Nikolaevo Pinot Noir 2013 Ross-idi
Bulgaria. Da quando vivo in Polonia non so dirvi quante centinaia di vini bulgari ho bevuto. Vent’anni fa, nei primi tempi, trovavo soltanto i famigerati Sophia che costavano poco, come la birra, ma facevano storcere il naso, spesso e volentieri, anche perché una bottiglia su tre sapeva di tappo e le altre puzzavano di brett. La Russia, che ne importava decine di milioni di bottiglie, non pretendeva qualità, ma prezzi stracciati. Caduto il muro di Berlino, nei paesi satelliti erano rimasti enormi kombinat enologici con attrezzature obsolete e i giovani enologi trovavano enormi difficoltà a ripristinare un’enologia almeno decente.
Nel 2001, con il ritorno in patria di Simeone di Sassonia-Coburgo-Gotha (che dal 1943 al 1946 fu il “re bambino” Simeone II di Bulgaria), il mondo del vino bulgaro ha invertito subito la rotta, grazie anche alla sua sponsorizzazione di tutte le bottiglie di qualità alle quali aveva concesso di stampare in etichetta lo stemma della famiglia reale. Figlio di Boris III di Bulgaria e di Giovanna di Savoia (con due nonni italiani), era tornato con l’obiettivo di portare la Bulgaria a un livello di vita europeo occidentale entro 800 giorni e aveva perciò vinto le elezioni sull’onda dell’entusiasmo popolare, era diventato primo ministro, aveva rinunciato a restaurare la monarchia in cambio del recupero delle proprietà di famiglia e aveva giurato di proteggere il suo paese secondo la costituzione dello stato repubblicano.
Ho scritto decine di articoli per Enotime in questi vent’anni, raccontando in tempo reale gli sviluppi della rinascita del vino bulgaro che sono riuscito ad apprezzare ben prima che si muovessero a farlo i wine-writers occidentali, sostenuto anche dalle prime autorevoli conferme di Jancis Robinson, che ha ampliato la sua guida a ogni nuova edizione, inserendovi sempre più vini bulgari di qualità. Oggi c’è l’Associazione Bulgara dei Vignaioli Indipendenti a curarsi di aziende private di piccola e media dimensione, di cui si possono trovare le novità a ogni edizione di Vinaria, nell’ambito della Fiera Internazionale di Plovdiv.
Di questa organizzazione no-profit giovane e attiva fa parte anche la cantina Ross-idi, sorta nel 2005, che si distingue tra tutti gli altri produttori bulgari perché mostra una notevole differenza nell’arte enologica, nel progetto dei propri vini. Rossitsa ed Eduard Kourian, i proprietari, si sono impegnati fin da subito a portare nel mondo del vino bulgaro una ventata di gioventù e di freschezza, tutta rivolta a occidente, come traspare anche dal loro sito aziendale che non è nemmeno in bulgaro, ma soltanto in inglese. E allora chiamiamoli, come desiderano, Eddie & Rosie Kourian. Hanno studiato a Londra (e non è stato facile), perciò ci tengono, come tengono all’amicizia con Angelo Gaja e con altri produttori di successo che in occidente vanno per la maggiore e che sono il loro punto di riferimento. Ragazzi. Encomiabili. L’enologo di Ross-idi è un altro giovane di belle speranze, Peter Georgiev, che ha un curriculum di tutto rispetto: ha fatto pratica da Arndorfer e Steininger nella Kamptal in Austria e da Allan Scott a Marlborough in Nuova Zelanda. Scusate se è poco…
A sentirli si va in giuggiole: «il vino deve riflettere il territorio da cui proviene, così come le principali caratteristiche del vitigno da cui deriva; non dovrebbe essere un prodotto commerciale volutamente modellato da apparecchiature ad alta tecnologia per soddisfare i gusti di moda attuali». In Bulgaria, che fino a ieri faceva tutto il contrario, è un programma rivoluzionario. Con quella vena d’inventiva che caratterizza la gioventù.
Fanno fermentare la maggior parte del vino in botti usate da 400 litri di rovere francese, ma alcuni vini (come lo Chardonnay) in fermentatori a forma di uovo, che sono considerati una novità, perché sono comparsi nel 2001 allo scopo di eliminare quegli angoli morti dei tini dove una parte dei mosti rimane intrappolata durante i movimenti innescati dalla fermentazione anche durante le follature. Un mosto che può fluire per intero intorno alle pareti curve della vasca, grazie ai moti naturali provocati dalla libera circolazione dell’anidride carbonica che agita tutte le sue fecce senza ristagno alcuno, è destinato a diventare certamente più uniforme. Eddie aveva deciso di adottare questo metodo, che rende i processi più lunghi, meno aggressivi, arricchendo di complessità i vini, dopo aver letto un articolo di Michel Chapoutier in proposito.
Anche da questo dettaglio si vede che la giovane cantina Ross-idi vuol fare vini fuori dal comune, di alto livello, con un approccio d’autore e uno stile inconfondibile, vere espressioni del territorio.
Il debutto è stato con l’annata 2008 e da quel momento la selezione, a cominciare dai vigneti, si è fatta sempre più severa. La tenuta si trova a Nikolaevo, nella pianura della Tracia, a una quarantina di km dalla sede ufficiale, che è a Sliven. Si tratta di circa 40 ettari, ma ne ricavano circa ventimila bottiglie di vini, in genere monovarietali, da non più di 7 ettari con i migliori grappoli di rubin, merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc, chardonnay e gewurztraminer, vendendo il resto delle uve ad altri produttori. Secondo me corrono anche il rischio di strafare, come mi sembra il caso della riserva Signature 2012, un taglio di syrah, merlot e cabernet franc realizzato in poche centinaia di bottiglie, però… se son rose fioriranno.
Il vino che mi ha più convinto è stato il Pinot Noir più difficile da fare negli ultimi tempi. Quando le annate sono perfette, sono capaci tutti di fare un buon vino, basta non combinare stupidaggini in cantina.
Invece l’annata 2013, che in Tracia sembrava eccellente con una primavera meravigliosa, sorprendentemente calda (30 gradi ad aprile) e un’estate umida dalle temperature moderate, ha registrato un agosto eccezionalmente secco e cocente, tanto da dover anticipare di almeno un mese le vendemmie. In queste condizioni soltanto i vignaioli che curano di più la vigna, riescono a interpretare con maggiore sensibilità le maturazioni, sempre più imprevedibili negli ultimi anni. Che abbiano imparato dagli ilcinesi alle prese con la vendemmia 2011?
Ross-idi cerca sempre di mantenere le uve sulla pianta più a lungo possibile per ottenere la massima maturazione fenolica e fare vini più sensibili alla qualità della vendemmia, con la minima interferenza enologica nella lavorazione delle uve. Se in vigna non si è fatto bene il lavoro, in cantina non si può fare un miracolo, ma soltanto un’alchimia.
Il Pinot Noir 2013 è maturato per 16 mesi in botti di rovere. Gli aromi sono puliti, freschi, di amarena, frutti di bosco, more di rovo, violetta, con una nota di buon cuoio e cioccolato. È un vino ben fatto, succoso e allettante, specialmente da giovane, a tutto pasto con primi e secondi a base di carne.
Mario Crosta
Ross-idi
Southern Industrial Zone 8800 Sliven, Bulgaria
tel. +359.886.511080
sito: www.rossidi.com
e-mail: info@rossidi.com




