Roma accoglie i volti del Sangiovese

Per il settimo anno l’Associazione EnoClub Siena in collaborazione con Riserva Grande, ha rinnovato l’atteso appuntamento con il Sangiovese nella Roma capitale presso la comoda sede del Radisson Blu Hotel, a pochi passi dalla Stazione Termini.
Nei diversi anni, per ogni edizione si è cercato di dare nuovi e diversi spunti di riflessione e approfondimento, tali da valorizzare e far conoscere i molteplici volti di questo vitigno, allargando la partecipazione, non solo ai produttori della Regione Toscana, suo luogo di elezione, ma aprendosi alle numerose zone italiane in cui si coltiva.

La formula scelta è stata quella dei banchi di assaggio, organizzati in base ai territori di riferimento, non sono poi mancati i seminari tematici, il primo orientato ad approfondire le differenze derivanti dal suolo su cui cresce il Sangiovese, mentre nel secondo si è voluta constatare la longevità del vitigno, attraverso diverse annate vecchie, a partire dal 1983 fino alla 2007.
Tra i 14 vini il Fattoria Selvapiana Chianti Rufina Riserva Fornace 1993 ha sorpreso in modo molto positivo, dimostrando meno anni degli effettivi e dotato di grande acidità, con una dinamismo e una vivacità gustativa davvero interessanti, slanciato ed elegante.
Non è stato da meno il Brunello di Montalcino 1988 di Nardi, dove si sono ben distinte le tonalità speziate del ginepro, sostenute da sentori di humus e sottobosco. Anche qui il palato ha giocato su una buona dinamica gustativa, riportando suggestioni di tabacco e fiori secchi.
Il Brunello Riserva 1997 di Fattoi coinvolge per la sua profondità sia olfattiva sia gustativa, dove si distingue un intrigante mélange di erbe aromatiche.

Il Rosso di Montalcino 2004 Sanlorenzo di Luciano Ciolfi, rivela un olfatto intrigante, con richiami balsamici uniti a toni speziati e piccoli frutti rossi.
Eleganza olfattiva che si distingue anche al palato, con un finale piuttosto lungo. Bella profondità per il Brunello 1995 Le Chiuse.
Singolare e inaspettato il Casale Rosso 1986 dei Colli da Certaldo (Firenze), che dopo 31 anni, riposa ancora in botte. Voluto così da Antonio Giglioli, contraddistinto da toni fruttati e da una bella vigoria gustativa.
Nell’ambito dei banchi d’assaggio è stato importante il confronto con i diversi produttori, circa una settantina, che in modo puntuale e dettagliato hanno descritto i loro prodotti, sottolineando le peculiarità del Sangiovese in purezza e nel momento in cui si unisce ad altre varietà.

Tra i banchi d’assaggio è stato interessante approfondire le realtà Romagnole, dove il Sangiovese ha senza dubbio una diversa espressività rispetto a quello Toscano e scoprire allo stesso tempo le sfumature che ogni areale con il suo suolo e il suo clima esprime.

Interessante tra le diverse aziende toscane, va senz’altro menzionata l’azienda Fattoria Fibbiano, situata a Terricciola, in provincia di Pisa, un’azienda a conduzione biologica dove vengono coltivati tutti vitigni autoctoni, quali sangiovese, canaiolo, ciliegiolo, colorino, colombana, vermentino e Sanforte. Quest’ultimo, un vitigno poco noto e da sempre chiamato, impropriamente Sangiovese forte, ma che i più recenti studi genetici e ampelografici hanno riconosciuto come un vitigno ben distinto dal Sangiovese.

Davvero tanti gli spunti di riflessione emersi, che permettono di affrontare in modo puntuale la conoscenza delle zone italiane in cui questo importante vitigno si coltiva.
Fosca Tortorelli



