Una Serbia d’eccellenza: Podrum Braća Rajković

In Serbia si producono almeno 700 tipi di vino, tra quelli di largo consumo e quelli di qualità. La maggior parte dei vigneti si trova lungo i bacini di tre grandi fiumi a nord (il Danubio e i suoi affluenti Tisa e Sava) e nelle tre regioni della Morava a sud (velika, in centro, zapadna a ovest, južna a est). Il territorio è molto allungato da nord a sud e le diversità di microclima si riflettono nei vari vini. Mi è sempre stato impossibile tracciare una mappa dopo l’ultimo conflitto, perché la superficie vitata per la produzione di vino era crollata da oltre 100.000 ettari a circa 16.000 e in quasi tutte le vigne erano stati rinvenuti proiettili di uranio impoverito. Sono passati anni da quella dannata guerra, eppure in questo Paese allora dilaniato e bombardato ci sono ancora oggi delle difficoltà di ogni genere, perfino nei rifornimenti energetici e nei collegamenti internet con le aziende e con le istituzioni.

C’è voluto un decennio affinché la Serbia riuscisse faticosamente a riassestarsi su valori accettabili e a rimettersi finalmente in pista nella coltivazione dell’uva e nella produzione di vini di qualità e ci si può congratulare davvero con i vignaioli di quel bel Paese dei Balcani che si sono riaffacciati nei concorsi internazionali con dei vini interessanti, guadagnando medaglie e riconoscimenti internazionali. In particolare vorrei citare i seguenti (in rigoroso ordine alfabetico): Aleksandrović, Dibonis, Janko, Jelić, Kiš, Mačkov, Radovanović, Rajković, Rubin, Vinski Dvor. Altri che varrebbero almeno una saggia occhiata di attenzione sono (sempre in ordine alfabetico): Čoka, Dulka, Ivanović, Jović, Kovačević, Vinska Kuća Minića, Trvdoš, Vindulo, Vinum, Vršaćki Vinogradi. Si possono visitare tutti, grazie all’apertura di un numero sempre crescente di strade del vino che hanno recentemente aperto il nuovo scrigno dell’enoturismo. Alcuni di questi si trovano in zone ideali per il riposo in un ambiente tranquillo. La maggior parte dei vigneti si trova lungo i bacini di grandi fiumi come il Danubio, con i suoi affluenti Tisa, Sava e Morava. La diversità del microclima si riflette nei vari vini. Nel nord vengono meglio i vini bianchi, varietali, dalle tonalità brillanti tra il paglierino e il verdolino, di sapore in genere secco, leggeri, moderatamente alcolici. Nella Serbia centrale sono state ricreate moltissime vigne dopo la guerra, con vitigni bianchi e rossi. Nel sud vengono meglio invece i vini rossi.

Il modo migliore per gustarli tutti è affidarsi all’enoturismo. Molte zone vitivinicole organizzano feste, fiere e mostre dedicate ai propri vini e alle numerose specialità delle cucine tipiche locali. Gli eventi principali lungo l’arco dell’anno, da non perdere, sono i seguenti: in febbraio e settembre a Irig e Knjaževac, in marzo a Vrdnik, in aprile a Novi Sad, in maggio a Belgrado, in settembre ad Apatin, Palić, Vršac, Aleksandrovac, Sremski Karlovci, Irig, Smederevo e Knjaževac, in ottobre e in Novembre a Topola e Belgrado, in novembre a Belgrado. Ogni regione vinicola ha almeno una strada del vino che raggiunge tutti i luoghi in cui il vino può essere degustato e acquistato. In maggioranza sono piccole aziende fra le loro vigne dove gli enoturisti sono sempre benvenuti, ben accolti e spesso rifocillati con pane, formaggio, salumi o altre specialità tradizionali per degustare meglio i vini.

La strada del vino di Aleksandrovac attraversa la più antica zona vitivinicola della Serbia, al confine con il Kosovo, il grande vigneto Župsko vinogorje esteso su circa 2.500 ettari. Sulla base delle ricerche storiche e archeologiche si può dire che la vitivinicoltura di questa zona tra Aleksandrovac e Župa risale a circa 3.000 anni fa. Si dice che il clima è lo stesso di Bordeaux e che sicuramente qui, nel bacino della Morava occidentale, ci sono le condizioni pedoclimatiche migliori di tutta la Serbia per la coltivazione della vite, con un clima specifico caratterizzato da un gran numero di giorni di sole durante l’anno e suoli con proprietà fisiche e chimiche favorevoli. La tradizione di coltivazione di nobili vitigni da vino è documentata qui già nel XII secolo, quando il principe della Raška, Stefan Nemanja, considerato il padre della nazione serba, donò al monastero di Studenica alcuni terreni nei villaggi di Starci, Popovci e Kožetin del distretto di Rasina nella contea di Župa.

