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Salvatore Geraci: il guardiano del Faro

Cantina azienda PalariLa Sicilia del vino vive, ormai, da diversi anni un notevole successo tra il grande pubblico grazie all’esplosione di quello che può essere considerato un vero e proprio fenomeno da wine bar: il Nero d’Avola. Spesso mi capita durante i miei viaggi all’estero di incontrare, anche in carte di vini approssimative ed estremamente ridotte, alla voce vini stranieri almeno una referenza di questo gettonatissimo vino siculo. Come ben sappiamo le richieste del mercato hanno, però, spinto ad una coltivazione esageratamente diffusa di quest’uva in tutta la regione, anche fuori dalle zone tradizionalmente più vocate, con risultati poco convincenti e di dubbia originalità.
Non sempre le bottiglie che si trovano in giro rendono, così, il giusto merito ad uno dei vitigni più interessanti dell’italico variegato panorama ampelografico. Tra i vari effetti collaterali non possiamo trascurare la minore esposizione mediatica di altre uve e vini rossi di assoluto valore provenienti da questa stessa regione. Mi riferisco, nello specifico, al nerello mascalese, uva dalle incredibili potenzialità testimoniata, in particolar modo, dalle ottime interpretazioni di alcuni produttori etnei. Molti non sanno, però, che questo vitigno oltre che nella provincia di Catania e sulle sabbie vulcaniche dell’Etna viene coltivato, da sempre, anche nella provincia di Messina. Storicamente si pensa addirittura che si possa ricondurre al vino Mamertinum con cui Cesare amava brindare alle sue vittorie.
Oggi si cerca di far rivivere la Doc Mamertino ma già dal 1976 un’altra piccolissima Doc veniva istituita, quella di Faro. Purtroppo i 18000 ettari ancora coltivati nel 1848, che piazzavano il Nerello al secondo posto dopo il Nero d’Avola, erano diventati nel 1985 solo 5700. Negli ultimi quindici anni la produzione sembrerebbe nuovamente in leggera crescita e questo possiamo dire grazie al lavoro fondamentale svolto dall’Azienda Palari, guidata con passione ed entusiasmo da Salvatore Geraci, insieme all’enologo Donato Lanati. Qui il nerello della piana di Mascali si sposa alle varietà autoctone locali: nerello cappuccio (o mantellato), nocera, acitana, tignolino, galatena, jacchè, calabrese ed altre ancora. La percentuale maggiore dell’uvaggio rimane comunque rappresentata dal Nerello Mascalese, un vitigno straordinario in grado di evocare la magia ed il fascino dei grandi Pinot Noir della Borgogna. Un’uva estremamente sensibile alle situazioni ambientali che, se coltivata al di fuori del suo terroir di elezione, rischia di dare vita a vini diluiti e deboli a causa dell’eccessiva vigoria delle piante. Di contro, quando trova le condizioni pedoclimatiche ideali, regala rossi capaci di coniugare una notevole struttura a doti di inarrivabile eleganza.
Gli allevamenti ad alberello ne riducono naturalmente la resa mentre le pendenze che superano il 70%, passando rapidamente da pochi metri fino a 400 sul livello del mare, garantiscono le necessarie escursioni termiche per svilupparne a pieno il potenziale aromatico.

Faro Palari 2000Il Faro Palari può definirsi un rosso moderatamente moderno, classico più che tradizionale. Affina in barriques nuove per un periodo variabile in relazione all’andamento dell’annata e della qualità delle uve raccolte. La produzione si aggira intorno alle 40.000 bottiglie, ricavate da circa 7 ettari di vigna. Il prezzo, considerata la fama e la sfilza di premi che ogni anno puntualmente riceve, è ancora accessibile.

La verticale
Faro 2004 – Rubino di buona concentrazione senza rinunciare alle sue caratteristiche trasparenze. Al naso esordisce con una nota dolce di caramella al caffè, giocando tra toni floreali e di piccoli frutti di bosco. Una lieve tostatura accompagnata da una leggera affumicatura si alternano all’effluvio di erbe aromatiche dal quale si sprigionano delicate e suadenti sensazioni balsamiche. Al palato evidenzia una struttura decisamente importante, non di certo nel corpo, quanto piuttosto nel corredo di acidità e tannini, quest’ultimi perfettamente maturi ancorchè molto presenti e ben levigati.
@@@@@ (93/100)

Faro 2002 – Colore rubino sempre di buona e rassicurante trasparenza. Le sensazioni olfattive iniziali possono lasciare interdetto il degustatore meno smaliziato. Un filo di riduzione svanisce progressivamente nel bicchiere lasciando spazio ad un’intensa mineralità ferrosa. In bocca la sua sottile presenza si trasforma in una prova di finezza ed eleganza sostenuta da generosa freschezza. La snellezza di beva compensa un tannino che sembrerebbe non del tutto maturo. Il cibo, però, sembra riequilibrare molto bene questa sensazione amara ed astringente. E degustare un vino come questo senza cibo rischia di falsarne il giudizio.
@@@@@ (91/100)

Faro 2001 – Il colore inizia a virare verso tonalità granate. La concentrazione è notevole ed il vino tende a chiudersi nel bicchiere ostentando quasi una certa austerità. Il tempo di aprirsi per sbocciare in una complessità ed ampiezza davvero impressionanti. Prugna matura, grafite, tabacco, sottobosco e polvere da sparo. In bocca mostra una compiuta maturità, equilibrio ed armonia lasciando presagire la possibilità di ulteriori positivi passi in avanti.
@@@@@ (93/100)

Faro 2000 – Il colore è granato. Il naso mostra cenni piuttosto evidenti di evoluzione. Il profilo terziario è sicuramente di assoluto valore anche se segnale inconfutabile di una maturità ormai raggiunta. Confettura di fichi, tabacco, spezie, fiori secchi, prugna disidratata, cuoio e goudron. Al palato conserva la giusta acidità che consente di arginare in parte il calore alcolico.
@@@@ (89/100)

Nota: non nascondo che sia sul 2001 che sul 2000 ho avuto sospetti riguardo alla perfetta tenuta delle bottiglie. Essendo arrivate direttamente dal produttore, ho pensato a possibili squilibri dovuti al trasporto.

Fabio Cimmino

Napoletano, classe 1970, tutt'oggi residente a Napoli. Laureato in economia, da sempre collabora nell'azienda tessile di famiglia. Dal 2000 comincia a girovagare, senza sosta, per le cantine della sua Campania Felix. Diplomato sommelier ha iniziato una interminabile serie di degustazioni che lo hanno portato dapprima ad approfondire il panorama enologico nazionale quindi quello straniero. Ha partecipato alle più significative manifestazioni nazionali di settore iniziando, contemporaneamente, le sue prime collaborazioni su varie testate web. Ha esordito con alcuni reportage pubblicati da Winereport (Franco Ziliani). Ha curato la rubrica Visioni da Sud su Acquabuona.it e, ancora oggi, pubblica su LaVinium. Ha collaborato, per un periodo, al wineblog di Luciano Pignataro, con il quale ha preso parte per 2 anni alle degustazioni per la Guida ai Vini Buoni d'Italia del Touring. Nel frattempo è diventato giornalista pubblicista.

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