A Borgo Stajnbech si coltiva l’armonia

È stata la collega Claudia Vincastri a presentarmi questa cantina, grazie anche a Nadia Salvador che lì è sicuramente di casa. Bravissime le Donne del Vino del Friuli Venezia Giulia, anche se quest’azienda è nel Veneto, in provincia di Venezia, ma proprio al confine, nella zona della DOC Lison-Pramaggiore. Del resto, da queste parti i confini amministrativi sono soltanto teorici. In realtà la gente con la testa a posto li supera esattamente come fa con i confini mentali. Basti pensare al Tocai, quello che per tutto il ’900 è stato uno dei vini più apprezzati di tutto il Nord-Est. Il vitigno da cui proviene era stato introdotto qui nella seconda metà dell’800 dalla Francia, dove era cresciuto con il nome di sauvignonasse prima di scomparire laggiù, come hanno scoperto dal DNA i nostri Antonio Calò e Angelo Costacurta, già primi responsabili dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano (Treviso). Importato da qualche ricco possidente, questo nobile vitigno aveva subito trovato a Lison, frazione del comune di Portogruaro, il suo primo insediamento e il suo habitat ideale e da qui si era poi diffuso velocemente in tutto il Friuli Venezia Giulia finché nel 1933 il prof. Giovanni Dalmasso, della scuola enologica di Conegliano, propose di chiamarlo Tocai Friulano, per via di un’errata interpretazione geografica perché allora si considerava questo lembo di terra del Veneto Orientale come se fosse in Friuli.

Qui siamo, però, nell’agro di Pramaggiore, tra i fiumi Livenza e Reghena, un territorio di borghi antichi e incantevoli cittadine a poca distanza da Venezia, dove sono evidenti il rispetto della natura e la conservazione dei valori della terra, perciò sono sempre state preservate le grandi ricchezze ambientali del territorio con le aree protette, le oasi naturali del WWF e le spiagge ancora ”selvagge”, prive di infrastrutture, tra le poche che in Italia mantengono la conformazione originaria nel pieno rispetto della flora e della fauna. I terreni sono ricchi di calcio e di argilla calcarea, tanto che una volta si privilegiavano i vitigni rossi e soltanto da quando è stata perfezionata la tecnologia del freddo, grazie agli affinamenti delle attività di vinificazione, si sono introdotti anche altri vitigni bianchi che oggi stanno sempre più diventando i migliori ambasciatori della DOC Lison Pramaggiore.
Borgo Stajnbech è una giovane e dinamica azienda di 17 ettari vitati che è sorta alla fine degli anni ’80 con i primi 4 ettari acquistati in un luogo nominato già nel ‘500 e mappato da Vincenzo Maria Coronelli nel 1696 come ”stagni bech” e rimappato nel 1815 dagli Austriaci ”stajnbech”, cioè “ruscello delle pietre”, per via del mulino (oggi museo etnografico) che dava il nome alla località di Belfiore sul fiume Loncon, già conosciuta come una zona ad alta vocazione vinicola.

Giuliano Valent, come si dice, è “nato in bottiglia”, dato che aveva iniziato giovanissimo a occuparsi di vitivinicoltura nell’azienda vinicola di suo padre, imparando fin da subito i segreti dell’arte del “far vin”, ma con una grande passione per la ricerca e una gran voglia di sperimentare. Quando ha aperto la cantina aveva già oltre 20 anni di vendemmie alle spalle con tutta l’esperienza necessaria per dar vita a questo progetto e quindi fa il winemaker e gestisce l’organizzazione generale della produzione. Negli anni ’90, insieme con la moglie Adriana e con grandi sacrifici proprio in quel brutto periodo in cui gli interessi sui finanziamenti arrivavano al 12%, si sono fatti notevoli investimenti ricorrendo a fondi propri e i terreni successivi sono stati il frutto di quell’ammirevole coraggio imprenditoriale. Adriana, che è ragioniera, da allora si è sempre occupata della parte amministrativa, della comunicazione, delle relazioni dell’azienda e delle vendite all’estero.
I coniugi Valent sono sempre ingaggiati insieme con passione e competenza a utilizzare i metodi di coltura più razionali, come gli impianti a levata densità di ceppi per ettaro e le potature molto castigate, rispettando l’ambiente con sistemi eco-compatibili. Il loro vecchio ”Rustico” è l’emblema, il testimone e il custode dei valori di genuinità e trasparenza proprie della cultura contadina ereditata dai padri e che sono orgogliosi di tramandare alle nuove generazioni. Infatti è visitabile (prenotando in anticipo) come tutti gli altri luoghi della produzione. Non solo.

