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Bianchirpinia 2012: riflettori puntati su Greco di Tufo e Fiano di Avellino

Convegno di presentazione Bianchirpinia 2012Purtroppo i numerosi impegni non mi consentono più di prendere parte con la continuità e la costanza che vorrei ai molti eventi di degustazione che tutti i mesi si svolgono in ogni dove di Italia. Ma quando gli amici della ►Miriade & Partners mi invitano ad Anteprima Taurasi o Bianchirpinia, non riesco mai a dire di no! La vicinanza geografica e, l’ovvio, specifico interesse che continuo a nutrire per i vini della mia regione rappresentano uno stimolo irresistibile.
Le manifestazioni legate al territorio irpino sono diventate, negli anni, degli appuntamenti irrinunciabili ed indispensabili per stampa ed operatori del settore, al fine di poter fare non solo un punto sulle annate in commercio o in uscita, ma soprattutto per monitorare lo stato dell’arte della produzione di questo suggestivo areale. Iniziative che sopravvivono grazie alla caparbietà e alla passione di questo intraprendente drappello di giovani e competenti organizzatori (e, naturalmente, dei produttori che continuano a credere nella loro capacità di comunicare).
Stavolta toccava alle Docg bianche, Greco di Tufo e Fiano di Avellino, accompagnate da un corollario, anzi, sarebbe meglio dire un prologo (essendo previsti in apertura della prima delle due sessioni di degustazione) assortito di bianchi a base di coda di volpe, falanghina (con un’inaspettata incursione beneventana) e l’immancabile presenza del Grecomusc’ delle Cantine Lonardo (in quest’occasione piuttosto deludente: annata poco felice o ritardo di preparazione?!) con l’asemblaggio (anche questo presenza solitaria) di Fiano e Greco proposto dalla Feudi di San Gregorio (un Campanaro, il 2010, per la prima volta finalmente più ispirato e coinvolgente).
Nonostante abbia preso appunti di degustazione per tutte le etichette presenti al banco d’assaggio ho deciso di non proporre tutte le note ed i punteggi ma di limitarmi solo a quei vini che più mi sono piaciuti.

La sala del convegnoUna scelta insolita per quanto mi riguarda. Ricordo, addirittura, che quando muovevo i miei primi passi nel mondo del giornalismo enogastronomico, avevo frequenti discussioni sull’argomento con i colleghi americani. I giornalisti anglosassoni preferivano, infatti, dedicare spazio solo ed esclusivamente ai vini che erano piaciuti di più, considerando il fatto stesso di escludere tutti quelli che erano piaciuti meno, fosse sufficiente, senza sentire il bisogno, per forza, di dover ulteriormente infierire con punteggi particolarmente mortificanti o note esplicitamente frustranti su quei vini e produttori omessi dal loro racconto.
Io ho sempre pensato che fosse giusto, invece, informare i lettori anche sui vini che non avessero ben figurato cercando, ovviamente, di motivare in maniera quanto più circostanziata le critiche (attirandomi spesso i rimproveri e le ire dei produttori). Ci tengo, però, a precisare e chiarire che i vini non recensiti in quest’occasione non sono solo quelli che ho trovato decisamente mediocri per evidenti sbavature tecniche (davvero pochi, solo 3/4 etichette in tutto) ma anche tutti quelli (qui il numero si fa più importante) poco interessanti, talora per scarsa aderenza dal punto di vista dell’identità varietale, talvolta rispetto all’espressione del territorio, in qualche caso nell’interpretazione di un’annata abbastanza difficile (checché ne dicano i produttori il 2011, ma c’è da aspettarsi peggio dalla 2012, è stata un’annata poco felice e basta sentire come termine di paragone qualche 2010 per notare lo stacco evidente).
Altri campioni, poi, sono apparsi semplicemente giù di tono, oserei dire “demotivati”, perché evidentemente attraversano una fase poco performante, classico stress da post-imbottigliamento (diversi produttori mi hanno confermato, in questo senso, di aver imbottigliato solo pochi giorni prima della manifestazione).
Ed eccoci giunti, infine, alla mia selezione suddivisa per categorie appositamente costruite alla bisogna per dare un ulteriore livello e chiave di lettura a chi ci segue.

