Chianti Classico Collection 2026, ovvero “Wine is culture”

Prima di raccontarvi i vini e le diverse annate, desidero soffermarmi sul leitmotiv della 33ª edizione della Chianti Classico Collection: “Wine is culture”. Non poteva esserci territorio vitivinicolo più adatto a esprimere il concetto di cultura del vino, non fosse altro che per una storia le cui tracce concrete sono evidenziate da un documento che risale al 1398, in cui si fa riferimento al “Chianti”. Parliamo di oltre 600 anni di storia! Chianti i cui confini produttivi furono definiti nel 1716 da Cosimo III Granduca di Toscana (“…Dallo Spedaluzzo fino a Greve; di lì a Panzano, con tutta la Podesteria di Radda, che contiene tre terzi, cioè Radda, Gajole e Castellina, arrivando fino al confine dello Stato di Siena”); i confini erano racchiusi tra Firenze e Siena, ma il successo enorme di questo vino, che si diffuse ben oltre i confini nazionali, con sempre più frequenti casi di tentativi di contraffazione, non consentiva più di limitare la produzione al territorio storico. Così agli inizi del ‘900, fu progressivamente allargato alle altre province, mantenendo il nome “Chianti” o “vino prodotto all’uso del Chianti”. Nel 1924 nacque il “Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti e della sua marca di origine”, il cui simbolo divenne il Gallo Nero, emblema dell’antica Lega Militare del Chianti.

L’allargamento dei confini, però, ebbe come conseguenza una riduzione qualitativa del prodotto e troppo eterogenea; per correre ai ripari, nel 1932 il consorzio ottenne un decreto ministeriale che prevedeva nel disciplinare l’inserimento dell’aggettivo “Classico”, per distinguerlo da quello prodotto al di fuori della zona storica. Nel 1984 il Chianti, anche nella versione “Classico”, diventa DOCG. Bisognerà aspettare il 1996 per ottenere la separazione in due denominazioni distinte, ciascuna con un proprio disciplinare.
Questo lunghissimo periodo storico è stato attraversato dalle numerose contese avvenute nel Medioevo tra le città di Firenze e Siena, caratterizzate dalla costruzione di strutture difensive che, successivamente, furono trasformate in ville e residenze (ben 150 ville fattorie), furono curati i tutti i siti agrari, i boschi, furono creati archivi e custoditi manufatti preziosi. Nel Rinascimento, quelle dolci colline chiantigiane divennero un paesaggio di rara bellezza, con oltre 300 siti storici protetti. Radici lontane che hanno prodotto un territorio che ha pochi eguali nel mondo e che testimonia un sistema complesso fatto di storia, paesaggio, architettura rurale, tradizioni e conoscenze tramandate di generazione in generazione.

Oggi il Chianti Classico, nonostante il periodo difficile che il vino sta attraversando, continua ad avere un fatturato in crescita, con una esportazione che occupa per il 37% gli Stati Uniti, per il 12% il Canada, mentre in Europa vede il 4% in Germania, il 6% nei Paesi scandinavi; e se i volumi non sono ancora particolarmente significativi, si assiste a un trend di crescita del fatturato in Cina, Singapore e Hong Kong. Il mercato nazionale oggi occupa il 19% dell’intera produzione di Chianti Classico.
I dati del 2025 indicano che l’ingresso della Gran Selezione sembra aver stimolato ulteriore interesse per la denominazione, che insieme alla Riserva ha ottenuto in Canada una crescita prossima al 30%, mentre negli States la Riserva ha raggiunto un +14% e la Gran Selezione un +20%. Sono quindi queste due tipologie a fare da elemento trainante dell’intera denominazione.

I numeri della Chianti Classico Collection 2026
Lunedì 16 e martedì 17 febbraio si è svolta nel consueto sito della Stazione Leopolda di Firenze, con il coinvolgimento di ben 223 aziende per un totale di 680 etichette, di cui 190 Chianti Classico Riserva e 185 Gran Selezione.
La presenza della stampa accreditata ha sfiorato quota 400, proveniente da ben 23 Paesi, mentre gli operatori italiani di settore sono stati circa 1.500. Per quanto riguarda l’affluenza di pubblico ai banchi d’assaggio con i produttori, questa volta riguarda ambedue le giornate e, posso garantirlo perché ho potuto verificarlo, è stata davvero sostanziosa, i dati di lunedì 17 parlano di oltre 500 visitatori, ma il giorno prima a mio avviso è andata anche meglio.
Ma veniamo ai vini degustati, relativi alle annate 2024, Riserva 2023, Gran Selezione 2023, 2022, 2021 e qualche assaggio fino al 2018.

ANDAMENTO CLIMATICO
Un accenno all’annata 2025: a differenza di gran parte delle precedenti, è stata quella più equilibrata, senza caldo eccessivo e prolungato e con piogge distribuite nei momenti giusti. Sarà quindi da tenere d’occhio perché le premesse sono di vini decisamente interessanti, freschi e con un bel profilo aromatico, con tannino significativo ma non rigido, con le dovute differenze da zona a zona. Il dato sulla produzione: 265.000 hl.
