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Collio Day: un eccellente modo per promuovere un territorio

Vigneti nel Collio

Robert PrincicL’Italia non naviga in buone acque, questo è certo, nel settore vinicolo ormai si punta principalmente all’estero, dove ci sono ancora ampi margini per ritagliarsi una buona fetta di mercato. Ciò nonostante, chi vive e produce nel nostro Paese conserva ancora l’orgoglio, il senso di appartenenza alla storia, alle tradizioni, alla cultura che ci hanno reso famosi nel mondo.
Ne è un perfetto esempio il lavoro che sta facendo il →Consorzio Tutela Vini Collio, in occasione dei 50 anni dalla sua nascita, che ha trovato nel suo giovane presidente, Robert Princic, nuova linfa e una grande spinta nel dare corpo a un progetto di promozione del Collio che coinvolgerà ben otto grandi città italiane, il “Collio Day“.
Il progetto è realizzato in sinergia con Slow Food e coinvolgerà a partire da oggi, 27 novembre, le città di Roma, Milano, Firenze, Bologna, Bari, Napoli, Venezia e Padova. Nelle enoteche Slow Food dei capoluoghi italiani, i produttori del Collio proporranno in degustazione le loro etichette: dagli autoctoni Friulano e Ribolla Gialla, al Collio Bianco, uvaggio simbolo del territorio, fino al Pinot Grigio coltivato nel Collio da più di 150 anni. I vini verranno abbinati a piatti e specialità culinarie friulane, che vedranno la partecipazione anche del →Consorzio per la Tutela del formaggio Montasio Dop e di Friultrota con la Trota affumicata di San Daniele, partner dell’iniziativa. Inoltre, in alcuni ristoranti selezionati delle varie città, saranno in programma delle cene con menu dedicato ai vini e alla cucina del Collio.
Voglio sottolineare che al centro di questa serie di incontri sono i vini bianchi del Collio, che rappresentano l’85% della produzione vinicola totale, per questa ragione è stato scelto il giallo come colore simbolo del Collio Day.

Il giallo simbolo del CollioIl 20 novembre scorso è stato proposto alla stampa, al Miele Center di Via Baldo degli Ubaldi a Roma, un incontro organizzato dal Consorzio e dall’agenzia Gheusis, dove Robert Princic ha illustrato ad un gruppo di giornalisti i diversi aspetti del progetto, insieme a Fabio Giavedoni, responsabile con Giancarlo Gariglio della guida Slow Wine, e a Stefano Cosma, profondo conoscitore del Friuli e del territorio del Collio, mentre il direttore del Consorzio del Montasio, Loris Pevere, ha illustrato le caratteristiche di questo straordinario formaggio simbolo della gastronomia e della tradizione regionale.
A corredo dell’interessante evento, sono stati proposti finger food e diversi assaggi con i prodotti del territorio, comprese una versione semistagionata (tra i 4 e i 10 mesi) e una stravecchia (oltre i 18 mesi) del Montasio, accompagnati da una serie di vini che rappresentano un esempio concreto delle enormi qualità dei bianchi del Collio e della loro grande capacità evolutiva.
Tutti i vini proposti sono Doc Collio Bianco, in questo caso ho potuto apprezzare pietre miliari come lo Chardonnay Grici 2000 di Renato Keber, elevato in tonneaux per 12 mesi a contatto con i propri lieviti, sontuoso e ancora freschissimo, segno di un cammino che è tutt’altro che terminato.
Ottimo il Tùzz 2005, di Gradis’Ciutta, l’azienda di Robert Princic, giocato su piacevoli profumi di erbe aromatiche, lime, pompelmo, frutta esotica. Due versioni del Bianco della Castellada, la 2004 un po’ sfortunata (la bottiglia forse ha sofferto un po’…) e una 2006 invece ai livelli a cui l’azienda ci ha abituato.
Notevole il Clivi Barzan 2001 di Zanusso, altro esempio di grande freschezza e longevità, caratteristiche che ho ritrovato anche in tutti gli altri vini, come l’eccellente Klin 2009 di Primosich, il Pinot Grigio 2007 di Toros, il Bianco di Pradis 2005, l’Agnul 2010 di Pascolo Vigne di Ruttàrs e lo Jelka 2008 di Roberto Picech, quest’ultimo penalizzato un po’ dalla temperatura bassa e da un legno non ancora del tutto integrato, ma la cui materia è di indiscutibile valore.

La cosiddetta "ponka"L’iniziativa del Collio Day, improntata a mettere in risalto le grandi qualità dei vini bianchi di questa storica zona del Friuli in provincia di Gorizia, porterà sicuramente buoni frutti, soprattutto contribuirà a sfatare la ormai ingiustificata convinzione che i vini bianchi italiani si possono bere solo giovani.
A rendere così longevi i vini bianchi del Collio è sicuramente la “ponca”, ovvero il caratteristico terreno composto da marne e arenarie stratificate, formatosi grazie alla sua posizione fra le Alpi Giulie e il mare Adriatico.
Il Collio conta su circa 1500 ettari di vigneti collinari specializzati e coinvolge quasi 300 fra viticoltori e imbottigliatori.
La spinta al rinnovamento del territorio del Collio passa anche attraverso la scelta di comunicare la sua storia a partire dai vini, primo fra tutti proprio il Collio Bianco, vino bandiera del territorio, prodotto da un centinaio di aziende, che molto probabilmente tornerà ad essere quello di un tempo nella composizione delle uve; oggi è possibile produrlo, secondo la libera interpretazione dell’enologo, con un miscela di varietà quali chardonnay, malvasia istriana, pinot bianco, picolit, pinot grigio, riesling italico, sauvignon, friulano, Müller Thurgau e traminer aromatico; l’obiettivo futuro è quello di ottenerlo dalle tre uve che meglio identificano il territorio, ovvero ribolla gialla, malvasia istriana e friulano.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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