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Grand Fief de Retail Muscadet Sèvre et Maine Cuvée Vieilles Vignes sur lie 2014 Christophe & Cédric Gobin

Domaine GobinNon fatevi ingannare dalla lunghezza del nome perché non si tratta di un vino di sangue blu con il nasino all’insù, ma è un ottimo e onesto compagno di beva in tavola e all’osteria. Tra l’altro l’ho acquistato in un supermercato tedesco soltanto grazie al prezzo molto abbordabile e per capire come mai i Francesi lo esaltano come il vino ideale con i frutti di mare crudi e in particolare con le ostriche.
Frequento spesso i ristoranti di Porto Torres, dove ho notato che i turisti francesi sono sempre più numerosi e abbonda perciò l’offerta di ostriche, ma del Muscadet non si vede neanche l’ombra e ogni volta mi trovo ad ascoltare commenti negativi alla proposta, scontata, di Champagne o di spumanti. I ristoratori sardi non si riforniscono proprio di questo vino. Sarà forse perché il nome “moscatoso” richiama alla mente i vini dolci frizzanti o passiti, cioè quelli che sono anche perfetti con le squisitezze della pasticceria, ma che non fanno certo l’amore con i manicaretti della cucina né della gastronomia e vanno in tilt proprio fra quelle tavole dove aleggia l’intenso profumo del mare?
Eppure il Muscadet è un vino bianco secco e il suo nome non deriva affatto dal vitigno. Infatti, l’unico vitigno da cui viene prodotto è il Melon de Bourgogne detto anche Melon musqué per la sua caratteristica aromatica: dà, infatti, un vino dal gusto “muschiato”, anche se è molto meno muschiato di quello di un Moscato. Le sue denominazioni AOC sono tre a specificazione regionale (Muscadet Sèvre et Maine, Muscadet Coteaux de la Loire e Muscadet Côtes de Grandlieu) e una generica (Muscadet).
I fratelli GobinLa denominazione Muscadet Sèvre et Maine è la più prestigiosa, ma anche la più produttiva della Valle della Loira, dato che costituisce i due terzi del totale. Delimitata dal decreto del 9 ottobre 1936, la sua zona si trova a sud-est di Nantes, nel territorio solcato da due fiumi, la Sèvre Nantaise e la Maine, in quello che si chiama “vignoble nantais”, dai suoli di granito e scisto oppure d’argilla: sono più di 8.800 ettari in 23 comuni che producono annualmente circa 418.000 ettolitri di vino con una resa che non può superare i 55 hl/ha.
Una volta era considerato un vino semplice, di qualità altalenante, senza infamia e senza lode, ma negli ultimi decenni del secolo scorso ha cominciato a riscuotere successo grazie alla conquista di aromaticità e complessità ottenute dall’introduzione delle barriques per la fermentazione e delle tecniche di macerazione prefermentativa nonché del bâtonnage (scuotimento) delle fecce in legno. Oggi quasi la metà di questo vino è vinificato sur lie, cioè affinato per alcuni mesi sulle fecce (i propri lieviti esausti), per ottenere un gusto più ricco, più morbido e più fresco, dalla maggiore complessità e dalla struttura perlante o perlée, grazie a quelle rare tracce di anidride carbonica naturale che gli donano una leggera effervescenza. Le poche e minutissime bollicine solleticano il palato e preservano il vino dall’ossidazione e dall’invecchiamento.
Vendemmia dai GobinLa densità minima dei vigneti è di 6.500 ceppi per ettaro, la macerazione dura fra le 12 e le 48 ore, la fermentazione alcolica avviene a temperature controllate dai 18 ai 24 °C. Il tenore alcolico minimo è del 9% e, se necessario, si può praticare anche lo zuccheraggio per aumentarlo al massimo fino al 12%, ma nel caso in cui non si aggiunga zucchero il limite non si pone e fa tutto la natura. La malolattica si completa nei tini d’acciaio o nelle botti di legno e il contatto con le fecce dura fino all’imbottigliamento, che si può fare tra il 1° marzo e il 30 giugno oppure tra il 15 ottobre e il 30 novembre.
Fra i produttori più quotati c’è il Domaine Gobin Frères che risale al 1904, con il primo unico ettaro coltivato da Henri Ernest Gobin. Dal 1938, suo figlio Henri continuò a coltivarlo insieme ad altri 5,6 ettari dello Château de la Bigotière ma solo fino al 1939, quando fu richiamato in guerra e dovette lasciare la cura delle vigne alla moglie Marie. Nel 1971, uno dei loro due figli, Daniel, prese in mezzadria altri 3,6 ettari di Château de la Bigotière (acquistati poi nel 1988). Nel 1998, a Daniel si affiancò anche il primo dei suoi due figli, Christophe, con il quale cominciò a occuparsi di altri 28 ettari. Nel 2004 si è aggiunto anche il secondo figlio Cédric e i due fratelli, dopo il ritiro del padre, oggi coltivano ben 58 ettari, con una seconda cantina costruita nel 2010.
MuscadetFanno dei Muscadet Sèvre et Maine sur lie importanti e pluripremiati come il Château de la Bigotière e il Domaine de l’Ardennerie, ma a mia moglie (che gestiva il borsellino) è scappato l’occhio su uno dei loro vini più economici, l’onesto Grand Fief de Retail Muscadet Sèvre et Maine cuvée vieilles vignes sur lie 2014. Quattro bottiglie subito in carrello. Questo buon vino nasce da vigne che hanno più di 40 anni (alcune perfino 90) e che sono collocate in alta collina, dove il sole batte più forte e c’è una buona ventilazione, così da garantire un’ideale maturazione di queste uve che peraltro sono tra le più resistenti al freddo. È un vino di carattere, sia ben chiaro, però è leggero e si distingue per una sottile acidità fra note minerali e floreali, ma soprattutto per un’evanescente effervescenza in punta di lingua, che ne fa un vino molto rinfrescante.
Di colore paglierino brillante con riflessi verdolini, espressione di freschezza dall’aroma intenso, ma che non copre quello delle pietanze delicate. Profuma di limone, pesca bianca, iodio, muschio, anche in modo intenso, ma in bocca è morbido e fine, perfino stuzzicante e piacevolmente salino. Porta l’estate in tavola e, se non ci si limita all’aperitivo (occhio che un calice tira subito l’altro…), si abbina bene con crudità di mare, ostriche, carpacci di pesce, di calamari e di crostacei, ma anche sogliole alla mugnaia, pescatrice al vino bianco, formaggi freschi (in particolare i caprini) o, nel caso di millesimi ben maturati delle migliori annate, perfino con gli affettati. Andrebbe servito a una temperatura tra 8 e 10 °C.

Mario Crosta

Domaine Gobin Frères
30, La Bigotière 44690 Maisdon-sur-Sèvre, Francia
tel. +33 240038163 e +33 650590109, fax +33 240038514
sito www.domaine-gobinfreres.com
e-mail contact@domaine-gobinfreres.com

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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