Ilatium Morini e quell’Amarone della Valpolicella incredibilmente agile

Fin dal Medioevo, la Valpolicella è stata considerata il giardino di Verona, capace di offrire in ogni stagione frutti, tonalità e prospettive davvero dissimili nel paesaggio, tra un continuo alternarsi di pianura, collina e montagna. Ci sono vari tentativi di trovare un’origine al termine Policella. Alcuni simpatizzano per la derivazione dal greco “terra dai molti frutti” ed effettivamente fin dall’antichità in mezzo ai vigneti che risalgono le valli dei progni, sono stati presenti alberi da frutto (ulivi, peri, meli, peschi, ciliegi, fichi, pruni, noci e persino castagni nelle terre più elevate). Altri scelgono un’etimologia più vinosa, nel senso che il nome potrebbe individuare “la valle delle numerose (polys) cantine (cellae)”.

Ed anche in questo caso esiste un fondamento, osservando che i vini odierni non sono altro che i diretti discendenti dell’antico vino retico romano e del meno celebre acinatico dei Longobardi. Arduo affermare quale delle due tesi possa avere maggiore ragione d’essere, poiché, oltre alla vite, a regnare sul territorio sono ancora e per fortuna i ciliegi, che con la loro fioritura (a seconda della generosità della stagione) rivestono l’ambiente di un incantevole bianco.
In tale alternarsi di pianura, collina e talvolta montagna i paesaggi che si incontrano risultano tra loro differenti, non solo nella cosiddetta Valpolicella classica, ma anche nella sua estrema parte orientale della denominazione, dove si estendono alcune valli posizionate in maniera tale da ricordare le dita di una mano: la Valpantena, la val di Mezzane, la val d’Illasi e la val Tramigna; tutte valli, tra l’altro, che conoscono la vite da millenni.

Ed è proprio qui, tra la Valle d’Illasi, la Val di Mezzane e il comune di Grezzana, l’azienda agricola Ilatium Morini nel breve volgere di poche stagioni – la prima vendemmia è datata 2002 – si impone effettivamente con un ottimo Amarone, il Campo Leòn (ora chiamato solo più Leòn), capace di dissimulare la sua mole imponente attraverso un’agilità e una fusione degli elementi rari nella tipologia. Una famiglia (Morini) che nel 1992 acquista uno storico casale contornato da vigneti proprio a Mezzane di Sotto, dove la bellezza dei luoghi e la dolcezza del clima hanno, non a caso, portato nei secoli scorsi alla costruzione di numerose ville da parte della nobiltà veronese. Oggi i Morini (sette tra fratelli e cugini) perseguono la passione per la campagna e la coltivazione della vite “senza pretese, ma supportata da tanto entusiasmo”.
IN DEGUSTAZIONE

Valpolicella Superiore DOC Prognài 2017
Respiro profondo di frutti maturi e senso pieno di autenticità. Il palato ha una discreta energia aspra e il tannino graffia appena, comunque reattivo e piuttosto profondo.

Amarone della Valpolicella DOCG Campo Leòn 2008: prorompente volume olfattivo, tutto sul registro delle radici officinali (genziana) e della terrosità balsamica (sottobosco, tartufo). Tinte granata evolute ma non troppo, palato ottimamente graduale, passo oltremodo felpato e piglio da autentico seduttore. Un gran bel vino!

Amarone della Valpolicella DOCG Leòn 2018: conserva un profilo olfattivo vibrante e fresco; tra i toni di frutti neri, si libra un cenno di sambuco. Il palato è polposo e tonico, esplode di frutti scuri; ha tannini levigati, un incedere dalla pregevole complessità.

Recioto della Valpolicella DOCG Septemviri 2013: sentori balsamici-olivosi, nuance cioccolatose, stratificazioni floreali. Attacco denso e carnoso, dai tannini setosi e calibrati, di notevole equilibrio, con deliziosi ritorni di cioccolato nel finale.

Recioto di Soave DOCG Sette Dame 2018: un affascinante passito di Garganega. Toni salmastri e note nobilmente ossidative all’olfatto, con qualche piacevole accenno di volatile. Palato di ottima densità, contrastato, con evoluzione aromatica di noci e frutta secca; chiusura lievemente alcolica ma persistente.
Lele Gobbi




