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Mosnel e i suoi Franciacorta

Mosnel vigneti

Mosnel, che da qualche anno ha omesso il prefisso “Il”, è ubicato a Camignone di Passirano e nel suo nome riporta un antico toponimo dialettale di origine celtica, il cui significato è sassaia o pietraia. Sassi che richiamano la bonifica di questo territorio a opera dei monaci cluniacensi che nel borgo di Rodengo Saiano – non distante dal Mosnel – edificarono la loro magnifica abbazia e introdussero la coltivazione della vite, facendo di Camignone (in questo caso nome che deriva dal toponimo casa minore, ca’ mignon, definendo un insediamento monastico più piccolo), un primo luogo di riferimento per la viticoltura franciacortina.
Già, basi solide, che diventano granitiche ogni volta che si afferra una bottiglia di questa storica cantina e si legge “1836”. E magari, non troppo tra le righe, si continua in un’altra lettura (questa volta con la mente e non troppo impegnativa) facendo riferimento sempre all’arco temporale e all’esperienza che hanno insegnato loro come trasformare le uve in emozioni.

Mosnel pupitres

Che il suolo sia incline a quest’attività c’è pochissimo margine di dubbio, anche perché lì, a grandi linee, se ne alternano di tre nature, corrispondenti all’epoca di formazione: morenici antichi, intermedi e recenti. I primi risultano molto profondi, ricchi di scheletro, ghiaiosi e drenanti e tendono a portare le uve a una precoce maturazione, dando vini estremamente tesi ed eleganti, strutturati e longevi. I secondi, da depositi morenici di età intermedia, sono invece costituiti da materiali di origine glaciale e fluvio-glaciale, mediamente profondi, di tessitura franco-sabbiosa, in grado di enfatizzare l’aromaticità dei Pinot nero e la verticalità degli Chardonnay. Infine, i terreni morenici più recenti, costituiti da sedimenti fluvio-glaciali, più grossolani e permeabili che elargiscono invece vini ricchi e generosi.

Lucia e Giulio
Lucia e Giulio

Ed è così, con la cosciente e consapevole mediazione tra queste tendenze che Giulio e Lucia (gli attuali timonieri) affiancati da uno staff di primo ordine, generano nettari dal profilo ben peculiarizzato nel segno dell’eleganza. Un’eleganza, dunque, che qui ha una disciplina, un’eleganza che è questione di misura, di attaccamento alla campagna, profondamente rispettosa della natura, senza manicheismi, colta, realistica, tesa alla cura dei vigneti (41 per la precisione) i quali, caso abbastanza raro in zona, sono quasi tutti intorno alla struttura aziendale, offrendo un enorme vantaggio sulla tempestività delle cure colturali, nonché un miglior controllo sui tempi e le dinamiche della vendemmia.

Mosnel sedia

Un’azienda, inoltre, che è stata una delle prime a impiegare per la vinificazione vasche in acciaio, gli impianti di refrigerazione e le presse pneumatiche. Si continua a vinificare infatti con scrupolosissima attenzione appezzamento per appezzamento e tutti i Franciacorta Mosnel fanno almeno una parte della fermentazione in botti di legno, utilizzate sapientemente modulandone tipologia, età e tempo di affinamento in relazione al tipo di vino da produrre.
Per i fratelli Barzanò, il tempo infatti non è un temibile giocoforza, ma si comporta da autentico scommettitore, muove, arrischia, insomma gareggia e si diverte con loro. Non a caso, le espressioni che escono allo scoperto, mostrano sempre più finezza, temperanza, proprio perché ti accorgi che sono il frutto di un’interpretazione ancorata all’evoluzione e di un sedimentare di passaggi che trattiene grinta e personalità.

Mosnel vini

Il loro biglietto da visita, il Franciacorta Brut è fresco, sapido ed aristocraticamente agrumato. Il Franciacorta Satèn 2018 presenta un’ottima leggerezza di toni floreali, seguiti da cenni di mandarino e frutta bianca. Il Franciacorta Extrabrut “EBB” 2016, magnifico omaggio alla madre Emanuela Barboglio Barzanò, mette sul piatto un bel carattere dispiegando note di spezia ed erbe aromatiche; rotondo e morbido al palato, forse non è ancora del tutto delineato, ma rilascia un deciso allungo sapido.
Il Franciacorta Rosé Pas Dosé 2016 denominato Parosé, prodotto esclusivamente con il primo mosto fiore, deve la sua colorazione rosa tenue dai riflessi luminosissimi che ne costituisce i due terzi e vede un saldo di Chardonnay, prevedendo un riposo di 48 mesi sui lieviti prima del remuage e della sboccatura. Esso rappresenta, a parer mio, il testimone eccellente della filosofia di questa famiglia, poiché avverti sempre nel sorso la loro indole accompagnata da un carattere fiero, mai esuberante. In questo caso, ampia è la palette aromatica di rose, frutti di bosco, agrumi rossi, spezie dolci; la carbonica è cremosa e raffinatissima al palato; lo sviluppo si distingue per modulazione e sottigliezza, mentre la persistenza finale rimane degna di nota per una piacevole salinità.

Mosnel calice

Infine, nelle riserve, ritorna dominante la tematica del transitorio, in quanto, esse stesse, rappresentano in tutto e per tutto le garanti e le sovrane del divenire stesso. Il Franciacorta Pas Dosé Riserva 2007 (sboccatura 2014), mostra spiccate note floreali su nuance di sambuco e piccola pasticceria; è calibrato, armonico, vibrante, con lungo finale ricco di sapore, dai toni egregiamente controllati.
Il suo fratellone (sboccatura 2022), pardon, Franciacorta Pas Dosé Riserva 2007 Riedizione 2022 è di un equilibrio disarmante, scandito da note di miele, erbe aromatiche e frutta matura. La carbonica è puntiforme, la tensione è magistrale e la chiusura si presenta lunghissima e irradiante.

Lele Gobbi

Lele Gobbi

Torinese, sognatore, osservatore, escursionista, scrittore. Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Torino e Master in “Non profit” presso la SDA Bocconi di Milano. Per otto anni si è impegnato in progetti con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, occupandosi di raccolta fondi, marketing, comunicazione, relazioni esterne, degustazioni e soprattutto di organizzazione di viaggi educativi in Italia e nel mondo. Scrive per Spirito diVino, James Magazine, La Cucina Italiana, Viaggiare con Gusto, Senza Filtro. È consulente per agenzie di marketing e comunicazione. Ha viaggiato in tutti i continenti alla ricerca dei cibi più vari, dei mercati più pittoreschi e dei popoli più antichi. Ama lo sport (sci e basket), la montagna (le Alpi) e l'arte contemporanea.

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