Nella conca tra i monti Kopaonik (in media 160 giorni di neve l’anno), Željin, Goč e Jastrebac, a un’altitudine tra i 300 e 450 metri s.l.m. ci sono ideali condizioni climatiche con estati dalle giornate molto calde e dalle notti fredde, un’escursione termica che contribuisce alla creazione del complesso aromatico e al gusto specifico delle uve che possono dare vini di qualità dal gusto equilibrato dai vitigni rossi rskavac (prokupac) e župski bojadiser e da quelli bianchi smederevka, sauvignon, sémillon, župljanka, neoplanta, chardonnay, italijanski rizling e tamnjanika (o tamjanika), che è una locale varietà di moscato. Ogni anno, durante le vendemmie, almeno cinquanta produttori di vino organizzano tre giorni di festival, innaffiando di vino i piatti tradizionali come gibanica, sarma, musaka e agnello. L’offerta turistica di Aleksandrovac è arricchita dai parchi Golija e Kopaonik, dalle terme di Jošanička Banja e Vrnjačka Banja (due fra i centri turistici più noti della Serbia), dal lago Ćelije, dalla pittoresca valle del fiume Samokovska e dalle numerose piste da sci dei dintorni.

La cantina Podrum Braća Rajković è una delle migliori di questo territorio di Župa e si trova nel villaggio di Gornje Zleginje nei pressi di Aleksandrovac almeno fin dal 1834 (data del primo censimento in Serbia), anche se la storia della famiglia proprietaria risale nel tempo ancora per un altro secolo e la registrazione più recente è stata fatta nel 2002 dai fratelli Dragomir, professore di geografia, e Miodrag (detto Beli), avvocato, che hanno subito investito notevoli sforzi per rinnovare le vigne, gli impianti, le grandi botti fatte con il rovere delle querce di Kopaonik e realizzare una cantina dalla capacità di 70.000 litri e fino a 100.000 bottiglie. Qui si produce un vino tipico dall’uva autoctona rskavac (prokupac) che oggi è coltivata per lo più soltanto da queste parti. Il vino principale della cantina è il Prince e deriva proprio da questo vitigno locale dai tannini marcati coltivato in una vigna di oltre 80 anni (con una piccola aggiunta dell’8% di bojadiser e di un tocco del 3% di merlot, un anno e mezzo in rovere) che nel 1933 aveva ricevuto l’elogio di Aleksandar 1° Karađorđević, il primo re di Jugoslavia succeduto nel 1914 al padre Pietro 1° Karađorđević che era stato il primo sovrano del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni comprendente anche Montenegro, Bosnia, Erzegovina e Macedonia.
Si tratta di circa 13 ettari vitati a 300 metri di altitudine sul livello del mare con i vitigni autoctoni bojadiser, rskavac, tamjanika bianca, tamjanica nera e con gli alloctoni cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot e soprattutto pinot noir (il primo piantato in Serbia proprio da Vladimir Dina Rajković nel 1962 al suo rientro dopo gli studi di enologia in Francia) che viene utilizzato per produrre il rosso Dina e il rosato Sofia. Si comprano uve anche dai vicini con vigne vecchie di almeno mezzo secolo, tutte comunque ben curate dal punto di vista qualitativo. Notevoli sforzi e investimenti sono riusciti a migliorare la produzione con impianti moderni e botti di quercia di Kopaonik. Con la nuova generazione dei Rajković, i fratelli Miloš e Vladimir e la cugina Dušanka, questa piccola azienda ha fatto un encomiabile sforzo per creare un luogo piacevole per i visitatori con una moderna sala di degustazione che può ospitare anche 40 in visite prenotabili ogni giorno. L’accesso alla cantina è facile, perché si trova sulla ”Strada del vino” ed è ben segnalata da appositi cartelli.