Per quanto riguarda la 2024, ha avuto un inverno regolare con temperature nella media e precipitazioni cadenzate e regolari. Come sta avvenendo sempre più spesso, febbraio e marzo sono stati miti, per questa ragione il germogliamento della vite è iniziato con un certo anticipo.
Per fortuna i momenti più delicati della primavera sono stati salvati da gelate e grandinate. Da metà aprile a tutto maggio le temperature sono state inferiori alla media e con giornate spesso piovose, provocando un rallentamento dello sviluppo vegetativo. Purtroppo le piogge sono continuate nel mese di giugno, pertanto è stata necessaria una particolare attenzione in vigna per prevenire i possibili attacchi fungini. Per fortuna, l’altitudine importante e la buona ventilazione in tutte le zone, unite all’esperienza acquisita in tante vendemmie, hanno consentito una condizione fitosanitaria sempre sotto controllo.
L’estate calda, grazie alle abbondanti riserve idriche, non ha messo in sofferenza le viti; le piogge da fine agosto ai primi di settembre, il calo delle temperature e le ottime escursioni termiche giornaliere hanno consentito un periodo di raccolta più prolungato secondo le zone, dalla metà di settembre fino a metà ottobre. Condizioni che hanno favorito una spiccata acidità e un grado zuccherino non eccessivo, con la conseguenza di vini con alcolicità più contenuta rispetto agli ultimi anni. I dati sulla produzione: 305.000 hl.
La 2023 non è andata diversamente dalle altre aree vitate italiane: primavera estremamente piovosa, attacchi di peronospora tra maggio e giugno, caldo forte a luglio e agosto (senza stress idrico, date le abbondanti piogge dei mesi precedenti) che ha evitato i possibili attacchi da parte degli insetti. Tra fine agosto e la prima parte di settembre ci sono state buone escursioni termiche giornaliere. La raccolta delle uve si è svolta tra il 20 settembre e il 10 ottobre: Il risultato è stato una produzione decisamente inferiore alla media (200.000 hl) ma, grazie alla ormai consueta cernita dei grappoli in vigna e cantina, le uve erano in perfette condizioni e con una maturazione ottimale.
La 2022, infine, è stata caratterizzata da un caldo estivo prolungato, ma senza picchi elevati e con una buona escursione termica durante le ore notturne. Le piante non hanno subito stress grazie alle risorse idriche accumulate nei mesi primaverili; dalla metà di agosto ci sono stati fenomeni piovosi anche prolungati che hanno favorito un abbassamento delle temperature durante la notte. La vendemmia è partita in leggero anticipo attorno al 10 settembre, ma si è prolungata fino alla prima decade di ottobre. La produzione si colloca quantitativamente tra la 2023 e la 2024, con 260.000 hl.

LA DEGUSTAZIONE
Avendo “collaudato” in due giorni un numero di vini considerevole, per evitare di allungare ulteriormente l’articolo, ho scelto di presentare solo i vini che ho apprezzato maggiormente (sono comunque tanti).
CHIANTI CLASSICO 2024
Badia a Coltibuono: colpisce subito per la buona precisione olfattiva, che punta a un bouquet riccamente floreale, corroborato da effluvi di ciliegia; al palato manifesta una bella espressione del sangiovese, nitida e scorrevole, con un bel ritorno fruttato e un timbro fortemente legato al territorio.
@@@@@ (92/100)
Belvedere 1: in quest’oasi a pochi chilometri da Poggibonsi si applica l’agricoltura rigenerativa e la permacultura, che mettono al centro l’ecosostenibilità. Il vino è parte leggermente in sordina, poi si rivela un bell’impianto fruttato ma anche speziato di liquirizia e pepe nero, con un legno ancora da assorbire; al palato vince per scorrevolezza, freschezza e bevibilità.
@@@@@ (91/100)
Brancaia: bouquet elegante, un bel gioco di frutta e fiori; anche al palato ha buona tessitura, leggermente stringente sul finale, il frutto torna, buona espressività, finale sapido e in progressione.
@@@@ (90/100)
Buondonno: inizialmente un po’ coperto dal legno, poi emerge il balsamico, note di resina, pepe e cardamomo; al palato ha una bella intensità, frutto generoso, un po’ materico, acidità leggermente scomposta, elementi che si assesteranno con un po’ di bottiglia in più.
@@@@ (90/100)
Capraia: erbe mediterranee, molto boschivo, particolare, quasi mentolato, il frutto spinge sulla mora; bocca altrettanto originale, la macchia mediterranea si percepisce anche nel sorso, molto interessante, elegante, davvero stimolante, l’altitudine lo aiuta.
