È il contenuto che determina la forma!
Non è importante solo “cosa” si beve, ma anche “dove” si beve.Partendo da quest’affermazione ho voluto proporre un breve focus riguardo lo stato attuale delle conoscenze in merito alla relazione tra calice e vino.GLI INIZI… “La differenza era così netta da indurre sommelier di fama internazionale a ritenere che a calice differente corrispondesse un diverso stile di vino. Le varietà d’uva sono il fattore che determina il rapporto tra le componenti fruttate, acide, tanniche e alcoliche. Partendo da questo presupposto, Riedel riuscì nell’impresa di creare calici dalle forme idonee a valorizzare il vino ottenuto da uve varietali specifiche; esso intuì la complessità del ruolo svolto dalle dimensioni e dalla forma del calice nell’estrarre alla perfezione le qualità organolettiche di un vino pregiato.” (dal sito dell’azienda Riedel) Uno dei maggiori promotori della teoria per la quale il bicchiere modifica le sensazioni che percepiamo in un vino è l’azienda Riedel che, negli anni, è giunta ad alcune interessanti spiegazioni scientifiche sul perché il bouquet e il gusto dei vini siano subordinati alla forma del calice in cui sono serviti. Inizialmente essi sono giunti a questa conclusione semplicemente attraverso la degustazione: lo stesso stile si esprimeva diversamente in virtù della forma del calice in cui era servito. Dagli studi dell’azienda gli elementi interessati sono: il bevante, lo stelo e la base di appoggio, i quali, devono essere in perfetta armonia tra di loro. Le dimensioni del bevante devono essere ben proporzionate all’altezza dello stelo e all’ampiezza della base.OGGIEsperimenti condotti dall’Università di Medicina e Odontoiatria di Tokyo hanno decretato che il vino modifica il proprio sapore secondo il bicchiere in cui si trova. In breve…Il gruppo di ricercatori ha applicato una particolare rete enzimatica sulla superficie del bicchiere, la quale ha la capacità di intrappolare le molecole che fuoriescono; la rete, impregnata di sostanze chimiche tra cui l’enzima alcol-ossidasi, a contatto con ossigeno decompone l’etanolo emesso dal vino sotto forma di vapore trasformandolo in aldeide e perossido d’idrogeno. Quest’ultimo poi, reagendo con la soluzione luminol (sempre presente nella rete) provoca un cambiamento di colore (vedi figura); in pratica osservando i cambiamenti cromatici questi ricercatori sono stati in grado di decretare se il vino subisce anche lievi modifiche chimiche. Essi hanno concluso che modificando bicchiere e temperatura il vino cambia sapore: a 13° C la concentrazione di alcol nel centro del bicchiere era inferiore a quella intorno all’orlo. Vino servito a temperatura più elevata, o nel bicchiere tipo Martini o dritto, non ha evidenziato un pattern di vapore a forma di anello. “Questo fenomeno ad anello ci permette di godere dell’aroma del vino senza interferenze di etanolo gassoso. Di conseguenza, la forma del bicchiere ha un design funzionale e sofisticato per la degustazione e ci permette di godere al meglio il vino”, spiega Mitsubayashi. Il tutto si basa quindi sulla modifica degli aromi causata proprio dall’etanolo: esso porterebbe a un’esaltazione o meno del “sapore” del nostro vino. Si decreta cosi che il bicchiere non può essere considerato un semplice contenitore, ma esso assume un ruolo molto importante quando ci si appresta a degustare un vino e in particolar modo per quanto riguarda lo studio della sua parte aromatica.
Del tutto in contrapposizione con quanto appena esposto in merito al classico calice da degustazione ISO è una ricerca condotta dall’Università di Pisa (pubblicata sulla rivista specializzata “CyTA:Journal of Food“), in specifico dal Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali coordinato da Francesca Venturi e Angela Zinnai che ha stilato la classifica dei migliori calici da rosso escludendo sia il famoso gran balloon sia il calice ISO.
Dopo aver messo a confronto sei tipi di calici con un vino “rosso strutturato” il migliore è stato un modello tipo tronco conico (calice M in figura), mentre i peggiori sono risultati il gran balloon e il calice da degustazione standard tipo Iso, quest’ultimo penalizzato sopratutto per la sua scarsa capacità di favorire l’interazione vino-ambiente di degustazione. Per esprimere al meglio ogni stile di vino un unico calice non basta…
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CALICE ISO sì o no?
Riempiendo quindi il calice con circa 50 ml di vino avremo un perfetto rapporto vino-aria che permetterà lo sviluppo ottimale degli aromi!