Adriana e Giuliano aprono la loro cantina, ma proprio “dentro” la cantina, fino alle vasche di cemento e ai tanks di acciaio inox, anche a esposizioni di quadri e mostre artistiche, a brevi spettacoli teatrali e alla lettura di libri, nonché a spettacoli di cabaret, perché a loro piace accompagnare con tutte arti anche l’enologia e la promozione delle loro bottiglie. Si può dire che i Valent “coltivano armonie”, come orgogliosamente annunciava nel 2013 il manifesto della prima edizione di Degusta GioVine a Pramaggiore in cui per Borgo Stajnbech sono state le figlie Medea e Rebecca Valent a deliziare il pubblico con i vini dell’azienda. Si avverte molto la scelta di vita, la dimensione della coppia («sempre per mano» diceva l‘indimenticabile decano dell’AIS Guerrino Moretto), come l’ha definita Emanuela Pregnolato in una sua intervista ad Adriana da cui estraggo le parole che seguono.
«Per noi l’accoglienza è il punto fondamentale. Parto da quando abbiamo creato quest’azienda ed è nato tutto dal nostro istinto e dalla nostra emozione. Noi, essendo appunto un’azienda famigliare, non abbiamo avuto consulenti o staff, insomma, che ci abbiano organizzato il percorso di dove andare. L’abbiamo fatto con la nostra anima e con il nostro cuore. Per cui come prima necessità che abbiamo avuto di creare in questo ambiente è l’accoglienza, perché l’abbiamo creato come fosse casa nostra e qui accogliamo i nostri ospiti come fosse davvero casa nostra, come fosse la nostra famiglia. “Armonie”… è venuto anche questo molto spontaneamente questo slogan perché siamo molto legati anche alla musica e negli anni passati abbiamo organizzato diversi concerti, diversi spettacoli qui i cantina da noi, anche in collaborazione con la Strada dei Vini. Però, avendo questa passione personale sia di musica classe ma di tutta la musica contemporanea piuttosto che jazz, eccetera, periodicamente ogni anno abbiamo organizzato un concerto in periodo estivo in cantina. E questo sicuramente ci ha dato una… come dire… una spinta in più nel creare anche i nostri vini. Ecco perché, amando l’arte in generale, abbiamo organizzato anche mostre di quadri (sempre naturalmente di artisti locali, perché non abbiamo mai spaziato al di fuori della nostra zona) e ci ha dato appunto quest’idea emotiva di continuare su questo slogan di Coltiviamo Armonia. In effetti, i nostri vini che cosa cercano? Cercano l’equilibrio. Chi ci segue, chi ci conosce notano appunto questo equilibrio e quest’eleganza. Questa è la nostra mission, ma, ripeto, derivata dall’essere di Giuliano e di me perché noi siamo così e presumo che anche nelle altre aziende piccole (io parlo, posso parlare per la nostra e i nostri vini) tutto quello che ci circonda è lo specchio di noi, della nostra anima e delle nostre emozioni. Quindi quello che bevete e assaggiate siamo noi».

I vini provengono da vitigni bianchi come tocai (oggi lison, per il vino bandiera ”150” Lison Classico DOCG) pinot grigio, sauvignon, chardonnay, verduzzo e da vitigni rossi come malbech, merlot, cabernet franc, cabernet sauvignon, refosco dal peduncolo rosso per una capacità produttiva di 130.000 bottiglie l’anno. Sono vini puliti, sinceri, che hanno personalità, ma soprattutto un grande equilibrio. Prima di berli pensavo che esistesse una certa differenza di giudizio tra un bevitore dilettante come me e l’indimenticabile decano dei sommelier friulani Guerrino Moretto che ci è venuto purtroppo a mancare qualche settimana fa a 101 anni ben compiuti, anche perché ogni generazione ha sicuramente dei gusti differenti, come sapeva bene appunto lui, che aveva avuto la fortuna di bere per più di 80 anni i vini della sua terra d’origine. Era nato infatti a Teglio Veneto da una famiglia originaria di Concordia Sagittaria e risiedeva a Portogruaro. Invece devo riconoscere che i nostri pareri sui vini di questa cantina della sua terra coincidono nella loro essenza, nella sostanza, ma anche in molte delle caratteristiche descrittive. La cosa mi commuove e mi fa riflettere non poco. In fatto di vino ricordo ancora molto bene e con grande affetto i valori fondamentali a cui faceva riferimento lo zio Renzo Farioli, praticamente della stessa generazione del maestro decano dell’AIS, quando girava l’Italia per scegliere i vini da imbottigliare e commercializzare in tempi in cui ancora se ne vendeva una marea soltanto sfusi, quando ancora io giocavo con i cestelli e le damigiane nel suo cortile (anche a nascondino dietro le botti enormi della sua cantina), più di mezzo secolo fa. E veniamo ai tre vini che ho avuto il piacere di degustare.