@@@@@ (91/100)
Casa Emma: naso di visciola, frutti di bosco, leggero balsamico, leggero fungo, macchia mediterranea, olive nere; al palato è fresco, ha toni un po’ scuri, cerebrali, diverso dal classico stile aziendale, probabile input legato all’annata.
@@@@ (89/100)
Castellare – Castellare di Castellina: buona finezza, piccoli frutti, leggero balsamico, macchia mediterranea, cresce in eleganza con l’ossigenazione; al palato ha freschezza, slancio, bel frutto succoso, inizialmente sembrava soffrire il legno, ora si è liberato e propone una materia fine e profonda, un vino che ha una buona energia e una decisa eleganza.
@@@@@ (93/100)
Castello di Albola: frutto abbastanza preciso, ciliegia, fragola, floreale di iris e viola, erbe aromatiche: al palato ha buona espressione fruttata, tannino non aggressivo, leggermente austero nella trama, si fa apprezzare per personalità.
@@@@ (90/100)
Castello di Gabbiano: naso fine di ribes, ciliegia, lampone e menta, conserva un buon impianto floreale e balsamico; bocca essenziale, asciutta, con un frutto coerente, tannino fine, buona distensione sul finale.
@@@@@ (91/100)
Castello di Querceto: naso austero, il frutto affiora a tratti, gelso e ciliegia nera; al palato ha toni scuri, non particolarmente fresco ma ha un buon equilibrio, il frutto si distende e mostra una buona maturità, finale sapido e in distensione.
@@@@ (89/100)
Tornus – Castello di Tornano (dalla botte): nonostante sia stato imbottigliato per l’occasione, il frutto è pulito e piacevole, anche molto floreale di rosa e viola, fiori di sambuco; al palato ha discreta precisione, un po’ austero, un filino teso, da aspettare.
@@@@ (88/100)
Volpaia – Castello di Volpaia: ci sono dei vini che non si rivelano subito, per questo dedicargli meno di un minuto è quantomeno un gesto grossolano, non se lo meritano. Questo, ad esempio, ha avuto bisogno di respirare per rivelarsi, mettendo in evidenza viola e lampone maturo, un tessuto tannico importante ma non invasivo, un finale sapido e corroborante.
@@@@ (90/100)

Guado Alto – Castello Vicchiomaggio: naso intenso, frutto ben espresso, rosa canina, ciliegia e melagrana; bocca ricca, nello stile di casa, c’è freschezza, energia, tanto frutto piacevole e non solo, molto buono.
@@@@@ (91/100)
Storia di Famiglia – Cecchi: è il top di casa Cecchi, ma non sempre mi ha convinto; questa volta ha messo in luce una caratura più coordinata, floreale di viola e rosa, prugna e tracce mentolate; in bocca ha scioltezza e piacevolezza, sapido, saporito, nel finale perde qualcosa a centro bocca ma è comunque un prodotto di riguardo.
@@@@ (90/100)
Cigliano di Sopra: arriva subito una nota di arancia sanguinella, naso estremamente elegante, piccoli frutti, anche floreale, pepato, finissimo; al palato è altrettanto espressivo, bel frutto vivo e giustamente maturo, tannino fine, freschezza, sapidità, un vino completo e molto chiantigiano.
@@@@@ (94/100)
Colle Bereto: legno che poco alla volta si libera a note di ribes e ciliegia nera, prugna, zenzero; al palato il frutto è generoso, un tocco di liquirizia, vino leggermente austero ma di notevole appeal.
@@@@ (90/100)
Fattoria San Giusto a Rentennano (dalla botte): non c’è verso, i vini di questa azienda sono tardivi, ogni anno si assaggiano dalla botte, e questo è un vero peccato, perché questo legno da smaltire, questa materia ancora contratta, rivelano solo a tratti la grande qualità di cui nel tempo sarà fornito. Le note di cera e vaniglia frammiste al frutto, trovano all’assaggio una minore invadenza, permettendo di comprendere un progetto di sicuro fascino. La valutazione è inferiore a quello che diventerà, statene certi.
@@@@@ (91/100)
Berardenga – Fèlsina: naso molto elegante, minerale, floreale, con un bel frutto vivo, ciliegia; bocca piena e coinvolgente, succosissima, tannino perfetto, tanta eleganza e succosità, un vino che ti conquista senza mezzi termini, finale salino.
@@@@@ (94/100)
Rubiolo – Gagliole (dalla botte): rosa, ciliegia, lampone e ribes; al palato è fruttato, gentile, fine, sorprendente tenendo conto che deve ancora affinare in bottiglia, conclude appena affilato ma lascia una bocca piacevolissima.
@@@@@ (92/100)
Sonocosì – Jurij Fiore & Figlia: per me una piacevole sorpresa, non conoscevo quest’azienda e il vino mi ha conquistato: molto floreale, a tratti affiora una nota di oliva nera, poi arriva la ciliegia e il corbezzolo, note di menta e salvia; in bocca ha freschezza da vendere, scorrevolezza, buona precisione di frutto, molto territoriale, bevibilità e una bella energia, invita a berne.