La sala di degustazioneTOP OF THE TOPS (il miglior vino in degustazione)
Fiano di Avellino Vigna della Congregazione 2010 – Villa Diamante
Ok è un 2010 ma che ci posso fare? Mi ha convinto ed entusiasmato fin dal primo sorso (anche se forse non emozionato come in altre occasioni, leggi millesimi). Un vino (non solo un bianco) completo. Naso complesso e profondo: fiori più che frutta con una mineralità pervasiva giocata tra rimandi dall’impronta fumé, precursori idrocarburici e roccia bagnata. Integrità perfettamente coerente con lo sviluppo al palato austero ed incisivo. Di incredibile persistenza nel finale. Ma, soprattutto, buono, buono, buono!
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TOP GRECO 2011
Greco di Tufo Vigna Cicogna 2011 – Benito Ferrara
Che eleganza! Vino tutto giocato in sottrazione con risultati davvero convincenti e coinvolgenti. C’è di tutto: frutto bianco, fiori gialli, purezza minerale ma senza nessun elemento a prendere il sopravvento o sovrapporsi. La stratificazione è orizzontale (ossimoro?). Al palato conferma questo suo profilo sfuggente solo apparentemente sottile. Nasconde, invece, una struttura solida impreziosita da una beva assolutamente irreprensibile.
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ALTRE ANNATE:
Greco di Tufo 2010 – Di Prisco
Dicono che se la prenda se fanno i complimenti ai suoi bianchi e ci si dimentica del Taurasi. Ma qui si parla di bianchi e non ce ne voglia il produttore se gli facciamo i complimenti per aver inanellato (anche se nel caso del fiano si tratta di un 2010) un filotto incredibilmente riuscito con tutte e tre le etichette in degustazione incoronandolo tra i protagonisti assoluti!
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Le bottiglie coperteTOP FIANO 2011
Fiano di Avellino 2011 – Ciro Picariello
Naso intenso tra i più estroversi e pulsanti. La parte aromatica esprime tutto il potenziale del fiano. Se ci aggiungete il giusto tocco minerale e balsamico a rendere il quadro ancora più intrigante e multidimensionale allora avrete il bianco ideale. Al palato non smentisce le sue aspirazioni con una presa salina avvolgente, ristoratrice, grazie alla scoppiettante verve acida. Sugli scudi fin dalla sua prima entusiasmante annata di esordio, si conferma di millesimo in millesimo!
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A SEGUIRE:
Fiano di Avellino – Colli di Lapio
“Col fiano di montagna il gusto ci guadagna” potrebbe essere lo spot di Clelia Romano, che anno dopo anno riesce a prove sempre convincenti. Si respira tutta l’altitudine di Lapio ed anche quando l’annata fa vittime in altre soottozone, qui si riescono ad ottenere risultati sempre interessanti. Naso di erbe aromatiche e frutta bianca. Arioso nei profumi quanto nervoso e scattante al palato. Il finale apprezzabile per lunghezza e profondità.
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Fiano di Avellino 2011 – Pietracupa
Ormai un’eterna conferma nel panorama del Fiano Irpino, non solo sulle selezioni ma iper affidabile anche sui base. Protagonista indiscusso di tutte e tre le denominazioni d’origine controllata e garantita dell’avellinese. Naso puntuale, preciso, floreale e minerale nelle giuste proporzioni. Palato supportato da una buona polpa fruttata a centro-bocca dal finale sapido e vigorosamente acido!
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Fiano di Avellino 2011 – Vadiaperti
Raffaele Troisi non si smentisce mai. Questa volta però lo fa in anteprima e con il Fiano quando solitamente i suoi vini sono indietro, spesso scomposti e difficili da decifrare. Non questa volta complice, forse, l’annata. Meglio, così lo beviamo e godiamo a pieno fin da subito!
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Fiano di Avellino 2011 – Tenuta Sarno
Bella prova ed interpretazione di questa giovane azienda subito proiettata verso le vette della denominazione. Bianco integro al naso ed efficace al palato. Apprezzabile sia per l’impeccabile tecnica realizzativa che per la piacevolezza della beva. Da seguire.

