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Andriano e Terlano: così vicino così lontano

Klaus Gasser e Rudi Kofler
Klaus Gasser e Rudi Kofler

Distano l’uno dall’altro un niente, 2,5 chilometri, circa 4 minuti di macchina. Li divide solo il fiume Adige, eppure siamo in presenza di due classici terroir del mondo del vino tanto vicini quanto differenti per composizione dei terreni e microclima.
Andriano e Terlano sono due famosi e iconici villaggi del vino dell’Alto Adige-Südtirol, patria di due cantine sociali entrambe nate nel 1893, le cui strade si sono unite a partire dal 2008, pur mantenendo ognuna la propria identità.
Terreni calcarei e argillosi ad Andriano, vulcanici e con rocce porfiriche a Terlano. Terreni ricchi e forti nel primo caso, leggeri e meno fertili nel secondo. I vigneti ad Andriano sono esposti a est, prendono il sole al mattino e nel primo pomeriggio, a Terlano invece a sud-ovest, che si traduce in luce in tarda mattinata che poi rimane sino a sera. Cambiano le altitudini – a Terlano per i vitigni a bacca bianca si arriva anche a 900 metri –  nonché i tempi di maturazione delle uve, con differenze in vendemmia di 10 giorni.
Insomma, una bella sfida per chi ha il culto del terroir e intende trasmetterlo integralmente nel bicchiere, come hanno sottolineato a più riprese Rudi Kofler e Klaus Gasser, rispettivamente enologo e direttore vendite della Cantina di Terlano, durante un tasting digitale che ha messo a confronto quattro vini che ben tratteggiano le differenze.
Vini orizzontali contro vini più verticali? Vini più grossi e di spessore contro vini più eleganti e tesi? Sarebbe una lettura che potrebbe anche avere un suo fondamento, e in parte, ma solo in parte, ce l’ha, pur però al netto della grossolanità tipica di tutte le generalizzazioni. In realtà, quelli descritti qui di seguito sono semplicemente quattro grandi vini, in grado di regalare, questo sì un aspetto in comune, nitide emozioni liquide.

vini Cantina Andriano e Cantina Terlano

Chardonnay Riserva 2018 Doran – Cantina Andriano
Ricco e potente, ma allo stesso tempo equilibrato e mai sopra le righe. Il Doran è una delle selezioni di punta di Andriano, così come lo chardonnay è anche uno dei vitigni sui quali si concentra l’attenzione della cantina e la mano di Kofler. L’incedere aromatico alterna sfumature più verticali e dirette a note dolci e avvolgenti, mano a mano che passa il tempo, ma anche a giorni di distanza a bottiglia aperta. E così al naso troviamo sia la pietra focaia che il cedro, note speziate di pepe bianco che si alternano a quelle più burrose e di crema chantilly. Anche al palato sa essere già ora avvolgente e voluttuoso, così come severo e pimpante con un allungo finale davvero convincente.
Fermenta in tonneaux dove svolge anche la malolattica e qui riposa sui lieviti per 12 mesi. Dopo l’assemblaggio affina per 3 mesi in acciaio prima dell’imbottigliamento finale. Giovane, ma molto godibile già in questo momento. 91/100.

Sauvignon Blanc Andrius 2019 – Cantina Andriano
Si dice spesso che i vini con un tratto aromatico prorompente suscitino sentimenti tanto di amore quanto di odio. Certamente anche questo sauvignon di Andriano non si sottrae all’eterna dicotomia avendo dalla sua un’esplositività aromatica che ti costringe quasi a riprendere fiato tra un sorso e l’altro. Bosso, sambuco e salvia. Poi basilico, menta piperita e caramella al limone. Infine pesche e albicocche disidratate. Il tutto ad un livello di intensità spinto a livelli davvero molto elevati, che però riesce sempre al contempo a trovare una sua armonicità davvero sorprendente. Caratteristica che si concretizza anche al palato dove prima di farsi rapire nuovamente dalla corrispondenza con le note olfattive, si rimane ammaliati da quel mix di freschezza e sapidità che lo rendono davvero goloso.
Fermenta in acciaio inox e matura sui lieviti per 6 mesi, in parte sempre in acciaio per il 70%, mentre la restante parte in botti di legno grande. 92/100.