@@@@@ (93/100)
Duelame – Lamole di Lamole: nota di ciliegia matura e ribes nero, floreale, macchia mediterranea, molte erbe aromatiche; al palato ha freschezza, buona trama tannica, frutto che si esprime in progressione, ha slancio e vitalità d’alta collina.
@@@@ (90/100)
Retromarcia – Monte Bernardi: bella espressione di frutto, tanta ciliegia e fragolina di bosco, molto floreale di rosa e violetta, frutto armonico, agrumato; all’assaggio è fresco, puntuale, una musica dal ritmo sincopato di notevole fascino, finale succoso e salino.
@@@@@ (93/100)
Monteraponi: frutto pronto e maturo, non solo ciliegia ma anche gelso, ribes nero e agrumi rossi, rosa canina, boschivo; al palato c’è una certa tensione, che non turba affatto, materia in movimento, c’è vita in questo liquido, crescerà ulteriormente.
@@@@@ (92/100)
Montesecondo: frutto deciso, mora e ciliegia, leggera prugna, resina di pino, più viola che rosa, timo e mentuccia; in bocca ha buona materia, tutt’altro che sottile, c’è succo, intensità, deve solo assestarsi, ha una bella maturità di frutto, molto buono. Un vino profondo, sorprendente rispetto ad altre annate, ha equilibrio, freschezza e materia, scusate se è poco.
@@@@@ (92+/100)
Ormanni: frutto denso e scuro, mora, prugna, leggera ciliegia, cenni floreali di viola; un po’ indietro al palato, ancora un po’ contratto, ha materia in abbondanza che chiede tempo, sicuramente crescerà perché ha comunque una notevole consistenza e piacevolezza.
@@@@ (90/100)

Poggerino: buona espressione di frutto, qui torna la ciliegia, a tratti candita, c’è anche un po’ di floreale, balsamico, pepe rosa; al palato non è del tutto disteso, il tannino è incisivo, la materia è di livello, il sorso teso ci dice di dargli ancora un po’ di tempo.
@@@@ (90/100)
Le Corti – Principe Corsini/Villa Le Corti: naso un po’ dolce, frutti di bosco, leggero balsamico, rabarbaro, da una parte esprime buona maturità del frutto, dall’altra austerità; che ritrovo al palato, contratto, tirato, il frutto è generoso e questo lascia supporre un futuro più equilibrato.
@@@@ (88-89/100)
Brolio – Ricasoli: frutto ben espresso, ciliegia, fragolina di bosco, pepe; al palato è un po’ lavorato ma ha una buona dinamica espressiva, il frutto è concreto e godibile, finale leggermente contratto.
@@@@ (89/100)
Riecine: naso di grande finezza, bel frutto maturo il giusto, gelso e ciliegia, macchia mediterranea, lavanda, leggero balsamico, floreale, complesso, agrumato; al palato è coerente, intenso, succoso, con tannino di stoffa, austero eppure mobile, profondo, in continua crescita espressiva.
@@@@@ (94/100)
Rocca di Castagnoli: bella espressione di frutto, maturo il giusto, anche floreale, leggero agrume, pietra sgretolata; al palato ha freschezza, buon ritorno fruttato, coinvolgente, piacevole e profondo.
@@@@@ (92/100)
Al Limite – San Leonino: mora e ciliegia, lampone maturo, anche viola mammola, rosa, liquirizia; al palato non manca di materia, ha succo, tannino non disturbante, buon sviluppo, fresco, dinamico, un bel Chianti Classico.
@@@@@ (91/100)
Tenuta Casenuove: rosa canina, marasca, gelso, sambuco; bocca fresca, leggermente contratta ma piacevole, c’è succo, tannino non teso, guarda verso l’alto.
@@@@ (89/100)
Bibbiano – Tenuta di Bibbiano: inizialmente è chiuso, austero, quasi inespressivo, poi arriva il frutto, ciliegia, prugna, floreale; al palato è più espressivo, succoso, tannino di buona finezza, più passa il tempo e più è buono, definito, chiantigiano, sapido, ritrovato.
@@@@@ (92/100)
Lilliano – Tenuta di Lilliano (dalla botte): frutto intenso, ben espresso, mirtillo, ciliegia nera, viola appassita; al palato è progressivo, altrettanto intenso, diretto, ha profondità, con il tempo si attutirà un po’ per l’affinamento in bottiglia. In questo momento è in una fase eccellente, probabilmente perderà qualcosa in energia ma acquisterà in finezza.
@@@@@ (93/100)
RISERVA 2023
Brancaia: inizialmente il frutto appare leggermente ammaccato, poi si raddrizza, ciliegia e viola, sempre più floreale, man mano diventa più complesso e articolato; bocca fresca, scorrevole, fine, materia misurata, ottimo tannino, davvero molto buono, elegante, carezzevole, una riserva con i fiocchi.
