Spoleto e Trebbiano Spoletino, quando il carattere fa la differenza

La Storia dell’antica Spoletium, ovvero Spoleto secondo gli antichi Romani. è un libro di pietra che ogni piazza, ogni vicolo, ogni varco narra al visitatore attento.
I resti delle mura ciclopiche raccontano l’antica origine di questa città, fondata dai Pelasgi, antichi abitanti dell’aspra regione della Tessaglia, a nord della Grecia, famosi per edificare mura ciclopiche e costituire regni autonomi ed indipendenti.
L’antica “Porta Fuga” serba il ricordo della valorosa difesa degli spoletini nel 217 a.C. all’avanzata di Annibale verso Roma, nell’iscrizione “Annibale, dopo aver sconfitto i romani al Trasimeno, respinto da Spoleto con grande strage dei suoi mentre ostilmente marciava verso Roma, con la memorabile fuga dette il nome a questa porta”.
È in quest’epoca che si hanno notizie documentate del Trebbiano Spoletino, un vitigno a bacca bianca, autoctono del territorio spoletino, che, secondo alcuni studiosi, deve il suo nome a quello latino della città di Trevi, ossia Trebia, ergo, Trebbiano, cui fu annesso l’aggettivo Spoletino per distinguerlo dalle altre varietà di trebbiano.
Già Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, scriveva del Vinum Tribulanum come un vino dalle nobili origini, dal sapore semplice e delicato e, per questo, particolarmente apprezzato e ricercato.

Per secoli la città fu rinomato luogo di villeggiatura per la ricca borghesia romana, poi, verso la metà del Trecento, col cardinale Albornoz, Spoletium divenne sede episcopale, influenzata da elementi orientali da una colonia di monaci siriani sul Monteluco e fu costruita la grandiosa Rocca, imponente complesso difensivo che comprende anche il celebre Ponte delle Torri.

Fonti storiche dell’epoca rimarcano il ruolo importante del Trebianum, prodotto e commercializzato dalla monache del Monastero della Stella, suore di clausura agostiniane lateranensi dette anche Rocchettine per via del “rocchetto”, un piccolo mantello rosso che indossavano, insieme ad un anello d’oro. Suore, in verità, sui generis: fanciulle di famiglie aristocratiche costrette alla vita monastica per questioni di successione, proprio non volevano rinunciare agli agi cui erano abituate, come dimostrano i refettori principeschi, i chiostri monumentali, le sale di rappresentanza splendidamente affrescate, i sofisticati intarsi dei soffitti lignei, gli orti e gli eleganti giardini. Più di tutto, però, una cucina monumentale dalla canna fumaria “quattro metri per quattro”, perché, come recita una scritta sulla parete: “In coquina perficitur anima” (in cucina si perfeziona l’anima)!
La particolare adattabilità a qualsiasi tipo di terreno rese endemica la diffusione del Trebbiano in tutto il centro Italia, con caratteristiche ampelografiche differenti per ogni zona ed un’elevata resa produttiva, tant’è che veniva coltivato negli orti di casa e fu anche rinominato “scaccia debiti”. Nel tempo, però, la coltura perse gradualmente intensità fino a raggiungere quasi la sua completa estinzione.

Colore giallo paglierino, delicate sfumature verdognole, profumo delicato e fresco, con sentori di erbe aromatiche, note agrumate e piacevole acidità, negli ultimi anni questo vitigno è stato rivalutato, anche per la sua particolare predisposizione alla realizzazione di spumanti ed al suo particolare gusto, sensibilmente diverso dal classico trebbiano.

La seconda edizione di de Gusto Spoleto, nota manifestazione annuale dedicata all’enogastronomia ed alle tipicità locali, svoltasi il mese scorso (2-3 giugno) nello storico Chiostro di San Nicolò di Spoleto, è stata la preziosa occasione per importanti approfondimenti delle tipicità del Trebbiano Spoletino, DOC SPOLETO nel 2011 (che comprende parte dei comuni di Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi, Foligno, Montefalco, Spoleto e Trevi, con una superficie di circa 23.600 ettari compresa tra i 200 ed i 550 metri di altitudine), in crescente ascesa di gradimento tra pubblico ed esperti del settore, per spiccata personalità, versatilità, delicati profumi erbacei e floreali, maturazione molto tardiva, fino ad ottobre inoltrato, spiccata acidità e potenziale di invecchiamento in bottiglia.

