino ancora vivo, morbido, struttura piuttosto pronunciata, buona freschezza che comunque deterge il sorso, più intenso che persistente.
89/100

Blauburgunder 1991Südtiroler Blauburgunder DOC 1991
100% pinot nero. Vinificazione condotta in acciaio, affinamento in botte grande. 12% vol.
Importante evoluzione di questo vino figlio di un’annata regolare e senza eccessi, caratterizzata da un buon andamento climatico. Granato di media trasparenza, unghia aranciata, intensa tonalità cromatica.
Il naso è lento a concedersi, apre su note di frutti rossi disidratati, erbe officinali, timo, stecca di liquirizia. Floreale acre pungente, accompagnato da una nota di cenere e leggera grafite. Palato che ha conservato buona acidità e coerenza di note speziate. Sorso lungo, appagante, tannino setoso, dimostra grande bevibilità.
92/100

Bluburgunder Riserva 1985Südtiroler Blauburgunder Riserva DOC 1985
100% pinot nero. Vinificazione condotta in acciaio, affinamento in botte grande. 12% vol.
A più di trent’anni dall’imbottigliamento, mi ritrovo davanti ad un vino figlio di un’annata a cinque stelle, tra le migliori della decade in questione, regolare e senza eccessi.
Il manto è granato, un colore profondo che nel centro del bicchiere ricorda ancora il rubino. Incredibile la tenuta cromatica nel tempo.
Il naso dimostra tutta l’integrità di un frutto maturo ma non esasperato, mirtilli e more di gelso. Una nota fresca di barbabietola e timo, anticipano un’incessante nota speziata di pepe e noce moscata. Note di grafite e ferro caldo, con lenta ossigenazione.
Sorso lungo, integro, tannino sproporzionato rispetto all’età, una spalla acida che dimostra ancora carattere e voglia di contrastare, ad esempio, un buon piatto di stufato di carne. Risulta succoso, coerente nelle note di frutti selvatici e pepe, la sapidità è notevole nei rimandi minerali, un vino che non posso non considerare ancora giovane. È così.
96/100

Blauburgunder Riserva 1976Südtiroler Blauburgunder Riserva DOC 1976
100% pinot nero. Vinificazione condotta in acciaio, affinamento in botte grande. 12% vol.
Il più vecchio campione della verticale, un’annata vicina all’eccellenza, abbastanza regolare e priva di eccessi.
Il vino è granato, buona trasparenza e vivacità di colore, unghia leggermente aranciata.
Naso in cui i terziari diventano protagonisti, note di cuoio, foglie secche, legna arsa. Un delicato aroma dolce di amarena fabbri. Note di smalto, con lenta ossigenazione, e leggero goudron. Fatica ad ingentilirsi anche oltre i 30 minuti dalla mescita. Gode di un equilibrio gustativo davvero emblematico, risulta scorrevole e setoso, il tannino ha perso la sua grinta, ma la freschezza non latita, chiude non lunghissimo ma ha un timbro gustativo piuttosto importante.
93/100

La rivelazione

Consapevoli del fatto che certe occasioni nella vita capitano di rado, ringraziamo calorosamente Franz per la stupenda verticale di Blauburgunder, ma non solo, lui con aria di sfida ci invita a degustare alla cieca l’ultimo bicchiere, senza farcelo ripetere due volte accettiamo, il gioco è capire almeno di che vitigno si tratta.
Queste le mie impressioni:
Tra il rubino e il granato, luminoso, dotato di buona trasparenza.
Naso molto elegante e sfaccettato. Note di menta, sedano verde, un floreale acre che ricorda il geranio appassito. Scorza di agrume rosso disidratato, pepe nero, effluvi minerali/fumé di cenere e pietra lavica, ma continua su foglia di tabacco, pellame, rosolio.
Il sorso è spiazzante e la materia è davvero ben risolta. Il tannino è levigato, si avverte una sensazione di frutto e spezia corrispondenti al naso, la freschezza non latita, in linea con una sapidità misurata, davvero lungo il sorso, che conquista per via di una grande bevibilità ed un finale piacevolmente ammandorlato.
95/100

Cabernet Riserva 1974Alzo lo sguardo, incrocio quello di Danila, ci giriamo verso Franz che ci osserva impaziente: “Ragazzi, dunque, di cosa si tratta?”. Rispondo senza esitare: “Franz, alla fine la migliore annata di Blauburgunder l’hai tenuta per il grande finale.
Lui si gira verso di noi, prende la bottiglia, ce la mostra e sorridendo ci da appuntamento all’anno venturo per un nuovo approfondimento, perché il vino segreto era un Südtiroler Cabernet Riserva DOC 1974. Incredulo ed inebetito, lo ringrazio.
Il mio pensiero vola subito a Mario Soldati, a ciò che scrisse su “Vino al vino” nell’autunno del 1970, in merito a Schloss Rametz ed Alberto Crastan, abile vignaiolo che ai tempi gestiva la magnificenza di questi vigneti e dunque di questi vini. Aver avuto l’occasione, per puro caso, di assaggiare le stesse annate nel 2016, non mi sembra ancora vero.
C’è di fondo una magia autentica, la stessa che a questi livelli mi tiene incollato al mondo del vino più di qualunque altra cosa, si manifesta raramente e solo in presenza di grande passione, ma quando accade è davvero emozionante, come la longevità e la qualità dei vini di Schloss Rametz, che non smetterò mai di ringraziare.

Andrea Li Calzi

È nato a Novara, sin da giovanissimo è stato preso da mille passioni, ma la cucina è quella che lo ha man mano coinvolto maggiormente, fino a quando ha sentito che il vino non poteva essere escluso o marginale. Così ha prima frequentato i corsi AIS, diplomandosi, poi un master sullo Champagne e, finalmente, nel giugno del 2014 ha dato vita con la sua compagna Danila al blog "Fresco e Sapido". Da giugno 2017 è entrato a far parte del team di Lavinium.

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