@@@@@ (95/100)

Capraia: naso con un frutto ben espresso, arancio e mirtillo, spezie dolci; bocca scorrevole, fresca, buona piacevolezza, succosità, tannino vellutato, finale lungo e sapido.
@@@@@ (93/100)
Il Poggiale – Castellare di Castellina: fiori macerati, frutto maturo, più prugna che ciliegia, peccato per una leggera copertura del legno; anche al gusto il legno segna un po’ il percorso espressivo, deve assestarsi, la materia però si rivela fine e profonda, deve solo affinare ancora.
@@@@ (90/100)
Castello di Albola: piccoli frutti di bosco, amarena e ciliegia, poi caffè; al palato ha buona freschezza, leggermente asciugante, materia contenuta, ha una buona progressione, perde qualcosa nel finale dall’eleganza stentorea.
@@@@ (88/100)
Castello di Volpaia: profumi delicati, non del tutto aperti, molta ciliegia, prugna, frutto fragrante, sottobosco; al palato è fresco, piacevole, succoso, leggiadro, scorrevolissimo eppur vivo e brillante, davvero buono.
@@@@@ (93/100)
Vigneto Branca – Cigliano di Sopra: a volte ti trovi di fronte un vino dai tratti irriconoscibili, non ha difetti in senso stretto, ma ti rendi conto che qualcosa il tappo deve avere combinato, il segnale è la non perfetta pulizia dei profumi e un sorso estremamente asciugante, seccante. Decido di provare da un altro campione e, infatti, la storia cambia completamente, qui si riconosce tutta la stoffa aziendale, un bouquet di grande fascino, inizialmente molto floreale, finissimo, poi arriva l’arancia, la ciliegia e una speziatura avvolgente; al palato è altrettanto elegante, succoso, buonissimo, tanta definizione e purezza di frutto, lunghissimo, avvolgente, senza alcuno spigolo, nitido, puro, meglio di così non si può.
@@@@@ (95/100)
Le Baròncole – Fattoria San Giusto a Rentennano (dalla botte): come ho già scritto, purtroppo la mancanza di affinamento penalizza sempre i vini di questa azienda, si sente una trama olfattiva ricca ma ancora poco nitida; in bocca è ancora contratto ma la qualità della materia è di ineluttabile certezza, il tannino è già in amalgama con il frutto pieno e quasi croccante, vino che può solo migliorare ulteriormente.
@@@@@ (92/100)
Il Molino di Grace: colore cupo, melanzana, uno dei più profondi di tutta la serie, naso dove il frutto tende alla confettura, il legno lo circuisce addolcendolo; in bocca è molto, molto fruttato, ma poco ampio, tutto concentrato sulla spinta fruttata, a tratti si ritrae sul tannino.
@@@@ (88/100)
Monte Bernardi: bella ciliegia, viola, arancia sanguinella, molto fine; bocca coerente, profonda, viva, balsamica, finale sapido, lungo, godibilissimo, quasi interminabile.
@@@@@ (94/100)
Riecine: tanti piccoli frutti, visciola, anche floreale di rosa, iris, viola; bocca fresca, molto piacevole, c’è succo ed energia, slancio, sembra un vino d’altura, piacevolmente austero, progressivo, bello, ricco senza perdere in eleganza.
@@@@@ (94/100)
GRAN SELEZIONE 2023
Brancaia: inizialmente il legno fa capoccella, poi libera un bouquet interessante dove si interseca la trama floreale con quella fruttata, fino a cenni di macchia mediterranea; ; sorso intenso, ha ricchezza, ancora deve assorbire la parte boisé ma promette molto, finale che ricorda la liquirizia e la prugna, un bel dì vedremo.
@@@@@ (91/100)
La Corte – Castello di Querceto: frutto intenso di mora, mirtillo, marasca, balsamico, alloro, oliva nera; al palato ha corpo, buona freschezza, toni austeri ma non fastidiosi, ha un buon equilibrio e profondità.
@@@@@ (92-93/100)
Cigliano di Sopra: naso di grande fascino, frutto ben espresso, c’è eleganza, il legno non si sente per nulla, un bouquet di purezza assoluta che tratteggia tutti gli aspetti più fini del fiore e del frutto; al palato è praticamente perfetto, una purezza espressiva assoluta, un incedere progressivo e snello, una freschezza viva e perfettamente integrata, tannino finissimo, legno gestito alla perfezione, cosa chiedere di più? Forse il top della giornata.
★ (97/100)

Rancia – Fèlsina: naso molto elegante, non solo piccoli frutti ma anche erbe aromatiche, spezie fini, balsamico; al palato ha freschezza, energia, dinamico, tannino molto fine, lungo, sapido, molto espressivo e persistente.