La riprova è data anche dalle produzioni delle aziende vitivinicole, passate nel 2012 da 8 a 35 nel 2017! La degustazione guidata a cura di Jacopo Cossater e AIS Umbria con 45 vini (quasi tutti delle annate 2017 e 2016) di 27 aziende umbre, ha delineato un quadro variegato ed ampio dell’attuale produzione, dove, a fare la differenza rispetto agli anni precedenti, è la concezione e l’impiego della moderna tecnologia di vinificazione che riesce a potenziarne struttura, ampiezza olfattiva e lunghezza gustativa, con esiti sorprendenti.

Tra i miei migliori assaggi, Trebbiano Spoletino Superiore Doc – Poggio del Vescovo 2016 e 2017- Cantina Ninni: riesce davvero difficile pensare che, fino a pochi anni fa, Gianluca Piernera si occupava di impianti elettrici…poi, il contatto con la terra per costruirsi casa, lo ha trasformato in vignaiolo. ispirato alla filosofia “naturale”. Minerale, agrumato, sapido e con una bella acidità, già ben rappresentata nella vendemmia 2017, complice l’annata calda e la vendemmia tardiva, carica di zuccheri e acidi. L’Edoardo è la versione frizzante, dedicata al figlio.
Trebbiano Spoletino DOC Superiore non filtrato 2015 – Colle Uncinato Giallo paglierino con riflessi verdognoli, leggermente velato a causa della non filtrazione, piacevolmente agrumato, note di frutta tropicale, minerali e iodate, freschezza ed acidità ben equilibrate.
Trebbiano Spoletino DOC Superiore filtrato 2016 (anteprima) – Colle Uncinato Giallo paglierino carico, naso sfaccettato e ampio di sensazioni odorose, erbe aromatiche e rosmarino selvatico, sapido e lungo, una bellissima interpretazione di Trebbiano Spoletino,
Trebbiano Spoletino IGT Vigna Vecchia 2017 – Collecapretta. Giallo carico, chiaro profilo da vino macerato, frutta secca, ampio, minerale, sapido, lungo.
Trebbiano Spoletino IGT Terra dei preti 2017 – Collecapretta Un bianco vinificato come un rosso, con una lunga macerazione delle bucce. Colore giallo dorato “cipolla”, intenso bouquet di erbe aromatiche mediterranee, èrica e rosmarino in primis, floreale di rosa canina, finale leggermente astringente, quasi tannico, lungamente persistente.
Trebbiano Spoletino DOC Spoleto Trebium 2017 – Antonelli Azienda storica, apripista della nuova vita del Trebbiano Spoletino, ha note speziate e di agrumi, erbe aromatiche, sensazioni avvolgenti salmastre con finale lungo e sapido.
Trebbiano Spoletino DOC Spoleto Anteprima Tonda 2016 – Antonelli, Giallo dorato frutta bianca, mela, timo aromatico e note balsamiche, lungo e persistente.
Trebbiano Spoletino Doc Spoleto 2017- Perticaia Giallo paglierino, frutta bianca matura, erbe officinali, fine, eleganti note vanigliate con lievi sentori balsamici sul finale. Abbastanza persistente.
Trebbiano Spoletino IGT Le Tese 2016 – Romanelli Ampio e complesso bouquet con note vanigliate, curcuma, frutta secca ed erbe officinali. Chiusura avvolgente e lunga, con finale fumé.
Trebbiano Spoletino IGT Maceratum 2017- Fongoli. Ancora note delicatamente agrumate ed avvolgente finale fumé, dai sentori balsamici.

Nel segno dell’originalità la degustazione guidata a cura di Giampiero Pulcini e Ais Umbria, del Trebbiano Spoletino nell’interpretazione vitivinicola di alcune cantine (vedi foto), dove sono stati utilizzati non i canonici calici, ma i tradizionali bicchieri “da osteria”!

In abbinamento, quattro piatti tipici spoletini secondo le ricette della tradizione, come illustrate dalla d.ssa Eva Cedroni, autrice del libro “La cucina di sempre“, tra cui gli Stringozzi o strengozze (alla spoletina), una pasta fatta in casa, tipica di Spoleto, a base di acqua e farina, condita con pomodoro, aglio, olio e peperoncino. Carattere e personalità fanno la differenza non solo per il Trebbiano Spoletino, ma per un territorio tutto da scoprire!
Carmen Guerriero




