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Le DOC del Trentino: Teroldego Rotaliano

Le Doc del Trentino: Teroldego Rotaliano


❂ Teroldego Rotaliano D.O.C.
(Approvato con D.P.R. 18/2/1971 – G.U. n.139 del 3/6/1971; ultima modifica D.M. 14/1/2020 – G.U. n.20 del 25/1/2020)


zona di produzione
● in provincia di Trento: comprende la porzione del Campo Rotaliano ricadente nei comuni di Mezzolombardo, Mezzocorona e nella frazione di Grumo nel comune di S. Michele all’Adige;


base ampelografica
rosato o kretzer, rosso o rubino (anche superiore, superiore riserva): teroldego 100%;


norme per la viticoltura
la resa massima di uva ammessa in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico minimo naturale devono essere di 17 t/Ha e 10,5% vol.;


norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all’interno della zona di produzione, tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione, è consentito che tali operazioni siano effettuate entro l’intero territorio della provincia di Trento;
è consentito l’arricchimento a termini di legge con un incremento in volume massimo del 6,5%, anche con mosti provenienti da altre zone;
il vino “Teroldego Rotaliano” avente un tenore zuccherino residuo fino a 4 g/l come massimo, o fino a 9 g/l come massimo quando il tenore di acidità totale, espresso in g/l di acido tartarico, non è inferiore di più di 2 g/l al tenore di zucchero residuo, può essere qualificato con la locuzione “secco“;


norme per l’etichettatura e il confezionamento
il vino “Teroldego Rotaliano” che abbia una gradazione alcolica complessiva naturale non inferiore a gradi 11,5 può fregiarsi della qualificazione “Superiore” e, qualora sia stato sottoposto a un periodo di invecchiamento non inferiore a 2 anni, può portare in etichetta la qualificazione aggiuntiva “Riserva“.
Il periodo di invecchiamento decorre dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve e deve avvenire entro la zona di vinificazione;

sulle bottiglie contenenti i vini “Teroldego Rotaliano” e “Teroldego Rotaliano” Superiore, è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve;
il vino “Teroldego Rotaliano” in tutte le tipologie, deve essere immesso al consumo esclusivamente in bottiglie di capacità nominale da 0,375, 0,75, 1,5 e 3,0 litri con chiusura costituita da tappo raso bocca in sughero;