Sauvignon IGP Trevenezie 2018
Questo Sauvignon proviene in purezza da una vigna della località Boa in frazione Belfiore che è coltivata a doppio capovolto con la densità di 4.000 piante per ettaro. Le uve sono vendemmiate nella prima settimana di settembre e vengono crio-macerate a 6 °C, pressate sofficemente. Dopo la decantazione statica a freddo e la fermentazione a temperatura controllata con lieviti selezionati, il vino si affina per 5 mesi in vasche d’acciaio inox sui propri lieviti e 2 mesi in bottiglia. Tenore alcolico del 13% e acidità totale 5,8 g/l. Il vino ha colore paglierino chiaro con riflessi verdolini (anche dorati). Il bouquet degli aromi è piacevole, fine e colpisce per la grande pulizia: foglia di peperone, salvia, buccia di pesca bianca, fiori bianchi di sambuco. In bocca è piuttosto delicato, mi ha riconciliato con il sauvignon con il suo accento di freschezza, è consistente, succoso, morbido e persistente, con un leggero ricordo tostato. Va particolarmente d’accordo con il piccante vegetale e in generale con cibi e alimenti impepati, come il prosciutto crudo, spaghetti all’aglio, olio e peperoncino, strozzapreti infernali, wrap di hummus e verdure, gazpacho piccante, pietanze saporite delle cucine del sud-est asiatico. Consiglio di servirlo a una temperatura tra 10 e 12 °C. Sebbene sia un vino da proporre giovane, riscontro la possibilità di un’ulteriore maturazione, di una certa longevità.

Malbech IGP Trevenezie 2017
Questo Malbech proviene in purezza dalle vigne della frazione Belfiore che sono coltivate a doppio capovolto con la densità di 4.200 piante per ettaro su terreni argilloso-calcarei. Le uve sono vendemmiate tra la fine di settembre e i primi di ottobre e sono sofficemente pressate, quindi macerano sulle bucce e fermentano per 10 giorni a temperatura controllata da 24 a 27 °C in vasche di acciaio inox, dove si svolge anche la malolattica. Dopo la decantazione statica a freddo, il vino si affina per 6 mesi in vasche d’acciaio inox sui propri lieviti e 3 mesi in bottiglia. Tenore alcolico del 13% e acidità totale 5 g/l. Il vino ha un colore rosso rubino brillante con riflessi purpureo-violacei). Attacca con un aroma vinoso e un fruttato maturo di ciliegia, prugna rossa e lampone. In bocca è asciutto, molto morbido, scalda subito, ma se rimane un po’ nel calice il fruttato si ossigena e il vino diventa pieno e piacevolmente etereo. Ho avuto la fortuna di ricevere (dagli amici Franco e Paolo Algieri, esportatori di vino nell’Est europeo e asiatico) due capolavori di formaggio grasso vaccino a pasta molle e cruda: il Pannerone e il Gorgonzola dolce Panna Verde fatti dal Caseificio Angelo Croce di Casalpusterlengo. Hanno fatto una vera e propria bisboccia con questo Malbech, invidiati dalla bresaola e dal salame felino con i quali comunque ci stava a meraviglia. Penso che sia uno dei migliori vini da abbinare ai taglieri di formaggi e salumi non industriali, freschi, profumati, liberi dal glutine. La prossima volta stapperei la bottiglia molto prima, senza però decantarlo, direi almeno un’ora, anche un’ora e mezza, per ogni anno trascorso a partire dalla vendemmia, anche se è un vino molto godibile nella sua giovinezza. Consiglio di servirlo a una temperatura di 18 °C.

Rosso IGP Delle Venezie 2016
Questo Rosso proviene in purezza dalle vigne dalle vigne della località Pizzo in frazione Belfiore che sono coltivate a guyot unilaterale con la densità di 4.200 piante per ettaro e che sono coltivate a doppio capovolto con una densità di 4.200 piante per ettaro su terreni argilloso-calcarei. Le uve da cui è derivato (70% refosco dal peduncolo rosso e 30% cabernet sauvignon) sono state vendemmiate nella prima decade di ottobre. Fermentazione con macerazione delle bucce nel mosto da 12 a 15 giorni in vasche di acciaio inox a temperatura controllata tra i 25 e i 30 °C. Maturazione in carati di rovere francese per almeno 15 mesi e affinamento per almeno 6 mesi in bottiglia. Tenore alcolico del 13,5% e acidità totale 5 g/l. Il colore è rosso rubino carico con riflessi granati. All’attacco si apre con aromi di mora di rovo, marasca, rabarbaro, ortica, foglie secche e sambuco nero. Al palato è ”verde”, austero, sapido, amaricante, salmastro. Un bel vino pieno, che riscalda subito, ma è bastata un’ombra del più smaliziato cabernet sauvignon per smorzare in bottiglia gli entusiasmi giovanili di quell’esuberante monello che è il refosco. È la prima volta che li assaggio in coppia e avendo anch’io un peduncolo rosso, dato che mi piace tutto quello che pizzica in bocca, ho provato all’inizio una certa diffidenza, devo confessarlo. Ha lo stile pulito della casa, come scalpitanti cavalli ben domati, non morde, è ben equilibrato tra morbidezza e potenza, anche se sono personalmente convinto che acquisterebbe maggiore armonia e tanta finezza se anziché in uvaggio (come scrive in retroetichetta) si procedesse alla vinificazione separata e poi a un ragionato assemblaggio. Da selvaggina, arrosti, grigliate di carni rosse e formaggi stravecchi.
Mario Crosta
Borgo Stajnbech di Adriana Marinatto Valent
via Belfiore 109, 30020 Pramaggiore (VE)
coordinate GPS: lat. 45.781438 N, long. 12.724121 E
tel. 0421.799929, fax 0421.203427
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