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Conte Guicciardini: la sperimentazione guarda al passato e al presente

Ferdinando Guicciardini
Il conte Ferdinando Guicciardini

“Un Chianti senza fronzoli” avevamo titolato, ormai dieci anni fa (vedi qui), quando partecipammo per la prima volta all’anteprima dedicata ai vini di una delle sette sottodenominazioni del Chianti, la “Colli Fiorentini”, quella più intimamente legata alla città di Firenze, tanto da portarne fieramente (e giustamente) il nome ben impresso anche in etichetta. E l’impressione di trovarsi di fronte a vini schietti, ma non per questo scontati o banali, che cercano di arrivare al sodo senza troppi giri di parole, è emerso anche durante una recente degustazione on-line di quattro etichette prodotte da uno storico rappresentante di questo areale: Conte Guicciardini.
Gli avi sono nobili e illustri, come spesso capita da queste parti, a partire da Francesco Guicciardini (1483-1540), politico, scrittore e autore di quella Storia d’Italia considerata uno dei capolavori della storiografia rinascimentale italiana. E a proposito di questioni politiche e storiche, questa volta legate al mondo del vino e del Chianti in particolare, durante l’incontro non è mancato un interessante scambio di battute, innescato dal critico e giornalista Gigi Brozzoni (Guida i Vini di Veronelli), che ha messo in discussione il senso della parola “Chianti” vicino a quella “Colli Fiorentini”: vini, questi ultimi, che in effetti hanno una cifra stilistica alquanto differente da quella del vicino Chianti Classico che forse non basta il Sangiovese a giustificare. Argomento non nuovo, d’altronde, e volendo sovrapponibile a quello delle altre sottodenominazioni del Chianti, a partire da Rùfina, ad esempio.

Castello di Poppiano
Castello di Poppiano

Castello di Poppiano è l’epicentro principale di una realtà che ha tenute anche in quel del Chianti Classico (Belvedere Campòli) e Scansano (Massi di Mandorlaia) e che più identifica questa famiglia che vede nel conte Ferdinando Guicciardini ancora un perfetto cicerone – come il digital tasting ha messo in evidenza – della storia, delle tradizioni e delle innovazioni in essere all’interno di una cantina nata nel 1199.
Sono state proprio le più recenti innovazioni, radunate all’interno della nuova linea Ottosecoli, a catalizzare l’attenzione dell’incontro. Due vini prodotti con due interpretazioni che guardano una a un’antica tradizione locale, quella del cosiddetto “Governo all’uso toscano”, l’altra a tendenze più attuali come quella di non aggiungere solfiti. Due vini decisamente differenti nel bicchiere, accomunati dell’obiettivo della pulizia nell’esecuzione e dall’ancoraggio ai tratti essenziali di questo territorio, con trame tanniche mai aggressive e un corredo olfattivo delicato e mai urlato.

Ottosecoli, Governo all'Uso Toscano 2019Ottosecoli, Governo all’Uso Toscano 2019 – 86/100
In azienda è presente un documento del bisnonno del conte Ferdinando Guicciardini, risalente alla fine dell’800 che testimonia come “il governo” fosse pratica usuale ai tempi, l’unica forma di arricchimento del vino che probabilmente si poteva fare: si prendevano i cosiddetti “scelti”, cioè uve selezionate all’inizio della vendemmia, quindi ben acide, che venivano fatte appassire per poi essere aggiunte al vino dopo la prima fermentazione e così innescarne una seconda che aumentava struttura e alcol. La rivisitazione odierna ha certamente aumentato la dolcezza del frutto, anche se nel bicchiere non troviamo certo un vinone tutto alcol e note dolciastre. Anzi, decisamente il contrario. Insieme a note di ciliegie mature e arancia sanguinella, fa capolino un tocco mediterraneo di erbe che sarà un comune denominatore un po’ in tutti i vini dell’azienda degustati, quasi fosse una sorta di timbro del territorio. È un vino divertente, sostanzialmente un sangiovese quasi in purezza, di facile approccio, con tannini appena accennati, da bere senza troppi pensieri. Solo 6000 bottiglie e un prezzo intorno ai 12 euro a scaffale.

Ottosecoli, E'ssenza 2019Ottosecoli, E‘ssenza 2019 – 91/100
Ha inaugurato la nuova linea Ottosecoli qualche mese fa, è un sangiovese con 9-10 mg/l di solforosa rispetto ai 70 che in media ci sono negli altri vini dell’azienda. Una sperimentazione che qui stanno applicando anche al merlot. Che dire, se queste sono le premesse, siamo in presenza di un vino di ottima personalità, il più interessante e convincente della degustazione. Al naso ha una trama dolce e fragrante, che ricorda il lampone, ma anche la pesca matura, insieme a note di lavanda di bella eleganza. Al palato ha mineralità, anche una certa austerità, un tannino di buona vigoria, non fitto nella trama, ma certamente vivo e pimpante, così come nella freschezza. È un vino di ottima dinamicità e da seguire con attenzione, anche sul fronte della longevità. Circa 12mila bottiglie e un prezzo a scaffale di 15 euro.

Chianti Colli Fiorentini Il Cortile 2018Chianti Colli Fiorentini Il Cortile 2018 – 88/100
È un classico e ben rappresentativo vino della denominazione. Fragrante e diretto, si apre con note balsamiche di menta, prosegue con note fruttate di ciliegia, chiude con un tocco di erbe aromatiche che ricordano il rosmarino. Mai sopra le righe, sapido al palato più che fresco, ha tannino discreto e buon allungo finale. Si beve, con piacere, senza indulgere troppo nel tentativo di scovare complessità che non ha. Al Sangiovese (85%) unisce Canaiolo e Colorino. Matura e affina in grandi botti di rovere.

Chianti Colli Fiorentini Riserva 2016Chianti Colli Fiorentini Riserva 2016  – 89/100
L’abbiamo strapazzato ben bene per più giorni e ha dato sfoggio di una tenuta all’ossigeno non indifferente. Dei quattro è certamente il vino dove le note del rovere sono immediatamente più presenti, anche se mai invadenti. Il quadro olfattivo è conciliante e classico per gli amanti della tipologia: spezie dolci, frutto maturo ben calibrato, con la solita nota di erbe aromatiche che con il tempo torna piacevolmente nel bicchiere. Al palato ha un tannino levigato e un incedere complessivamente morbido. Al Sangiovese (85%) questa volta vengono uniti Merlot e Cabernet.

Alessandro Franceschini

Alessandro Franceschini

Giornalista free-lance, milanese, scrive di vino, grande distribuzione e ortofrutta, non in quest'ordine. Dirige il sito e la rivista dell'Associazione Italiana Sommelier della Lombardia, è docente in vari Master della Scuola di Comunicazione dell’università Iulm di Milano, è uno dei curatori della fiera Autochtona e collabora con testate come Myfruit, l'Informatore Agrario e le pagine GazzaGolosa della Gazzetta dello Sport. In passato, oltre ad aver diretto la redazione di Lavinium.com, ha collaborato con la guida ai ristoranti del Touring Club e con la guida ai vini de L'Espresso. È stato uno degli autori dell'Enciclopedia del Vino di Dalai Editore, del volume "Vini e Vignaioli d'Italia" del Corriere della Sera e del libro "Il vino naturale. I numeri, gli intenti e altri racconti" edito dalla cooperativa Versanti.

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