@@@@@ (95/100)
Il Margone – Il Molino di Grace: il più convincente assaggiato quest’anno dell’azienda di Panzano, legno molto ben gestito, tradisce la sua presenza in una vena balsamica che dà freschezza al frutto, corroborato da spezie fini, pepe bianco, legno di liquirizia, radici; al palato è succoso, materia importante ma ben gestita, c’è freschezza e sapidità, lunghezza, progressione, finale appena alcolico.
@@@@@ (92/100)
Le Balze – Il Poggiolino: legno ben gestito, si sente appena, frutto solido, buona trama speziata e di macchia mediterranea; al palato ha un buon equilibrio, un andamento sinuoso, con una freschezza ben integrata, un vino tutt’altro che austero, molto godibile già ora.
@@@@@ (92-93/100)
Campolupi – Tenuta di Arceno: legno e frutto scuro, mora, amarena, cacao; in bocca è speculare, spezie, liquirizia, cacao che torna, materia interessante che deve ancora districarsi dal legno.
@@@@ (90/100)
GRAN SELEZIONE 2022
Effe 55 – Capraia: nota di visciola, menta, arancia; al palato mostra una buona trama, lineare, senza pesantezze, si fa bere, ha freschezza, migliorerà ancora, azienda sempre più affidabile.
@@@@@ (92/100)
Casa Emma: naso di piccoli frutti, rosmarino, macchia mediterranea; bocca di buona intensità, freschezza, ha un ottimo tessuto espressivo, lineare, senza pungenze, alcol ben integrato, molto buono, si conferma una delle realtà di riferimento, ha uno stile riconoscibile che conquista.
@@@@@ (93/100)
Acquadiaccia: devo approfondire la conoscenza di questa piccola azienda di Claudia Voss, perché il vino ha messo in mostra una personalità molto interessante, dove il territorio panzanese emerge con chiarezza; al momento appare solo un po’ contratto, ma ha spiccata acidità e una finezza e coerenza d’insieme che lascia ben sperare.
@@@@ (90/100)

San Lorenzo – Castello di Ama: profilo abbasta lineare anche se il legno è presente, bel frutto tornito, ciliegia, mora, mirtillo, poi china, cacao, radice di liquirizia; al palato ha buona freschezza, deve ancora distendersi ma ha una certa classe, frutto nitido, da seguire nel tempo.
@@@@ (90/100)
Vicoregio 36 – Castello di Fonterutoli: si intuisce già al naso una materia di qualità, frutto efficace, tornito e giustamente maturo, anche macchia mediterranea; in bocca è un po’ alcolico, intenso, deve assestarsi ma è molto interessante, ha profondità, slanci balsamici.
@@@@ (89/100)
Castello Fonterutoli – Castello di Fonterutoli: naso molto elegante, leggermente balsamico, con note di garofano e rosa, leggero agrume, visciola, minerale, incenso; bocca fresca, ben delineata, ha slancio, spinta, si sente il sangiovese, legno gestito molto bene, ha classe da vendere.
@@@@@ (94/100)
Badiòla – Castello di Fonterutoli: speziato, erbe aromatiche, macchia mediterranea; bocca materica, fitta, fresca, dinamica, grande finezza, lungo e progressivo, elegante, notevole, avvolgente e lunghissimo.
@@@@@ (94/100)
Vigneto Cerbaiola – Castello di Gabbiano: fragolina di bosco, rosa, ciliegia, viola mammola, influssi marini; al palato ha freschezza, buono slancio fruttato delicatamente maturo, finale avvolgente, elegante, seconda annata di questo vino che arricchisce un parterre aziendale di notevole fascino.
@@@@@ (91/100)
Montenidoli – Colombaio di Cencio: prugna e amarena, leggero fungo, legno da assorbire; al palato ha buona materia, intenso anche se non del tutto scorrevole, si sente una struttura importante, ha sicuramente bisogno di maggior tempo per distendersi.
@@@@ (90/100)
Colonia – Fèlsina: naso fine, leggermente maturo, poi si apre, ciliegia, floreale, macchia mediterranea, terra e tabacco; al palato ha una bella finezza e progressione, eccellente equilibrio, molto disteso e piacevole grazie a un tannino assolutamente setoso.
@@@@@ (94/100)
Vigna del Sorbo – Fèlsina: selvatico, frutta composita e matura, mora, ciliegia nera, leggero mirtillo, balsamico, anche una bella viola; al palato ha freschezza, corpo, profondità, tensione, tannino importante di trama finissima, vino che punta su una lunga evoluzione e già ora conquista per purezza espressiva.
★ (96/100)
Terrazze San Leonino – Fontodi: colore intenso, un bel rubino, si sente la ciliegia matura, la mora, meno floreale; bocca densa, materica, non raggiunge l’eleganza del precedente, una concentrazione che sottrae qualcosa al fascino di questo sangiovese, confermata da un finale più tirato.
@@@@@ (92/100)
Pastrolo – Fontodi: naso di ciliegia, amarena, genziana, erbe di montagna; bocca lineare, buona freschezza, c’è sostanza e profondità, potenza che sottrae qualcosa alla scorrevolezza del sorso.
