Ivan Dolac Plavac Mali 2007 PZ Svirče Hvar

La Dalmazia, sull’altra sponda dell’Adriatico, è una lunga catena di montagne che si tuffa nel mare, ricamandovi tutta una serie di pittoreschi arcipelaghi dove anche la vite trova delle autentiche oasi, direi un paradiso. Tutti i vini rossi che ho potuto degustare erano molto cristallini, dal gusto straordinariamente pulito, frutto di una meravigliosa simbiosi tra il sole, le rocce calcaree, l’aria del mare e il genio dei vignaioli.
Sono vere delizie assolutamente piacevoli per l’eccezionale limpidezza, gli aromi floreali ben pronunciati, i sapori fruttati e senza fronzoli, senza forzature, come se le uve non fossero mai passate da una cantina con tutte le sue botti e le sue tecnologie prima di finire a estasiarmi nel bicchiere. Sono rossi succosi, beverini, vispi, che si esaltano nell’accompagnare i piatti genuini della semplice cucina mediterranea, infondono tanta sana allegria e fanno sognare gli splendidi luoghi in cui nascono.
Mi ha sempre incuriosito molto il fatto che nelle isole della Dalmazia si bevano da sempre i vini rossi anche con le portate di pesce. Certi vini rossi giovani, fragranti, anche da noi e in altre parti del mondo sono a volte da consigliare con alcune pietanze a base di pesce.
Ma non avrei mai immaginato di degustare dei vini rossi di gran razza tanto adatti alla cucina di mare come Babić, Dingač, Postup e Ivan Dolac delle coste dalmate, anche con qualche anno di maturazione sulle spalle, tutti vini potenti e con un tenore alcolico di una certa levatura. Evidentemente non si sono inseguite le mode e il territorio produce ancora quei vini che meglio si addicono alla cucina locale e alle proprie tradizioni.
Nel caso di queste isole sono proprio i vini rossi tipici a esprimere meglio i colori, i sapori e i profumi della spettacolare natura che circonda i vigneti e la società umana che da sempre vi trova una fonte di vita. In particolare i vini rossi dell’isola di Hvar (Lésina, per gli italiani), che amo definire “vini del leone di San Marco”.
Nell’isola, infatti, si respira ancora l’aria dell’antica Repubblica veneziana che la dominò per secoli e che fa capolino dappertutto, non solo per l’architettura del capoluogo, ben inserita in un paesaggio dominato dai colori del mare. Una magia che si avverte nelle calette appartate e nelle baie circondate dai boschi, ma anche fra i villaggi baciati dal profumo di rosmarino, lentisco, alloro, erica e in mezzo ai vigneti e agli oliveti assolati su terreni ripidissimi, con pendenze anche del 70%, che respirano le brezze marine.
L’isola di Hvar è una sottile striscia di terra lunga un’ottantina di chilometri e immersa in un mare di cristallo. È il regno della lavanda che, una volta l’anno, alla fine della primavera, la dipinge completamente di viola dappertutto con i suoi fiori, un vero spettacolo. Questi sono molto profumati e sono diventati essenziali per gli abitanti dell’isola, esattamente come pascolare le pecore, gettare le reti a mare, fare del buon vino e accogliere bene i turisti che arrivano in traghetto da Spalato. La parte occidentale dell’isola è un ridente luogo di villeggiatura costellato di spiagge di sabbia fine o di ghiaia, d’incantevoli insenature silenziose, specialmente nel gruppo delle piccole isole Pakleni Otoci di fronte alla città di Hvar.
I prezzi sono molto convenienti soprattutto per una camera in una casa di pescatori sul mare, con la possibilità di utilizzare una barchetta per raggiungere le spiagge più belle, anche se tutte le affascinanti mete della riviera lesiniana sono ben collegate con barche e battelli di ogni genere. Ci sono degli spazi immensi per rigenerarsi nel riposo.

Per esempio, proprio a Ivan Dolac, il paese da cui proviene il vino che mi è piaciuto di più, anzi che mi ha davvero entusiasmato. Ivan Dolac è un villaggio tranquillo che offre soltanto mare e riposo, con una splendida vista sulle isole Korčula e Šćedro. Non soffre rumorose attrazioni notturne perché si tratta di una località di tipo esclusivamente residenziale. Dai vigneti intorno al paese proviene il vino omonimo, ricavato da uve Plavac Mali coltivate fin dall’antichità.