Terlaner I Grande Cuvée 2018 – Cantina Terlano
Rapisce, già ora, e siamo solo all’inizio del suo percorso. Ma non è una novità con le grandi selezioni della Cantina di Terlano. Nato nel 2011, il Terlaner 1 rappresenta una delle affascinanti interpretazioni di questo storico blend di Terlano che vede il pinot bianco spiccare, in questo caso al 70%, insieme allo chardonnay (27%) e un piccolo saldo di Sauvignon (3%). Eleganza, struttura e un tocco di aromaticità. E anche in annate calde, come lo furono gli ultimi due mesi del 2018 prima della vendemmia, la possibilità di avere vigne di pinot bianco intorno ai 600 metri fa sì che la finezza rimanga un timbro indelebile di questo vino. Delicato e complesso, apre con tocchi agrumati di limone e bergamotto per poi virare su note di ananas con una bellissima scia di anice e tante, tantissime, erbe aromatiche. Snello, salato, dinamico, richiama l’erba limoncina e il timo e chiude con una lunghezza da vero fuoriclasse. Da dimenticare in cantina ancore per un bel po’.
Fermenta in botti di rovere da 12 ettolitri per un anno e qui riposa a contatto con i lieviti. 3000 bottiglie. 98/100.

Terlaner Rarity 2008 – Cantina Terlano
Sulla leggendaria capacità di invecchiare, ringiovanendo, delle cosiddette “rarità” si è detto e scritto tanto, nonché sul famoso metodo Stocker (vedi qui). Poi alla fine parla solo il bicchiere e anche in questo caso, nonostante il millesimo 2008, per ammissione degli stessi Kofler e Gasser, sia stato inizialmente sottovalutato, si rimane, come capita sempre con questi vini, inizialmente quasi interdetti e subito dopo rapiti. Il colore è un classico paglierino da vino ancora giovane. Anzi, giovanissimo. E non è mai una novità. Apre su note di mango, nitide e pulite, per poi lasciare spazio ad un’infinità di sfumature sempre fruttate e complesse, che possono ricordare la mela cotogna, il caco mela e le pere caramellate. Zafferano e miele si alternano a tocchi di pietra focaia e note floreali di camomilla e, soprattutto, lavanda. Al palato ha ricchezza avvolgente, ma anche sapidità e freschezza, tutto già ora ben equilibrato, con un allungo semplicemente strepitoso.
Il classico blend del Terlaner qui vede la quota di pinot bianco salire all’85%, con un 10% di chardonnay e il 5% di Sauvignon. Fermenta in acciaio, la fermentazione malolattica si svolge invece in grandi botti da 30 ettolitri e qui rimane per un anno sui lieviti. Poi ritorna in acciaio dove viene dimenticato per 11 anni. È stato imbottigliato il 18 agosto 2020. 3340 bottiglie. 96/100

Alessandro Franceschini

Alessandro Franceschini

Giornalista free-lance, milanese, scrive di vino, grande distribuzione e ortofrutta, non in quest'ordine. Dirige il sito e la rivista dell'Associazione Italiana Sommelier della Lombardia, è docente in vari Master della Scuola di Comunicazione dell’università Iulm di Milano, è uno dei curatori della fiera Autochtona e collabora con testate come Myfruit, l'Informatore Agrario e le pagine GazzaGolosa della Gazzetta dello Sport. In passato, oltre ad aver diretto la redazione di Lavinium.com, ha collaborato con la guida ai ristoranti del Touring Club e con la guida ai vini de L'Espresso. È stato uno degli autori dell'Enciclopedia del Vino di Dalai Editore, del volume "Vini e Vignaioli d'Italia" del Corriere della Sera e del libro "Il vino naturale. I numeri, gli intenti e altri racconti" edito dalla cooperativa Versanti.

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