@@@@ 90
Vigna Casanova dell’Aia – Istine: profumi di ciliegia, viola, lampone maturo, balsamico, tanto floreale, poi incenso; bocca succosa, fresca e ariosa, tannino molto fine, bella materia, alcol perfettamente integrato, un vino di grande fascino, intenso e persistente, ogni elemento è perfettamente a suo agio, bello.
★ (96/100)
Le Fonti – Le Fonti/Panzano: naso di fragolina di bosco, prugna, viola appassita, pepe, olive nere, è sempre più ampio e conquista per fascino, balsamico, molto sangiovese, grafite; al palato ha materia ben gestita, buona carica fruttata, acidità integrata, scorrevole, profilo regale, bellissimo vino.
★ (96/100)
Nittardi: naso di frutto scuro, amarena matura, selvatico, cacao, tabacco; bocca di buon impatto, ancora un po’ serrata ma di buona qualità, c’è sapidità, materia, tannino appena da integrare, succoso, finale che deve ancora distendersi ma non manca di persistenza.
@@@@ 90

L’Omino – Pomona: naso misto fiori e frutti, visciola, viola, prugna, ben amalgamati, cenni ferrosi e di spezie orientali; al palato ha corpo, materia, intensità, un vino che con il tempo potrebbe sbalordire.
@@@@@ (92/100)
Vigna del Termine – Pomona: naso denso e variegato, cenni di cachi, ribes nero, a tratti floreale, materico; anche in bocca c’è tanta materia ma ha una bella espressività, il frutto è al centro del racconto, ma emergono anche spezie fini, leggera grafite, liquirizia, finale leggermente stringente e bisognoso di distendersi, del resto il volume è piuttosto considerevole.
@@@@ (90/100)
Sei – Querceto di Castellina: mirtilli e ciliegie nere, cardamomo, carruba, ginepro; in bocca ha materia, spinta fresca, molta sostanza, sembra un po’ l’impronta dell’annata, tanta materia che rende il sorso leggermente appesantito.
@@@@ (89/100)
Vigna Gittori – Riecine: naso intenso, tanto frutto, maturo il giusto, mora, ciliegia, corbezzolo, viola appassita, tabacco; bocca intensa ma scorrevole, niente legno, tannini perfetti, bel ritorno fruttato, c’è materia e non te la fa sentire, succosissimo, fresco, lungo, grande vino da un’annata tutt’altro che facile.
★ (96/100)
Riserva Ducale Oro – Ruffino: prugna, ciliegia, alloro, timo, cenni boisé, balsamico; al palato ha lo stesso profilo, la materia non è debordante, c’è freschezza, sapidità, ematico.
@@@@ 89
Assai – Terra di Seta: legno e spezie dolci, ciliegia, incenso; bocca matura e un po’ boisé, buona freschezza e scorrevolezza, buona trama, balsamico; al secondo sorso si arricchisce, non morde e non appesantisce, finale lungo e sapido.
@@@@@ (91/100)
Vigna Montebello Sette – Tolaini: frutto scuro, balsamico, strano cenno alla banana, poi mora e pepe; acidità spiccata, materia ben gestita, buon tannino, totalmente diverso dagli altri, ha una personalità tutta sua.
@@@@ (90/100)
Vigneto Lapina – Vallepicciola: buona trama fruttata, prugna, mora, poi arriva anche il floreale e la spezia fine; al palato ha buona tessitura, freschezza giusta ma deve ancora affinarsi.
@@@@ (88/100)
GRAN SELEZIONE 2021
Vigna Il Poggio – Castello di Monsanto: attacco immediato di grande finezza, fiori e frutti in bella definizione, molto pulito, viola, rosa, ciliegia, lamponi maturi, leggero balsamico, terroso, incenso, finissimo; bocca intensa, splendida, vigorosa eppure elegantissima, frutto generoso e maturo il giusto, bella freschezza, tutto appare integrato, un profilo di grande finezza, una precisione impressionante che lascia senza parole; un cru che non cede mai il passo, anzi. Il migliore senza discussioni.
★ (98/100)
Vigna Piuca – Castellinuzza e Piuca: naso intenso, molto fruttato, meno floreale che in passato; bocca con una certa densità, ha freschezza ma meno scioltezza di quanto ricordo, forse il cambiamento climatico sta incidendo in qualche modo sottraendogli quella giovialità tutta lamolese che lo caratterizzava. Rimane comunque un gran bel Chianti Classico.
@@@@@ (91/100)

Querciagrande – Podere Capaccia: amarena, mora, leggermente maturo il profilo fruttato; bocca che restituisce una buona freschezza, emerge il tessuto fruttato, tannino ben gestito, appena più maturo degli altri di questa annata, finale piacevole anche se ancora un po’ contratto.
