La Romagna viticola ed enologica a Vini ad Arte 2023

Come sostiene egregiamente lo storico Massimo Montanari, è sempre arduo e impervio espletare la storia di un vitigno o di un vino, rintracciarne la genesi e soprattutto posizionarla in un territorio, “perché vini e vitigni sono figli della geografia ma soprattutto della storia: l’azione dell’uomo sull’ambiente, nel corso dei secoli, sposta e modifica le coordinate naturali, confondendo le tracce fino a renderle talvolta irriconoscibili”. Stiamo parlando ovviamente di cultura, di identità, di radici, di realtà che inseguono una loro definizione di continuo, poiché la ricerca, qualunque essa sia, prevede sempre imprevedibilità e sorprese.

Si sa, il Sangiovese è la varietà a bacca nera più diffusa in Italia (una certezza) ma, al di là, degli intriganti contenziosi sulle origini, non è soltanto un unico vitigno. Si tratta in realtà di una grande e bizzarra famiglia estremamente diversificata, all’interno della quale coesistono individui di schiatta aristocratica e altri di meno nobile lignaggio. In più, queste differenziazioni di classe sono riscontrabili negli oltre 40 cloni ufficialmente omologati.

In Romagna, dove a seconda di varie e locali rivendicazioni, il Sangiovese proverrebbe dal Monte Giove nei pressi della splendida Santarcangelo di Romagna (e proprio per questo sarebbe stato denominato Sanguis Jovis, sangue di Giove, diventato poi Sangiovese), porta “orgogliosamente” lo stesso nome del vitigno, a differenza di tanti altri territori. È il vino romagnolo per eccellenza, praticamente coltivato ovunque:
- nell’Imolese cresce su terreni generalmente costituiti da sedimenti argilloso-limosi, deposti dai fiumi migliaia di anni fa, moderatamente calcarei in superficie e molto calcarei negli orizzonti profondi. poi anche verso i calanchi, su terreni formati su rocce prevalentemente argillose o pelitiche, con intercalazioni sabbiose
- nel Faentino si sviluppa su terreni di norma argilloso-ferrosi nella prima fascia collinare, argilloso-calcarei intorno ai 200 metri di quota (dove prevalgono le formazioni calanchive) e infine argilloso-arenacei in direzione dell’Appennino
- nel Forlivese prende forma su zona collinare con prevalenza argillosa, con argille più profonde e tenaci verso nord (dove prevalgono le formazioni calanchive) e più ferrose e frammiste ad arenarie in direzione dell’Appennino. Altra formazione degna di menzione è poi la “Vena dello Spungone” che caratterizza in particolare questa zona, partendo dal Faentino in sottozona Brisighella per arrivare fino a Bertinoro, una delle aree di elezione dell’Albana

- nel Cesenate, zona più influenzata dalla vicinanza al mare Adriatico, con un clima meno continentale rispetto al resto della Romagna, viene coltivato su suoli argillosi, ma meno tenaci e più fertili di quelli del vicino Forlivese
- nel Riminese si estende su terreni principalmente calcarei ed argillosi, con intercalazioni sabbiose e gessose. È prevalente la formazione geologica delle Argille Azzurre, costituita da argilliti azzurrastre calcaree e compatte, talvolta con alternanze di peliti e arenarie.
In tali areali si nota con piacere che il Sangiovese continua a trovare interpretazioni significative e di carattere, dove le varie caratteristiche conferiscono, a seconda dei casi, buone tessiture tanniche, discrete longevità, ottime vene acide, significative trame morbide e avvolgenti.

Da segnalare, poi, la costante crescita in termini valoriali dell’Albana, il primo vino bianco d’Italia ad aver ottenuto tra l’altro la DOCG (1987), che nella Romagna seria e godereccia trova i suoi punti di forza in una struttura molto bilanciata dalla freschezza e in una dimora situata soprattutto sui colli di Bertinoro.
Nell’ultima e oltremodo lodevole* edizione di “Vini ad Arte – Quando il Sangiovese è un Capolavoro” organizzata qualche giorno fa dall’impeccabile Consorzio Vini di Romagna, sorge dunque spontanea la conferma di alcune cantine che, attraverso le loro etichette, continuano a rispecchiare, da una parte il carattere e la personalità territoriale romagnola, dall’altra la bevuta di qualità:

- Condé, Fattoria Nicolucci, Pandolfa-Noelia Ricci, Pertinello e Piccolo Brunelli per Predappio
- Enio Ottaviani per San Clemente
- Assirelli, Fattoria del Monticino Rosso e Giovannini per Imola
- Tre Monti per Serra
- Bissoni Raffaella, Giovanna Madonia e Tenuta la Viola per Bertinoro
- Ca’ di Sopra per Marzeno
- Villa Papiano per Modigliana
- Villa Venti per Longiano
- Fattoria Zerbina per Marzeno
- Calonga, La Sabbiona e Podere Morini per Oriolo
- Cantina Braschi e Tenuta Casali per Mercato Saraceno
* per le sciagure avvenute i mesi scorsi
Lele Gobbi