legame con l’ambiente
A) Informazioni sulla zona geografica
◉ Fattori naturali rilevanti per il legame
La zona delimitata per la produzione del vino D.O.C. “Teroldego Rotaliano” comprende parte del territorio viticolo ricadente nei comuni di Mezzolombardo, Mezzocorona e nella frazione di Grumo del comune di S. Michele all’Adige in provincia di Trento, noto come “Campo Rotaliano”.
La zona comprende una vasta area di piano (circa 1.200 ettari), sulla destra orografica del fiume Adige, protetta a settentrione dalle perpendicolari pareti montuose che sovrastano gli abitati di Mezzolombardo e Mezzocorona, ed attraversata dal torrente Noce.
Il torrente Noce con le proprie ricorrenti alluvioni ha trasformato, nei secoli, il proprio conoide di deiezione in una grande pianura dalle caratteristiche podologiche uniche oggi a noi note.
Alle alluvioni bonificatrici di detto torrente si deve infatti la particolare conformazione del suolo costituito da un vasto banco di ghiaia e ciottoli, ricchissimo di scheletro.
Il soprassuolo, o terreno agrario vero e proprio, è invece il risultato di un secolare lavoro intrapreso dall’uomo mediante l’apporto di un sottile strato di sabbia e limo ricavati dai depositi alluvionali del torrente Noce e del vicino fiume Adige.
Il limitato spessore dello strato attivo, la grande permeabilità del suolo e l’aridità del sottosuolo determinano in questa zona di piano le condizioni proprie della collina.
Dal punto di vista idrico i terreni della zona di produzione si presentano fortemente asciutti e devono, a bisogno, essere soccorsi con l’irrigazione.
I terreni vitati idonei alla produzione del vino D.O.C. “Teroldego Rotaliano” sono ubicati, di norma, a una quota di 200 – 250 m s.l.m.
Dal punto di vista climatico la zona è caratterizzata da inverni relativamente freddi e abbastanza nevosi ed estati calde, spesso afose di giorno. Le precipitazioni medie si aggirano attorno ai 900 mm annui.
◉ Fattori umani rilevanti per il legame
Coltivazione della vite e produzione di vino fanno da sempre parte del bagaglio culturale della regione; lo testimoniano numerosi ritrovamenti archeologici e documenti storici che coprono un arco temporale che va dall’Età del Bronzo ai giorni nostri.
Testimonianze sull’attività viticola ed enologica in epoca romana sono state ritrovate anche all’interno della zona di produzione del vino in questione.
La più antica citazione sulla coltivazione del vitigno Teroldego in provincia di Trento risale all’anno 1480 mentre successive e ripetute citazioni sul vino Teroldego sono contenute nelle Cronache del Concilio di Trento scritte da Michelangelo Mariani nel 1673. Tali citazioni riconducono il vino Teroldego alla zona di produzione del “Teroldego Rotaliano”, elemento testimoniato anche dal toponimo “alle Teroldeghe” presente nel comune di Mezzolombardo e documentato sin dal XV/XVI secolo.
Da quanto sopra si evince inconfutabilmente che:
♦ il vitigno Teroldego è coltivato nella zona da tempo immemorabile;
♦ già nei secoli scorsi il vino Teroldego era fra i più qualificati e apprezzati vini della Regione;
♦ il vino, già nell’antichità, era noto con il nome proprio del vitigno.
L’uso di qualificare il Teroldego con il nome geografico “Rotaliano” è relativamente più recente e nasce dall’esigenza, manifestatasi nell’ultimo dopo guerra, di contraddistinguere il prodotto originale della zona di produzione da vini similari.
“Teroldego Rotaliano” è quindi il nome impiegato per designare il vino ottenuto dalle uve del vitigno Teroldego, prodotte nel Campo Rotaliano.
La coltivazione della vite rappresenta nell’area in questione un elemento caratterizzante del paesaggio e un importante elemento di tutela del territorio. Il geografo e irredentista trentino Cesare Battisti, agli inizi del secolo scorso, definì il Campo Rotaliano “il più bel giardino vitato d’Europa”.
La coltivazione della vite ha rappresentato, e rappresenta tuttora, la prevalente – quando non esclusiva – fonte di reddito per generazioni di famiglie contadine della zona.
Nell’arco di tempo in cui la coltivazione della vite e la storia dell’uomo si sono accompagnate e intrecciate, si sono sviluppati – come è ovvio e naturale – dei legami inscindibili che si trasmettono e rafforzano nella cultura locale. Legami che si ritrovano nelle tradizionali pratiche agronomiche ed enologiche, ma anche in ambiti culturali più ampi (tradizioni, cultura popolare, arte, gastronomia, ecc.).
Per quanto concerne l’aspetto strettamente tecnico/produttivo si evidenziano inoltre i seguenti fattori:
♦ base ampelografica dei vigneti: il vitigno idoneo alla produzione del vino in questione rappresentato dalla varietà Teroldego;
♦ forme di allevamento: sono quelle tradizionali della zona: pergola semplice, pergola doppia, forme a spalliera verticale (Guyot, cordone speronato, ecc.); l’adozione della forma di allevamento è effettuata sia in base alla giacitura del terreno e all’esigenza di agevolare l’esecuzioni delle operazioni colturali, sia all’obiettivo enologico che il produttore intende perseguire;
♦ pratiche relative all’elaborazione dei vini: sono quelle tradizionalmente utilizzate in zona per la produzione di vini rossi e talvolta rosati. Tali pratiche rientrano nelle correnti pratiche enologiche previste e disciplinate dal Reg. Ce n. 606/2009.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
Le caratteristiche del terreno, dell’ambiente e la secolare esperienza tramandata dai viticoltori, hanno permesso di delimitare con precisione e sulla base di rigorosi criteri la zona di produzione del “Teroldego Rotaliano”.
Sia i consumatori che gli operatori del settore riconoscono al vino D.O.C. “Teroldego Rotaliano” caratteristiche organolettiche d’una singolare ed inconfondibile originalità, proprie della zona in cui il vino è prodotto, che non si ripetono né si riscontrano nei prodotti ottenuti con le uve dello stesso vitigno coltivato fuori dal Campo Rotaliano da tutti considerato l’habitat ideale del Teroldego. Queste differenze possono essere tecnicamente spiegate evidenziando la diversità effettivamente esistente fra il terreno del Campo Rotaliano e gli altri, anche se limitrofi.
Il vino D.O.C. “Teroldego Rotaliano” presenta, dal punto di vista analitico e organolettico, caratteristiche molto evidenti e peculiari, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’influenza dell’ambiente geografico sul vitigno costituente la base ampelografica del vino.
Il vino presenta parametri chimico-fisici su valori equilibrati, in particolare per quanto riguarda il rapporto acidità/alcol, e caratteristiche organolettiche chiaramente riconducibili al vitigno Teroldego.
C) Descrizione dell’interazione casuale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
Gli elementi di interazione casuale fra la zona geografica e il prodotto sono già descritti alle lettere a) e b).
Si ribadisce tuttavia che il legame casuale tra il luogo ed il prodotto è essenzialmente rappresentato dall’influenza delle condizioni ambientali e naturali della zona di produzione, sulle caratteristiche qualitative delle uve e dei vini derivati.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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