@@@@ (90/100)
Vigna Grospoli – Lamole di Lamole: naso spiazzante, dai toni scuri e concentrati, maturi, strano per un vino di questa zona; al palato si assesta progressivamente, c’è un bel frutto vivo, freschezza, è probabile che debba continuare ad affinarsi per raggiungere il vertice che gli compete.
@@@@ (89-90/100)
Vigneto Campolungo – Lamole di Lamole: naso po’ più aperto e variegato, qui si respira l’area di Lamole; bocca scorrevole, fresca, frutto generoso, buona profondità, spinta, davvero molto buono.
@@@@@ (93/100)
Aluigi – Le Cinciole: ciliegia, lampone maturo, leggero floreale; al palato ha buona vena acida, frutto compiuto, buona finezza, leggermente contratto ma non asciuga, ha le carte per crescere nel tempo.
@@@@@ (91/100)
Bragantino – Monteraponi: un altro vino che tocca le punte più alte, con note affascinanti di macchia mediterranea ed erbe aromatiche, eucalipto, lavanda, poi pepe, menta e molto altro; bocca di incredibile profondità, sostenuta da una freschezza netta e corroborante, con un tannino esemplare; salino fino al midollo, lunghissimo.
★ (96/100)
Ormanni: bel frutto iniziale, anche floreale, boschivo, legno da smussare; al palato ha stoffa, freschezza, buona progressione, tannino misurato, appena alcolico, torna la finitura speziata, finale piacevolmente austero.
@@@@ (90+/100)
Stielle – Rocca di Castagnoli: toni scuri, frutto intenso, prugna in particolare, bocca altrettanto scura, materica, non contratta, c’è succo, profondità, un po’ monolitico, manca un po’ di scioltezza e spontaneità.
@@@@ 89
Vigna del Capannino – Tenuta di Bibbiano: naso ricco, molto fruttato, ampio; bocca con una materia di alto livello, succosa, ben rifinita, note di cacao, liquirizia, spezie, allungo, acidità perfettamente integrata e tannino finissimo, nonostante la materia mantiene un’eleganza invidiabile.
★ (96/100)
Tenuta di Lilliano: naso molto fine, molto floreale, rosa, iris, viola, ciliegia; al palato presenta un’ottima materia, freschezza, sapidità, lungo e appagante.
@@@@@ (94/100)
Vecchie Terre di Montefili: naso intenso di frutto, materico ma privo di legno, amarena, prugna; al palato conferma di avere notevole stazza ma cade perfettamente in equilibrio, non ha spigoli, colpisce perché è scorrevole nonostante la grande materia, complimenti.
@@@@@ (95/100)
GRAN SELEZIONE 2020
Moncenni 89 – Bindi Sergardi: naso che si schiude poco alla volta sul piccolo frutto, anche leggera speziatura, appena dolce; all’assaggio esprime una buona polpa, succosità, freschezza, leggera tensione, non è ancora del tutto sciolto, legno da assorbire e tannino appena ostile, da rivedere tra un anno.
@@@@ (88/100)

Castellinuzza/Claudia Cinuzzi: naso non pomposo, floreale e di ciliegia, bocca corrispondente, fresca, identitaria, di eccellente finezza. Buon frutto fresco e godibile, incedere elegante, vino che parla una lingua davvero bella.
@@@@@ (94/100)
Vigna Il Corno – Castello di Radda: frutto, cera, vaniglia, incenso, legno da assorbire; al palato conferma una condizione ancora non del tutto espressa, chiede tempo anche se il profilo non nasconde una certa ricchezza e profondità.
@@@@ (90/100)
I Fabbri – I Fabbri/Susanna Grassi: delizioso frutto, viene voglia di masticarlo, ciliegia e lampone, poi arriva il floreale e le erbe aromatiche, la china e la corteccia; al palato ha freschezza, buon slancio, bevibilità, originalità, buona rotondità, è accogliente, e la materia non è sottile, evviva!
@@@@@ (92/100)
GRAN SELEZIONE 2019
Cinciano: si schiude poco alla volta, esce il frutto, c’è una buona profondità, china, lavanda; al palato ha materia, torna la china, la corteccia, il caffè, indubbiamente rotondo, non ha spigoli, finale un tantino rigido.
@@@@ (90/100)
Ca’ di Pesa – L’Orcio a Ca’ di Pesa: piccoli frutti maturi, leggero balsamico e floreale, poi speziato; al palato emerge il legno dolce, buona espressione di frutta e spezie, c’è materia, ancora un po’ contratto, tannico, alla ricerca di una propria strada.
@@@@ (88/100)
GRAN SELEZIONE 2018
Castello di Lamole – Fattoria di Lamole/Paolo Socci: attacco agrumato, molto piacevole; in bocca ha buon slancio, il legno non è coprente, anche qui il finale torna a esprimere l’agrume, c’è buona materia, dolcezza, balsamico e stimolante.
@@@@@ (92/100)
Roberto Giuliani