Mi piace un loro vino decisamente abbordabile (attualmente poco più di 10 € franco cantina), soprattutto perché è fatto nello stile migliore dei vini serbi tradizionali, ma con la tecnica enologica moderna, l’Opium, di cui avevo già bevuto il 2007 (la prima annata prodotta, alcool 12,2%) grazie a una dritta di un giovane studente serbo, Bojan Vidanović, che si manteneva agli studi a Venezia curando d’estate una spiaggia di Cavallino. L’Opium del 2009 aveva in più una nota balsamica di macchia mediterranea e una struttura tannica piacevole, mentre l’annata 2010 (in assoluto la migliore) aveva maggiore ricchezza e note aromatiche più sottili, piene e arrotondate, con un finale lungo e molto delicato. Ricorda da vicino un bell’Aglianico, ma è un taglio tra gli autoctoni serbi vranac al 60%, rskavac (prokupac) al 35% e začinak al 5%. Le uve sono coltivate a circa 400 metri di altitudine su suoli bruni a struttura media e fine di tipo cambisol, quelli presenti di solito sotto le foreste decidue, derivati da una vasta gamma di rocce per lo più in depositi alluvionali, che hanno un buon contenuto di materia organica e sono fra i tipi di terreno più produttivi. Le vigne sono coltivate a guyot per una resa media di 60 quintali per ettaro e sono di età diverse: vranac 20 anni, rskavac (prokupac) 80 anni, začinak 80 anni.
Le vendemmie avvengono nella prima decade di ottobre e i grappoli sono consegnati alla cantina per la diraspatura e la pigiatura soffice, la fermentazione sotto controllo di temperatura (da 28 a 30 °C), la malolattica spontanea e la maturazione per 12/18 mesi in barriques di rovere francese, l’assemblaggio, l’imbottigliamento in 2.000 bottiglie e l’affinamento di almeno 1 anno. Il tenore alcolico era più contenuto nei primi anni, ma è andato crescendo di oltre un grado e l’ultima annata è già al 13,5%. Il vino dell’annata 2010, infatti, trasuda una forza eccezionale e una notevole pienezza. La bottiglia andrebbe stappata qualche ora prima (un’ora e mezza per ogni anno dalla vendemmia) oppure, appena dopo la stappatura, si dovrebbe decantarne il vino in una caraffa a collo largo e lasciarlo arieggiare per almeno un’ora, se non di più. Creato per fare il re della tavola a pasto o a cena, è impensabile berlo a stomaco vuoto. Rosso rubino con riflessi viola, sprigiona un bouquet di aromi di ciliegie mature e confetture di frutta, ribes nero, mirtillo, con note di cedro, erbe aromatiche, cannella, tabacco, tartufo e sfumature di cioccolato fondente, buona pelle e quercia. La struttura tannica è robusta e piacevole, dona ricchezza e nitidezza, ma è un vino di medio corpo, non muscolare, e la complessità del sapore in bocca gli conferisce piuttosto una lussuosa sensazione di rotondità, con tannini che semplicemente accarezzano la bocca. Un buon vino che infonde calore e accompagna la beva a un finale lungo e molto delicato. Ideale con carni d’agnello arrostite alla brace e di maialetto in crosta croccante, interessante con il filetto di manzo in salsa di mirtilli o di vitello e di oca in salsa di prugne, pasta al ragù di selvaggina, stufati e formaggi stagionati.

Vorrei spendere due parole per il 33, uno dei vini più rari e costosi di tutta la Serbia (35 € franco cantina), prodotto a partire dall’annata 2011 per inaugurare una nuova esperienza nei vini serbi, che è stato creato con questo nome per ricordare l’anno di emissione del già citato elogio del re Aleksandar 1° Karađorđević al Prince vinificato dal nonno Miloš Rajković. Ricorda da vicino un bel Nebbiolo d’Alba, ma è un taglio tra merlot al 40%, cabernet franc al 20%, cabernet sauvignon al 15%, rskavac (prokupac) al 10%, začinak al 5%. Le uve sono coltivate a circa 400 metri di altitudine su suoli di tipo cambisol e strati calcarei. Le vigne hanno un’esposizione da sud-est a sud-ovest per una resa media di 60 quintali per ettaro e sono di età diverse: merlot, cabernet franc e cabernet sauvignon 10 anni (coltivate a guyot), rskavac (prokupac) e začinak da 80 a 100 anni (coltivate con il classico sistema župski kondir, ad alberello). Le vendemmie avvengono tra la fine di settembre e metà ottobre e le uve sono diraspate e pigiate sofficemente, la fermentazione avviene sotto controllo di temperatura (da 28 a 34 °C), la malolattica è spontanea. I vini maturano per 24 mesi in barriques di rovere francese, poi vengono assemblati e imbottigliati in 4.000 bottiglie per un affinamento in vetro di altri 2 anni. Il tenore alcolico è del 15%. Vino di forza espressiva e gusto sapido, ma fine con i suoi aromi di frutta rossa molto matura, arancia rossa e poi pane, tabacco, cioccolato su fondo piacevolmente minerale. Ottimo per carni alla griglia, bistecche di manzo all’aneto, carré di carne rossa o scura in salse rosse o al cioccolato fondente nero, sella di vitello alla Principe Orloff. È un vino premium brand che ha vinto una medaglia di bronzo al London Decanter World Wine e di cui si attende sul mercato l’annata 2015 perché mi è già stata preannunciata con queste parole: ”sarà un’esplosione”.
Mario Crosta
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