Questo vitigno ha una forte parentela con quello pugliese del Primitivo, ma la sua uva su questi suoli dà un vino rosso rubino trasparente dai risplendenti riflessi porpora, non è nero e cupo come il cugino pugliese.
Un’altra cosa che stupisce di questo vino è la sua capacità di sopportare i viaggi, di non soffrire gli scossoni. Pochi vini al mondo sono di costituzione tanto robusta da non farsi rovinare dagli scarrozzamenti come il vino Ivan Dolac.
Forse proprio perché i pastori dell’isola se lo sono sempre portato appresso e il processo di vinificazione locale si è dovuto adeguare a questa popolare esigenza. L’ho verificato in occasione di una degustazione a Katowice, quando giunse in ritardo nel bagagliaio di un’auto fin da Varsavia, soltanto una mezz’ora prima. In ogni caso questo è un bene, perché anche i turisti ne possono approfittare durante le escursioni per le varie località dell’isola ancora avvolte da paesaggi intatti, incontaminati.
Il vino Ivan Dolac che ho apprezzato di più era quello del 2000 di Antun Plančić, eccezionalmente, ricco, ampio, piacevole, sorprendente. Dopo che nel 2009 quell’ottima cantina è stata ricapitalizzata da Croatia Lloyd in cambio del 51%, i fratelli Plančić sono stati relegati sempre più nell’angolo fino all’impotenza e poi epurati con l’arrembaggio di Tomislav Tukić, il finanziere di Spalato proprietario del fondo fallito ST Invest, che si è preso la direzione generale. Anche la mano enologica è cambiata e allora sono tornato a un vecchio amore.
Conoscevo già altri notevoli vini di Ivan Dolac dell’annata 1997 e 1998, come quelli della Vinarija PZ Svirče (120 ettari sull’isola di Hvar, fa parte della compagnia Badel 1862), premiati spesso nelle degustazioni ragionate all’estero. Ma bisognava già prestare attenzione anche allora e scegliere la tipologia dell’etichetta nera, perché stavano iniziando a circolare pure delle versioni barrique e selection che, senza nulla togliere all’encomiabile profusione di sforzi e al valore di questo tipo di sperimentazione nell’enologia dalmata, non sembrano nemmeno oggi, a mio modesto parere, all’altezza della vinificazione tradizionale, più floreale, fruttata, godibile e molto più in sintonia con il territorio e con la sua cucina.
Quello dell’annata 2007 ha un profumo eccezionale, di rara finezza, ricco e complesso, in cui si riconoscono i fiori, le erbe e i piccoli frutti della macchia mediterranea, con note di ciliegia, ribes rosso, rosa canina, fichi freschi, lampone, violetta, anche chiodi di garofano e lavanda. Il sapore è pieno, asciutto, potente ma delicato, avvolgente e caldo, con un finale leggermente speziato e lungo, di grande permanenza in bocca.
Posso garantire che costituisce una vera sorpresa trovare tanta opulenza in presenza di un colore e di una consistenza così adamantini, inusuali davvero per chi si è adeguato purtroppo ai tipi di vino offerti ultimamente sul mercato come se fossero il non plus ultra dell’enologia, spesso molto scuri ed impenetrabili, ma non più emozionanti.
Perfetto con il prosciutto locale (pršut), affumicato e stagionato al vento (la Bura), con gustose fette di formaggio pecorino. Ottimo con l’agnello arrosto, è servito sul posto anche con il pesce in zuppa (kao brodet) o arrostito con legno aromatico in graticola (na gradele) e accompagnato dall’immancabile polenta, un altro segno indelebile della secolare presenza veneta da queste parti. Si abbina in modo eccellente alla pasticada dalmata che è uno stufato di manzo in salsa, alla peka a base di verdure e carni di vitello (o agnello oppure polpo) cucinate alla brace, alle grigliate di pesce bianco e… (ma non sparate sul pianista!) alle nostre cozze alla busara su crostini di pane tostato.
Mario Crosta
Badel 1862 (centrale)
Vlaška 116, 10 000 Zagabria, Croazia
tel. +385.1.4609555
sito www.badel1862.hr
e-mail: badel1862@badel1862.hr
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