I degustatoriALTRE ANNATE:
Fiano di Avellino 2010 – Di Prisco
Attenzione anche questo è un 2010. Rimando alle considerazioni già svolte sul Greco e quelle che troverete più in basso sulla Coda di Volpe dello stesso produttore. Solo per confermare il ragguardevole e consolidato livello qualitativo, generale, ormai offerto dalla sua produzione.
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MEDIO CABOTAGGIO (miscellanea Greco e Fiano):
Greco di Tufo Raone 2011 – Torricino
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Fiano di Avellino Particella 628 2011 – Cantina del Barone
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Fiano di Avellino 2011 – Rocca del Principe
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Greco di Tufo 2011 – Bambinuto
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Greco di Tufo 2011 – Cantine dell’Angelo
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Greco di Tufo Loggia della Serra 2011 – Terredora
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Greco di Tufo Terre degli Angeli 2011 – Terredora
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FUORI DAL CORO:
Fiano di Avellino Don Chisciotte 2010 – Zampaglione
Macerato sulle bucce e vinificato con lieviti indigeni. Colore meno estremo rispetto alle aspettative della tipologia (dei macerati più “intransigenti”). Il tocco dei lieviti autoctoni si avverte in termini di personalità ed originalità, meno dal punto di vista della riconoscibilità varietale. Beva dinamica ed appagante.
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IL “PIRATA”:
Fiano di Avellino Vino della Stella 2009 – Joaquin
Colore ambra carico che sottolinea, qui sì, la macerazione avvenuta sulle bucce. Soffre di conseguenza in questa fase ancora giovanile delle suggestioni olfattive che tendono ad essere coprenti su quelle più varietali e tipiche dell’uva. L’estrazione di materia è molto spinta ma allo stesso tempo tecnicamente impeccabile. Anche la beva risulta ben supportata dalla necessaria freschezza. Devo confessare che nonostante l’interpretazione molto ambiziosa e audace, a suo modo anche coraggiosa, il risultato è confortante quanto ad equilibrio e rassicurante per serenità e calore espressivo.
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La cartina dei comuni coinvolti nella Docg Fiano di AvellinoIL MEGLIO DEGLI ALTRI (Coda di Volpe & Falanghina):
Irpinia Falanghina Morabianca 2011 – Mastroberardino
Vino semplice senza risultare banale. Offre una prova apprezzabile per linearità e beva.
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Bianco di Bellona 2011 – Tenute Cavalier Pepe
Carattere e personalità abbinati ad una beva snella e piacevole per un’interpretazione riuscita di questo vino-vitigno considerato, a torto, “minore”.
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Coda Di Volpe 2011 – Di Prisco
Non posso nascondere (e non me ne voglia il sanguigno produttore che seguo con stima da anni) che qualche sospetto di contaminazione da altre uve (greco?) mi sia venuto. Certo è che questa coda di volpe brilla per originalità e forza espressiva conservando slancio e piacevolezza al palato.
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MOST IMPROVED PLAYER (il produttore che più si è migliorato)
Franciscus 2011 – Di Marzo
Un inno (indovinato) alla spensieratezza e alla semplicità, in grado di esprimere compiutamente il tratto varietale del vitigno e salvaguardare una beva dall’approccio piacevolmente disinvolto. Un pizzico di complessità in più l’avrebbe probabilmente riuscito a proiettare molto in alto. Le cantine Di Marzo mostrano di aver fatto un bel balzo in avanti con il nuovo corso intrapreso a quanto pare non solo a parole o a livello di immagine (atteggiamento da rimprovare ad altri dei presenti…) ma cosa che più conta nel bicchiere. Cancella in un sorso (e non è poco!) i vecchi ricordi di bottiglie anonime (di contenuto) per anni offerte sugli scaffali della grande distribuzione.
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Fabio Cimmino

Napoletano, classe 1970, tutt'oggi residente a Napoli. Laureato in economia, da sempre collabora nell'azienda tessile di famiglia. Dal 2000 comincia a girovagare, senza sosta, per le cantine della sua Campania Felix. Diplomato sommelier ha iniziato una interminabile serie di degustazioni che lo hanno portato dapprima ad approfondire il panorama enologico nazionale quindi quello straniero. Ha partecipato alle più significative manifestazioni nazionali di settore iniziando, contemporaneamente, le sue prime collaborazioni su varie testate web. Ha esordito con alcuni reportage pubblicati da Winereport (Franco Ziliani). Ha curato la rubrica Visioni da Sud su Acquabuona.it e, ancora oggi, pubblica su LaVinium. Ha collaborato, per un periodo, al wineblog di Luciano Pignataro, con il quale ha preso parte per 2 anni alle degustazioni per la Guida ai Vini Buoni d'Italia del Touring. Nel frattempo è diventato giornalista pubblicista.

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