Jacobini Bianco IGP Lazio, due annate a confronto: 2022 vs 2024

Genzano di Roma, Palazzo Jacobini: un nome che riporta alla mente una storia vitivinicola nobile e antica, che riecheggia già nel 1888 all’interno del volume “Il Lazio viticolo e vinicolo” di Camillo Mancini, dove compaiono Genzano e gli Iacobini (nel testo con questa grafia) tra le realtà più note della viticoltura laziale dell’epoca.
Una storia nobile e antica quella della famiglia Carafa Jacobini, che dopo lunghi anni di assenza ha scelto di tornare a raccontare il proprio territorio attraverso un bianco biologico da Procanico (Trebbiano Toscano) allevato nel vigneto Poggio del Cardinale. Due annate di Jacobini Bianco IGP Lazio a confronto, 2022 e 2024, che evidenziano come il clima e la mano dell’uomo possano disegnare due interpretazioni complementari ma egualmente affascinanti dello stesso suolo vulcanico.

Il 2022 si presenta con un abito più deciso e strutturato. Il colore giallo paglierino carico anticipa un naso ampio, con nota agrumata in evidenza, seguita da drupe a polpa gialla (pesca, albicocca), e una mineralità che ricorda la pietra focaia scaldata dal sole.
In bocca ha raffinata presenza, caratterizzata da una spalla acida che sostiene una struttura di carattere e lunghezza.
Frutto di un’annata calda, con escursioni termiche contenute, che ha concesso concentrazione e pienezza, è un bianco generoso, in grado di accompagnare piatti di sostanza – gricia, carbonara, amatriciana – ma anche secondi piatti di carni bianche.
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Il 2024, invece, è il vino che personalmente preferisco per la sua immediata piacevolezza.
Giallo paglierino più tenue, luminoso, che profuma di agrumi freschi (pompelmo, cedro), fiori bianchi e una vena salina che sa di mare tirato dai venti che salgono verso i Castelli.
Al palato è lineare, scattante, con un’acidità vivace e una mineralità tesa che invita al sorso continuo. Più facile, più gradevole, più “beverino” nel senso migliore del termine: un bianco che richiama la tradizione dei vini quotidiani dei Castelli, quelli che si stappavano in trattoria senza troppe cerimonie, ma con la pulizia e la precisione di una produzione moderna, e biologica certificata.
Risultato di un’annata anch’essa calda, ma con un gradiente termico giorno/notte registrato nella seconda metà di agosto che ha favorito lo sviluppo dei profumi delle uve bianche autoctone.
Perfetto per un pranzo leggero, per il pesce di lago o anche solo per un aperitivo romano accanto a una fontana. @@@@+
Due espressioni diverse di uno stesso vitigno e del medesimo suolo vulcanico: il 2022 più potente e riflessivo, il 2024 più immediato e gioioso. Entrambi testimoniano che Genzano e i suoi colli hanno ancora molto da dire nel panorama dei bianchi laziali.
Bravi Alessandro Carafa Jacobini e Nina Farrell: il ritorno del nome Jacobini sulle bottiglie è un piccolo, ma significativo, regalo al territorio.
Maurizio Taglioni




