Mosnel in Franciacorta: aspettare che i lieviti facciano il loro lavoro, senza fretta

Tra le zone spumantistiche italiane, c’è un incantevole territorio tra Brescia ed il lago d’Iseo, costituito da dolci colline moreniche, filari di viti, castelli e abbazie piene di storia: la Franciacorta.
Una regione che sin dal 1200 era composta da proprietà vitivinicole ecclesiastiche in cui i monaci benedettini, in cambio del faticoso lavoro in vigna, non dovevano pagare nessun tributo imperiale, da qui “Corte Franca”, libera da dazi, vocata da tempi antichi alla coltura della vite e specializzata poi nella produzione di spumante metodo classico, il Franciacorta DOCG.

Questo vino viene prodotto in cinque tipologie (Franciacorta, Satèn, Rosé, Millesimato e Riserva) e le uve che lo compongono sono Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco e una piccola percentuale di Erbamat, vitigno autoctono del bresciano.
La rifermentazione naturale in bottiglia con successiva lenta maturazione e l’affinamento sui lieviti, non inferiore ai 18 mesi per le Basi, 30 mesi per i Millesimati e ben 60 mesi per le Riserve, sono caratteristiche imprescindibili.
Nel cuore della Franciacorta, a Camignone, mi accoglie l’azienda vitivinicola Mosnel – Franciacorta, una storica residenza con le cantine cinquecentesche, famosa per la vocazione all’eccellenza, dalla vigna all’imbottigliamento.

Testimoni di questa lunga tradizione vitivinicola che i Barboglio ereditano nel 1836, i 40 ettari di vigneti coltivati a Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero, su terreni quasi totalmente marnosi (Mosnel è il toponimo dialettale di origine celtica che significa pietraia, cumulo di sassi), distribuiti intorno alla grande villa padronale, dai quali ogni anno si raccolgono uve di altissimo livello, grazie al giusto rispetto per l’ambiente e la bassa resa di uva per pianta; ne derivano vini di grande eleganza, equilibrio e immediata piacevolezza, oltre alle splendide doti di longevità.
Il percorso del vino viene illustrato totalmente, dal luogo dove avviene la ricezione delle uve, la selezione e la vinificazione, fino a dove si concentra l’evoluzione; suggestivo il tunnel dedicato alle bottiglie storiche.

Favolosa l’emozione che mi regala nel cogliere le sfumature di luci tra le “pupitre” allineate.
In sala degustazione si passa all’assaggio di alcune etichette rappresentative:

– Franciacorta Pas Dosè
60 % Chardonnay 30% Pinot Bianco e 10% Pinot Nero. Una Cuvée che rappresenta in pieno lo stile Mosnel. Dai sentori sottili di mandorle e agrumi; fresco, sapido e rigoroso nel sorso. Elegante nel suo fine e persistente perlage. Un vino in grado di spaziare dall’aperitivo fino a piatto più complessi.
– Franciacorta Brut Rosé
Il Pinot Nero fa da padrone con il suo 40% nonostante sia affiancato dalla stessa percentuale di Chardonnay e da un 20% di Pinot Bianco. Talvolta si attinge da annate diverse pur di ottenere un risultato rispettoso della filosofia produttiva Mosnel. Si esprime nel calice con un perlage persistente, note fresche e fruttate con primeggianti sentori di frutti rossi e agrumi. In bocca è vivace, dinamico, rinfrescante.
– Franciacorta Millesimato Brut Satèn
È opportuno specificare che con il nome “Satèn”, scelto per la sua assonanza con “setoso”, si indica un Metodo Classico prodotto solo con uve bianche Chardonnay in purezza o in assemblaggio con il Pinot Bianco. Si distingue per il suo perlage molto fine, quasi cremoso, ottenuto con una pressione in bottiglia più bassa rispetto alle altre tipologie di Franciacorta, al di sotto delle cinque atmosfere.
Il Franciacorta Brut Satèn Mosnel nasce dopo una maturazione di 36 mesi sui lieviti, di morbida e raffinata fattura, sprigiona seducenti sentori di pasticceria, agrumi e frutta gialla che si ritrovano al gusto, caratterizzando il sorso setoso e avvolgente, anche di buone note minerali.
Il Satén identifica perfettamente il territorio Franciacorta nel mondo e Mosnel lo produce dall’ormai lontano 1996. Il vero segreto dello stile Mosnel, elegante e audace, è aspettare che i lieviti facciano il loro lavoro in cantina. Senza fretta.
Rachele Bernardo




